Un’occasione persa

Raramente mi capita si chiudere la tv durante le serate di Corrado Augias , ma l’occasione di commemorare Dario Fo attraverso uno spettacolo su Maria Callas è stata davvero una occasione mancata e una serata fallita nel suo duplice scopo,

.Mi sono stancata di sentire tutta una serie di banalità e di aneddoti callasiani nonostante la innegabile bravura di Paola Cortellesi nell’improbabile ruolo della Diva.

Già qualche anno fa avevo visto una messinscena di Tosca a Monaco di Baviera in cui Tosca/ Callas e Cavaradossi /P:P:Pasolini c’entravano veramente poco, mi era sembrato che bastasse.

Ormai la Callas è diventata pretesto per film , documentari , opere e ogni volta si raccontano storie più o meno parziali su di lei.

.Non ne è stato esente neppure Dario Fo e Augias non ha migliorato il racconto con i suoi inserti di spettatore melomane .

Verso la metà della serata ho spento delusa e ho cercato di addormentarmi.

Poi dato che il vento forte non mi permetteva il sonno ho riacceso la tv e ad ora tardissima ho visto invece un delizioso inserto delle Invasioni barbariche nel quale Fo , ospite insieme ad un delizioso Mika ,mi ha riconciliato con il ricordo di Dario Fo , un  grandissimo personaggio della cultura del nostro teatro ed anche della televisione , per quanto gli hanno permesso di esserci.

Chissà perché le cose migliori della nostra televisione si possono vedere , per caso , quando ci salva l’insonnia insieme al vento impietoso che flagella le adratiche coste.

PS. Mi accorgo adesso che potrei irritare il mio caro amico Alberto Mattioli. Lungi da me pensare che il tuo amore per la Callas sia neanche minimamente paragonabile alle banalità del caso che ho subito in questi ultimi anni, di te mi fido sulla parola.

UN BANALE ELENCO

Mettiamo in fila le azioni del governo per i giovani : la prima azione è stata il decreto contro i Rave party come se questo fosse il modo per riportare i giovani alle regole antiche dei sacri valori d’antan.

In seguito hanno ignorato gli accorati appelli di tutti i ragazzi fuori sede costretti a pagare affitti pesantissimi per sistemazioni avvilenti .

I ragazzi chiedono edilizia popolare per case studenti , chiedono calmierazione degli affitti e dimostrano davanti agli atenei dormendo nelle tende per richiamare l’attenzione ai loro problemi.

Intanto continuano a emigrare dal sud al nord e poi anche all’estero perché per i loro primi impieghi hanno in Italia stipendi da fame :

ho parlato con un giovane infermiere che lavorava di notte in una clinica privata e convenzionata : in Olanda gli stavano offrendo il triplo.

Un altro ragazzo che aveva accettato  un primo impiego in Italia  venne poi licenziato dopo sei mesi perché al datore di lavoro conveniva  assumere per sei mesi i laureati sotto i trent’anni perché in quel nel caso ricevono i contributi regionali  , quindi massimo turn over.

I nostri giovani si formano e si laureano in Italia e poi vanno all’estero perché le prospettive di lavoro , anche sotto cieli più grigi e senza sole, gli stipendi consentono loro di organizzarsi la vita in maniera più degna.

Tagliano i bonus cultura e poi non concedono neanche il diritto di votare fuori sede al referendum , sappiamo di molti che si sono iscritti come rappresentanti di lista ,  è stato l’unico complicato mezzo per aggirare la negazione di un sacrosanto diritto.

C’è chi ha rinunciato al ritorno a casa durante le prossime feste pasquali preferendo spendere i soldi del viaggio per tornare a votare al referendum.

Cito solo casi che conosco di persona e potrei aggiungerne altri : vite consolidate all’estero perché il welfare altrove offre maggiori occasioni lavorative e dignità personale.

Ecco spiegato il voto giovanile che ha pesantemente influenzato il risultato.

La cosa importante è che la sinistra quando stenderà i famosi programmi frutto di tante prossime occasioni di ascolto questi casi se lo ricordi , secondariamente in quanto nonna mi piacerebbe avere dei nipotini vicini piuttosto che nipotini lontani da vedere , quando va bene , una volta all’anno.

