Una dimenticanza

 

Nella fretta di postare i miei appunti del viaggio in Baviera ho  commesso un piccolo errore .

Il primo  ricordo era quello del bellissimo concerto di Kaufmann e nel pubblicarlo ho scordato l’ultimo paragrafo che è rimasto per fortuna nel tablet.

Me ne sono accorta solo ieri sera tardi quando una gentile amica mi ha mandato un commento affettuoso.

Per completare il mio racconto ecco il brano omesso per errore che in realtà chiudeva il mio racconto.

Un siparietto , una frazione di secondo nell’ultimo magico Ständchen : Jonas attacca leggermente in anticipo sul pianoforte la ripresa    , dito sulla bocca, si riprende preoccupato che il maestro se ne sia accorto ( ci fa un gesto ammiccante e noi tutti fermi sull’infinitesimale brusio ) e Jonas riparte sorridendo.

prezioso omaggio dell’allievo al vecchio maestro , sua guida e sua anima ,nell’allontanarsi gli cinge le spalle e lo abbraccia con la gratitudine preziosa di chi gli ha permesso di arrivare a queste sublimi altezze musicali.

Una amica coraggiosa ha filmato questo piccolo inserto , il video è pessimo ma mi ha fatto un regalo prezioso , ovviamente non posso condividerlo ma è una memoria bellissima di una bellissima serata.

Rusalka

 

In realtà sono tornata a vedere questa opera cosi poco data in Italia per la curiosità di risentire Asmik Grigorian a distanza di pochi mesi dalla sua esibizione nella messinscena di Tcherniakov a Napoli .Questa classica ripresa di uno spettacolo ormai datato di Martn Kusaj che risale al 2010 e che vidi con Kristina Opolais nel ruolo del titolo dimostra già i suoi anni ,ma è ancora valido visto il clamoroso successo di pubblico.

La storia della ninfa del lago che vuole diventare umana per amore e che viene respinta dalla crudeltà degli umani e‘ musicalmente bellissima e Asmik ha dichiarato più volte di sentire questo ruolo molto suo.

Pavol Breslik nel ruolo del principe ha ancora dalla sua una bella presenza scenica anche se qualche difficoltà nella voce rivela che gli anni ahimè passano per tutti.

Magnifica Okka Von Der Dammerau nel ruolo della maga e tutto sommato l‘intero cast è nella solida tradizione dello Stadtoper bavarese.

Ma é la magica Grigorian che incanta con la sua bellissima voce piena e la sua magnetica presenza anche quando non canta , le sue controscene catturano come il suo canto.

Riparto contenta , piove e fa freddo , saluto Monaco sempre come se fosse l’ultima volta.

Due concerti

Due serate musicali in due teatri diversi , il prezioso teatro di corte della Residenz dove Mozart diresse la sua prima opera Italiana : l’Idomeneo e il’Printzregetentheater , una piccolo sala preziosa che ricorda la più famosa sala di Bayereuth, dove c’è sempre una programmazione interessante.

Al Cuviller serata da camera , un pubblico senza fronzoli , generalmente un po’ agee,ma al quale non servono richiami al dress code.

Il pezzo forte è il quintetto Die forellen di Schubert con al piano il direttore musicale Jurowski , per me una sorpresa come pianista.

Mi godo la musica mentre l’occhio vaga sugli stucchi rococò del teatrino rosso e oro. Serenità interiore turbata solo dalla testolina fastidiosamente sporgente dal palchetto di una mia coetanea che mi copriva i musicisti e se non bastasse batteva pure il tempo . Mi sono rifugiata in una visione zen degli angioletti barocchi che reggevano lassù in alto la corona regale.

Diversa e più interessante la serata al Printzregenten : l’orchestra giovanile del festival con un programma ricco e variato da Mendelssohn a Dvorak , da Sibeluis alla Scherazarde di Rimski Korsakow  il programma faceva riferimento al tema dell’acqua, prezioso elegante richiamo.

Ma l’emozione vera sono stati gli orchestrali , c’era scritto orchestra giovanile ma quando sono usciti sorridenti e felici, con i loro strumenti mi sono accorta che la 

maggioranza erano addirittura adolescenti, e mi sono commossa sulle loro faccie pulite e attente , molte nostre orchestre titolate potrebbero avere dei problemi a confrontarsi con questa professionalità.

La sezione fiati addirittura strabiliante e il primo violino già un solista di rilievo.

