Un viaggio

Si viaggia in tanti modi . In questo solstizio d’estate ho fatto un viaggio strano , soprattutto nella memoria.

Una motivazione lieta , forse anche inutile , la vita ormai aveva già sancito una unione che aveva già solide basi , soprattutto nel cammino degli anni.

Ed ecco l’effetto parallelo che sovrasta l’evento in sé, tornare sui proprio passi , fare un salto nella vita di ieri  : un tempo ero molto felice …non ora  (parafrasando il poeta) .

Si contano i presenti e chi non c’è più e si contano anche tutte le insegne cambiate , le rotatorie , i prati verdissimi , abbastanza offensivi per chi quel paesaggio l’ha sempre rivestito di neve.

Poi invece le sicurezze . Niente cambia anche se tutto cambia , inevitabile però il senso di straniamento : rifare molti passi indietro , forse è il rischio di chi campa troppo e la conta non è sempre facile .

Ma ci sono tanti , purtroppo non tutti , i nipoti ed è una vera gioia vivere con loro un tempo un po’ più lungo di quello dei pranzi di Natale e dintorni e questo è un bell’effetto positivo.

In più a complicare la tenuta psicologica c’è il  fatto che il solstizio è l’inizio di  un ciclo , impercettibilmente le giornate cominciano ad accorciarsi anche se non se ne accorge nessuno al di fuori di chi un certo retaggio di magia se lo porta dentro nell’inconscio.

Infine  , se proprio c’è il rischio di buttarla sul depresso ci salva uno spritz   e la serata riprende quota , aiutati che il ciel ti aiuta.

La foto di copertina ha un titolo importante : foto di Panda rossa d’epoca con Dolomiti.

Ps. Ricordarsi semmai mi capitasse in futuro un altro evento estivo montano : ricordarsi di portare una felpa , da viaggiatrice consumata un simile errore è un segno di decadenza 

Visioni cinematografiche

Una volta per vedere un film si andava al cinema .

Ormai nella mia piccola città non è più possibile , i cinema sono tutti chiusi e allora i film si vedono sulla tv anche se non è proprio la stessa cosa .

C’è una offerta infinita di cinema in rete , basta inserirsi in una di quelle piattaforme dai nomi noti e si aprono orizzonti infiniti per il cinefilo d’antan.

Il problema allora riguarda la scelta : diciamo che esistono varie correnti di pensiero .

Per mia indole scelgo sempre i film segnalati o premiati nei vari festival , ma certe volte mi prendo delle “mattonate” pazzesche vuoi da quello che una volta si chiamava l’Estremo oriente o da quello più vicino ,una volta definito l’Est europeo.

Sono spesso storie strazianti e qualche volta anche interessanti , raramente si tratta di capolavori.

Poi ci sarebbero le commedie italiane : vista una le hai viste tutte.

Le commedie francesi in generale sono più carine , si mangia sempre e si beve buon vino , mettono sete.

Raro e interessante il solito cinema inglese “ d’arredamento” , loro sono bravi nelle ricostruzioni storiche , possono però essere un po’ noiosi salvo le brillantissime e rare storie piene di humor , quello vero ,inglese.

La verità è che spesso , come per la lettura, finisco per “rivedere “ il già visto e collaudato.

Si scoprono così i film che una volta erano capolavori e che non reggono alla distanza  e quello che una volta erano considerati commerciali e che invece reggono benissimo . Il mestiere paga sempre.

La verità è che in fondo si riguardano i film di cui si sanno a memoria le battute : dal classicissimo Casablanca al mitico Frankestein Junior.

E poi se la giornata butta al pessimismo c’è sempre Pretty Woman o Il diavolo veste Prada : evviva!

Letture estive

cerco disperatamente libri non solo da rileggere e premesso che una certa narrativa italiana attuale non mi piace proprio vado cercando tra gli scaffali qualcosa che mi piaccia e che mi permetta di estraniarmi dalle chiacchiere da spiaggia , anche se andando al mare prestissimo e venendo via quando arriva “ la gente” di chiacchiere ne sento davvero poche.