SASSI

Se ne andato anche Gino  Paoli nel giorno in cui molta parte d’Italia festeggiava la spallata che la maggioranza di Italiani ha voluto dare a questo governo di incapaci e immeritevoli .

Anche se ormai , all’età nostra non ci appassioniamo più alle vicende politiche credo che comunque il vecchio comunista Paoli ne sarebbe stato contento.

Lui i suoi sassi li aveva lanciati tanto tempo fa , quando nella vita arruffata e disordinata di poeta aveva vissuto le sue molte storie d’amore mentre scriveva dei versi rimasti nel cuore di intere generazioni.

Sassi è sempre stata  la mia canzone preferita , una frase musicale breve , il senso del mare che frange sulla battigia , poche note mirabili, un miracolo come può essere anche solo una canzone.

Altri sassi  però mi verrebbe ancora da lanciare quando leggo che per incapacità organizzativa e manageriale all’Ospedale regionale di Ancona sono state buttate via centinaia di sacche di sangue perché scadute e quindi non più utilizzabili.

Ci sono delitti di facile comprensione , questo è un delitto orribile e nascosto perché le persone generose che offrono gratuitamente un soccorso di vita a chi ne ha bisogno non dovrebbero sapere che il loro gesto di generosità viene sprecato  da chi non sa governare la sanità come sarebbe doveroso.

Un ultimo sasso invece lo scaglio contro chi , rappresentando ad  altissimi livelli lo Stato si permette la buffonata di ricevere in pompa magna quei due matti anglo/ australiani che per vivere nel bosco hanno quasi ammazzato i bambini perché bucolicamente non sapevano neppure riconoscere  i funghi buoni da quelli cattivi.

Tanti altri sassi ci sarebbero da lanciare  e credo che il più importante sia stato quello che quindici milioni di cittadini hanno lanciato contro questo governo incapace e culturalmente povero ,

Mi piace pensare che siano stati i giovani , quelli che come i miei nipoti sono venuti a votare anche da lontano , quelli che sembrano tanto diversi da noi , ma che se hanno buone radici sanno benissimo quale sia la strada democratica per cambiare le cose .

Sperando che i politici lo capiscano.

 Turisticamente 

Una colta e divertente amica austriaca di Graz nota come sia possibile che in un paese con la curiosa forma di stivale, l’Italia ,  ci sia una città il cui nome derivante dal greco sia gomito.

Ebbene Ancona , da greco ancon , deve il suo nome alla curiosa conformazione geologica che la contraddistingue  : infatti si sporge sul mare Adratico con una specie di promontorio , è alle falde del monte Conero e fa sì che i suoi cittadini abbiano la rara occasione di vedere il sorgere del sole sul mare da un lato e successivamente vedere il suggestivo tramonto dell’astro sempre sul mare , ma dall’altra parte.

Fra due anni Ancona sarà anche capitale italiana della cultura , ma non basterà questa anomalia geografica a farla più colta .

Intanto l’amministrazione cittadina ha vinto la gara , ha fatto tanti bellissimi progetti sulla carta e le arriveranno anche molti finanziamenti utili a realizzarli.

Speriamo che le occasioni poi non si perdano per strada , come cittadina sono contenta del traguardo fin qui raggiunto , devo però con una certa perplessità notare quanto tutta la programmazione miri soprattutto al profilo popolare , al facile successo tipico di una piccola città nei cui trascorsi erano presenti ben più alte tradizioni.

Diceva un vecchio proverbio toscano “ ognuno da il vino dei suoi fiaschi” come dire che si considera Bocelli un tenore e un certo Durdust  ,un compositore di canzoni per Sanremo ,una punta di diamante culturale per la musica colta.

Ecco , forse a me manca la vera proposta culturale in campo musicale , la stagione lirica è fatta con solo due opere e il progetto di fare una statua a Franco Corelli in piazza mi sembra un’idea un po’ datata culturalmente, dato che a me era invece successo di riuscire a consegnare il prezioso premio al nostro beneamato Jonas Kaufmann !

