L’opera “streaminzita”

Un tempo , molti anni fa quando veniva annunciata la ripresa video di un evento musicale ne eravamo felici perché in qualche modo restava memoria di quello che avevamo apprezzato a teatro .

Era un po’ come fare le fotografie durante un viaggio , restavano nella memoria le cose che avevamo viste davvero.

Poi il mondo si è fermato , siamo tutti prigionieri di un microscopico male  che ha provocato lutti e dolore nel mondo intero .

Per noi che amiamo e vivevamo anche di musica e di teatro il mondo si è fermato in un fermo immagine ulteriore e difficilmente compreso da chi non avendo mai frequentati i teatri e le sale da concerto non può rendersi conto di quanto sia grande questo vuoto esistenziale per gli orfani dello spettacolo dal vivo.

In un primo momento la generosità e la politica promozionale dei teatri è servita a riempire questo buco doloroso , ma ormai l’autentica valanga di proposte on line è tale che ne provo quasi repulsione o per meglio dire una forma di nausea da indigestione di immagini.

Questo non vuol dire che ne rifugga , ovviamente c’è proposta e proposta e  non è che la visione di reperti lontani sia da rigettare , solo che spesso servono ad aumentare quel senso di tristezza e lontananza come  tutte le cose datate che ne provocano la memoria.

Però i prossimi giorni si preannunciano con qualche regalo , perlomeno per me : conto alla rovescia e finalmente vedrò qualcosa di speciale , anche se mi fa male pensare che avevo il biglietto , l’albergo e il volo …per Monaco . Ma il destino cinico e baro ha fatto sì che addirittura non ci siano più voli Lufthansa dall’aeroporto di Falconara e a pensarci bene non potrei arrivare neppure fin lì perché, guarda caso, il suddetto è addirittura in un comune limitrofo ma diverso dal mio .

Forse questa Bohème mi riconcilierà con gli streaming….

It’s Christmas!

Mi sono tolta la soddisfazione e con meno di venti euro mi sono levata la curiosità di giudicare personalmente il nuovo CD natalizio che tanto fa dibattere nei siti dedicati al troppo preso sul serio  in questa occasione Jonas Kaufmann.

Partendo dall’assodato presupposto che si tratta di un disco commerciale , natalizio , forbescanente distribuito adesso in questo triste mondo dilaniato dalla pandemia del Covid oserei dire che a parziale discolpa del peccato originale bisogna convenire che il progetto era partito  già prima del dramma attuale e che è fatto davvero nei ritagli di tempo .  A questo proposito mi meraviglio che addirittura sia andato a Salisburgo a inciderne una parte , mentre cantava  ( e come cantava !) Die toten Staadt a Monaco.

Poi un pezzo qua , un pezzo là , quest’estate era finito e con un paio di cartoline con la neve più finta che neanche a Hollywood negli anni cinquanta ecco il pacco dono in vendita .

Pare che vada benissimo nelle vendite e ancora il Natale deve arrivare , Chapeau.

Io me lo sono ascoltato con calma , un giorno di vento , bella raniccchiata sotto le coperte e stupore massimo  mi pace ! Soprattutto mi piace quel primo CD tutto tradizione tedesca , un profumo di freddo e di neve e di ricordi di montagna quando nei beati anni passati andavo la matttina presto a Messa nella piccola chiesa di Zuel.

C’è molto sacralità popolare nei canti che volutamente ho voluto ascoltare prima di leggere sia le note intelligenti del cantante e soprattutto  l‘origine e gli autori dei canti .Senza volerlo ogni tanto mi veniva in mente di pensare a Martin Lutero , a Hendel e anche a Bach , poi ho scoperto che , aldlà di alcuni arrangiamenti discutibili in realtà ci avevo azzeccato davvero.

Mi piaccioni i pochi inserti con i cori infantili , mi piace la reiterazione dei versi , mi piace il fatto che si sgranano come il  ricordo di una religiosità perduta .

Poi sono passata al secondo CD che mi piace molto meno e non perché ogni tanto si sbaglia gli accenti ( mica è Supermann! ) , mi piace meno perché tradisce la voglia di accontentare fette di mercato importanti , soprattutto quello americano dando  per scontato  che non è bravo come Bing Crosby  cosa che a me me importa davvero poco.

