Nel bosco berlinese

Faceva veramente caldo nel teatro del bosco , il mitico Waldbühne di Berlino sabato sera , quello che colpiva di più nella imponente distesa umana era il palpitare incessante dei ventagli, la massa di persone accorsa per l’ultimo concerto della stagione dei Berliner.

Finale col botto : Petrenko e Kaufmann , “viva Italia “e un bellissimo programma e specialmente nella parte sinfonica veramente eccelso.

Senza togliere niente al mio benamato tenore la parte più preziosa del concerto è stata quella riservata a Ottorino Respighi e al suo poema , di cui Petrenko ci ha regalato due parti : le Fontane di Roma e i Pini di Roma.

So che ha in programma l’integrale in autunno  che comprenderà anche Le feste romane  e sarà bello ascoltare una musica che qualche volta abbiamo considerato con un certo snobismo solo folkloristica.

La possente chiusa dei Pini dell’Appia antica ha scatenato un autentico boato nell’affollatissima arena , talmente piena anche lateralmente da sembrare un tappeto omogeneo vista dall’alto.

Ma cominciamo dall’inizio : Jonas Kaufmann ritorna sul quel palco dove quasi lo scoprii tanti anni fa , in una strana serata tv in cui per al prima volta lo vidi e lo sentì cantare con Anna Netrebko e con quello che in quegli anni lontani era suo marito , Erwin Schrott.
Comincia con il Prologo dei Pagliacci , un  fenomeno di interpretazione che avevo già ascoltato a Vienna e poi via via inanellando classici del suo repertorio finemente legati al periodo musicale di riferimento del verismo italiano.

Un solo momento verdiano concesso da Petrenko , ma come dirige lui l’overture della F.d.D valeva la pena di fare il salto d’epoca.

Finale divertente , minaccia un temporale , salta l’ultimo pezzo in programma a favore del bis Core ingrato poi col solito siparietto da grande mattatore e con l’invito di Petrenko alla folla di correre a casa tutti saltellano e fischiettano  Berliner Luft.

Cronaca locale

Siamo arrivati al mare bollente : l’Adriatico è un mare con basso fondale , chiuso tra L’Italia e la Croazia con un’unica apertura a sud e in questi giorni ha fatto si che una città di mare come Ancona che non aveva mai rischiato il famoso bollino rosso delle città dell’entroterra adesso si ritrova tra le più calde.

Al mare è più caldo vicino alla riva che non più indietro , anche solo di qualche centinaio di metri.

Gli scienziati ce le avevano cantate in tutte le lingue , ci avevano fatto anche tanti bei diagrammini per farcelo capire meglio : se non si cambia lo stile di vita il “climate change” arriverà inevitabilmente verso il 2050 .

Egoisticamente avevo pensato , tanto io non ci sarò , ovviamente per questioni anagrafiche se non per altro e invece la natura o chi per lei la vendetta se l’è presa prima , simo già nel grande caldo globale.

Per assurdo fa più caldo a Berlino che a Bari , il centro Europa frigge con grande democratica equa distribuzione.

Schiacciati sotto il ventilatore che comunque consuma meno dell’aria condizionata si cerca di passare le ore pomeridiane facendo meno movimenti possibili .

Anche i  cervelli meno allenati ai disagi di ogni tipo producono idee  se possibile anche più cretine.

E’ di questi giorni da queste parti che una giunta regionale abbia pensato  a una proposta di legge affascinante : meno kebab più ciauscolo ( tipico salame molle marchigiano) , meno pizzerie napoletane e più vincisgrassi ( sorta di lasagne locali molto condite) .Al grido riportiamo i borghi marchigiani alla cucina tradizionale si pensa che questo possa recuperare immagine e consenso per i turisti che comunque e fortunatamente rari passeranno in futuro da queste parti.

Una bella idea sovranista , chissà se i ragazzi che ormai mangiano più volentieri il sushi che lo stoccafisso saranno contenti di questa bella pensata retrò, anche se credo che la proposta di legge non provocherà nessuna inversione del gusto resta il fatto che a destra i pensieri inutili trovino più allegramente spazio.

Intanto continuiamo a bollire in una terra dolce e bellissima , lontana dai grandi flussi turistici.