Comunque in città abbiamo preziose rarità : la prima opera di Tiziano e la sua ultima , abbiamo una stupenda Madonna del Crivelli in un museo cittadino recentemente molto ben ristrutturato, un suggestivo Duomo romanico che si staglia sulla collina del Guasco, abbiamo un’altra perla romanica , la piccola chiesa nella vicina frazione di Portonovo e poi “lust but not least “si mangia benissimo un ottimo pesce nelle suoi rinomati  e famosi ristoranti.

Quindi , carissima Roswita , questo  mio post è un invito a venire a trovarmi , sarò ben lieta di farti da guida e di mostrarsi il sole che sorge dalle parti di casa mia , ovviamente l’invito è esteso anche al tuo simpaticissimo consorte e a tutti i cari amici che incontro nei miei giri musicali oltralpe.

Memoria preziosa

Aspettava al cancello della Torre di Portonovo , elegante e diritto nella sua veste di padrone di casa l’ambasciatore Alessandro Cortese De Bosis, così  riceveva gli ospiti con eleganza e orgoglio.

La torre di Portonovo era il suo luogo dell’anima , lui che girava il mondo rappresentando l’Italia nelle più prestigiose ambasciate poi tornava sempre tra queste vecchie mura in riva al mare dove si sommavano orgogliosi ricordi di famiglia : dal poeta Alfonso De Bosis fino al glorioso Lauro De Bosis  , quello del volo sopra Roma , quello che sì era inabissato alla fine della sua missione in quel mare che ne aveva inghiottito le speranze di un paese liberale , proprio come il titolo del suo poema Icaro nel quale aveva narrato la romantica epica del volo.

Se ne è andato alla soglia del secolo  , rimangono i suoi libri dei quali mi faceva generoso dono , insieme al prezioso gesto della sua amicizia : dal prezioso Romanzo della Torre di Portonovo fino allo storico Sono entrati a Roma  ( dai Galli di Brenno agli americani di Clarks).

Ricercando nelle mie memorie ho ritrovato un piccolo frammento che scrissi qualche anno fa e ho deciso di condividerlo qui , come ultima piccola personale testimonianza.

Alla Torre

Chi non ha visto il mare dalla piccola finestra sulle scale della Torre di Portonovo non sa cosa più essere la magia di un attimo.

E’ un raro privilegio il mio , sono stata tante volte ospite dei miei cari amici Alessandro e Marina De Bosis , in tante diverse occasioni , per lo più sempre incantate.

Ma è di una particolare di cui voglio parlare  anche perché appartiene ad un ricordo molto personale ed è un omaggio alla grande pianista che mi ha onorato della sua amicizia.

Un mio nipote studente di pianoforte  che purtroppo adesso per i suoi studi di ingegneria a Parigi non ha più messo molto le mani sulla tastiera.

Ma a quel tempo volevo che Marina lo sentisse , così siamo andati in un giorno piovoso di settembre alla Torre.

Marina si è seduta accanto al ragazzo , lui credo abbia suonato qualcosa di Chopin , Marina è stata dolcemente in ascolto e poi gli ha parlato con tanta grazia dandogli i suoi preziosi e rari consigli.

L’ambasciatore Alessandro ascoltava nella sua solita poltrona all’angolo.

Il ragazzo timido e impettito al piano , Marina dolcemente gli teneva il braccio e gli indicava come non dovesse essere teso con le mani sulla tastiera.

Fuori il mare era tanto presente con il suo sottofondo continuo .

Prima di andarmene ho voluto rivedere quel quadro incredibile che nessun pittore riuscirebbe mai ad eguagliare.

Dei tanti ricordi alla Torre , di tante suggestioni , di tanta amicizia questo ho voluto ricordare . L’atmosfera di un attimo che solo in quelle mura cariche di cultura e di amore mi è stato possibile vivere.

Questo è il mio piccolo omaggio alla memoria e lo dedico all’amica Adriana De Bosis , quella ragazza in bicicletta che nei miei verdi anni pedalava con le chiavi in mano per aprire la preziosa chiesetta in fondo alla baia.