Ci sono brani notissimi che cantiamo anche dalle mie parti con banali traduzioni , alcune orribili come Astro del ciel  o Adeste fideles  massacrato all’arrangiamento .

Da italiana mi dispiace che ci sia solo una canzone ( chissà dove l’hanno pescata ) e ci manchi il solo canto di Natale che anche nel nostro paese del bel canto dove in realtà quasi nessuno canta in chiesa contrariamente a quanto avviene in tutti i paesi del Nord una carola antica ci sarebbe stata bene :si tratta di quel Tu vieni dalle stelle che invece stranamente riescono a   cantare tutti.

Non lo metterò in macchina dove resta saldamente inserito il magico Selige Stunde, questo è un gioco che non mi servirà a preparare biscotti né a creare atmosfera nelle cene minimaliste che dovrò replicare per riuscire a incontrare tutti i familiari , magari me lo risentirò nei lunghi giorni festivi , quando contro ogni buona volontà familiare finirò lo stesso per restare sola .

In fondo con la modica spesa che ho affrontato mi considero appagata e confermo che ne valeva la pena .

PS: se le note se le è scritte da solo conferma che evidentemente quel bambino che aveva vinto un  premio a otto anni una certa dote letteraria ce l’aveva già nelle sue corde.

Facciamo festa!

Mai amati i mercatini di Natale , anzi ho sempre cercato di evitarli e da quando anche in Italia sono cominciate a fiorire queste fiere importate dal Nord li ho trovati fastidiosamente inutili .

Ricordo i giri più lunghi che facevo a Monaco per evitare l’odore di salsiccia e il fastidio delle folle che sciamavano in Marienplatz , tra cui anche molti italiani arrivati in massa per l’occasione.

Poi quest’anno orribile mi è successa una cosa strana : sono entrata in un negozio per un regalo di compleanno , un pensierino come si usa dire e ho visto la vetrina già addobbata con i carillon natalizi.

I pattinatori sul ghiaccio  , credo stiano lì da anni (e invenduti perché oggetto carissimo ), l’albero di Natale mignon rotante , anche un presepe carillon e  ad un tratto  mi sono sentita piena di allegria .

In cotanta miseria ….(cit ) mi è venuta una strana voglia di regali natalizi , forse una reazione naturale al grigiore che ci aspetta .

Sicuramente proprio per il gioco dei meccanismi contrari della mente mai come adesso mi è venuta voglia di fare regali , magari piccoli piccoli ,sicuramente inutili ,ma segnali di speranza e di gioia visto che di gioie ne avremo ben poche intorno alle nostre tavole rigorosamente ristrette.

Intanto mi sono regalata anche le arie natalizie del buon Jonas che con anticipo aveva ben pensato di inciderle addirittura lo scorso anno ( il..mercante che è in lui nel nome o più semplicemente la Sony cha fa indagini di mercato?) , certo è che per combattere quelle orribili sfere con spille , il logo Covid che tanto ci condiziona ,una piccola buona risposta potrà essere anche la ottimistica invasione di palle di Natale che di rottura di palle ne abbiamo già abbastanza comprese di angoscie , insonnie e problemi materiali diffusi con abbondanza .

Quindi contravvenendo ad ogni snobistico atteggiamento finora avuto nei confronti delle feste natalizie intese come fastidiosa routine da baypassare quest’anno con gioia mi attingerò a partire dall’otto dicembre a decorare la casa e a spendere qualche soldino per gli aborriti pacchettini inutili  evitati negli anni passati dando anche un minimo di ossigeno ai nostri commercianti disperati. 

Chiarimento

A questo punto occorre una mia precisazione : non è stato per un fatto personale che ho scritto quel pensierino che ha scatenato , e li ringrazio tutti , le reazioni indignate di tanti miei lettori e amici.

Il fatto è che mi ero stufata di leggere che ogni volta che capitava qualcosa ad una donna più o meno della mia età ( ma anche molto meno ) il pennivendolo di turno usava la deliziosa definizione : “nonnina” definizione che se un tempo poteva sembrare affettuosa allo stato attuale non risponde alla realtà della nostra vita .