Ci è sempre più difficile arrivare a Roma e dall’autunno taglieranno anche il volo giornaliero per Monaco.

Rivedere Alcesti

Sarà perché è un  testo su cui ho lavorato tanto , sarà perché ne conosco le difficoltà obbiettive necessarie per metterlo in scena , sarà perché è difficile raccontare una storia strana con un happy end problematico ero molto curiosa di vedere finalmente nel pregevole canale culturale RAI5  la ripresa del testo euripideo messa in scena a Siracusa durante le recente stagione dell’INDA .

Sono rimasta francamente delusa perché lo spettacolo non è soltanto brutto , gli spettacoli belli sono veramente rari , ma per l’assoluta mancanza di comprensione culturale  necessaria  per affrontare il testo .

Comincio dal principio , nessun problema sull’allestimento moderno , ormai ci sono abituata , ma allora si dovrebbe cambiare il registro della recitazione che invece resta ancorata alla dizione pomposa e classica delle rappresentazioni siracusane.

Quello che manca è il concetto di “pietas” che racconta il sacrificio di una sposa quando tutti hanno già rifiutato di morire al posto del marito , in realtà Il vero protagonista nel suo negarsi al fato accettando anzi lo scambio senza porsi minimamente il problema del senso di colpa . Un Admeto molto amletico , il cui unico sfogo  (e unico momento di buona recitazione ) nel momento in cui urla la sua rabbia contro un padre che non accetta di finire i suoi giorni per il figlio .Manca la voce di Alcesti , la sua perorazione dolce per raccomandare una nuova vita al marito , il suo salutare tenero i figli Poteva essere un’idea lasciarle solo  il canto , ma così si priva il personaggio di tutto il suo spessore ,

Si arriva quindi alla seconda parte , l’arrivo di Eracle ignaro di quello che è successo nella casa e del silenzio di Admeto per  mantenere la sacralità dell’accoglienza nei confronti dell’ospite .

Terribile l’idea di far recitare in dialetto sia il servo che l’ospite confuso nel fumi dell’alccol .

Sappiamo la fine : per riconoscenza nei confronti dell’ospite Eracle fa una fatica in più , riporta dall’Ade una donna , simile nelle forme alla defunta Alcesti , Admeto se la deve prendere così com’è  senza porsi tanti scrupoli , pacchetto offerta , la muta deve rispettare i tre giorni del rituale silenzio . Fine della trasmissione e dello spettacolo modestissimo.

Io avevo pensato diversamene : la mia Alcesti parlava , pirandellianamente parlava e il suo “così è se vi pare” nato dalla lunga elaborazione del testo fatta con i ragazzi era stato molto apprezzato quando con il nostro Centro teatrale liceale avevamo messo in scena la storia.

Sono ancora qui

Una pausa , il blog sarebbe stato troppo triste, se ne è andato un caro amico di sempre e che recentemente avevamo ripreso a frequentarci in modo regolare : mi invitava nella sua bellissima casa nella città antica con vista sul porto . colazioni formali , come non usano più e poi mi scriveva poesiole , messaggi , veri e propri articoli di costume.

Me li mandava su Messenger , non sempre correttissimi nella forma , deliziosi nella sostanza.

Il vecchio avvocato si divertiva con me e io leggevo volentieri i suoi pensieri sempre garbati : la tristezza di un mondo che non capiva più e nel contempo ne sentiva tutta la lontananza dal mondo volgare nel quale è finito il nostro paese.

Se ne è andato serenamente , un raro privilegio che tutti vorremmo fosse anche il nostro.

Intanto , senza fare programmi a lunga scadenza leggo i prossimi programmi dei vari teatri italiani , anche se le amiche più giovani seguitano a tentarmi per trasferte più lontane .

Il problema è che quando leggo i nomi di registi e cantanti mi passa la voglia di affrontare treni e aerei per andare a sentire e vedere cose che ho visto e sentito a livelli preziosi e non ho molta voglia di vedere cose per cui non mi vale la pena di spendere energie , mi pare di avere già visto e sentito abbastanza .

Cerco ancora i pochi preziosi nomi per i quali vale la pena muovermi e in fondo provo una certa invidia per chi testardamente continua a viaggiare per qualche cosa per cui a mio avviso non vale più la pena di muovermi.