Un film bellisssimo

Adesso che il fllm Hamnet è sulla bocca di tutti per lo  straordinario riconoscimento a Jessie Buckley che ha vinto il suo meritatissimo Oscar per l’interpretazione di Agnes Shakespeare e per il fatto che tutti quelli che lo hanno visto ne parlano con commozione posso raccontare la mia piccola storia nella storia.

Sono stata invitata al cinema da un mio sensibile nipote che mi ha detto  : nonna ho visto un film e ho pensato a te , torno a vederlo e ti ci porto.

Così ,incredibilmente,. io che al cinema ci vado ormai davvero tanto di rado , sono andata in un pomeriggio strano al cinema in una multisala deserta nella quale mi perdo a vedere il film con mio nipote.

Ho cercato di essere il più distaccata possibile , anzi ho cercato di vedere il film criticamente ; non volevo cascare nella trappola e mi sono soffermata piuttosto sui suoi contenuti formali , sulla lunghezza della prima parte cercando di apprezzare il lato estetico della raffinata regia.

Poi nell’ultima parte , quella nella quale il film prende il volo e attraverso la magia del teatro nel teatro , mentre sentivo mio nipote accanto tutto raccolto nella commozione ho capito che non dovevo abbandonarmi all’emozione , non è da nonna. 

La verità è  che il film tocca una mia corda segreta , anzi tutte le mie corde e per questo mio nipote aveva  pensato a me.

La perdita di un figlio è un segno indelebile e io lo so e cerco di difendermi dall’entrare nella spirale dalla quale poi è impossibile uscire senza ricomporre la memoria attraverso uno sforzo immane e se si aggiunge che nella vita poi ho cercato tanto di ricreare nel teatro le emozioni nascoste , in quel film le motivazioni per crollare c’erano tutte.

Devo dire che non sono riuscita a dire grazie a mio nipote come avrei voluto , sono stata brava a fare la critica cinematografica ostentando addirittura un certo distacco , certe volte anche io so recitare la mia parte.

Ma adesso lo posso dire , il film è bellissimo e accidenti a Shakespeare e al suo perfettamente ricostruito Globe Theatre : anche  io ho allungato la mano verso l’attore Hamlet in quel contatto che attraverso il dolore riporta alla vita la memoria del dolore e lo fa vivere nel cuore.

Il pianto liberatorio l’ho fatto a casa , ora Giovanni lo sa.

Il processo di Atene

Certe volte capita di riaprire lo sportello di un mobile che contiene tanti video e tante foto dei molti spettacoli che in anni passati ho realizzato con il Centro teatrale del Liceo della mia città,

Con una classica operazione nostalgia ho voluto rivedere un testo che avevamo messo in scena nel 2011 , tratto dall’Orestiade di Eschilo e che avevamo intitolato Il processo di Atene .

Condensando le trilogia nel tempo canonico del teatro scuola i ragazzi avevano dato vita ad un testo unico che passando da Agamennone , Elettra ed Eumenidi finiva nell’idea iniziale che in realtà è il discorso di Atena la quale attraverso l’Assemblea dona ai cittadini la libertà e il dovere di compiere attraverso un processo un atto di libertà.

Aiutati dalla splendida traduzione di Pier Paolo Pasolini mi sono emozionata nel rivedere una rappresentazione che mi apparteneva e che ho trovato straordinariamente attuale-

Sono giorni particolari , con un occhio alla tv per vedere lo strano dilatarsi di una guerra che a macchia d’olio si espande su tutto il  mondo , con altro occhio seguiamo un dibattito tutto italiano che riguarda un referendum sulla giustizia al quale i cittadini dovranno rispondere fra dieci giorni.

L’attuale compagine politica che ci governa propone alcune modifiche alla Costituzione attraverso le quali si dovrebbero migliorare alcune modalità che riguardano i magistrati e in ultima analisi la gestione della giustizia  stessa.

Ebbene , molte teorie  banali , molte elocubrazioni odierne impallidiscono leggendo il testo antico.

