Una piccola storia

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Il 2 giugno del 1982 cadeva il centenario della morte di Giuseppe Garibaldi a Caprera.

Cento anni dopo l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini e l’allora Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini celebrarono a Caprera il solenne ricordo.

In quella occasione fu pubblicato un libro a cura della fondazione della Presidenza della Repubblica che ne riportava le allocuzioni.

Non ricordo come ne venni in possesso e dato che in quel periodo Spadolini lo vedevo spesso ( facevo parte del Consiglio nazionale del PRI) ebbi l’occasione di chiedergli un autografo sul piccolo prezioso volume.

Qualche tempo dopo nella mia qualità di presidente del consiglio d’istituto della scuola media di mio figlio andai a Roma con la scolaresca perché Pertini amava ricevere al Quirinale i ragazzini e lo faceva molto volentieri.

Ebbi l’idea di portare con  me il libro con la firma di Spadolini per ottenere anche l’autografo del Capo dello Stato.

Non mi fu facile avvicinarlo ,anzi fui respinta dalla guardia che lo seguiva ma Pertini mi disse : vieni figliola , certo che ti metto la firma!
Poi cominciò a tirare fuori dalla tasca della giacca in ordine sparso un pezzetto di spago ,  una gomma da cancellare e altri piccoli oggetti che mi metteva via via in mano , alla fine trovò anche la penna con la quale tra la dedica e la grande ampollosa firma del mio amato segretario politico trovò il suo piccolo spazio per apporre la sua firma.

Ci ho messo un mese a ritrovare il piccolo prezioso libro nella mia troppo grande casa pena di libri ma ci tenevo a testimoniare la straordinaria semplicità di un grande uomo politico , un presidente partigiano , un uomo che impedì a sua madre di chiedere a Mussolini la grazia per il figlio.

Ecco , ci tenevo a raccontare la piccola storia ,non per sminuire il ricordo di Spadolini , solo per  ricordare la grande umanità di quel presidente il cui ricordo è rimasto nel cuore di tanti italiani.

La fine 

Negli ultimi anni almeno  un ‘occhiata al canale tv che trasmette il festival di Sanremo  ce la buttavo, giusto per dire che non ero proprio fuori dal mondo ma quest’anno non è bastata neppure la residua curiosità  giornalistica per premere il telecomando sulla  Rai :già si sapeva tutto di tutti.

Cioè il nulla assoluto , brutti , anzi orribili gli abbigliamenti dei cantanti , banali e scontati quelli dei presentatori.

La musica non c’è più neanche a cercarla nelle pieghe di accordi banali di pezzi che sembrano , e forse lo sono davvero , scritti con algoritmi   se non addirittura confezionati con l’AI.

Ma forse quello che mi ha decisamente  levato anche quel minimo di curiosità che serbavo ancora  sono i nomi cervellotici degli pseudo cantanti , quello è stato  veramente il colpo di grazia .

Del tutto inutile nascondere la genealogia degli esordienti , quasi fosse un tratto di nobiltà essere figli “di “ , neanche si trattasse di nobile ereditarietà trasmessa per diritto divino .

Se uno è bravo , lo è a prescindere di essere figlio di tanta prosapia , la qualità dovrebbe venire fuori da sola.

Come non basta mettersi vestiti di Armani per diventare una icona di stile , in quel caso forse sarebbe stato meglio puntare sulla naturale aria popolana delle cantanti che un tempo emergevano dalle balere di paese.

Un tempo il festival lo ascoltavamo alla radio , ricordo ancora il mitico Nunzio Filogamo che iniziava con garbo : signore e signori , buonasera!

Poi venne la tv in bianco e nero e infine il colore e da Sanremo partirono veri capolavori , pensare che quello che è quasi un inno nazionale :” Volare” nacque su quel palcoscenico fiorito , da lì  partì Mina ,da lì le nostre giurie popolari si permettevano di bocciare quelli che poi sarebbero diventati i grandi successi della fine del secolo scorso.

