Nomen omen

Ho un problema di forma più che di sostanza che dovrebbe turbarmi anche se francamente dura in me solo qualche attimo.

Non riesco a vedere nel cardinale Prevost il Santo padre e ogni volta che sento nominare il Papa Leone non mi  viene in mente l’attuale vicario di Cristo .

Vedo la foto dei capi religiosi nella Moschea blu di Istambul e in mezzo a  loro quell’uomo anacronisticamente vestito di bianco tutto mi sembra  tutto meno che un papa.

Lo vedrei meglio in clargimen , ha un andamento veloce , in fondo io sono ancora sentimentalmente legata alla figura traballante del vecchio papa Francesco , quando il vecchio papa pregava sentivo nella sua voce la forza della fede , in questo Papa sento la forza dell’intelletto di un agostiniano , un uomo che probabilmente ha tanta fede  ma che non riesco a sentire come mio rappresentante .

Un nome antico , di papi con quel nome ce ne sono stati tanti nella storia della Chiesa , ma vengono dalla storia lontana e francamente quest’uomo dall’aria pratica di chi ha un compito responsabile da assolvere mi sembra più un manager che un mistico rappresentante di fede.

Forse sarà perché è americano ? Non credo di commettere un peccato gravisssimo , la mia fede , come quella di milioni di persone che si dicono cristiani è spesso un pensiero irragionevole , una speranza vaga e un filo vero con coloro che mi hanno preceduto nella morte e con i quali credo, anzi spero , di ritrovarmi in un nulla pieno di luce : chissà , magari , forse , un giorno.

Metto questo mio sacrilego pensiero nella bottiglia del mio blog : non è più tempo di anatemi , non andrò al rogo per questo ed è probabilmente per questa ragione che siamo tutti credenti tiepidi , credenti per abitudine , credenti per non sentirsi troppo soli. 

Venti di guerra

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Unknown-7.jpeg

Ovviamente se parlo di Kaufmann il mio blog si risveglia dal letargo , piovono like e rivedo   i nomi delle mie care amiche , fedeli lettrici.

Però oggi per chiudere il mese di novembre , mesi nel quale ho avuto tanto da fare per i miei problemi e nel quale ho scritto ben poco , voglio chiudere con un pensiero che di musicale non ha niente ma che mi ha molto colpito nella lettura dei giornali di venerdì.

Esiste un piano , già studiato da ben tre anni che prevede la necessità di spostare ottocentomila soldati ( 800mila!) verso il confine est della Nato.

Praticamente gli alti responsabili degli eserciti europei si stanno preparando ad una invasione russa , esattamente come alla fine degli anni 30 del secolo scorso.

Si prevede un corridoio verso il quale affluire da tutta l’Europa e si prospetta la necessità di attrezzare e agevolare i percorsi necessari.

Leggevo e mi pareva fantascienza , poi ho capito che ottant’anni di pace sono un sospiro della Storia e la ineluttabilità del ripetersi di eventi di guerra è inclusa del dna dell’uomo.

Oggi le motivazioni possono essere più dichiaratamente finanziare , i sacri valori d’un tempo ce li siamo giocati nel web , resta quasi la necessità di pensare realisticamente al domani .

Ecco quindi che si riaffaccia anche l’idea della leva più o meno volontaria in molti paesi , se ne potrebbe addirittura apprezzare il risvolto economico , un lavoro sicuro per i ragazzi per un po’ di tempo e forse anche una sana forma educativa alla disciplina.

Ovviamente il discorso dovrà essere aperto anche alle donne , è il minimo sindacale per una parità ancora molto lontana dall’essere veramente realizzata.

Forse il mio post troverà amici e amiche inorridite per la serena obbiettività con cui scrivo di cose rinnegate addirittura a livello costituzionale , resta il fatto che gli Stati maggiori studiano da anni il pericolo reale e con questi chiari di luna , con i cosiddetti grandi della terra dei quali non dobbiamo assolutamente fidarci sarà meglio prevenire che curare dopo , l’Ukraina insegni,

Ascoltando Jonas

Leggo una lunga intervista a Jonas Kaufmann in occasione di un suo gesto generoso a favore di bambini africani.

E’ sempre piacevole ricordare le sue esperienze di teatro , c’ero quasi sempre anch’io : dal lungo applauso scaligero che non finiva mai con la gag finale del colletto slacciato alla sua imperturbabile uscita in scena da “ sovrintendente “ quando nel Parsifal di Erl non aveva funzionato l’ascensore delle fanciulle fiore del Parsifal.