Un bellissimo concerto , 86 ragazzi e ragazze ai quali il Festival da a questo prezioso spazio che ha il curioso nome di Attacca , la scuola di musica di Monaco ha le nuove leve già pronte per affrontare le maggiori compagini orchestrali.

Inutile fare paragoni , solo orgogliosamente  pensare che questa è la migliore Europa e che dobbiamo orgogliosamente farne parte.

Aggiungo alla giornata un curioso museo ( ho una amica straordinaria che mi porta in luoghi strani ) la collezione Sammung Schack  ,  l’ottocento germanico con tanti Böklin , Feuerbachs e Lenbach , un tuffo al richiamo musicale della serata di Lieder sembrava decisamente in tema. Tous se tiens in quel di Monaco .

Avvenne a Monaco

Se dopo tre ore , quando finalmente cerco di chiudere gli occhi sperando di riuscire a dormire , ancora sono emozionata vuol dire che qualcosa di magico è successo questa sera al Nationaltheter  di Monaco.

Un concerto che già si annunciava bellissimo nel programma e che é diventato una strana apoteosi della magica coppia Kaufmann Deutch , stranamente quasi una risposta a quel tragico video nel teatro vuoto con i Dichterliebe che ci emozionò durante la pandemia.

Ieri sera la magica voce ci ha uniti in un unico abbraccio, in un unico respiro, difficile spiegarlo a chi non c’era e non conosce la sublime arte del Lied.

Ormai la tecnica e la maestria di Kaufmann hanno raggiunto livelli di perfezione e le sue drammatiche sottili sgrammaticature hanno un valore aggiunto che sigla una lettura personalissima dei testi pur essendo perfettamente eseguiti.

Una dizione perfetta si accompagna alla naturale maestria dell’interprete, pianissimi sussurrati , vertiginose salite nell’ampiezza mai declamatoria del verso , difficile credere che possa essese possibile una lettura diversa dei testi preziosi che sono alla base delle musiche di Schubert e di Schumann.

Prima parte Schubert e la seconda Schumann , preziosamente calibrati.

Si comincia con il lungo Bürgschaft .  la cui interpretazione qui molto intensa e drammatica del testo ci introduce nell’ultima parte dello Swanengesang su versi di Heine.

La fresca conoscenza dello stupendo spettacolo di NY  aggiunge valore alla dolcezza del canto schubertiano.

Non ci eravamo ancora ripresi dall’emozione ed ecco la seconda   parte  con i Zwölf Gedichte di Schumann.

Che dire , il crescendo di emozione si fa palpabile e non vorremmo , credo davvero nessuno in sala ,che finisse questa magia collettiva.

Poi i bis : parte con un sorriso sull’arpeggio di Mondnacht, poi poi seguono le amate pagine più note ma io non conto più, spero solo che il vecchio maestro torni ancora con in mano uno spartito e quando arriva insieme arriva il boato del pubblico ormai una sola massa di emozione.

Chi non capisce i Lieder si perde forse il gioiello più prezioso che ci ha regalato la musica nel secolo d’oro di questa particolare arte raffinata.

Piccolo viaggio

Da molti anni ormai , sicuramente più di dieci , verso la metà di luglio ho un appuntamento fisso a Monaco : una Liederabend che per me rappresenta forse il momento più alto del mio apprezzamento per Jonas Kaufmann.

Domani parto , l’appuntamento si rinnova e ogni volta penso che potrà essere l’ultima occasione.

Stanotte , col caldo si dorme davvero poco , mi ricordavo alcuni momenti delle tante serate precedenti.

Una volta , avevo ancora la macchina fotografica , feci tante foto durante il concerto finché una troppo paziente signora mi redarguì pesantemente e aveva ragione lei !

Quelle foto erano oltre a tutto sfocate e bruttissime , le facevo di nascondo tremando ed evidentemente il senso di colpa mi faceva tremare la mano.

Un’altra volta , il concerto tardava a cominciare venne fuori un signore che spiegò in tedesco che il tenore era stato punto sul labbro da una vespa mentre cercava di bere un po’ d’acqua prima di iniziare a cantare . Una gentile vicina mi soccorse in aiuto spiegando l’arcano.

Forse la vespa si era invaghita di Kaufmann , un bacio assassino.

Ricordo un’’altra volta alla fine , mi imbucavo spesso nel backstage in quegli anni , gli domandai il titolo di un bis che mi era piaciuto molto e capii che neanche lui si ricordava il titolo , sicuramente Schubert mi disse e adesso lo so bene , era il meraviglioso Der Jüngling an der Quelle.

