Nei primi anni Novanta del secolo scorso vidi un bel film di Emir Kosturiça intitolato Il tempo dei gitani e quel film mi è tornato in mente in questi giorni nei quali si discute del tragico epilogo e di una un foto di ragazzini che è costato la vita ad una povera signora che stava tranquillamente sul marciapiede aspettando il tram.
I quattro bambini in fuga con le loro magliette uguali mi hanno riportato a quel film , a quel mondo di nomadi che vivono vicino a noi , non si integrano mai e vagano nella loro arcaica precaria regola vita tribale senza che non si arrivi quasi mai a intercettarne le usanze e i costumi antichi.
Non è accusando le autorità che si trovano i colpevoli , non è radendo al suolo i campi rom ( e in questo caso il campo rom non era neppure riconosciuto ), non è sbattendo i bambini “ in riformatorio” come urla il ministro della paura che pur al governo da tre anni a un suo collega di partito non ha chiesto di intervenire in casi di totale degrado incolpando come al solito il permissivismo del comune che comunque ben poco può fare in questo mondo chiuso con regole proprie di clan .
Nel film , dove tutti rubano a tutti , il piccolo protagonista ruba le monete d’oro che la legge gitana mette sugli occhi del padre per augurargli il viatico per l’aldilà, poi si allontana come in un film di Chaplin dentro uno scatolone vuoto in una strada fangosa verso un avvenire comunque vago e fuori dalle leggi di chi vive nel mondo ordinato di chi ha le case e le leggi a cui obbedire.
Sappiamo che ci sono bravi sacerdoti che cercano di aiutare le famiglie nomadi , ci sono i volontari delle associazioni che lavorano sul territorio che cercano di portare i ragazzini a scuola , ci sono insegnanti che dedicano il loro tempo in modo particolare a questi bambini che spesso pur essendo nati in Italia non esistono per le nostre regole codificate.
Questi venivano dalla Bosnia e spesso sono originati da ceppi etnici radicati qua e la nella vecchia Jugoslavia , hanno regole crudeli e sono gruppi chiusi nel loro vagare anche se ormai anche molti di loro entrano in modalità stanziale e addirittura esistono leggi e regolamenti che li accettano nelle graduatorie dei richiedenti alloggi.
Esiste pure una legge che consente ai giostrai ( questo è spesso il loro lavoro) di spostare i propri figli nelle scuole quando si muovono sul territorio.
Ma siamo in un mondo a parte . Si chiamano zingari , gitani , tzigani e sappiamo solo che vengono da lontano e che non amano fermarsi a lungo nei luoghi dove capitano.
La loro precarietà li ha fatti spesso vittime del sistema in cui comunque si trovano a vivere , anche loro finirono nei crematori durante il periodo nazista in molte parti di Europa.
Mi fanno pena i ragazzini scalzi e sporchi che chiedono l’elemosina agli angoli delle strade , ma bisogna stare attenti , perché la nostra pietà può finire con l’alleggerimento del portafoglio!
Che dire , non si ferma l’acqua con le mani , non si ferma una cultura antagonista con le nostre regole , serve solo la tolleranza e magari la buona volontà , quei ragazzini tornati al campo stavano intorno alla matriarca , unica loro fonte di autorità conosciuta , difficile anche se non impossibile cercare di integrarli nelle nostre regole .
Ma siamo sicuri che siano tutte regole giuste?