Stranamente nei versi di Eschilo attraverso le parole di Atena ho  ritrovato molte più motivazioni relative alla gestione della giustizia di quelle che circolano adesso nei nostri dibattiti televisivi.

Nel regalare agli uomini la giustizia la dea dall’Aeropago dichiara… Su questo colle regneranno insieme la pietà e il timore            , tenendo lontani dal peccato gli uomini . A meno che essi non rovescini ancora le norme civili.  Nessuno fa il suo dovere senza qualche timore.

Chi infanga una fonte non potrà più dissetarsi con acqua pulita.

Ne l’anarchia  né la dittatura vi stiano mai di fronte  , ma l’autorità non sia del tutto bandita…la verità  non ferisce.

Qualche anno fa , durante la stagione teatrale dell’INDA una voce di donna lesse dagli spalti il discorso di Atena :era la sorella di Giovanni Falcone nel giorno anniversario della strage di Capaci. Rispettiamo il lavoro dei magistrati  e la Costituzione , votiamo NO.

L’aiuto di A.I.

Recentemente ho vissuto uno strano dramma che mi ha messo in crisi perché mi sono trovata senza tutta la mia memoria del p.c.

Senso di vuoto orribile , mi sono trovata come se mi avessero cancellato la memoria di una quindicina di anni , non  è stata proprio colpa mia semmai è stata la mia scarsa conoscenza dei segreti informatici che mi ha portato ad autorizzare uno bravo a fare una certa operazione e pff! Il video vuoto corrispondeva  al vuoto della mia memoria  e in un primo momento senza speranza di recupero.

Poi, fortunatamente mi sono ricordata che qualche anno fa avevo fatto prudentemente un beckup e quindi una buona parte dei miei documenti li avevo salvati .

Successivamente il prezioso amico , incolpevole autore del danno , si è rivolto all’intelligenza artificiale e abbiamo ritrovato tutto , anche se attualmente tutta la mia memoria sta sul monitor , come se avessi i miei organi interni tutti in vista.

Piano piano cercherò di riordinare il tutto , ma ci vorranno giorni e giorni di pazienti verifiche .

Intanto però e questo è il motivo del mio post di oggi ho capito che A.I. può davvero servire anche per piccoli problemi senza dovere aspettare l’esperto di turno che mi dia una mano.

Da me interrogata su un piccolo problema ( avevo aderito con troppa fretta ad una app che mi garantiva a pagamento dei film senza pubblicità ) e volendo cancellarmi perché non me ne servivo abbastanza  ho interpellato l‘intelligenza che con pochi elementi mi ha indicato la strada della cancellazione in pochi passaggi ed eccomi  libera dal contratto !

Potenza degli algoritmi , chi me lo avrebbe detto solo dieci anni fa che avrei imparato a usare queste terribili e misteriose strade  immateriali , anche se ancora sono alla scuola dell’infanzia informatica questa piccola conquista mi ha messo allegria.

Anche se ho ancora le mie interiora recenti da salvare , qualche progresso l’ho fatto.

Ripensare Faust

Il mito di Faust attraversa la musica francese , curiosa predilizione dei musicisti d’Oltralpe .

Il Faust di Gounod e La damnation de Faust di Berlioz sono due   casi diversi con cui gli autori si sono avvicinati allo stesso  mito.

Aggiungo anche il Doctor Faust di Busoni , svizzero di cultura germanica molto interessante anche se raramente rappresentato che offre una ulteriore vicinanza con il mito goetiano.

Il titolo più popolare e più rappresentato è sicuramente il primo della lista , personalmente trovo Il Faust di Gounod quasi noioso , ridondante e musicalmente meno interessante dei tre che cito.

Attualmente  se ne può vedere una nuova messinscena dal BSO e francamente mi riconferma la mia scarsa valutazione dell’opera.

Forse perché invece Berlioz la pensò quasi in forma di oratorio  mi pare comunque più interessante all’ascolto .

C’è però un lontano Faust di Gounod del Met , ritrovato su Youtube che ha  nella direzione di Yannik Nezèt Seguin un fascino che non ho ritrovato in altre edizioni  ascoltate più o  meno recentemente.

