
I teatri antichi di epoca romana nelle Marche sono tantissimi anche perché Roma aveva l’abitudine di costruirne tanti , essendo il teatro un momento aggregante fortissimo per le popolazioni , strumento vero di cultura e di civiltà.
Mi è capitato in una parte della mia vita di vederne molti , alcuni magnifici e ben visibili altri seminascosti e di cui si riconosce solo la pianta e qualche reperto che sbuca nelle colline erbose .
In modo particolare mi riferisco al Teatro di Castelleone di Suasa e quando chiesi perché non venissero scoperte le gradinate di pietra nascoste dalla terra mi fu risposto, con mia grande perplessità , dalla Sovrintendenza che così erano meglio protette dai guasti dell’usura e del degrado.
Ugualmente restano nascoste ai nostri occhi parte delle vestigia del teatro di Urbisaglia , meglio forse è andata al teatro di Falerone anche perché nel suo interno svetta romanticamente una grande quercia.
L’elenco sarebbe anche più lungo ma se torno sull’argomento è perché ho letto che la stessa motivazione “ a nascondere “ è la risposta della Sovrintendenza per quanto riguarda i mosaici di Corso Mazzini ad Ancona che solo pochi fortunati al tempo dei lavori non archeologici videro e poi scomparvero per protezione (!) alla vista dei cittadini.
Mi era sembrato una bellissima idea , visto che è zona pedonalizzata fare riemergere i segreti della città romana su cui sorge la attuale città-
Ho visto a Bologna qualcosa di simile ed è un effetto suggestivo scoprire ben protetti sotto vetro e ben illuminati i reperti e le memorie cittadine.
Salviamo tutto come polvere sotto il tappeto ? e così con un orrendo manufatto risalente agli anni cinquanta nascondiamo anche le mura della Cittadella del Sangallo nel parco del Cardeto.
E aspetto ancora di far riemergere dal tunnel sotto le carceri accanto all’anfiteatro di Ancona il bellissimo mosaico policromo raffigurante Nettuno .
Affondando con l’acqua a mezza gamba lo vidi e mi pare di averlo sognato e mi domando quanto ancora la città dovrà aspettare per rivedere tanta parte della sua storia .
Ci sarebbero anche i fornici delle botteghe al porto antico , il mosaico di una nave e il delfino nascosto dalle erbacce vicino all’arco Bonarelli.
Sono convinta che non è la protezione che spinge le sovrintendenze a negare la visione di tanta ricchezza è la paura che oggi non si sia in grado di proteggere le nostre ricchezze.
Combattiamo per dimostrare che possiamo essere all’altezza della protezione dei nostri beni.