Lui ripercorreva la sua carriera e il suo modo di affrontare la scena e io ripercorrevo con lui gli anni in cui , grazie al suo repertorio vastissimo mi sono avvicinata a tanta più musica di quanta ne avessi sentita nei già molti anni della mia vita precedente.

Ho già parlato tante volte della sua arte nel Lieder che mi ha aiutato a capire un intero mondo romantico che senza di lui forse non avrei mai avvicinato.

E’ grazie a lui che sono entrata in tanti teatri in Europa che forse non avrei visitato , in tante città amate e addirittura in un paesino tirolese che forse non avrei mai visto nella mia vita.

Adesso che la prospettiva di vita si restringe , che la stanchezza soprattutto nei confronti degli odiati aeroporti ha preso il sopravvento , adesso che trovo piacevole prendere il treno perché , se me lo mantengono ne ho finalmente uno decente che mi porta direttamente verso l’amata Baviera, i miei viaggi si fanno molto più rari anche perché non amo i concerti “ spezzatino”, quelli li ho ascoltati troppe volte.

Resta la mia gratitudine nei confronti di una magica voce e di una persona gentilissima che ha veramente allietato questa mia terza età quando ero ancora piena di forze e di entusiasmi quasi giovanili.

Ora , in quello che mi pare si concretizzi nell’ultima parte di vita , un periodo di cui non so la durata  ,mi accontento di poche sporadiche avventure , sempre nel segno della curiosità che mi ha sempre spinto a uscire dal guscio casalingo.

Il blog rarefatto.

Una donna cattiva

La vicenda della famiglia nel bosco ,  di cui non so niente che non sia riportato dalla stampa e quindi non sono in grado di esprimere nessun parere circa la decisione del Tribunale dei Minori dell’Aquila mi ha riportato la memoria ad un tempo lontano in cui facevo parte di una commissione regionale del tutto inutile nella quale le donne rappresentanti i partiti che componevano il governo potevano esprimere un parere , del tutto consultivo ,sugli atti del medesmo.

Eravamo  nominate dalle rispettive forze politiche e le lunghe , accese discussioni che ci portavano anche ad asprezze conflittuali terminavano all’uscita della sala giunta nella quale ci sentivamo importanti , anche se ahimè non contavamo nulla.

All’uscita della sala però le asprezze finivano e nel tempo ero diventata amica di tante colleghe .al di là del partito di cui facevano parte . Di una sola non divenni mai amica , non ricordo più né il nome nè il partito di appartenenza , vantaggi dell’età , qualche volta si rimuovono i pensieri negativi .

Quella persona rigorosa e spietata era forse l’unica donna veramente cattiva che io abbia conosciuto : seppi in seguito che di mestiere faceva l’assistente sociale.

Molte volte mi ero soffermata a pensare ai poveri disgraziati che quella persona avrebbe dovuto aiutare e ogni volta pensavo ai suoi assistiti come a delle vittime di un  sistema che certamente non li avrebbe tutelati. In un film in cui Francesco Nuti interpretava un padre uscito di prigione che voleva ricongiungersi con un figlio piccolo affidato ad una famiglia di cui avrebbe voluto sapere il nome , davanti ad una spietata assistente sociale interpretata mirabilmente da Laura Betti ,il povero ex galeotto esclamava : tu sé  un troia perché un’ tu sé una troia! ( tosc.)

Ebbene , praticamente la battuta rappresentava il rigore inutile di chi era chiamato a far rispettare la legge , allontanandosi così dal pensiero morale e dal senso del giusto che avrebbe dovuto guidare chi era chiamato dal ruolo istituzionale ad applicare le regole.

Mi diceva un giovane avvocato che ci sono anche assistenti sociali bravissime e questo mi fa piacere , resto però dell’idea che nel caso di specie “ i bambini nel bosco” per una volta stranamente sono d’accordo addirittura con Salvini !

Vero è che anche un orologio rotto comunque due volte al giorno segna l’ora giusta . 

Un altro addio

Avevo appena postato il mio pensiero di saluto alle gemelle Kessler quando accendendo la tv alle sei del  mattino per avere una voce in casa che mi facesse compagnia quando ho letto sul sottopancia delle news la notizia della morte stanotte di Ornella Vanoni.

Piove sul bagnato ! mi si stringe il tempo addosso  ed è una strana sensazione , la valigia deve essere sempre pronta anche se poi veramente non si riesce a pensarlo davvero.