Così ho preso in mano un Sandor Marai ( la bella narrativa ungherese tra le due guerre!) e mi immergo nella lettura .

Ma la cosa buffa è che mentre leggo mi sembra di sentire la musica di Arabella , ormai sono così condizionata dall’atmosfera straussiana che non riesco a leggere senza un sottofondo.

Mi vedo Mandrika da tutte le parti , i Grand Hotel di un tempo , i vestiti alla Jean Harlow, insomma Grand Hotel Budapest di Wes Anderson con il colore e l’odore perduto di un mondo talmente lontano che leggere Jane Austin diventa molto più attuale .

Anzi , proprio  rileggendo uno dei suoi straordinari ritratti di donna , le storie dei suoi intricati amori che profumano di lavanda avevo già passato una buona metà di questo mese.

In fondo sono un po’ come Minnie quando Dick Johnson le chiede : vi piace leggere ? e lei risponde sognante : si , mi piacciono le storie d’amore.

Poi in realtà non è proprio vero che mi piacciono solo le storie d’amore , c’è tutta una saggistica che adoro e sono sempre alla ricerca di una buona biografia di Giuseppe Verdi , sull’argomento accetto ancora suggerimenti.

Ho consumato letteralmente tutti i libri di Quirino Principe e quelli di Mario Bortolotto : su Mahler , Strauss e la liederistica potrei passare tranquillamente un esame.

La prossima volta vi parlo di cinema.

Un souvenir

Un gran ciuffo di capelli , un viso affilato , due occhi  magici e una voce bellissima ; questo era Gerard Philipe , un ragazzo fragile e dinoccolato , il grande amore delle adolescenti della mia era e di molte altre ancora.

Ricordo perfettamente come nacque l’amore : in Italia la censura aveva vietato Le diable au corp , un film di Autant Lara tratto dall’omonimo piccolo scandaloso romanzo di Raymomd Radiguet .

Un libro magico per la bellissima storia d’amore che raccontava e per il fatto che rimase l’opera unica di un giovane scrittore che morì durante la Prima guerra mondiale.

Il libro , ovviamente letto in francese , il film ( visto perché a quel tempo lo si poteva vedere solo in un Cineclub)  e l’attore che impersonava il giovane innamorato furono una somma di emozioni che mi portarono ad amare il giovane attore che era  soprattutto un attore vero : rimase famosa la sua intrepretazione del Cid di Corneille con il TNP di Jean Vilar.

Esisteva anche un disco nel quale leggeva con la sua bellissima voce Le petit prince , insommma praticamente andai a Parigi solo per comprare un poster del suo volto che rimase appeso nella mia stanza per tanti , tantissimi anni.

Morì giovanissimo , credo avesse 37 anni , di un male crudele e veloce mentre stava girando un film .

Il suo mito rimase nel cuore di molte ragazze d’allora e anche adesso , specialmente in Francia , ancora oggi gli occhi delle signore non più giovani si inumidiscono al ricordo di quel mito di gioventù romanticamente scomparso quando il suo fascino ara ancora intatto.

Interpretò il bandito in Fanfan La tulipe  e poi fu protagonista del film tratto dalla Certosa di Parma , insomma era l’eroe romantico per eccellenza.

Fu sepolto nel cimitero di un piccolo paese in Provenza ,con  indosso  il costume del Cid . la sua intepretazione più famosa.

Per molti anni tutti gli attori e i registi che andavano al Festival di Cannes  facevano una piccola tappa , quasi un pellegrinaggio sulla tomba del mitico attore .

Sua moglie gli aveva dedicato un libro : “Breve come un sospiro “, la somma della sua breve vita.

Monte Rinaldo , un ricordo

Mentre guardo la Mostra Tota Italia alle Scuderie del Quirinale ad un certo punto mi sono messa davanti ad un pannello con la lunga descrizione del sito archeologico : Monte Rinaldo ( vicino a Fermo) e lentamente sono cominciate ad emergere dalla memoria le immagini di uno spettacolo che ho montato in quello spazio così suggestivo .
Comincio a ricordare e ne parlo con la gentile hostess delle sala : io qui ci ho fatto uno spettacolo.