Qualche titolo meno banale nei programmi romani e fiorentini , per adesso mi accontento di quel poco che avevo programmato tanto tempo fa e che riempie già abbastanza il mio personale programma estivo.

Tanto l’autunno arriva presto , vediamo se mi scatta ancora la voglia di riprendere il valigino color prugna..

PS: . avendo un nipote che affronta la maturità ho voluto leggere le tracce , ben sette, che mi hanno intorcinato la testa .

Mentre in tempi neanche tanto lontani avevo ancora qualche voglia inespressa di riprendere in mano qualche elaborato stimolante questa volta ho pensato solo : poveri ragazzi . Meno male che mio nipote in gambissima se l’è cavata con uno dei meno banali , passerei per le armi chi ha escogitato le scelte : c’è del marcio in Danimarca!

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Il mondo nuovo

Stavo scrivendo una piccola riflessione su un programma visto in tv e volevo anche fare riferimento ad uno spettacolo che si riferiva allo stesso argomento quando per essere certa della data ho chiesto conferma a ChatGBT ,

Risposta immediata : data , luogo e regia dell’evento.

Poi la gentile ed efficiente entità mi dice se desidero una risposta breve o una più articolata .

Io che seguito a pensare umanamente risposto con gentilezza . mi basta la risposta breve perché mi serve per un mio piccolo pezzo del blog.

Non lo avessi mai detto : mi arriva sollecita una elegante forma di elogio : brava , vedo che ti interessa la letteratura del secolo scorso ; vuoi che ti faccia una traccia breve del pezzo magari partendo dal ricordo dello spettacolo  oppure vuoi un saggio letterario?.

A questo punto mi offendo e rispondo : no grazie , faccio da sola!

E mi accorgo di avere parlato con un algoritmo al quale ho dato mie informazioni , miei pensieri e mi sono pure offesa per l’ingerenza !

Non sapevo se ridere o piangere se penso che chiunque può scrivere un saggio , un tema o un intero libro con questo strano scherzo che si chiama intelligenza artificiale e mi dice pure in che stile lo voglio…..certo che ormai siamo arrivati all’abisso senza che ce ne rendiamo  completamente conto.

Per la cronaca , la proposta del pezzo fatta da intelligenza artificiale era molto meglio articolata del mio striminzito pezzettino , scritto di fretta e sicuramente con qualche refuso.

Mi dispiace per l’amico Giulio che per anni è andato a cogliere i miei molti errori e le mie inesattezze.

Il nostro mondo è finito.

Un libro importante

Grazie a una preziosa segnalazione del critico tv del Corriere ieri sera ho visto sul Nove un impegnativo programma condotto da Massimo Cacciari che ha illustrato e in qualche modo spiegato l’alto contenuto di uno straordinario libro di Karl Kraus : Gli ultimi giorni dell’umanità.

L’ora tarda non mi ha facilitato il facile ascolto anche per il livello impegnativo con cui il filosofo ha riportato all’attenzione la straordinaria attualità del poderoso libro di Kraus.

Così stamani sono andata a riprendermi il bel volume Adelphi , facile riconoscerlo sullo scaffale per le ottocento pagine che lo compongono.

L’ho ripreso in mano e ricordo che avevo faticato non poco a leggerlo , non perché sia di difficile lettura ma per la mole dell’ampio testo teatrale che si snoda dall’inizio della grande guerra e prosegue negli anni tanto che Kraus praticamente non ha mai cessato di scriverlo.

Tutto autentico : il suo attento ripercorrere i “discorsi da bar” della Vienna de tempo , gli articoli falsi e bugiardi di una stampa asservita alla necessità della guerra , ai discorsi ( a volte involontariamente comici ) dei politici e dei potenti.

Una urgente necessità di rileggerli oggi alla luce del nostro presente ha spinto il filosofo a riprendere il discorso sulla inutilità e al tempo di una necessità della guerra come fine naturale del destino di una Europa forse giunta alla fine della sua storia.