Questo pensiero fa il paio con il fatto di non essere economicamente necessarie così caro al famigerato Toti e relega le persone ancora attive e utili ( vedo solo nonni a prendere i nipoti alla scuola primaria del quartiere) e ci mette invece in icone di pascoliana memoria : la vecchina con lo scialletto davanti al braciere , tenera e indifesa .

Poi la realtà è molto meno poetica , i vecchi , perché siamo vecchi davvero , ci sbattono nelle residenze per anziani quando diventiamo ingombranti nelle case sempre più piccole , salvo poi piangerci quando ce ne andiamo davvero , insalutati ospiti di una società impietosa e egoista.

Non era per un fatto personale che ho scritto il post , diciamo che era una difesa d’ufficio della categoria!

Già che ci sono approfitto anche per fare rilevare a chi scrive ( male ) gli articoli di cronaca che se una volta tanto qualche dottore si onora di andare ad assistere a domicilio chi ha bisogno non c’è bisogno di definirli “ una gentilissima dottoressa” perchè quella ha fatto semplicemente il suo dovere , visto che la medicina di base è sì penalizzata, ma ha fatto comodo a molti medici di trasformarsi in “ricettifici” via What’s up , dimenticando il loro ruolo primario che una volta era quello del medico condotto , quello che i pazienti li conosceva davvero e che si faceva anche il giro quotidiano per andare a trovare quelli malati che avevano bisogno anche di un conforto fisico , spesso più utile di tante prescrizioni specialistiche che attualmente sono tutti pronti a prescrivere , tanto così si ingolfano meglio le strutture pubbliche già intasate, anche senza la pandemia attuale.

Valeria e Emma Dante

A Jesi , orgogliosa e colta piccola città marchigiana nacque Valeria Moriconi , a Jesi le hanno pure intestato un piccolo teatro e ne  coltivano la memoria attraverso un premio prestigioso che la prima volta fu assegnato addirittura a Isabelle Hupper che venne qui distratta e imbronciata a ritirarlo.

Questa volta lo hanno dato a Emma Dante che agli inizi della sua carriera fu attrice giovane accanto a Valeria .

Il premio le fu consegnato a giugno , non so perché non ci andai , forse l’AMAT non me l’ha detto , certo che ieri , nel giorno del compleanno di Valeria quando hanno postato il lungo video della cerimonia ho avuto un tuffo al cuore .

Presentava Gilberto Santini,si sono avvicendati sul palco gli amici Cecchini e Filosa e io ho ricordato fra le tante occasioni di incontro con Valeria  la mia visita a casa sua , nella sua casa sulle Mura orientali , i tanti abbracci in camerino e una bella lettera che mi scrisse quando ambasciatrice AMAT ricucìvo i rapporti con il teatro stabile delle Marche. Mi disse : finchè ci saranno persone come e me e te il teatro non morirà.

Piansi tanto durante la camera ardente che nel caldo giugno del 2005 fu allestita nel suo Teatro Pergolesi , forse perché ero più fragile del solito per un altro mio personale pesantissimo lutto .

Ieri mentre ascoltavo Emma Dante  e pensavo  chissà se si ricorda di me , quell’appassionata eterna vice-presidente Amat che ne seguiva i suoi esordi strepitosi nei nostri preziosi teatri di tradizione .

Ha parlato con leggerezza anche del suo esordio nella lirica e ha nominato quella Carmen scaligera che mi fece scoprire due voci diventate così importanti nella mia vita : Jonas , già tanto affermato e Anita , la clamorosa rivelazione del duo Lissner- Baremboim.

Il premio Moriconi dato a Emma Dante è quanto di più giusto la città di Jesi poteva fare in questo momento di silenzio e di buio del mondo teatrale .

Tutto è spento , tutto tace : prosa e lirica accomunate dalle luci spente ovunque e assolutamante non rimpiazzabili dagli streaming che comincio a odiare : il teatro vive del suo rapporto vivo tra la scena e quel vuoto palpitante che sono gli spettatori .

