L’anagrafe involontaria

Quando in un tempo lontanissimo mi iscrissi a Facebook mi sentii in dovere di dichiarare chiaramente il mio nome e cognome , di mettere la data di nascita e tutti i dati atti a riconoscermi.

Ci misi anche una foto che mi ritraeva in maniera visibile , insomma mi misi in mamo all’algoritmo.

Poi passarono gli anni e mi accorsi che molte persone si trinceravano dietro pseudonimi , mettevano le foto di quando avevano anni e anni meno o peggio le foto tipo tessera , quelle un po’ tenere dei tondini al cimitero.

Ma ormai io mi ero esposta e non avendo niente da temere rimasi ben visibile al web , anzi mi moltiplicai perché avevo anche un altro modo per raggiungermi : il blog Altrodime che mi ha dato tante soddisfazioni e anche qualche amarezza e incomprensione.

Accadde poi , ma sono passati tanti anni ormai che un certo giorno del mio compleanno , nel frattempo le mie “amicizie” erano vertiginosamente aumentate , mi arrivarono un numero spropositato di auguri per il mio compleanno da gente che non avevo mai visto di persona o se ci eravamo incontrate era stato magari una sola volta all’uscita di un teatro.

Passata la prima reazione orgogliosa per il fatto che tanta gente mi facesse gli auguri con frasi fiori e amenità varie provai una specie di fastidio per la innaturale invasione della mia privacy.

Fu così che cancellai la nata di nascita , non potendo cancellare tutto il resto e da quel giorno non ho più avuta la valanga di auguri che mi aveva così tanto lusingato.

Non solo , ma smisi di fare agli altri quello che non avevo gradito era stato fatto a me e non ho fatto più gli auguri a nessuno via Fb.

E’ stato così che qualche giorno fa ho letto con un brivido l’invito a fare gli auguri ad una carissima amica che però era mancata già da un anno!

A me che aveva fatto impressione cancellare il suo numero di telefono dalla mia rubrica sul telefono quel richiamo verso l’aldilà mi ha fatto una strana macabra impressione e mi sono chiesta quale sia la procedura per scomparire se non c’è nessuno che possa farlo per me.

Codicillo da aggiungere nelle volontà testamentarie.

Seratona all’Arena

Quattro ore di musica su RAI UNO  pure in Eurovisione, un evento incredibile che avrebbe potuto trasformarsi in un polpettone poco digeribile ma che grazie alla grazia dei tre presentatori e ad alcune punte di diamante è risultato tutto sommato guardabile per la gioia di un gongolante ministro che sembrava gonfiarsi sulla sedia di ora in ora.

Il momento magico è stato l’arrivo di Jonas Kaufmann e se ci fosse stato l’Auditel in quei due minuti scarsi di sicuro i dati sarebbero schizzati alle stelle , quelle che solo lui fa luccicare così.

Semplice ,con la sua arte sublime ha cantato la su aria mirabile e come un mago se ne è letteralmente volato via , arrivederci Verona.

Le cose belle : il terzetto di meravigliose soprano italiane che non hanno fatto davvero rimpiangere la Diva : Feola  , Sicilia e la dolcissima Buratto hanno davvero tenuto alto il vessillo delle grandi voci italiane nel mondo.

Tezier , arrivato alla fine con la sua sicurissima arte si è concesso qualche accento di troppo , impari dal suo grande sodale che non c’è bisogno di cantare ..da arena  , oltretutto l’aria è una bellissima riflessione intima e lui la sa fare benissimo.

Le cose così così: il balletto sul DiesIrae, va bene che Bolle può ballare anche l’elenco del telefono , ma di balli operistici ce ne sono tanti , bastava scegliere meglio.

Lo sproloquio di Muti , a ottant’anni può rinunciare al fervorino , tanto ormai lo abbiamo già sentito tante volte tutti.

Flores fuori repertorio , lo sappiamo tutti che è un sublime tenore rossiniano ; come direbbe qualcuno che conosco : stia nel suo.

Meli , una grande voce italiana e il suo attacco è stato da manuale , poi vuole far vedere che è bravissimo e ci mette troppi svolazzi ,

comunque offre  ancora  un piacevolissimo ascolto.

Le cose inguardabili : Salsi con la parrucca di Scarpia e i botti di Capodanno che accompagnano tra i fumi rossastri di un ridicolo finale del primo atto di Tosca.

Il deficiente per antonomasia : Grigolo . Tanto non ce la fa a cantare Nessun dorma , è inutile che arrivi quasi a strozzarsi , ridicolo.

Per finire in bellezza : il vestito celeste e la grazia di Cristina Capotondi , lei davvero una splendida ambasciatrice della raffinatezza italiana nel mondo.

Da Verona è tutto , passo e chiudo.

Una regola antica

La lista delle ragazze trofeo appesa alla porta di una quinta liceo di un istituto romano mi ha riportato alla mente un atteggiamento signorile di chi un tempo lontano aveva un diverso rispetto per le donne.

Un amico  garbato e bellissimo , lo ricordo giovane e elegante  camminare lieve nel suo pareo quando in spiaggia non  lo metteva nessuno ,aveva un motto signorile che lo distingueva anche nel linguaggio.

