Piccoli mostri crescono

Un ristoratore mette fuori un cartello dove è scritto : No ai bambini sotto i dieci anni.

Ovvia indignazione della stampa che nasconde la triste realtà : i genitori non sono più in grado di educare i bambini piccoli al controllo di se e al rispetto degli altri.

Con le dovute eccezioni nel bel paese dove  crescono i limoni  crescono anche i bambini molto maleducati.

Lo sanno tutti i viaggiatori che in treno subiscono ore in cui  scompostamente i piccoli corrono nel corridoio , urlano , si muovono continuamente impedendo il viaggio sereno a chi magari vorrebbe approfittare del viaggio per leggere o lavorare al pc , o magari semplicemente fare un pisolino.

Leggermente diversa è la situazione sui treni d’oltralpe che pure frequento abitualmente : i genitori , mediamente molto più giovani dei genitori italiani, sono molto meno permissivi dei colleghi , cercano di tenere buoni i bambini con giochetti vari , sono meno pazienti ma al contempo più rigidi e il risultato si vede :
è decisamente più probabile riuscire a fare un pisolino sui treni tedeschi o austriaci che in quelli italiani e di questo ne sono grata.

Abbiamo il tasso di natalità bassissimo , ormai siamo tutti molto vecchi e la generazione che dovrebbe essere quella del ricambio generazionale è molto occupata a cercare il lavoro che non c’è, a pagare affitti altissimi che non permettono ipotesi di allargamento familiare così i pochi bambini crescono male , troppo curati e coltivati come fiori rari.

Penso che abbia ragione il ristoratore romagnolo anche se mi mette molta tristezza doverlo ammettere.  

Edipo a Colono

Non avevo trovato posto a Siracusa e mi era dispiaciuto , io che sempre con tanto anticipo prenotavo i miei viaggi mi ero stupita che fosse impossibile trovare posto al Teatro greco.

Ho cominciato a sperare nella ripresa televisiva e infatti ieri ho potuto finalmente vedere il bellissimo Edipo a Colono per la regia di Robert Carsen.

Dopo la rivelazione di Carsen ,da me considerato un grande  regista di opere , trovare in lui un raffinato realizzatore di una tragedia greca mi era parso già straordinario.

Ne avevo scritto sul mio blog :il suo Edipo nudo di Giuseppe Sartori era stato di grande impatto visivo e di forte resa drammatica.

Aspettavo quindi con ansia questo suo nuovo impegno “ l’Edipo a Colono” una tragedia particolarmente cara al mio cuore.

Sappiamo che fu rappresentata postuma per merito di un nipote dell’autore e questa meditazione sulla morte rappresenta forse il punto più alto del pensiero sofocleo ed il suo rapporto col divino.

La stessa nuda scala che aveva visto la tormentata vicenda di Edipo ci viene riproposta con la semplice aggiunta di un rigoroso bosco di alti cipressi – colonne  , l’orchestra è ben delimitata e le luci raffinatissime restringono la scena fino alla dissolvenza.

Lo spettacolo , nella bella traduzione moderna di   Francesco Morosi propone personaggi in abiti moderni , semplicità e rigore insieme alla grande resa drammatica ne fanno un capitolo a parte rispetto alla perdurante tradizione siracusana , non c’è mai declamazione , non c’è melopea , niente effetti speciali.

Solo la forza della parola accoppiata all’eleganza dei movimenti dei cori : bianco il popolo di Colono , verde come le piante il coro delle Eumenidi che scendono la scala del sacro bosco ieratico.

Definire lo spettacolo soltanto elegante è togliergli molto della sua unicità.

Il gesto finale di Edipo che oltre la morte ritorna alla vista lascia con il fiato in gola : mi riecheggia in testa l’inizio del terzo stasimo ,nella vecchia traduzione che ho trovato in libreria: chi brama una vita che si stenda oltre la misura è custode della propria follia.

…invidia , dissensi , contesa , battaglie e stragi : ultima sopravviene la vecchiaia , esecrabile , insocievole , non ha forza o amore , assieme vi dimorano tutti i mali estremi.

Il Lied romantico

Un breve incontro con una garbata signora alla stazione di Verona , il mio tentativo di spiegarle il motivo per cui il canto del Lied è considerato la classe regina del canto mi ha portato a riprendere in mano un prezioso ( difficilissimo ) libro di Mario Bortolotto sulla introduzione al Lied romantico.

La mia scarsissima conoscenza della musica appena agevolata dalla lunga frequentazione di questa mirabile musica mi ha fatto passare un piacevolissimo pomeriggio e saltando le lunghe dissertazioni con immagini e grafici  , pagine e pagine di pentagrammi , sono arrivata di nuovo alla fine del magico e coltissimo discorso dell’autore .