Un po’ assurdamente a giugno ne parlavano come se il peggio fosse passato .Mettendolo in rete ieri se ne sentiva il peso doloroso , proprio da ieri nelle Marche non si va neppure da un comune all’altro.

di gilet e di sardine

La pandemia sembra avere cancellato tutta una serie di fenomeni politici che avevano caratterizzato il nostro passato recente .

Chi ricorda più dei Gilet Jaunes che scardinavano i fine settimana nelle città della Francia provocando danni clamorosi e paura tra i cittadini?

Chi ricorda le piazze piene del movimento delle Sardine che hanno scandito una rivolta di segno opposto ma ugualmente vistosa sulle piazze italiane lo scorso autunno e inverno?

Sembra che l’ansia e l’angoscia di una ben più grave emergenza abbiano annullato sia le proteste di destra che gli impegni fuori dalla poltica tradizionale nella sinistra.

Sono stati dei fermo-immagine a mio avviso solo rinviati nel momento dell’emergenza o dei fiumi carsici che riprenderanno appena le folle ritorneranno padrone delle piazze svuotate dalla paura del contingente ?

Non me la sento di analizzare con conoscenza approfondita il fenomeno francese che aveva sicuramente nella rabbia popolare un suo fondamento consolidato , mi piace di più parlare di quello che è successo in Italia e che sembra avere esaurito la sua spinta propulsiva , perlomeno a leggere i commenti degli analisti politici  italiani.

Le sardine avevano il loro punto di forza nello stare appunto stretti e compatti cone sardine sulle pubbliche piazze e questo oggi non si può fare , ma avevano , almeno nel loro nucleo centrale , soprattutto a Bologna , un’idea di fondo che non può essere scomparsa con la contingente realtà che vieta gli assembramenti.

C’era in quel movimento qualcosa di profondamente necessario         , difficilmente incanalabile nei binari stretti e obsoleti della sinistra italiana.

Sia a destra che a sinistra le idee camminano sempre attraverso le figure di leaders occasionali intorno ai quali si aggregano i tanti che specialmente adesso , al tempo dei social , trovano una spinta ad uscire dal proprio privato per riconoscersi .

I corsi e ricorsi storici ci dimostrano che a ogni manifestazione di carattere politico ne segue una altrettanto forte e contraria , in questo senso si capiscono anche le alternanze populiste in contrapposizione con le analoghe e forti istanze democratiche .

Una classe poltica intelligente dovrebbe avere la capacità di sintesi e di decodificazione dei segnali che vengono dalla  spinta di base .

Mai come adesso proprio quando si sono  perse le forti ideologie del secolo scorso si dovrebbero cogliere i segnali del pensiero fluido che caratterizza l’ondeggiare del consenso popolare , e questo avviene a ben guardare in tutta l’Europa.

Ne è dimostrazione inequivocabile lo spostamento veloce del voto popolare . Dopo un tempo lunghissimo in cui si misuravano gli spostamenti elettorali sulla base degli zero-virgola in questo nuovo millennio si scompare e si riappare con oscillazioni impensabili solo l‘altro ieri .

Spero che lo spirito primigenio delle sardine non si perda e che dal vasto mare delle promesse non mantenute queste idee e questi quattro bravi ragazzi riemergano per darci di nuovo un filo di speranza.

Un ricordo personale

Se ne è andata una cara amica , succede spesso quando si entra nei pesanti anni anagrafici , ma questa persona merita un ricordo particolare da parte mia.

Egle Gropallo Fazioli è stata la fondatrice del FAI nelle Marche , fu lei che con un piccolo gruppo ristretto di persone amiche raccolse l’invito di Giulia Maria Crespi e dette vita alla nostra delegazione regionale.

Persona garbata e discreta Egle aveva dalla sua una signorile tenacia e un garbo insospettabile dietro una facciata elegante e priva di ostentazione.

Generosamente  dette anche in comodato alla Pinacoteca di Ancona due suoi preziosi piccoli quadri di Alessandro Magnasco , preziose figure di scuola genovese.