Una mattina di novembre , la soddisfazione di essere riuscita a morire a casa sua , il sogno di molti e il mio in particolare.

La morte è un evento definitivo , inevitabile : quello di cui ho paura è la malattia , l’ospedale , il lento declinare e la sofferenza.

Poi , come ogni giorno il mio proverbiale istinto pratico – la mia capacità di vivere alla giornata mi riprende e quindi mi sono vestita e preparata al programma giornaliero : ho l’appuntamento dal parrucchiere , andiamo.

Te lo sentivi cara Ornella di non farcela ad arrivare al Natale e avevi ragione , motivo per cui io che non avevo voglia di tirare fuori gli scatoloni di addobbi di albero e presepio dovrò invece trovare la forza per riapparecchiare tutto per figli e nipoti , perlomeno quelli che ci saranno quel  giorno qui a casa.

Ve lo devo , finché ce la faccio , ed ora usciamo anche se piove da matti, la giornata dei vivi continua.

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Dadaumpa

Ora che le pagine dei giornali hanno smesso di mettere in evidenza le foto delle gemelle Kessler nelle loro piumate vesti di soubrettes, ora che il silenzio è calato sul cimitero di Grunenwald, mi concedo un pensiero affettuoso per le mie coetanee, nate nel mio stesso agosto del 36 , che hanno  lasciato il mondo in un modo che ha turbato alcuni e risvegliato ricordi di gioventù in molti.

Nel loro modo molto pragmatico e ordinatamente luterano con cui hanno deciso di uscire dal mondo io ho trovato solo un estremo rigore e una teutonica precisione .

Non ci è dato sapere , anche se trapela qualcosa tra le righe , che una delle due avesse dei seri problemi di salute  ( forse mentali ) e qui entra in gioco il vero motivo di fondo per quella fine ordinata e quasi asettica del modo di essere sempre state l’una il doppio dell’altra , pur nelle diverse vicende della vita erano comunque un unicum che si ricongiungeva nella sala comune dei loro appartamenti separati.

Sicuramente il fascino speciale che emana dalle vite dei gemelli ha  la sua importante motivazione se pure nelle vite di coppia che hanno la fortuna di vivere molto a lungo insieme si registrano spesso vicende simili.

Quando si è vissuto sempre insieme all’altro di sé è impossibile pensare una vita dimezzata, succede in molte vicende con risvolti decisamente drammatici.

Non si resiste alla mancanza della propria metà e si decide di togliersi la vita immediatamente dopo la morte dell’uno , anche in maniera cruenta.

Le due sorelle hanno invece pianificato la loro simultanea  dipartita , organizzato tutto con precisione e l’unica cosa che mi ha lasciato dubbiosa , ma non mi è dato saperlo , se non fosse davvero giunto il momento oltre il quale non andare oltre.

Ero già grande quando loro sgambettavano il sabato sera e non mi scandalizzarono né le calze democristianamente pesanti  né il successivo alleggerirne il peso .

Quando ho letto che erano morte ho solo pensato , al solito , per chi suona la campana, visto che eravamo perfettamente coetanee.

Devo comunque dire che si portavano bene l’età quelle ragazze del 36, anche se nelle ultime foto sono un po’ meno patinate.

Orrore antico

Ogni volta che leggo il ripetersi del terribile delitto di madri che uccidono i propri bambini il mio pensiero corre a Medea  , la tragica protagonista della tragedia di Euripide.

Come sempre tornando indietro troviamo la motivazione , o meglio la serie di concause che spingono le donne fino al massimo grado di orrore , la soppressione delle proprie creature.

“Non mi sembra una buona idea “, aveva detto quel bambino saggio anzitempo quando è stato riportato dalla madre per una semplice visita e non era una buona idea lasciare i figli a madri che nella loro follia pensano di punire i loro ex compagni colpendoli nel più caro affetto e nella custodia dei figli.

Il nostro mondo  non si cura di studiare i classici greci , non conosce quello che Euripide ha capito più di duemila anni fa :

l’uccisione dei figli diventa la massima vendetta contro il compagno che ti ha tradito , abbandonato , smesso di amarti.

Scatta nella mente di donne fragili , donne che non riescono più a sentire la forza naturale dell’amore materno , anzi in alcuni casi , , nel togliere la vita ai figli pensano addirittura di liberarli dalla tragica realtà che offrirebbe loro la vita futura.

Uccidono e si uccidono : il mito parte da lontano ma lo ritroviamo nei secoli fino al melodramma di Norma e la motivazione è sempre la stessa , si colpisce l’innocente per colpire il colpevole.