Come spiegare tanta magia ? ho rubato inserti dalla quarta di copertina per aiutarmi e questo mi è stato  sicuramente di aiuto.

Il Lied è il “ compagno segreto”, della musica moderna dal Beethoven di Kunnst du das Land allo Strauss dei Vier Letze Lieder ,questa forma accompagna tutti i trasalimenti e le incandescenze della musica moderna nata con i romantici in  terra tedesca…..

Tra i metafisici stupori di Schubert e la schumanniana religione del Reno si crea in pochi anni una polarità nella quale poi si disporranno via via Brahms  e Wolf , Wagner e Mahler… il Lied si rivela un  continente di cui Schubert ha tracciato i confini….

Mi sono avvicinata a questa musica attraverso una voce mirabile ed un altrettanto mirabile pianista , devo all’ascolto dei grandi cicli :

Die Schöne Müllerin , la Winterraiase e l’ultimo prezioso Schwanengesang la mia seppur scarsa conoscenza del tedesco; devo ai Dicterliebe e agli zwölf Gedichte l’avere cercato di approfondire il senso di tanta bellezza ; devo alla mia costanza nell’avere seguito negli anni  tutte le Liederabend a cui ho potuto partecipare.

Devo a Jonas Kaufmann e a Helmuth Deutch  l’essere felice quando ascolto questa musica.

Quando la Tv testimonia

Sappiamo tutti che la televisione è un elettrodomestico , come la lavapiatti e l’aspirapolvere ma c’è stato un momento verità che ha innalzato il banale strumento casalingo a testimone di realtà in tempo reale: il mezzo è diventato il messaggio e quasi in contemporanea ci sono stati due momenti in cui la tv è diventata un prezioso reality. Seguivo l’incontro alla Casa Bianca con il povero Zelewsky costretto alla giacca d’ordinanza mentre il Boss , inquadrato frontalmente sciorinava i suoi banalissimi prodromi ai  cosiddetti “grandi” europei messi in torno a fare le figurine  ( e già questo era uno spettacolo nello spettacolo.)

Contemporaneamente ogni tanto saltavo a Cincinnati , in tempo per vedere il primo barcollare del povero Sinner , sullo 0/40 sono tornata a Washington , magari si diceva qualcosa di più sulla guerra ukraina .

Niente , il linguaggio del corpo rivelava la megalomania del potente  e la sudditanza alla quale si era sottratto un attimo solo il solito Macron ( banale invece la storia meloniana dell’accordo futuribile italiano sull’articolo 5 della NATO , tanto si fa per dire e sfoggiare l’americano fluentrly) quando sono tornata a Cincinnati in tempo per capire che era già finito tutto ,finita la partita .

 Simultanea pazzesca che rende la TV un vero testimone  e la innalza al ruolo di vera informazione del tempo reale.

Bastano quei pochi minuti per capire quanto di falso e di inutile , di artefatto e precotto in realtà vediamo ogni giorno sui nostri teleschermi. 

Una serata in cui si è capito la potenza del mezzo , peccato che capiti così di rado.

Ferragosto

Anche questo ferragosto è passato con tutti gli auguri che fioriscono ogni anno più abbondanti e più ricchi di immagini di angurie e girasoli.

Neanche molto tempo fa questa usanza non c’era e non ho capito da cosa scaturisca .

Si tratta di un giorno di festa che viene da un’antica festa pagana e se vogliamo essere osservanti c’è la bella tradizione della Madonna Assunta e devo dire che molte processioni , spesso vicine al mare hanno la loro suggestione.

Per il resto vuoto pneumatico , in certi giorni è meglio non ammalarsi , tutto sommato è meglio morire , perlomeno si da meno daffare dei giorni normali.

Lentamente il bollettino dei figli/ nipoti lontani si ricompone ; tra un po’ torneranno tutti al lavoro qua e la e qualcuno tornerà anche alle sudate carte , ci sono lauree in vista.

E’ strano ripetere il pensiero di mamma quando ad agosto andavamo via tutte e lei si lamentava di rimanere sola , adesso io lo penso soltanto , di sicuro non mi lamento  ,anzi trovo  suggestivo questo silenzio sulle strade che  lascia lo spazio ai molti allarmi antifurto che squarciano la tranquillità dei gabbiani i quali  volano liberi nel silenzio che fa tanto pandemia ed è tutto sommato  addirittura piacevole. 

La tv offre i soliti pezzi forti : dal classico Sorpasso , ai vari Pranzi di ferragosto con  varianti sociali sul costume che cambia , ma cambia in peggio.