Nella sua bella casa di Pietralacroce , dietro le vetrate si vedeva lontano il mare e dentro si respirava quell’aria raffinata di chi è abituato alla vita nel bello e nell’arte intese come guida nella vita.

Aveva studiato arte a Firenze e me lo raccontava con passione ricordando la sua gioventù fiorentina , lei che poi sposando il conte Rinaldo Fazioli era poi venuta nelle Marche di cui fu sempre testimone di silenziose raffinate scoperte .

Era un suo cruccio e di tutti noi che il FAI non avesse un suo bene nella nostra regione , ma qui cozzavamo sempre contro il fatto che i beni una volta acquisiti avremmo dovuto anche mantenerli e questa è sempre stata una regione povera di industriali generosi e di sponsor allettati altrove da ben altra risonanza.

Coinvolse nell’’avventura FAI anche mio marito che ne fu valido collaboratore nella sua veste di Capo delegazione della provincia di Ancona .

Eravamo anche un po’ parenti , anche se poi la vita che cambia con le nuove generazioni cambiò anche questa relazione familare .

Non cambiò mai invece l’amicizia e il piacere di vederci , sempre un po’ meno  da quando poi scelse di andare a Roma a chiudere la sua lunga vita.

Oggi , nel mio piccolo spazio in cui spesso racconto quello che succede nel mondo mi piace rientrare nel privato di un ricordo personale e salutare l’amica Egle , una raffinata nobile creatura che mi onorò della sua sincera e affettuosa amicizia.

Ingolato

Forse i miei manzoniani venticinque lettori ogni tanto aspettano le mie notarelle del blog.

Sempre più difficile trovare argomenti sicuri , che non diano adito a polemiche , anche se alla fine quello che mi era venuto voglia di commentare è stato un lapidario “ ingolato” scritto evidentemente da un esperta melomane sotto una recente esibizione di Kaufmann pubblicata da YouTube.

Certo ci sono notizie ben più rilevanti in giro per il mondo : la vittoria del duo Biden-Harris nonostante i balletti del negazionista Trump è di quelle che possono in qualche modo dare una sterzata alle vicende del mondo intero.

Anche più strepitosa l’ipotesi che Pfizer sia davvero vicina all’avere quasi pronto un vaccino , peraltro messo a punto in collaborazione con la società tedesca fondata da due figli di immigrati turchi .

Questo bicchiere mezzo pieno  meriterebbe che gli dedicassi molto più spazio in questo mio piccolo francobollo di pensieri.

Forse però sarà perché sono un’assidua lettrice di quotidiani  (la mia mattinata comincia con loro ) mi rendo conto che le penne prestigiose , i  commentatori illustri già scrivono abbondantemente sulle grandi vicende e che poco spazio resta a chi si diverte con i propri modesti mezzi a tenere vivo un canale che comunque si è stabilito da anni con  tanti  amici sparsi per li web.

Allora torno alla esperta che sulla Barcaccia trancia il suo secco giudizio sul più grande tenore del mondo e sembra aggiungere dopo quell’aggettivo tombale che evidentemente il mondo è pieno di inesperti , ignoranti e incolti ammiratori di un tenore che non merita tanto clamore intorno a se.

Dato per scontato che l’Ingolato non ha certo bisogno della mia difesa mi sono capitate proprio stamani due frammenti lirici che forse possono servire a spiegare il fenomeno sotto altri punti di vista .

Primo esempio : chissà da dove hanno trovato un pezzettino della famosa Traviata del Met del 2006 . L’arrivo di quell’Alfredo impetuoso accusatore della sciagurata che lo ha lasciato è da manuale dell’Actor Studio , qui non si canta soltanto , signora mia , si interpreta ed è davvero tutta un’altra cosa.

Secondo esempio : ascolto un seppur noto tenore cantare un’aria notissima e ci metto un’attimo a riconoscerla . Si tratta delle Fleur della Carmen e non è da me non riconoscere all’istante un’aria così nota.

Poi capisco che il seppur bravo e celebre tenore la canta con tutte le note a posto , ma non ci mette quell’ansia di sconfitta , quell’accettare la perdita di volontà , quel perdersi nel proprio destino che solo un grandissimo riesce a trasmettere con le stesse note .