Ricordo una Medèe di Cherubini in un allucinante allestimento , la madre accompagna i figli con amore verso il loro ultimo giaciglio mortale , un brivido agghiacciante ci coglie alla vista anche perché sappiamo che ormai la lucida follia non teme ripensamenti.

Mi domando però se i servizi sociali , la polizia , tutta la rete di protezione sociale che la comunità dovrebbe mettere in moto abbia la capacità di fermare queste mattanze orribili .

Ho la netta impressione che le piccole vittime siano spesso anche vittime di un sistema che guarda con troppa superficialità alla pericolosa fragilità dell’animo umano.

Spesso le piccole creature potrebbero essere salvate se solo chi deve proteggerle desse più importanza ai segnali evidenti dello squilibrio delle madri perdute nella follia.

Ma forse chiediamo troppo a chi ha pochi mezzi a disposizione , poco tempo da dedicare ai tanti problemi che si accumulano sul tavolo e si lascia correre verso il loro tragico destino piccole vite innocenti che una maggiore attenzione potrebbe risparmiare al loro tragico destino.

In Cisgiordania

Da giorni penso e ripenso alle domande che mi sono fatte  dopo la visione del bel documentario No other land , premiato all’Oscar e che racconta con l’aiuto di immagini registrate da un ragazzo in Cisgiordania durante anni e anni la storia e la  vita del suo villaggio.

Il film si chiude sulle facce perplesse e senza risposta dei due amici : un giornalista ebreo e il ragazzo palestinese che in macchina non riescono a darsi risposte  ai tanti perché irrisolti delle loro vite .

Si assomigliano molto , per un po’ non riesco neppure a capire chi dei due sia palestinese e chi ebreo , poi le differenze più banali vengono fuori : le targhe delle macchine gialle per gli israeliani e verdi per i palestinesi . Le prime circolano liberamente e le seconde no , i primi studiano liberamente nelle loro università , i secondi inutilmente perché poi non trovano lavoro.

I soldati israeliani sono spesso inquadrati controluce , assomigliano agli alieni dei film di fantascienza , i palestinesi sempre più ridotti a vivere nelle grotte con le povere masserizie ammucchiate . i primi banalmente burocratici con in mano le direttive del tribunale che ordina la demolizione di povere case di calce e lamiera e le ruspe abbattono anche una piccola scuola elementare , gli ebrei acculturati e si vedono anche le belle casette allineate dei coloni in arrivo , i secondi sempre più spinti a raccogliere le masserizie , a lasciare i loro ulivi , a portarsi i via le capre , ridotti a vivere nella città che non offre neppure lavoro per tutti.

Perché avviene tutto questo ? dal Giordano al mare quei pastori sono vissuti per secoli , un tempo lontanissimo insieme ai vicini che semplicemente credevano in un altro dio.

Mi perdo negli studi del perché di una Diaspora ebraica che risale ai primi secoli dopo Cristo ,del perché questo restare uniti e separati da tutti gli altri popoli che li ospitarono portò gli ebrei ad accentuare la loro superiorità religiosa e nel contempo la loro emarginazione che li condannava ai pogroom e ai ghetti.

Furono talmente perseguitati che attraverso la Shoa vennero quasi eliminati anche se nel frattempo era nata l’idea sionista di ricomprarsi la terra di Palestina da cui erano usciti tanti secoli prima.

Qui comincia il dramma irrisolubile attuale e leggo una motivazione che mi provoca il sorriso : gli ebrei  ultraortodossi   stanno aspettando ancora il Messia e vogliono che all’arrivo del medesimo trovi la terra libera dagli infedeli.

Ma come , non abbiamo superato culturalmente il dilemma religioso e non leggiamo i libri sacri anche noi nelle chiese cristiane ? Non dividiamo tra vecchio e nuovo testamento la sacra scrittura che ci unisce?

Sappiamo la forza dirompente delle religioni che hanno solo portato all’odio dei popoli e pensare che ancora oggi in un mondo che ha perso ogni senso di sacralità , in cui si ragiona laicamente solo di finanza e il dio Mammona ovvero il dio quattrino muove ogni azione ci siano ancora dei residui di odio tra quelli che un tempo vissero insieme sotto lo stesso limpido cielo della Palestina fa venire i brividi.

La  terza grande religione monoteista , la religione di Maometto nacque seicento anni dopo il cristianesimo e la Bibbia compresi i Vangeli e il Corano parlano tutt’e tre di grandi valori , il pensiero maligno che sta alla base di ogni odierna tragedia credo sia nella profondità di quei deserti . Si chiama petrolio.