Scruto il cielo , la speranza della rivoltura di mezzagosto non mi pare alle porte , con questo clima che cambia abbiamo avuto addirittura il fresco a luglio e poi è meglio non sperare in cambiamenti climatici , con i tempi che corrono rischiamo di vedere cascate di fango  e racconti di tragedie a due passi da casa . Ci bastano le immagini di quelle che comunque arrivano dal  mondo vicino , non credo che la fine dell’estate porti miglioramenti nel panorama mondiale.

Intanto l’Europa continua a contare sempre meno , così va il mondo in questo ferragosto.

Il mondo dei gitani

Nei primi anni Novanta del secolo scorso vidi un bel film di Emir Kosturiça intitolato Il tempo dei gitani e quel film mi è tornato in mente in questi giorni nei quali si discute del tragico epilogo  e di una un foto di ragazzini che è costato la vita ad una povera signora che stava tranquillamente sul marciapiede aspettando il tram.

I quattro bambini in fuga con le loro magliette uguali mi hanno riportato a quel film , a quel mondo di nomadi che vivono vicino a noi , non si integrano mai e vagano nella loro arcaica precaria regola vita tribale senza che non si arrivi quasi mai a intercettarne le usanze e i costumi antichi.

Non è accusando le autorità che si trovano  i colpevoli , non è radendo al suolo i campi rom ( e in questo caso il campo rom non era neppure riconosciuto ), non è sbattendo i bambini “ in riformatorio” come urla il ministro della paura che pur al governo da tre anni  a un suo collega di partito non ha chiesto di intervenire in casi di totale degrado incolpando come al solito il permissivismo del comune che comunque ben poco può fare in questo mondo chiuso con regole proprie di clan .

Nel film , dove tutti rubano a tutti , il piccolo protagonista ruba le monete d’oro che la legge gitana mette sugli occhi del padre per augurargli il viatico per l’aldilà, poi si allontana come in un film di Chaplin dentro uno scatolone vuoto in una strada fangosa verso un avvenire comunque vago e fuori dalle leggi di chi vive nel mondo ordinato di chi ha le case e le leggi a cui obbedire.

Sappiamo che ci sono bravi sacerdoti che cercano di aiutare le famiglie nomadi , ci sono i volontari delle associazioni che lavorano sul territorio che cercano di portare i ragazzini a scuola , ci sono insegnanti che dedicano il loro tempo in modo particolare a questi bambini che spesso pur essendo nati in Italia non esistono per le nostre regole codificate.

Questi venivano dalla Bosnia e spesso sono originati da ceppi etnici radicati qua e la nella vecchia Jugoslavia , hanno regole crudeli e sono gruppi chiusi nel loro vagare anche se ormai anche molti di loro entrano in modalità stanziale e addirittura esistono leggi e regolamenti che li accettano nelle graduatorie dei richiedenti alloggi.

Esiste pure una legge che consente ai giostrai ( questo è spesso il loro lavoro) di spostare i propri figli nelle scuole quando si muovono sul territorio.

Ma siamo in un mondo a parte . Si chiamano zingari , gitani , tzigani e sappiamo solo che vengono da lontano e che non amano fermarsi a lungo nei luoghi dove capitano.

La loro precarietà li ha fatti spesso vittime del sistema in cui comunque si trovano a vivere , anche loro finirono nei crematori durante il periodo nazista in molte parti di Europa.

Mi fanno pena i ragazzini scalzi e sporchi che chiedono l’elemosina agli angoli delle strade , ma bisogna stare attenti , perché la nostra pietà può finire con l’alleggerimento del portafoglio!

Che dire , non si ferma l’acqua con le mani , non si ferma una cultura antagonista con le nostre regole , serve solo la tolleranza e magari la buona volontà , quei ragazzini tornati al campo stavano intorno alla matriarca , unica loro fonte di autorità conosciuta , difficile anche se non impossibile cercare di integrarli nelle nostre regole .

Ma siamo sicuri che siano tutte regole giuste?

Rinnovi

Continuano a entrare in autostrada contromano molti anziani e alcuni provocano disastri e tragedie.

Strano , sono tutti uomini , forse le donne sono più sagge o solo più

capaci di adattarsi alla vita che cambia ?

Alla mia età il rinnovo della patente è un esame relativamente più difficile e vado al controllo con una certa apprensione , sarei nei guai se non potessi più guidare.

Vivo in una città con collegamenti un po’ precari da casa mia e per me la patente è fondamentale per andare al supermercato e al mare .

Il viaggio più lungo lo faccio per andare a casa di un mio figlio , sono venti chilometri e li faccio solo di giorno e se non piove !

Un tempo , neanche tanto lontano guidavo allegramente per 500 chilometri per andare in montagna , mete facili erano le città  dove andare a vedere una bella mostra e adesso ci vado lo stesso,  però in treno.