Al quale si perdonano anche le arie natalizie sperando che prima o poi il BSO tiri fuori quel  DVD della Toten Stadt che sicuramente hanno in archivio , anche perchè ero presente la sera della registrazione.

L’understatement

Seguo distrattamente il notiziario televisivo mentre faccio un solitario sul tablet.

Ad un tratto mi colpisce una notiziola : nell’ultimo giorno di libertà per i negozi prima della chiusura in zona rossa a Milano si è verificato un picco nelle vendite di pigiami e tute sportive.

Allora mi sono immaginata tutta una popolazione sciatta , di individui senza sesso che non si vestono in maniera civile durante il giorno , che si abbandonano al casual più sbracato , alla pigrizia estrema nel non vestirsi in maniera congrua.

L’abito che non fa il monaco , il non abito che rinnega la forma , la pericolosa china del “ è più pratico” , tanto che mi vesto a fare “ diventa l’anticamera del pensiero sospeso , il grigiore uniformante di una società indifferenziata.

Sarà che ho sempre aborrito , anche nei lontani tempi normali , la famigliola in tuta verso i luoghi di vacanza, io che avevo un compagno che quando si metteva comodo era col classico blazer blu che si accingeva al viaggio.

Me l’aveva attaccata questa idiosincrasia per lo sciatto-comodo e io che in fondo una certa vena di proletarissimo undestatement ce l’avevo , mi ero piano  piano adeguata alle sue elitarie considerazioni sul modo di vestirsi , ovunque e comunque.

Mi rendo conto che è un discorso d’antan , che in tempi di pandemia si deve comunque essere contenti che qualche cosa i negozi l’hanno venduta , ma alzando gli occhi dal solitario non ho potuto fare a meno di immaginarmi  davanti agli occhi un popolo sdraiato sul divano , in informi tute slabbrate , in attesa di riprendere a pensare correttamente .

Non è detto che in ultima analisi la forma non diventi anche sostanza.

Lamentazione

Resta poca da raccontare quando la vita si restringe in ogni residua attività per le persone come me , tanto abituate a viaggiare.

Lo si vede dai social , molte “ care memorie” di viaggi più o meno lontani , molti streaming e nei siti dedicati al famoso dedicatario si rispolverano sempre di più le immagini patetiche dei primi passi in scena.

Poi se non bastasse l’angoscia dei numeri della pandemia ci si sono messe anche le elezioni americane “telenovela non stop” a mantenere lo stato di precarietà e di angoscia che serpeggia nella testa anche dei più stabili mentalmente.

Il problema riguarda soprattutto la notte , sempre più lunga anche perché la tendenza di andare a letto con le galline è molto diffusa quando non si sa proprio dove potere andare.

Figli e nipoti ci proteggono , traduzione benevola del fatto di lasciarci soli , sempre più soli per evitare di contagiarci .

In realtà , perlomeno a me fa l’effetto di una morte civile prematura , anche se non è giusto lamentarsi della dorata solitudine che perlomeno  nel mio caso è compresa di vista mare con giardino.

Durante la primavera tutto questo mi era pesato meno , questo secondo round del virus mi sembra  molto più duro da digerire  , ci sono sempre più notizie che ci riguardano da vicino  tipo battaglia navale : c’è sempre qualcuno in quarantena più o meno volontaria , qualcuno che sta male , qualcuno che dovrebbe curarsi i mali veri e che resta indietro nelle terapie .

Il segno più preoccupante del mio stato mentale è che non mi interessano più neanche gli streaming degli spettacoli che qualche generoso teatro mette in rete . Ormai mi fanno l’effetto della minestra riscaldata .

Il bel libro che sto faticosamente leggendo per fortuna è grossissimo , devo la segnalazione ad una cara amica israeliana , magari ne parlerò quando lo avrò finito.

Ma dalla lettura ritorno sempre alla diabolica tv, l’unica droga che mi aiuta , soprattutto la notte sempre più lunga.

Per oggi chiudo qui , alla prossima puntata , sperando che nel frattempo perlomeno Biden ce l’abbia fatta .