Bach nell’aria

Dopo un periodo lontana da teatri e dalla musica sono finalmente tornata da ascoltare nella bella Aula Magna dell’ateneo di Ancona un concerto particolare , molto interessante e con il quale si è inaugurata la stagione concertistica degli Amici della Musica.

Ramin Baharami in collaborazione con Danilo Rea , un titolo curioso Bach is in the air e un risultato affascinante.

I due pianoforti a coda incrociati , gli sguardi divertiti e la complicità tra i due concertisti che evidentemente si divertivano insieme  e che ci hanno anche deliziati con le loro osservazioni sulla nascita del progetto e sulle evoluzioni del medesimo.

Ad un orecchio mediamente aduso a riconoscere i brani celebri bachiani: si è andati da arie delle Variazioni Golderg all’aria sulla quarta corda , i temi si intrecciavano dalla note classiche alle improvvisazioni jazzistiche con un risultato perlomeno affascinante.

Una musica accattivante nell’abilità del prezioso pianista con la curiosa interpolazione dell’altrettanto virtuoso jazzista.

Il tempo , troppo breve, è volato con leggerezza e dentro di me ho pensato a quanto la musica , qualunque musica , sia nutrimento dell’anima e quanto sia oltremodo prezioso l’ascolto dal vivo, anche se oggi si hanno perfetti mezzi di riproduzione.

Mi era mancata la siciliana ,penultimo brano in programma , aria che amo e conosco bene e alla fine i due ci hanno spiegato l’arcano . non hanno voluto chiudere con un brano di forte impatto acustico , hanno finito per chiudere in diminuendo così che le note siano restate sospese con dolcezza nelle nostre anime direi riconciliate con un esperimento ( so che è anche reperibile una incisione del medesimo ) , ma che ascoltato dal vivo ci ha veramente lasciati con il sorriso sulle labbra e l’animo rasserenato .

Ogni tanto questo nutrimento ci vuole come è scritto in esergo : molte persone imparano a parlare ma non imparano come ascoltarsi gli uni con gli altri … ( Claudio Abbado).

In un’aula universitaria

Ci sono  dei momenti nella vita nei quali con qualche emozione passano davanti agli occhi onde di ricordi e questo mi è capitato ieri quando in un’aula universitaria mi è successo di vedere scorrere la memoria di tutta una serie di aule nelle quali  ho visto la cerimonia solenne di una sessione di esami di laurea .

Tra triennali e magistrali , tra percorsi umanistici e scientifici mi sono ripassate davanti come in un film tante aule : dalla pomposa aula magna tutta boiserie , al sottosuolo di una fredda aula dove dai finestroni vedevo passare i piedi della gente , da un’aula tutta vetri modernissima ad una con tanti scritti su tutti i banchi mangiati dalle memorie di tutti gli studenti passati di lì passando anche dall’aula di una università privata dove addirittura gli esaminandi avevano la toga come in una università americana , fino alla laurea a distanza davanti al computer al tempo del Covid.

Ebbene ieri seduta dietro a tanti giovani tirati a lucido    (stranamente ancora in quel giorno gli esaminandi si onorano e ci onorano di vesti molto più formali di quelli che mettono abitudinariamente ) ho avuto un pensiero molto forte che mi ha davvero colpito.

Guardando quelle belle ragazze nei loro tailleur nuovi , con le belle chiome lunghe pettinate ho pensato alla bellezza della libertà di vivere in  un paese democratico ,dove esiste la stupenda libertà di potere studiare liberamente  il mio pensiero è corso alle ragazze afgane che all’università non ci possono più andare , alle ragazze iraniane che ancora ci devono andare coperte dai neri veli imposti dal regime, ai giovani che nei paesi in guerra vedono distrutti i loro luoghi di formazione  culturale , ai luoghi laddove ancora oggi nel mondo è molto difficile potere arrivare ad arricchirsi nel mondo della scienza e delle conoscenze.

Con un certo orgoglio e molta commozione mi sono sentita fiera di vivere in un paese europeo che magari ha delle scuole con insegnanti sottopagati , con aule più o meno belle dove ci può pure piovere dentro ma nelle quale il diritto allo studio è libero e permesso a tutti , in  un paese nel quale esiste ancora la scala sociale ( spesso ho visto nonni contadini orgogliosi dei nipoti che si stavano laureando) , dove ancora non sempre viene premiato il risultato raggiunto e assistiamo alla fuga di tanti cervelli perché da queste parti il sapere può anche essere sottovalutato   ma  comunque in  una parte di mondo nel quale esiste la stupenda libertà del diritto allo studio per tutti .