Poi “ tutto il resto è noia “ avrebbe cantato un grande della canzone che non vinse mai , si bocciavano quelli che avrebbero riempiti gli stadi come Vasco Rossi .

Oggi tutto sommato è meglio tranquillamente chiudere con un simile rito  ,non serve più , neanche ai discografici . 

Infatti i canali di tv commerciali non cambiano neppure il palinsesto in concomitanza del festival , segno tangibile che il gusto del pubblico  è decisamente cambiato.

Dal comico al tragico

 

Quattro anni fa , oggi , cominciava quella che Putin con un certo eufemismo e sicuro ottimismo aveva chiamato operazione militare speciale e credeva di risolverla in un massimo di tre giorni.

L’invasione dell’Ukraina avveniva così sotto lo sguardo stupito  dell’Europa che aveva sottovalutato quello che già dieci anni prima era stata una grave offesa ad un popolo sovrano : la presa di possesso della Crimea.

Nessuno aveva considerato l’animo degli ucraini , il loro orgoglio e la loro forza nazionalista e assistemmo tutti con ammirazione alla risposta compatta  di un popolo da cui era nata la Rus di Kiev , che era in realtà l’animo più vero della cultura dell’intera Russia.

A guidarla c’era uno strano omino capitato per caso nel mezzo di quella che si stava annunciando come la grande tragedia di un intero popolo.

 A rappresentare il popolo aggredito un comico , noto per avere interpretato la storia improbabile di un signor Nessuno che si era ritrovato ad interpretare il ruolo di un presidente per caso in una fortuna serie tv  poi , strano il destino degli uomini , era stato eletto davvero alla presidenza della repubblica.

Dalla fiction tv alla tv del reale , un passo enorme e poi la guerra : così che quell’omino buffo si è trasformato in un simbolo di resistenza e di coraggio , arrivato quasi per scherzo a interpretare un ruolo che sicuramente non si era assegnato ma che seguita a interpretare ogni giorno da ben quattro anni.

Rigorosamente abbigliato con una divisa militare che , da amante della forma teatrale non ha più abbandonato da quel fatidico giorno di quattro anni fa , seguita a girare il mondo e le cancellerie degli stati amici chiedendo aiuti militari e soprattutto ingresso in quella che considera la sua casa naturale : la comunità europea,

 E’ andato a farsi prendere a schiaffi dal grande cafone americano , era impreparato in inglese e cadde nella trappola dello Studio Ovale ma non smise l’abbigliamento militare e piano piano il suo volto , una volta giovane e aperto è diventato quella maschera dura di un capo di stato disperato e deciso a combattere fino alla fine.

Onore a Volodimir Zelewnsky , la vita gli ha giocato uno strano scherzo : personalmente ho ancora la speranza che in qualche modo riesca a portare il suo popolo verso una qualsiasi forma di pacificazione , lui che era per altro nato proprio in  quella parte contesa , russofona e oggi probabilmente perduta .

Se non altro ci sarebbe materiale abbondante per ricavarne quasi una classica storia teatrale ,  addirittura  scespiriana .

La stampa del dolore

C’è qualcuno che scrivendo “ si cerca un cuore nuovo” non abbia avuto un brivido di coscienza o chi leggendo stancamente il titolo sul giornale non abbia pensato al cinismo e alla crudeltà di questa frase?

C’è da qualche parte nel mondo un bambino che muore a tre anni di una terribile malattia con la quale nella vita mi sono dovuta confrontare ben due volte e forse per questo la notizia  mi entra nel cuore come una lancia.

“Trovato il cuore !” poi la storia sarà molto triste , una mamma messa nel mezzo da unna stampa cinica , una tragedia che nasce forse da un errore di superficialità , un calvario che non auguro a nessuno.