Lei incuriosita , io che cercavo di levare la polvere della memoria sulle immagini che mi ritornavano lentamente insieme al titolo : Il canto di Penelope.

Le ragazze biancovestite tra le colonne , il campo di grano , la casa colonica dove abbiamo dormito per preparare lo spettacolo.

Ancora non avevo il titolo in testa : erano le ancelle di Penelope sacrificate da Ulisse al ritorno , un testo molto femminista ,inglese .

Ricordo che per chiudere il loro tragico destino avevo pensato ad una grande rete nera da pesca che calava dall’alto .

Pochi mezzi e molte idee, ma ancora non mi veniva in mente altro.

Poi mi ha aiutato l’archivio fotografico del mio telefono : era il 2007 ,luglio e avevamo fatto ben tre repliche .

Con emozione sono ritornata indietro dalla ragazza della sala e mi si è fatto quasi un capannello intorno, curiose signore ne volevano sapere di più, credo che qualche turista in più arriverà al tempio italico di Monte Rinaldo questa estate.

A casa ho ritrovato la cartella con la documentazione del testo da cui una brava attrice : Veronica Barelli aveva tratto la pièce .

Il libro si intitola Il canto di Penelope di Margaret Atwood e lo spettacolo era invece leggermente diverso : La trama di Penelope.

Le ragazze del coro , le mie ragazze del Centro Teatrale Rinaldini , con indosso le vesti bianche che ci erano servite per Baccanti ( riuso teatrale consueto ) ormai sono donne grandi , chissà se qualcuna leggendo il mio blog si ricorderà di quella bellissima calda estate , del campo di grano , di un sindaco giovane e molto contento delle sue iniziative culturali , chissà se qualcuno si ricorda ancora della Trama di Penelope a Monte Rinaldo ?

Primo assaggio di libertà

Come essere uscita da una grotta buia e ritrovarmi accecata dalla luce del sole : ventiquattro ore a Roma .

Un concerto , una cena , una mostra ; dopo otto mesi il primo timido viaggio vero , otto mesi di routine casalinga con tanta tv , molte ri-letture e orizzonti di mare a tutte le ore del giorno , di fiori con nascevano in giardino ,  di ricordarsi la mascherina per uscire .

Con i carissimi amici di sempre , preziosi anche di più ora che questa chiusura lunghissima mi mette davanti in maniera quasi crudele quanto pesano gli anni che mi restano.

Un concerto “ vero” a Santa Cecila : l’emozione incredibile di essere dentro la musica , pochi spettatori sparpagliati qua e la nel grandissimo auditorium , ho persino pensato che visto l’organico imponente per la Seconda di Rachmaninov forse erano più loro di noi.

Un primo brano di Haydn con il grande violoncellista Luigi Piovano ( il suono prezioso di uno strumento raro e antico (!) e poi un direttore giovane con un bellissimo gesto sicuro Kazuki Yamada , ne risentiremo parlare.

Una cena allegra con l’amica carissima romana che ci ha generosamente aspettato nel dopo-concerto : la trattoria romana , quante volte ci sono stata con lei ! Fuori pioveva , ma solo il richiamo al coprifuoco mi ha riportato alla realtà , felicità può essere davvero anche una cena tra amici.

Poi la mattina , con quell’aria azzurra che il cielo di Roma ama puttanescamente regalare , siamo saliti al Colle .

C’era pure il cambio della guardia e dato che era presto siamo scesi fino a Fontana di Trevi , pochi turisti e tanta gioia .

La mostra Tota Italia alle Scuderie del Quirinale , una mostra di quelle che mi piacciono perché fanno pensare , una mostra “ da leggere” sulle origini del nostro paese , quando si parlavano lingue diverse lungo lo stivale e la parola Italia ancora non c’era.

Opere splendide dai vari musei archeologici , una lettura storica rigorosa e tantissimo materiale dal Museo Archeologico Nazionale delle Marche.