Allora in quel momento  sempre commovente  ho sentito dentro di me tutto l’orgoglio e tutto il privilegio di essere italiana –

Una moda

Le mode vanno e vengono e con la visione globale del mondo succede che tramite la televisione si possano vedere omologazioni planetarie . L’ultima in ordine di tempo è la pettinatura a cascata di ricci volutamente portanti davanti delle giovani speaker , a incorniciare il viso con un effetto del tutto inedito , soprattutto per le donne chiamate a ruoli rappresentativi.

Vedo ormai tutte le conduttrici dei tg , le portavoce governative , quelle che una volta commentavano il palinsesto e le previsioni meteo inanellate come madonne , lo scrime dritto , l’effetto bambola garantito.

Quando poi ieri ho visto anche la portavoce del governo israeliano con la stessa acconciatura da bambola con i boccoli davanti ho pensato che veramente tutto il mondo è paese.

Sono generalmente bionde , con poche varianti , queste nuove bambole televisive , alcune delle quali l’età anagrafica suggerirebbe una pettinatura più convenzionale.

Non c’è niente di personale in questo mio guardare con stupore tanta abbondanza di riccioli , credo che abbondino quelle che tecnicamente si chiamano “estextion” , ma che la mancanza di individualità sia così estesa da diventare una moda planetaria mi fa perlomeno sorridere.

Un tempo forse si amava di più distinguersi dalle masse , anzi era segno di intelligenza una certa lontananza dalla omologazione generale.

Evidentemente il tragico effetto della visione da “social” produce volti sempre più uguali e abbondano i nasi piccoli , le bocche carnose e gli zigomi alti.

Con il risultato che girando per Milano un giorno mi parve di vedere da tutte le parti la stessa bella ragazza .

Comunque va tutto bene , se le stesse belle ragazze , tutte belle e tutte uguali , considerano il risultato un’autentica conquista .

D’altra parte, per altri motivi ben più validi motivi una contestata direttrice d’orchestra basò il suo primo successo sventolando una chioma imponente nel gesto direttoriale.

Una cronaca televisiva

Pomeriggio vuoto , riposo dopo un intervento che mi ha lasciato grande stanchezza.

Cerco in tv un film qualsiasi e con un certo intuito decido di guardare  September 5 .l’inizio della cronaca in diretta.

E’ la storia di una troupe televisiva che si trovò a commentare per la prima volta in diretta un tragico evento durante le Olimpiadi di Monaco del 1972.

Devo dire che il film è serrato ,teso e molto ben fatto , tanto che ha avuto anche dei premi , compresa una candidatura all’Oscar.

Ma non di questo che voglio parlare ma della straordinaria attualità del tragico evento .

Mi ricordo nettamente dov’ero quel giorno : alla Biennale di Venezia quando seppi  la notizia sconvolgente che tutta una squadra olimpica israeliana  era stata sequestrata da terroristi palestinesi di Settembre nero:  poi  tutto finì in un massacro in un aeroporto militare dove gli ostaggi vennero portati e dove in realtà il sequestro si tramutò in strage.

Era il 1972 , inutile dire che la storia si ripete , la richiesta del commando era la liberazione di prigionieri politici , il rilevo mediatico metteva in evidenza quello che c’è sempre stato tra i due popoli che rivendicano la loro storia e il loro diritto di esistere sulla stessa terra:

dal fiume al mare.

Il film è del 2024 , il 7 ottobre forse non era ancora avvenuto e il film non ha intenti politici , solo ha risvegliato in me il ricordo di una azione terroristica della quale ricordavo soprattutto che era stata all’origine dell‘interruzione delle Olimpiadi di Monaco.

Succede sempre così , siamo portati a ricordare solo in parte la storia che ci è capitato di incrociare nel passato.

Curiosamente poi mi sono ricordata che ero a Venezia anche il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle , la notizia mi arrivò mentre ero in vaporetto mentre passavo sotto il Ponte dell’Accademia.

Ho spento la tv con il cuore stretto , proprio oggi una giornalista della BBC per la prima volta ha potuto entrare nella striscia di Gaza e filmare le macerie che tutto appiattiscono  .

 In giornata in Cisgiordania i coloni bruciano gli olivi dei  palestinesi , Israele lancia razzi contro villaggi in Libano .

Come si dice in tv : passo e chiudo.