Una gara oscena , si aggiunge anche che comunque ci sono altri tre pretendenti in lista ma non è una gara a chi arriva primo , stiamo parlando di piccole creature innocenti , fortunatamente per loro ancora non in grado di misurare  il pozzo di orrore del pensiero umano.

Una povera donna invitata in tv e c’è chi guarda quelle immagini che per me sono più oscene di un film porno proiettato in una fascia non protetta.

Sarà che io non sono mai riuscita a vedere le famose fiction di successo “ ospedaliere” , sarà che nella vita ci sono momenti in cui la riservatezza e il dolore devono restare nel privato più stretto  , so solo che nel mio cuore ci sono tanto  genitori del cuore inutile , del cuore trovato e di quei tre in lista di attesa …

Forse nel silenzio e nella preghiera ci sarà per tutti loro una luce di consolazione.

La scomparsa del tenore

Leggo distrattamente una rassegna stampa estera quando mi colpisce un titolo : Non ci sono più tenori.

Dall’Economist del 16 febbraio : capisco che è una cosa seria .

In effetti l’illustre giornale analizza principalmente la difficoltà delle formazioni corali , soprattutto in Inghilterra , di trovare il numero necessario di voci maschili alte di tonalità per la formazione di una corale equilibrata .

L’articolo continua estendendo la ricerca anche in Europa e soprattutto in ambito germanico e il problema rimane lo stesso.

Con percentuali e diagrammi si dimostra che la voce alta maschile oggi è di difficile reperibilità e il motivo è soprattutto relativo al fatto che la voce tenorile necessita di uno studio superiore per svilupparsi in relazione alla più facile estensione della naturale voce baritonale.

Il giornale allarga la ricerca anche ai cori lirici , nei quali si conferma lo stesso problema : grande abbondanza di voci femminili poi si salta impietosamente alle voci maschili baritono e basso mentre sono sotto organico tutte le sezioni maschili nel registro di tenore.

Il motivo è sempre lo stesso , per diventare tenore occorre studiare perché sono pochi quelli che fortunatamente riescono con naturalezza a salire verso il registro alto e in un mondo dove si cerca la via più facile per raggiungere un risultato professionalmente appagante si ripiega sulle voci cosiddette naturali.

La difficoltà è palese anche a livello amatoriale , nelle corali religiose si ripete lo stesso vuoto degli elementi tenorili.

A questo punto il giornale finisce la sua indagine ma io comincio a pensare al mondo della lirica dove spesso si deve ricorrere a voci che vengono da mondi esotici , nei cartelloni i nomi coreani  si moltiplicano , come quelli asiatici delle lontani paesi i cui nomi finiscono in “stan”-

Magari hanno belle voci ma spesso il contrasto con le soprano che li sovrastano fisicamente rende più difficile accettare il plot narrativo.

Chiudo pensando alla fortuna che ho avuto nella mia lunga vita di amante dell’opera di potere ammirare dei tenori veri , quelli che mi hanno fatto sognare nei ruoli romantici del grande mondo operistico 

Ovviamente tenendo bene a mente che le magiche voci che ho ascoltato sono un ricordo di ieri e contemporaneamente un bagaglio di memorie che nessuno mi potrà levare.

Archeologicamente

I teatri antichi di epoca romana nelle Marche sono tantissimi anche perché Roma aveva l’abitudine di costruirne tanti , essendo il teatro un momento aggregante fortissimo per le popolazioni , strumento vero di cultura e di civiltà.

Mi è capitato in una parte della mia vita di vederne molti , alcuni magnifici e ben visibili altri seminascosti e di cui si riconosce solo la pianta e qualche reperto che sbuca nelle colline erbose .

In modo particolare mi riferisco al Teatro di Castelleone di Suasa e quando chiesi perché non venissero scoperte le gradinate di pietra nascoste dalla terra mi fu risposto, con mia grande perplessità , dalla Sovrintendenza che così erano meglio protette dai guasti dell’usura e del degrado.