Un bel modo per ricominciare a rientrare nella cultura , credo veramente che non avrei potuto desiderare di più.

Rientro veloce verso l’Adriatico , motivi più seri portavano il nostro prezioso driver verso casa .

Io stanchissima e provata dalle emozioni . La casa pulita , il prato falciato , oggi però stanchissima , praticamente ho dormito sempre .

Una storia terribile

Non vedrò lo sceneggiato TV  che racconta la tragedia e la morte di un bambino che cadde in un pozzo artesiano quaranta anni fa e degli sforzi inutili che furono fatti inutilmente per salvarlo dalla morte.

Ricordo , come molti che erano già grandi in quei giorni le TV accese in una non-stop angosciante sulla vicenda .

Era il primo caso di tv del dolore in  diretta e richiamava abbastanza cinicamente un bel film americano “ L’asso nella manica “ con un Kirk Douglas cinico giornalista che montava la storia per certi versi simile, ad uso della tv per la quale lavorava.

Ma qui eravamo in Italia ,il protagonista era un bambino di sei anni e il nome di Alfredino entrò davvero nel cuore di tutti noi che sperammo nel miracolo di ripotarlo alla luce.

In quei giorni ero a Firenze , mi pare per una lieta ricorrenza familiare e mi colpiva il suono di tutte le tv accese in tutte le case , in tutti i piani del condominio della casa dei miei genitori.

Arrivò pure il presidente della Repubblica ad assistere agli inutili tentativi di raggiungere il bambino in tempo , poi il silenzio definitivo.

Non potrò vedere lo sceneggiato , non riesco neppure a guardare serenamente la pubblicità che lo annuncia per la fine del mese e francamente non riesco a capire la necessità di farne una storia da raccontare anche se sono passati quaranta anni da quando il terribile fatto avvenne.

Il mio blog è letto anche da amici stranieri : forse non sarà chiaro per francesi , tedeschi e comunque lettori assai lontani capire anche nel ricordo quella vicenda.

So però che la tv spettacolo è cinicamente presente un po’ dappertutto .

In questo caso mi piacerebbe che la fiction fosse un flop , a mio avviso sarebbe un segnale di civiltà e di pudore collettivo , necessario come non mai adesso che si specula quotidianamente su tutto quello che fa leva sull’emotività più sguaiata e becera .

Putroppo però penso che invece sarà un successo : come la scarpa abbandonata sull’asfalto , il passeggino sulla scarpata .

The show must go on . Senza rispetto e senza pudore.

I giovani e il vaccino

Probabilmente nessuno avrebbe previsto quello che è accaduto quando la possibilità di vaccinarsi contro il Covid per le giovani generazioni l’adesione sarebbe stata così massiccia,.

Si temeva anche che , dato che per i figli minori ci sarebbe voluto l’assenso di un genitore , si verificassero defezioni e paure che potessero  rallentare l’adesione al vaccino .

Non è avvenuto niente di tutto questo : i giovani si vaccinano in massa , fanno ordinatissime file d’attesa , atmosfere festose di un mondo consapevole, una bella lezione per quelli che ancora tentennano , gli adulti diffidenti , gli ignoranti e i suggestionabili .

Si può obiettare che ci sia una dose di egoismo giovanile nel vedere nel vaccino la libertà dalle costrizioni passate , ma non basta a giustificare l’entusiasmo della partecipazione  di massa così cospicua.

Questo atteggiamento così consapevole e maturo mi fa ben sperare nel futuro delle nostre generazioni  che chiedono ai loro genitori questa libertà  (che è una libertà costituzionale ) per la tutela della loro salute.

Ho letto una bella definizione del fenomeno : “cittadinanza attiva” e credo che i giovani ci stupiranno ancora quando cominceranno anche a votare per chi difende il pianeta Terra , per chi tutela il loro futuro nel mondo che verrà.

Mi piace pensare ad una giovane Europa che non sia davvero “un paese per vecchi” , dove essere diversi non rappresenti più un problema per nessuno.

Un mio nipote piccolo alla richiesta di come sono i suoi compagni di classe (in realtà una classe molto colorata ) mi ha risposto sereno : sono bambini .