Il testo praticamente impossibile da mettere in scena , l’autore diceva che sarebbe servito un teatro su Marte  intendendo l’incapacità di realizzare con fedeltà la summa di fatali idiozie che lo fanno un testo profetico anche ai nostri giorni.
Ricordo che nel 1990 Luca Ronconi ne curò un allestimento negli enormi spazi del Lingotto , le assurde logiche degli alti comandi , la stupidità degli Stati Maggiori . 

Ne vidi una versione in tv che certamente non rendeva la forza della rappresentazione dal vivo . 

Ho una importante lettura da riprendere in mano.

Maqroll il Gaviere

Questa volta non parlerò di un libro in particolare ma di un personaggio che lega i tanti libri che lo vedono protagonista o comunque presente insieme ad altri incredibili personaggi usciti dalla penna di un grande scrittore sudamericano che si chiama 

Alvaro Mutis.

L’incredibile personaggio che attraversa le sue storie  è il Gabbiere ,

io lo incontrai per caso , fu un libro Adelphi “L’ultimo scalo del Tramp Steamer “ , mi interessò perché era una storia di mare , poi ci fu un film  visto al festival di Venezia nel 1996 , ricordo l’elegante signore biancovestito che accompagnava il suo libro da cui era tratto il film” Jlona arriva con la pioggia”.

Ne rimase affascinato anche Fabrizio De Andrè tanto che la sua Smisurata preghiera è nella colonna sonora del film .

Ed è di Mutis anche quella direzione “ ostinata e contraria” che De Andrè fece poi sua.

Continuai a cercare i libri di Mutis , uno lo comprai in una grande libreria in Piazza Argentina a Roma e il commesso molto complice della mia richiesta ricordo che mi disse con l’aria di un appartenente allo stesso club : anche lei ama Mutis?

Li sto rileggendo uno a uno , mi accompagnano sulla spiaggia i personaggi improbabili e conradiani che affollano le storie e che vagano nei porti del Caribe e di tutta Europa .

Si dice Alvaro con l’accento sulla A , colombiano di nascita poi ha vissuto in mezzo Sudamerica , dei sui libri non saprei dire quale mi sia piaciuto di più : hanno tutti l’odore dei porti , di acque morte , ci cordame marcito .

Raccontano di taverne improbabili , di grandi alberghi di lusso  , di tanto alcool e di sesso , di donne fatali , di amori e di navi più o meno in buono stato.

Sembra di vedere un film un po’ datato ma non per questo meno affascinante .

Maqroll il Gabbiere è anche un poeta , uno dei libri è la summa del suo pensiero.

Molti titoli si trovano ancora on line , un consiglio di lettura che mi piace condividere.

Dalla Russia con amore

L‘avevo letto nel 1984 , mi ricordo esattamente l’anno perché in quel settembre avevo fatto un bellissimo viaggio in URSS .

Un avvocato del gruppo , il viaggi era organizzato dal Consiglio nazionale forense, me l ‘aveva consigliato e così con una certa iniziale fatica avevo letto Pietroburgo di Andrej Belyi rimanendone affascinata:
Quello che non avevo colto a suo tempo era stata la splendida traduzione di Angelo Maria Ripellino che aveva scritto anche una lunga introduzione ,poi fu per lui che andai a Praga , ma questo è un altro discorso.

Apro il libro e alla prima pagina leggo : Il nostro Impero Russo consiste in una moltitudine di città… la metropoli è Mosca e la madre delle città russe è Kiev.

Un libro straordinariamente suggestivo , penso che se non si è amato La dama di picche o la musica i Tchaikowski non si capiscono le atmosfere nebbiose e plumbee della bellissima città nata dal pensiero di Pietro il grande , forse è necessario avere visto brillare la guglia dell’Ammiragliato ma basta immergersi nella sincopata scrittura a tratta futurista dell’autore per entrare in sintonia con quell’anima russa che covava la rivoluzione in un mondo di cospiratori , di spie e di tradimenti.

E’ anche un libro a tratti comico , soprattutto quando la storia si fa ironicamente sarcastica , quando ci si riposa dalla ritmica scrittura 

dell’autore.

Di quel viaggio ho ricordi affascinanti e mi ricordo di essermi ripromessa di tornare in  inverno per meglio apprezzare i magici colori della città : purtroppo la vita mi ha portato in tanti posti altrettanto belli ma in Russia non ci sono tornata mai.