Ugualmente restano nascoste ai nostri occhi parte delle vestigia del teatro di Urbisaglia , meglio forse è andata al teatro di Falerone anche perché nel suo interno svetta romanticamente una grande quercia.

L’elenco sarebbe anche più lungo ma se torno sull’argomento è perché ho letto che la stessa motivazione “ a nascondere “ è la risposta della Sovrintendenza per quanto riguarda i mosaici di Corso Mazzini ad Ancona che solo pochi fortunati al tempo dei lavori non archeologici videro e poi scomparvero per protezione (!) alla vista dei cittadini.

Mi era sembrato una bellissima idea , visto che è zona pedonalizzata fare riemergere i segreti della città romana su cui sorge la attuale città-

Ho visto a Bologna qualcosa di simile ed è un effetto suggestivo scoprire ben protetti sotto vetro e ben illuminati i reperti e le memorie cittadine.

Salviamo tutto come polvere sotto il tappeto ? e così con un orrendo manufatto risalente agli anni cinquanta nascondiamo anche le mura della Cittadella del  Sangallo nel parco del Cardeto.

E aspetto ancora di far riemergere dal tunnel sotto le carceri accanto all’anfiteatro di Ancona il bellissimo mosaico policromo raffigurante Nettuno .

Affondando con l’acqua a mezza gamba lo vidi e mi pare di averlo sognato e mi domando quanto ancora la città dovrà aspettare per rivedere tanta parte della sua storia .

Ci sarebbero anche i fornici delle botteghe al porto antico , il mosaico di una nave e il delfino nascosto dalle erbacce vicino all’arco Bonarelli.

Sono convinta che non è la protezione che spinge le sovrintendenze a negare la visione di tanta  ricchezza è la paura che oggi non si sia in grado di proteggere le nostre ricchezze.

Combattiamo per dimostrare che possiamo essere all’altezza della protezione dei nostri beni.

Musica e musica

Un concerto della FORM  all’Aula magna dell’Università.

Colpisce il tutto esaurito , normalmente anche con nomi e programmi di ottimo livello non si vede un simile affollamento.

Per mia natura sono curiosa , mai chiusa alle esperienza nuove  e la presentazione di musiche  che si definiscono elettroniche-pop e la dicitura “ concerto numero uno” non mi spaventa , anzi mi sembra una cosa di per sé già molto intrigante.

Ebbene , per quanta buona volontà ci abbia messo non sono riuscita a cogliere un filo di originalità in questa musica che passa da assonanze strawiskiane a momenti melodici , in un susseguirsi di alto e basso , di effetti mahleriani a richiami , per me pericolosi da canzone di Sanremo.

Intendiamoci , nel mondo c’è posto per tutti e se questo pianista dotato di pseudonimo richiama molto pubblico  mi deve fare comunque piacere , oltre tutto le note sono quelle e se ne può trarre tante cose diverse purché a mio avviso , lo si faccia con onestà e rigore.

Ma quando alla fine della prima parte del concerto molti si sono alzati e andati via ho capito che il richiamo quasi divistico aveva la meglio addirittura su Mozart e a conferma dei miei sospetti i restanti spettatori hanno applaudito sempre , nonostante gli inviti al silenzio , alla fine di ogni movimento della sinfonia comunque molto ben diretta e ben eseguita dalla nostra orchestra regionale.

Personalmente la notissima musica mi ha riportato a casa , il mio cervello si è riposato e mi sono lasciata andare al grande effetto benefico che la sinfonia ha prodotto nel mio cuore.

Non faccio nomi , volutamente , ma se scrivo comunque questo post è per chiarire a chi pensa di avere contribuito all’educazione musicale del nostro pubblico forse deve ricredersi sull’efficacia di simili operazioni.

A  sessanta chilometri più a sud  intanto suonano nomi prestigiosi del pianismo mondiale , qui il richiamo maggiore è rappresentato da un pianista che nel curricolo ha canzoni di cantanti pop .