Conteggi

Quando stamattina  quando , cercando di non farlo troppo presto , ho acceso la tv nella speranza di sapere se era finita la telenovela dell’elezione del presidente degli Stati Uniti ho constatato che ancora c’era da aspettare , e neanche poco , per sapere il risultato definitivo che comunque sarà ampliamente contestato da Trump che ha già annuncito fuoco e fiamme , ricorsi a raffica e tutto l’ambaradan legale possibile da mettere in atto per accettare una già probabile sconfitta.

A questo punto mi sono tornate in mente le immagini di un film , rivisto anche recentemente : AI di Spielberg nel quale un ispirato Tom Cruise con degli strani guantini con le luci sulle dita muoveva schermi trasparenti, conteggiava dati ed immagini e sembrava farci vedere un futuro a portata di mano.

Poi stamani vedo le immagini delle palestre , delle sale di riunione delle poste americane dover centinaia di persone guardano una a una delle schede di carta . con precisione e lentezza e questo è quanto la supertecnologica America riesce a produrre in tema di voto elettorale ancora oggi.

Nel paese della Silicon Valley , nel paese che per primo ci ha permesso di intecconnetterci tutti , da parlarci con i telefonini , di mandarci messaggi attraverso i continenti , in questo nostro mondo di superconnessioni veloci in cui i bambini giocano  sulle tastiere come cosmonauti, il sistema elettorale degli Stati Uniti è ancora alla fase della diligenza del vecchio West.

Qualcuno mi dovrebbe spiegare se questo tipo di conteggi sia garanzia di sicurezza democratica o se invece anche laddove noi pensiamo che sia tutto più avanti che non nella vecchia Europa ci siano ancora delle inquietanti sacche di arretratezza burocratica.

Quando con sufficenza durante lo spoglio delle elezioni regionali  recentemente un commentatore italiano diceva che purtroppo certi dati del Sud Italia sarebbero arrivati in ritardo  io fare una proposta diversa.

 Proporrei di mandare i nostri scrutatori siciliani o calabresi a dare qualche lezione agli scrutatori americani persi tra i loro schedari ancora tutti rigorosamente cartacei.

Vienna nel cuore

Ci risiamo : era cominciato a Parigi , la sera del Bataclan.Ero a Londra al , solito per un’opera e mentre ero ancora in albergo su Facebook mio nipote da Parigi mi diceva di stare bene .Sul principio non riuscivo a capire il senso di quell’informazione , poi via via tutti i miei amici parigini mi dicevano la stessa cosa e allora ho acceso la tv :l’orrore , i morti , l’assurdo di un terrorismo che speravo di non vedere più in Europa.

Poi ormai ci ho fatto l’abitudine , ogni tanto i miei amici  : a Berlino , a Bruxelles , a Londra mi mandano notizie , ma da quando viviamo con la spada di Damocle del Covid mi sembrava che non ci fosse più posto per altre disgrazie e invece mi sbagliavo di grosso:
adesso Vienna : la mia adorata Vienna . La città musicale tanto amata , la città nella quale ogni volta che ci vado riconosco i segni della grande cultura europea che la pervade.

Die welt von gestren , il mondo di ieri di Stefan Sweig . Invece no , stamani gli amici mi hanno cominciato a raccontare di essere rintanati in casa e addirittura chi era all’Opera ha dovuto restarci chiuso per ore prima di essere rimandato a casa e questo è il racconto di una cara amica che tristemente mi parla anche di un appello televisivo del Cardinale di Vienna che raccomanda di essere pazienti e non rispondere all’odio con l’odio.

La mia amica Gabriele mi saluta “ da una triste città” che faccio fatica a riconoscere nelle immagini di sangue che ci trasmette la televisione.

Stasera è annunciato uno streaming dell’Onegin dall’Opera di Vienna , chissà se lo faranno.

Non è finita , pare ieri quando i turchi arrivarono alle porte di Vienna , la storia ciclicamente si ripete e ci conferma che gli inarrestabili conflitti di religione , intrecciati come sono con le forze oscure dell’economia troveranno sempre le braccia fanatiche pronte a inondare di sangue le strade della nostra vecchia Europa.