Ora il genio “ministro del ponte” minaccia ed evoca regole più rigide per i rinnovi agli anziani, si intervistano psicologi che spiegano l’acqua calda , come se la stupidità si potesse misurare con i test.

Il senso della misura , il senso del proprio controllo sono appannaggio di tutti i vecchi che incontro e già molti allegramente mi confessano di non guidare più , anzi molti/e fanno vite così ritirate da essere già sepolti prima di esserlo davvero.

Per quelli che ancora se la sentono ( e io sono in quell’un per cento della popolazione che ha vissuto due guerre mondiali , la Resistenza , il boom economico , le guerre mondiali a pezzi di questo nuovo folle millennio) il guidare rappresenta un ultimo sguardo di vita sul mondo.

Vorrei mantenerlo nei limiti del possibile.

Tornare a casa

Modalità risparmio : a casa dopo un luglio abbastanza impegnativo e un inizio agosto scoppiettante di gioie.

Adesso mi aspetta un lungo periodo di riflessione , nessun programma allettante , si torna nella sonnolenta provincia e al lettino al mare.

Guardo con indifferenza i problemi di chi deve ancora partire per lavoro , aria di ferie totali in Italia , se ne vanno tutti , qua e la anche i miei familiari.

Niente è più deprimente per chi si ferma , come me adesso , il via vai di programmi , trolley , scioperi e strade interrotte , la gimkana estiva che per molti non è finita.

L’occhio però corre già ai programmi d’autunno , con curiosità sfoglio i titoli delle nuove stagioni : qualcosa di bello ci sarebbe  ma troppo lontano , in Italia mi incuriosiscono solo i titoli meno banali  e non ne leggo molti.

Ho un bel libro da finire , soprattutto vorrei recuperare idee di poesie lasciate sul comodino , la poesia è sempre il più bel rifugio per chi ama ascoltarsi davvero.

Oso un paragone , in fondo è persino banale : leggere poesia è come ascoltare i miei amati  Lieder, dalla poesia nascono anche loro.

Vorrei andare in ferie anche con il blog , poi penso a quanto ho trascurato di parlare delle cose del mondo , mi ero rinchiusa in una bolla musicale anche per non intrecciare eventi culturalmente importanti con i fatti orribili della vita che la distratta lettura dei giornali mi aveva fatto evitare.

Non posso dire che il mondo dia segni di ravvedimento , stiamo rotolando in un vortice impazzito e ne siamo tutti colpevoli.

La logica della finanza globale mischiata alla paura ancestrale del “ diverso” ha prodotto questo arretramento culturale sempre più vincente nel mondo globale.

Un ritorno pericoloso verso le destre più estreme ed è meglio non aprire il dibattito: ho la voce stanca di chi sente inutile qualsiasi richiamo alla giustizia e al ragionamento democratico.

Siamo decisamente in minoranza .

Seratona all’arena

Tempo clemente , incredibilmente ! Fa pure caldo e la folla festante riempie i tavoli del Liston 

Si torna all’ arena di Verona come alla fiera e ill motivo é la rituale serata -concerto con Jonas Kaufmann.

Prima parte : Wagner ,poco  risuonate le sue note tra queste antiche mura (lo dice Jonas ) e tutto sommato ci stanno un po‘ come i cavoli a merenda .

Unico momento mirabile „im fernen Land „ dal Lohengrin che però è l‘opera di Wagner più italiana e la voce di Kaufmann ne esalta il legato dolcissimo, niente da dire, nessuno lo canta come lui.

Della secona parte , un‘orgia pucciniana , ho molto amato i classicissimi pezzi da novanta dei suoi bis ,di cui ho amato in modo particolare il suo „ ch‘ella mi creda“…. Un capolavori di dolcezza .

Un’ottima partner , Marina Rebeka , evidentemente lieta di una simile esperienza gratificante anche per lei.

Mi veniva da ridere pensando a quanto Kaufmann non ami Pinkerton , lontani sono i tempi del suo „ vieni , vieni „ ai tempi di Pappano quando  fece impazzire le donne di mezzo mondo con i suoi jeans strappati.

In finale ci ha risparmiato il Brindisi della Traviata , in compenso con tutta l‘arena festante ci ha salutati con Volare , cantato da tutta la cavea in delirio.

Grazie alla gentile Cecilia Gasdia ho avuto il raro privilegio di festeggiarmi a mezzanotte , un compleanno meno pesante visto l‘imponente cifra dei miei anni  insieme al mio ormai vecchio amico Jonas , penso sempre che possa essere l‘ultimo , ma va bene così.

Molte carissime amiche e qualche nuova lettrice , il mio quarto d’ora di notorietà, anche se ho sempre meno voglia di treni e di valigie.

Alla prossima, comunque.