C’è posto per tutti ma se questo deve essere il biglietto da visita per candidare la nostra città a capitale della cultura mi pare che non si sia sulla giusta strada.

Un folletto sul ghiaccio 

Uno che si chiama Ilia Malinin di americano non ha proprio  niente , con quel viso russo che più russo non si può , con quei costumi bellissimi che sembrano usciti da un balletto del Marinsky, con quella eleganza acrobatica che ricorda piuttosto Nureiev  anche se viene annunciato come atleta americano.

Figlio di due genitori russi atleti e campioni di pattinaggio che si trasferirono in Usbekistan per gareggiare , a loro volta figli di un grande pattinatore che quando smise di gareggiare fu istruttore ed è ancora l’istruttore dei nipoti piccoli quando verso i  tre anni li mette su quelle lame affilate con  le quali poi i piccoli spiccano  il volo nelle grandi competizioni internazionali oggi vive e gareggia per gli Statti Uniti.

La sua straordinaria esibizione ha segnato le Olimpiadi di Milano Cortina ed è diventato l’atleta più gettonato su tutti i social con   il suo mirabolante salto all’indietro ,quello proibito negli ultimi cinquant’anni che non gli porta neppure un punteggio ma lui lo fa per sfidarsi e sfidare la legge di gravità è qualcosa di incredibile ,soprattutto quando al ralenti si vede il suo atterraggio su una sola lama.

Non ci capisco niente di quattro axel , di tre o quattro altri voli dai nomi tecnici e misteriosi che lui fa a una velocità che mi hanno spiegato raggiunge in certi momenti addirittura i trecento kilometri orari ma come tutti resto incantata da questo giovanissimo atleta che con la sua prodigiosa preparazione atletica sicuramente accompagnata da una sorta di follia che gli brilla negli occhi obliqui sta regalando al mondo la bellezza pura del suo incedere sul ghiaccio.

La giornata della memoria.

Il piroscafo Toscana arrivò ad Ancona col suo carico di dolore . era il 1947 , a bordo gli esuli forzati provenienti dall’Istria .

Era quasi tutto quello che sapevo su quella triste pagina di storia italiana ,poi nel tempo cercai di approfondire per capire meglio il perché e le motivazioni che portarono intere famiglie lontano dalle loro origini , poco amate al loro arrivo , poco protette dalle istituzioni , fastidiosamente tollerate in casa propria.

Per inquadrare storicamente l’evento ho condiviso un post molto esaustivo sulle colpe e le motivazioni storiche che portarono agli orrori delle foibe e alla deportazione delle genti dalmate.

Come al solito nella commemorazione ufficiale alla Camera dei deputati si è mosso l’accento solo sulla parte finale della storia , omettendo le colpe e i crimini che il fascismo perpetrò in Dalmazia.

Ho navigato tutta la vita tra quelle splendide isole e ogni volta ho sofferto del fatto che ormai le si chiamino con i nomi croati quando noi abbiamo per tradizione la possibilità di usare i nomi italiani per 

nominarle : infatti non  diciamo London ma Londra , non Paris ma Parigi e non capisco perché Fiume , Zara , Arbe, Lussino , Corsula  si debbano chiamare con i nomi croati ; penso infatti che Ragusa sia perlomeno bella quanto Dubrovnik ma ormai le nuove generazioni neanche sanno più che quelle terre un tempo avevano il leone di San Marco inciso sulla porta d’ingresso delle città, rabbiosamente poi scalpellato via quando la storia fece il suo ennesimo giro.

Sulle foibe lessi un bel libro di Sgorlon “La foiba grande” e per quanto riguarda l’esodo dei profughi giuliani ho un ricordo personale vivissimo quando nell’attesa di uno spettacolo con gli studenti attori proposi loro di scrivere qualcosa sul testo che stavano mettendo in scena.