La delizia del suo valzer del primo atto fa il paio con la tragicità della catartica sublimazione finale : sotto la sua bacchetta la musica si fa decisamente molto più accattivante .

Certo , la suo tempo a visione di un giovane Kaufmann ebbe il suo peso e anche Renè Pape (in forma di grazia ) contribuirono  ad impreziosire la storia ; non  lo stesso posso dire del nuovo astro urlatore sulla cresta dell’onda Tetelmann che affronta il ruolo nell’ultima versione ; ho sempre la sensazione che pensi più agli acuti da fare che non la ricerca del personaggio che comunque ha il suo spessore drammatico.

In ogni modo sempre meglio dei terribili Faust della mia giovinezza , col diavolo vestito di rosso col mantello svolazzante ,  i fischi e i fumi sulfurei delle sue sparizioni nell’inferno di cartapesta.

Europa cercasi

Una fulminante intuizione del grande Massimo Troisi   che diceva così : gli americani fanno le guerre perché poi ci fanno i film o anche più provocatorio: fanno i film perché poi ci fanno le guerre.

Come la giriamo in effetti pare che la questione americana riguardasse  il modo semplicistico con cui venivano affrontate nel tempo le questioni internazionali .

Ripercorrendo la storia , senza distinzioni fra repubblicani e democratici ci accorgiamo quanto di hollywodiano ci sia nell’approccio falsamente moralistico di un grande paese che banalmente  e con mezzi più o meno leciti sia stato causa e/o effetto di molte guerre in paesi più o meno sviluppati con l’intento apparente di portare pace e democrazia ma con la reale motivazione   che riguarda l’interesse relativo al grande fonte ispiratore di tutto a partire dal secolo scorso : il petrolio.

Tutto era sembrato facile con un solo nemico , storicamente e politicamente ostile , l’ URSS , facile dividere il mondo in due.

Poi sono apparsi altri protagonisti sullo scenario politico mondiale , soprattutto la Cina e il facile equilibrio a due si è  rotto .Aggiungiamo la sottovalutazione di quello che è nella trama mondiale il vero sottotesto : la grande divisione del mondo arabo tra sciti , integralisti e i sunniti , tendenzialmente proiettati verso una visione che , con le dovute e ovvie diversificazioni , fa riferimento ad una visione più laica della realtà .

Qui le cose si complicano perché in quell’area già di per sé complessa e confusa c’è un elemento di vero disturbo : lo stato d’Israele , spina nel fianco per la non appartenenza al mondo che lo circonda , un pezzo di occidente innaturalmente inserito geograficamente in un mondo che non gli appartiene-

Ovviamente non faccio riferimento al popolo d’Israele , inteso in senso religioso, quello è un ulteriore elemento di complesse visioni storiche.

In tutto questo noi europei , onusti di cultura e di vecchie glorie , capaci solo di incollare con l’oro ( come fanno i giapponesi con i loro vasi rotti) le nostre guerre secolari siamo  nella difficile posizione di chi non conta più niente a meno  di non essere capaci di recuperare un ruolo guida , perlomeno con quella parte di mondo dal quale nacque la grande democrazia americana , cercando di superare la terribile parentesi Trump , che storicamente ci ha messi tutti nella più grande crisi di questo nuovo millennio cominciato proprio male.

Due Gioconde

Due anni fa andai prima a Saltzburg e poi a Napoli per ascoltare praticamente di seguito due versioni della Gioconda di Ponchielli , un’opera che avevo visto in anni lontani e che era praticamente uscita dal repertorio dei grandi teatri.

Trovai veramente brutta la messinscena austriaca , anche se impreziosita dalla direzione di Antonio Pappano e poi a distanza  di pochi giorni , anche perché si riproponeva praticamente con lo stesso prestigioso cast salisburghese , la versione napoletana che in effetti risultò migliore se non altro perché era rispettosa della faraginosa trama.

Un’operaccia verista , con un orribile libretto , oggi francamente quasi inascoltabile.