Tutti uguali anche se ha ammesso che qualcuno l’italiano proprio non lo parla bene , però ha aggiunto che  qualche volta sono più bravi nei numeri.

La scuola è di quelle che una volta era frequentata dalla borghesia , oggi la mutazione mi colpisce : i bambini italiani sono in minoranza .

Per questo una mamma ( quarantenne iperprotettiva) le sue carognette maleducate le ha mandate nella scuola del nuovo quartiere “bene” e non sa quale errore  educativo ha commesso.

Ci penseranno comunque i compagni di sport e di social a rieducare i ragazzini , il mondo va avanti .

Con tutte le sue storture e qualche sorpresa positiva come quella dell’adesione festosa di massa alla vaccinazione delle giovani generazioni. 

In ricordo di Paola

Mi è arrivato un piego di libri grande e misterioso : non avevo ordinato libri recentemente e grande è stata la mia meraviglia e anche la mia gioia nel trovarmi tra le mani un libro importante che ricorda uan persona alla quale fui molto vicina.

“L’architettura civile di Paola Salmoni “, questo è il titolo del libro che illustra la sua attività di architetto durata tutta la vita nello Studio Salmoni da lei fondato insieme al fratello Claudio .

Un po’ più grande di me avevamo passato molti anni insieme , unite dalla comune militanza politica e dal fatto di avere i suoi due adorati nipoti in comune . Lei la Zia per eccellenza , io una specia di zia B , acquisita e ormai l’unica rimasta della famiglia.

Con tenerezza ho prima sfogliato e poi cominciato a leggere con attenzione questo suo ricordo fatto con amore dai nipoti architetti e ci ho ritrovato il suo rigore , la sua serietà professionale , il suo intendere l’architettura in maniera elegantemente misurata , senza estremizzazioni eclatanti.

Prima donna architetto ad Ancona , la sua attività cominciata in ritardo per le leggi razziali che non le permisero studi regolari, Paola è stata la colonna dello Studio quando il suo amato fratello (e mio carissimo cognato ) ci aveva lasciati troppo presto nel momento in cui anche la sua carriera politica stava arrivando ai massimi livelli nazionali.

Di Paola ho tutta una serie di ricordi personali che si intrecciano a livello familiare e politico : mi piaceva il suo modo semplice e raffinato di vestire , mi piacevano i suoi gioielli semplici ( non si levava mai un braccialetto lineare come lei , mentre io a quel tempo ero molto più fantasiosa .)

Mi piaceva il suo umorismo raffinato , il suo sguardo azzurro e il suo modo pacato di affrontare i problemi : “girala in positivo” mi disse una volta e mai insegnamento di vita mi è stato così prezioso e utile come questa sua piccola perla di saggezza. 

Un solo piccolo neo nel bellissimo ricordo illustrato : spesso viene citato il suo ( e mio ) impegno politico.

A quel tempo eravamo dirigenti del Movimento Femminile Repubblicano e non femminista , come con una certa confusione viene nominato più volte nel libro.

Non che non fossimo femministe , lo eravamo tutte in quegli anni ,ma il nostro status era ..molto meno plateale e molto più istituzionale  .

Paola ci ha lasciato tanti anni fa , io ho avuto ancora modo di fare politica , cambiando partito anche più volte senza peraltro mai cambiare le idee che sono ancora oggi le stesse anche se ormai la politica la guardo da molto lontano e penso che tutto sommato lei ha avuto la fortuna di vivere un tempo in cui fare politica era ancora una cosa seria .

Un sondaggio divertente

Sono riuscita in una strana impresa senza averne veramente valutato la portata .

E’ successo dopo avere ascoltato il Lear di Reimann da Monaco nel quale tutti i cantanti sfoderavano un tedesco duro e pieno di consonanti confrontandolo  a quello di Kaufmann che invece canta in un tedesco dolce , tanto da farmi amare davvero quella lingua ostica ai più , perlomeno nel nostro paese.