Era quel che si dice un “tombeur de femme” , ma il suo motto molto understatement era “ caballero non tiene memoria”, che forse non era proprio spagnolo castigliano ma uno stile di vita e di signorilità persa nello scorrere degli anni .

Mentre le donne faticosamente lottano per una dignità paritaria nell’uomo si risvegliano gli istinti peggiori e forse questo avviene proprio per quella perdita di superiorità che nei secoli apparteneva a quello che veniva considerato il sesso forte.

Un senso di possesso declamato e sbandierato fa credere ai poveri ragazzi romani di dimostrare con l’esibizione della conquista la loro superiorità che altro non è che effimera vittoria sulle compagne , magari anche più brave di loro nel risultato scolastico , di valere ancora di più in base a risultati tanto effimeri quanto poi in realtà probabilmente solo frutto di una momentanea concessione femminile al gioco amoroso.

Vantarsi di avere “ conquistato” una ragazza è un gioco antico e banale , le donne poi magari se lo ricordano e mettono i loro compagni chiacchieroni in una black-list futura , non si sa mai ci riprovassero.

Un consiglio , per conquistare davvero la regola aurea è non vantarsene mai , se lo ricordino gli sprovveduti cafoni del prestigiosissimo liceo romano!

La musica contemporanea

Quando si crede di non avere più voglia di muoversi per ascoltare musica capita di leggere un post che rimette in discussione tutte le mie pigrizie .

Ho letto il bellissimo racconto che l’amico di web bergamasco ha scritto sulla settimana di musica contemporanea a Vienna.

So di non saperne niente e sono anche dubbiosa del fatto che avrei apprezzato un ascolto così particolare ma quando ho letto che la composizione era ispirata a una poesia che amo tanto e che ho letto tante volte anche pubblicamente in manifestazioni di Giornate della memoria (che pare non vadano neanche più tanto di moda  di questi tempi ),ho avuto un soprassalto di curiosità.

Intanto dirigeva Oksana Livin che scoprii in tempi non sospetti a Monaco , quando era assistente di Petrenko, e questo era già un motivo di interesse.

Poi la Totesfugue di Paul Celan , una poesia tanto amata !

Non avevo mai sentito nominare Eugeni Orkin e probabilmente in questo angolo di terra marchigiana non mi capiterà mai di ascoltare la sua musica ( e poi semmai sarei in grado di capirla?)

Devo però dire di avere provato una sana invidia per quel signore che oltretutto scrive anche bene del suo  e che se ne va a Vienna con la disinvoltura che avevo qualche anno fa, quando le forze erano maggiori e gli aerei costavano davvero meno.

Quei versi  e quel martellante “maestro di Germania” mi sarebbe piaciuto riascoltarli dalla voce del poeta .

Comunque la tanto bistrattata possibilità che offre la rete di avere occasioni di conoscenza non va buttata via , se si è in grado di goderne per aumentare la propria conoscenza del mondo anche il web ha un suo perchè.

Le fasi della vita

Chissà se lo ha detto proprio Cicerone , come ampliamente documentato sulle frasi fatte di Google ,che chi ha una biblioteca e un giardino non ha bisogno di altro nella vita.

Certo che io un giardino , non proprio grande , ma vista mare , ce l’ho e ho anche tanti libri sparsi per ogni stanza di casa tanto he ho anche rinunciato a contarli , sicuro superano qualche migliaio.

Basteranno per fare una biblioteca?

Ci pensavo stamattina quando , come al solito , passavo le prime ore del mattino con le forbici in mano a sperare la nascita di una nuova rosa o a preoccuparmi perché una pianta molto antipatica dopo avermi dato una magnifica rosa giallo-arancio ha deciso di non gettare di nuovo neanche un piccolo cenno di bocciolo..

Il mio giardino ha la pessima esposizione Nord (leggi Bora) con una pessima aggravante verso Ovest, tramonti infuocati se e quando ci saranno in estate, quindi soddisfazioni poche.

Non mi manca nient’altro , direbbe l’illustre pensatore romano ?

L’elenco delle cose che mi mancano sono tutte collegate allo stato di avanzamento degli anni , questo è certo.

Un po’ di solitudine , figli e nipoti ormai se ne sono andati da un pezzo e anche la voglia di viaggiare la sto un po’ perdendo.

Rivedere lo Chenier visto a Londra quando eravamo tutti più giovani ? Se ne può fare a meno perché misurare il proprio invecchiamento sul volto degli altri mi mette tristezza e poi in un allestimento già visto ?

Qualche programma però ce l’ho ancora e soprattutto coltivo la speranza di ascoltare qualcosa di veramente interessante e originale che mi spinga ancora a consultare i programmi futuri dei teatri amati.

Non sono melomane per tutte le stagioni , ormai seleziono con avarizia : sarà stata colpa del Covid ma da quella pausa forzata sono uscita con una tendenza a selezionare spaventosa .

Forse la fase giardino /biblioteca prevale , deve avere ragione Cicerone.