Grande fu la mia emozione quando lessi l’elaborato di una ragazza molto scontrosa che puntigliosamente correggeva l’accento sul suo cognome che finiva tronco e che sbagliavamo tutti.

Il suo elaborato , molto più lungo di quello degli altri raccontava la drammaticità della fuga nella notte della sua famiglia da Pola , l’angoscia della separazione da tutto ciò che faceva parte della sua vita , non ne aveva mai parlato con nessuno , quel suo foglio di quaderno fu per me la rivelazione di un dramma silenzioso che  mi aiutò anche a capire meglio le ombrosità di quella giovane ragazza.

Ieri ho pensato a lei , giovane mamma che posta le foto dei suoi bellissimi bambini su Fb.

Non mi sono scordata del suo dolore nascosto.

Sul razzismo

Non sono notizie sportive in senso stretto ma trovo divertente leggere che abbiamo una nazionale italiana di cricket in cui nessuno che indossi la maglia azzurra sia neanche nato in Italia e che anche nel rugby siamo riusciti a segnare un vittoria addirittura contro la Scozia nel famoso Torneo a sei che ci vedeva sempre sonoramente ultimi .

Mi piace pensare che la valanga di affettuosa solidarietà a Ghali abbia offuscato il silenzio sul suo numero durante la serata inaugurale delle Olimpiadi.

Trovo divertente che ormai nessuno polemizzi più sull’italianità degli atleti italianissimi di confine ,anche perché è difficile trovare la neve al di sotto delle Alpi ,che parlano italiano come Sinner  ma che sono lieti e orgogliosi di indossare la maglia nazionale.

Trovo invece terribile l’idea che un povero ragazzo nero di Nizza Monferrato abbia dovuto chiamare la polizia perché un gruppo di inferociti idioti sia andato sotto casa sua per cercare di linciarlo in base alla notizia del tutto falsa che un vero assassino delinquente italiano , lui vero autore dell’ultime efferato femminicidio , 

 ha cercato di diffondere per  cercare  di scaricare la colpa sul povero nero , colpevole solo di essere un diverso di colore e un po’ originale nei modi tanto da essere spesso preso di mira dagli idioti razzisti del suo paese.

Siamo un popolo aperto , un melting pot di razze che si sono incrociate sul suolo italico , vero ponte sul Mediterraneo , ma in noi purtroppo convive ancora  un feroce razzismo verso tutti coloro

che a torto consideriamo inferiori e che nell’inconscio dei meno colti trova ancora un terreno di cultura pericoloso.

Se si vince sugli sci , nel biatlhon , nello slittino e se con orgoglio nominiamo i nostri atleti di confine dai nomi difficili abbiamo però tra di noi degli ignoranti che riconoscono solo Paola Enogu tra i campioni di pallavolo , velo pietoso sul fantastico cronista tanto caro ai fratelli d’italia suoi protettori.

Ma la bilancia comincia a spostarsi grazie soprattutto alle nuove generazioni più acculturate ed è su di loro che confido e se ancora c’è speranza per  il futuro di un’Italia più europea  io comincio a contare su questo cambiamento  che avverrà per riscattarci da tanto ignominioso  presente.

Olimpionica

Non mi era mai capitato di guardare la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi ma la curiosità mista alla pigrizia mi hanno lasciato su Rai 2 , succede agli anziani ,invece di passare alla amata Propaganda live.

Così per caso non mi era mai capitato di scrivere un piccolo post a caldo la mattina dopo e ricevere in pochi minuti più di cento commenti di gente che ha apprezzato il mio post.

Allora faccio un piccolo riassunto personale del bello e del brutto che mi sono pazientemente vista in tre ore di commenti idioti e di piccole oasi di emozione e orgoglio italico.