L’ho risentita adesso , riproposta on line dal SanCarlo e la mia valutazione di due anni fa è confermata.

Ovviamente l’avere sul palcoscenico contemporaneamente tre mostri sacri della attuale scena lirica è un’occasione imperdibile ma la valutazione sul valore musicale resta lo stesso.

L’alternanza di arie che hanno rappresentato il cavallo di battaglia di tenori , soprani e baritoni non giustifica la ripresa : scene corali d’insieme con cori francamente banali , la improponibile Danza delle ore , messa li perché comunque serviva il balletto nel  plot, insomma un polpettone da cui salviamo le grandi voci e le grandi arie : Kaufmann , Netrebko e Tezier brillano di luce propria . godiamoceli .. a prescindere.

Nei ricordi lontani c’è una Gioconda vista a Macerata allo Sferisterio , non mi ricordo in che anno e rimasi colpita entrando nell’arena di trovarmi davanti praticamente una ricostruzione del Palazzo Ducale  di  Venezia , della trama ricordavo solo che c’era di mezzo una cantatrice cieca , ma evidentemente avevo sintetizzato la storia.

Oggi ne giustifico ancora la ripresa per la bellissima Cielo e mar , un must di Jonas Kaufmann che la canta sempre anche nei concerti e al solito  ci fa il pieno di applausi.

Per il resto , a mio modestissimo avviso , l’opera intera la possiamo riporre nel cassetto come le cose di pessimo gusto di nonna Speranza.

volare oh oh

Volare oh oh..

Ci voleva questa tragica circostanza , questa guerra regionale che riguarda tutto il Medio oriente per scoprire quanti sono gli italiani in vacanza in giro per il mondo anche in un periodo nel quale generalmente si lavora .

Cerca sessantamila , sono dati della Farnesina , i nostri connazionali in qualche modo interessati nel loro programma di viaggio e tutto a un tratto stupiti dal fatto di trovarsi in un teatro di guerra con tutti i problemi che riguardano le scadenze dei voli , gli aeroporti bloccati , la prospettiva di lunghe attese nella speranza di trovare il percorso giusto per ritrovare la via di casa.

Poi quando piano piano ritornano a casa , all’inizio anche  poco assistiti sul piano diplomatico dalle nostre rappresentanze all’estero si sono arrangiati spendendo cifre da capogiro per traversare il deserto e arrivare in Oman oppure  addirittura passare dalla Cina per tornare dalla Tailandia.

Evidentemente siamo un popolo di vacanzieri  e spesso mi sono domandata se tanti connazionali affascinati dalle mete esotiche conoscano abbastanza il nostro paese da privilegiare le mete lontane , effetto piccolo borghese di chi magari non è mai stato in luoghi straordinari in Calabria o nel Cilento.

Dopo cinque giorni di guerra sulle tv stanno  finendo  le interviste ai reduci : non tornano dalla guerra ma hanno tutti da raccontare le ore passate con la paura , quella vera di chi partendo per Dubai pensava solo di farsi una vacanza tipo Disneyland e si è trovato in mezzo a qualcosa di imprevedibile , le loro dichiarazioni contengono una dose di stupore e nessuna considerazione politica vera.

Confesso  a mio disdoro che in anni lontani anche io ho fatto un giro negli Emirati Arabi , in realtà perché la crociera costava poco e avevo una curiosità specifica : volevo vedere i fantastici grattaceli che le grandi firme mondiali innalzavano ai confini del deserto.

Ne ritornai abbastanza sconvolta : trovai Dubai orribile  e gli altri Emirati in ordine inverso come interesse : quello che mi piacque di più fu il piccolo Fujairah , il meno contaminato dalla ricchezza petrolifera.

Comunque pare che ormai al Mall di Dubai sia ritornata la gente assuefatta ai droni e ancora curiosa di vedere le grandi firme sfavillare nelle boutiques allineate come in un qualsiasi suk popolare.

La guerra si allarga , lo stretto di Ormuz strozzerà le economie di mezzo mondo ma i vacanzieri italiani sono tornati a casa :
penso che abbiano anche battuto le mani all’atterraggio , così è la vita.