Ho buttato là in bacheca una semplce domanda ipotizzando alcune risposte : era un piccolo pensiero del mattino e non avrei mai creduto di suscitare un vero dibattito , con certi interventi addirittura colti e serissimi .

Un successo incredibile stando al numero di persone che , una volta tanto , non si sono limitate alle odiose iconcine ma si sono addentrati in spiegazioni storiche , per la verità non tutte concomitanti , anzi qualche volta in deciso contrasto tra di loro.

Se fossi come quel mio amico giornalista che si diverte a fare le classifiche direi che la risposta vincente è quella più poetica : lui è speciale . La terza che hai detto come ha sintetizzato una simpatica signora romana.

Non so se per un miracolo , in questo momento altamente improbabile , riuscirò a sentire il suo Tristano quest’estate . Per adesso la vedo brutta , ma per capire come sarà  la sua interpretazione mi basta riandare a quel secondo atto in concerto da Boston nel quale  (si trova su YouTube)  canta il bellissimo brano della spiegazione del suo amore per Isolde al re Marke.

Quel suo cantare Wagner come un legato becanstico  farà sicuramente del suo Tristano un’altra pietra miliare della sua ineguagliabile carriera .

Mi resta solo da sperare che le norme anti-Covid allentino le rigide regole anche in Germania e se nel caso per ora non sia possibile sentirlo dal vivo , cercare di campare ancora abbastanza per levarmi la soddisfazione di trovare conferma alle mie supposizioni.

Per Carla Fracci

Adesso che tutti hanno scritto un ricordo di Carla Fracci  , adesso che tutte le televisioni ci hanno ricordato la sua grazia e il suo gesto unico di danzatrice mi permetto anch’io un piccolo ricordo personale , che non riguarda la danza piuttosto un dato del suo carattere così particolare che me la faceva amare anche per quel suo essere una persona vera e concreta , bene immersa nel mondo reale , nel quale ha vissuto il suo impegno civile.

Come tanti della mia generazione l’ho conosciuta in palcoscenico , ha ballato talmente tanto e con partner così prodigiosi che sicuramente potrei inanellare ricordi, molti dei quali ormai si perdono nel tempo lontano della memoria ma la sua ultima apparizione trionfante credo che l’abbia fatta nel Ballo Excelsior quando ormai , vera icona della danza , appariva alla fine a siglare il Progresso.

Quel progresso al quale la figlia del tranviere che scampanellava quando con il tram numero 1  passava davanti alla Scala dove la sua piccolina imparava la dura arte che l’avrebbe portata sulle punte a calcare i palcoscenici di tutto il mondo  credeva , quel progresso al quale credeva anche con la militanza politica di solida ragazza lombarda.

Milanese era la Fracci in quel modo concreto che si può ancora trovare nella milanesità vera ( perché ci sono ancora i milanesi a Milano ), quella particolare generosità senza enfasi che ho riscontrato per esempio frequentando Casa Verdi , la casa dei musicisti e i volontari che ci vanno per testimoniare l’amore per l’arte che è una componebte dell’impegno civile della città.

La Milano della Scala , non intesa come tempio della lirica ( ormai da tempo il suo cartellone non è più quella somma massima di eventi che era un tempo ) ma la Scala di chi la frequenta con la tranquilla abitudine del ritrovarsi per ascoltare insieme , magari polemizzando perché così si è più concretamente vicini alla istituzione.

La Scala che non ha onorato abbastanza la sua figlia prestigiosa ma che non mancava mai comunque di essere presente , leggera e biancovestita agli appuntamenti importanti , con il suo garbato sorriso e la sua ferrea volontà , anche nei tempi più recenti della sua malattia.

Faceva tenerezza quel suo marito , ormai vecchissimo accompagnato da quel gigante buono del figlio tanto voluto , quando ripeteva durante l’ultimo omaggio alla moglie teneramente amata come un mantra :la danza non deve morire .

La danza non morirà , come non morirà quel senso della partecipazione democratica che Carla Fracci ha sempre dimostrato nella sua vita e che ne fa un esempio , anche più  necessario in questi tempi difficili.