Non mi era mai capitato di apprezzare un incipit così delizioso che parafrasando l’arrivo in elicottero della Regina a Londra ha fatto arrivare in tram davanti alla Scala il nostro amatissimo Presidente della Repubblica con un tranviere d’eccezione quale Valentino Rossi. Un colpo di genio.

Così , per caso , mi è venuta la voglia di scrivere le cose belle che ho visto : sicuramente l’omaggio elegante a Giorgio Armani , anche se il commentatore ignorante si è dimenticato di nominarlo.

Mi è piaciuta la sottile ironia con cui hanno fatto dirigere l’orchestra alla brava Matilda De Angelis, praticamente pronta per la Fenice.

Un po’ meno i testoni dei grandi compositori , erano più adatti al carnevale di Viareggio, pazienza , non so può avere tutto.

Sul lato canoro un velo pietoso sulla star Carrey che ha dilapidato l’inno d’Italia quale in effetti è Nel blu dipinto di blu.

Anche la Pausini per fare troppo ha cercato di uccidere l’inno nazionale , c’è riuscita a metà.

Pazienza per Bocelli , tanto non capiranno mai che non è un tenore . Ben coperto da coro e orchestra ci ha solo ricordato che l’aria fu degnamente cantata da Pavarotti in altro contesto olimpico , sprecata la Bartoli , tanto nessuno sapeva quanto sia famosa e importante

Ma il momento top , quello che vanamente hanno cercato di nascondere ,di non nominare , di non inquadrare è stato l’esibizione di Ghali : risultato oggi tutti parlano di lui e non della imbroncita ,rannicchiata e infreddolita premier , squallidamente infagottata nel piumino fuori ordinanza.

Forse non è stata la migliore giornata per lei.

Niente da dire del povero Favino , non ho capito niente del suo Infinito , tanto ci parlavano sopra , da sparare ai commentatori.

Bella la fiamma olimpica all’Arco della Pace e nella mia amata Cortina . Un saluto al familiare volontario e che i giochi abbiano inizio.

Viva la rivolution !

Tra i film candidati con un certo numero di nomination alla prossima assegnazione dei premi Oscar ce n’è uno che ho visto e che mi ha dato l’occasione per ritrovare una piccola speranza sulla capacità degli USA di trovare  dentro di sé la forza in grado di resistere agli attacchi alla democrazia che questo paese aveva sempre dimostrato.

Il film d P.T. Anderson  “Una battaglia dopo l’altra “ non è soltanto un buon film , è la prova che il cinema americano può essere davvero un segno di analisi e di preveggenza straordinario.

Affidandosi ad un gruppo di attori formidabili  con una leggerezza e ironia  straordinari la storia racconta le vicende incredibili dei rivoluzionari combattenti contro il potere costituito a protezione dei poveri immigrati sudamericani e contemporaneamente la storia dell’idiozia del potere costituito che li combatte.

La esilarante serie di difficoltà dello sprovveduto protagonista che non si ricorda la password fa il paio con le altrettanto esilaranti riunioni segrete dei wasp che si riuniscono augurandosi evviva San Nicola ,

Cinematograficamente sono molte le citazioni e i rimandi al grande cinema compresa quella preziosa in cui il protagonista vede in Tv La battaglia di Algeri fino alla lunga fuga in vestaglia alla grande Lebonswki nonché a tutte le fantastiche riprese del finale che rimandano a Duel.

Ma il massimo lo raggiunge Sean Penn nell’interpretazione del colonnello dell’esercito , profeticamente identico a quel Bovino che abbiamo visto recentemente durante le terribili giornate di guerriglia dell’ICE a Minneapolis.

ONon so se Leonardo Di Caprio vincerà l’Oscar per il suo sprovveduto rivoluzionario o Benicio Del Toro per il suo ironico protettore di peones ma fino a che Hollywood sarà capace di reagire con tanta forza alle storture della sua storia quel grande paese potrà essere ancora la speranza per tutti noi che nel tempo lo abbiamo  considerato un modello di democrazia.