L’ho fatto in questi giorni rileggendo un libro abbastanza consumato dal tempo che nella sua vecchiezza mi ha attirato , anche perché è stato un rileggere che ha somigliato molto a una lettura del tutto nuova, piena di dialoghi e di inserti poetici ,non basta una vita per capire fino in fondo quello che si sta leggendo.

Letteratura tedesca

Forse se la totale amnistia  per tutti i crimini di guerra compiuti per pene fino ai cinque anni decisa dall’allora ministro della giustizia Palmiro Togliatti nel governo De Gasperi del 1946 non fosse stata concessa  probabilmente l’Italia avrebbe potuto misurarsi con più lucidità con tutto il suo pesante passato .

Proprio a questo pensavo rileggendo un bellissimo libro di Heinrich Böll : “Memorie di un clown”  in cui l’autore denuncia gli orrori del passato nazista attraverso gli occhi disperati di un “ fuori casta”.

La Germania infatti ,  attraverso la letteratura si è guardata dentro e i libri di Böll , di Günther Grass insieme ai  i film di Fassbinder ci hanno raccontato il travaglio di in popolo che ha avuto la necessità di misurarsi col proprio passato.

Questo non è avvenuto in Italia , sepolti sotto il tappeto dei benpensanti i delitti  ,tutti hanno ripreso  il loro posto con strisciante presenza post fascista specialmente nei gangli della pubblica amministrazione.

Abbiamo appena finito di festeggiare i nostri primi ottanta anni di Repubblica e mentre rileggevo l’intenso libro di Böll riflettevo alla diversa storia italiana e cercavo senza trovarne analoghi testi scritti dai nostri scrittori.

Abbiamo sicuramente raccontato il nostro paese che cambiava , abbiamo analizzato il miracolo economico , ci siamo guardati dentro come in uno specchio ma non abbiamo guardato indietro , salvo piccole eccezioni , con il coraggio necessario.

Non sono uno storico e neppure voglio sembrarlo : sono solo una persona che ha tanti libri in biblioteca da rileggere , questa volta la scelta è caduta sul secondo scaffale .

Ho il programma abbastanza ambizioso di proseguire le riletture magari passando ad un altro libro dimenticato .

Alla prossima.

Viva la Repubblica

Un paese con la storia millenaria alle spalle festeggia oggi i suoi primi ottant’anni di Repubblica.

In questo siamo un paese giovane ed è importante festeggiarci con

una bella festa democratica .

Io c’ero già in quel lontano 1946 , ormai con i miei quasi novanta anni non faccio più notizia , cominciamo ad essere parecchi anche se non tutti ci arrivano con la testa ancora attenta al mondo che ci circonda.

In quella lontana primavera facevo la prima Comunione e probabilmente proprio il 2 giugno mi avvicinai al sacramento della Cresima , la memoria lunga mi consente di ricordare il particolare che i due sacramenti non li presi insieme anche se a distanza ravvicinata.

Oggi però mi è venuta una strana curiosità che purtroppo non potrò

levarmi : chissà come votarono i miei genitori ?

Mi piacerebbe poter rispondere che votarono tutt’e due per la Repubblica anche se non ne sono certa : la mia mamma maestra era sicuramente libertaria per vocazione , in quanto al mio babbo commerciante spero nel suo spirito allegro di fiorentino scanzonato.

Mi resta però a curiosità di una conferma.

In casa dei nonni c’era uno strano giornale  : L’uomo qualunque , 

forse erano conservatori , ma quell’omino schiacciato dalla pressa della testata mi fa sperare che anche in loro albergasse una certa ribellione al regime passato.

Non lo saprò mai ma per come sono stata allevata ho l’impressione che in loro fosse forte l’idea della libertà del pensiero.

C’erano molti più libri nella libreria familiare di quanti generalmente ce n’erano nelle case delle mie compagne di scuola , questo può essere indicativo del livello  culturale in cui sono cresciuta.

Di quel giorno “ dalle parti di san Gervasio” come recita una poesia di Palazzeschi c’era un profumo di fiori e dai giardini piovevano tranci di glicine.

Questo è sicuramente mio personale ricordo del “ 2 giugno 1946.