Ricordi che si intrecciano , il viaggio dura meno del solito , poche serate e purtroppo non sono riuscita a metterci dentro Der Liebe der Danae , ho letto che forse è la più bella rappresentazione di tutto il festival . 

Pazienza , non si può avere tutto, sarebbe bastato partire un giorno prima .

Della lettura

Anche se mi sono ripromessa di non comprare più libri perché davvero non so più dove metterli e se ancora mi ostino a vivere in una casa enorme per una persona sola e che mi da oltre tutto tantissimi problemi quando arriva l’estate mi scatta la voglia e la necessità di comprarne ancora .

Sto per ripartire e il viaggio un treno diventa molto più piacevole leggendo ed eccomi ancora in libreria.

Un primo acquisto , già letto peraltro ,è un giallo di quelli che un tempo mi piacevano : l’autore è uno di quelli di cui leggi per anni il nuovo episodio ma ogni anno evidentemente la vena si esaurisce , non faccio pubblicità negativa , ma non valeva la pena mettermi in casa altra carta .

Poi ne ho comprato uno che tengo ben  chiuso , il viaggio sarà lungo e assaporo la gioia di aprirlo.

Ma quello di cui oggi voglio parlare è un librino piccolo piccolo, un piccolo capolavoro , anche se l’ho già letto me lo porterò dietro perché è una lettura che non si esaurisce in una sola volta,

i Venti di Mario Vargas Loosa non è un libro per giovani e forse neanche per vecchi depressi ma la storia del vecchio smemorato ha parlato al mio cuore , un gesto d’amore e un grido disperato in questo nostro mondo alla rovescia.

Ne ho apprezzato anche la confezione elegante e basta leggere la piccola frase di Claudio Magris nel retro di copertina per capirne l’importanza.

Lo consiglio ai miei amici , quelli della cerchia ristretta che amo e che mi amano , la mia segnalazione ( se non la avete già letto ) è il mio regalo per questa estate caldissima.

Riflessione

Due allestimenti dello stesso spettacolo a distanza di sei mesi : 

in gennaio a Vienna e a luglio a Monaco .

Cavalleria e Pagliacci in un vecchio , ma prezioso ed elegante allestimento di Jean Pierre Ponnelle che separa elegantemente Mascagni da Leoncavallo , godibilissimo e sicuramente appagante per i cultori dell’opera .

Nessuna sovrastruttura , tutto affidato alle voci e alla interpretazione dei cantanti di grande livello.

Ma uno spettacolo così avvicina un pubblico nuovo alla lirica ?

Ho cominciato a domandarmelo vedendo uno spettacolo davvero nuovo a Monaco e lo si potrebbe intitolare  la tragedia di un uomo sovrastato dagli eventi sociali e dalle conseguenze dell’amore , tanto per citare uno dei film ai quali il plot rivisitato si rifà.

Qui si parte dalla fine : la storia  un povero ragazzo siciliano negli anni 60 del Novecento costretto a lasciare la Sicilia e il suo grande amore per andare a lavorare in Germania .

Un ragazzo con la valigia che in qualche modo diventa il filo conduttore dei due atti fino alla tragica fine  quando esclama 

“ la commedia è finita” 

Scopro in realtà che nei due libretti c’è scritto già quasi tutto: Santuzza racconta a Mamma Lucia il perché del suo sventurato amore per Turiddu e si capisce bene perché il ragazzo vada fuori di testa quando canta disperato “troppi bicchier ne ho tracannati”.

Mamma Lucia , non è figura passiva , come probabilmente sarebbe stato davvero una mamma negli anni sessanta del  Novecento e rispedisce  il figlio in Germania.

La storia riprende come nel bellissimo film Una tranquilla vita , un emigrante con segreti nel cuore che si rifà una vita nel grande paese che lo accoglie , è un emigrante che poi nel momento finale grida al proscenio “ no , pagliaccio non sono! davanti alla platea bavarese ed è forse il momento più emozionante di questo allestimento anticonvenzionale.

Alla fine penso che quest’opera , anzi queste due opere oltraggiate , possano essere più vicine ad un pubblico giovane che magari non va tanto all’opera e forse non  ama il bric à brac folkroristico.

Tante cose non vanno nell’allestimento e di questo ho già parlato in un precedente post , per esempio non ho trovato la solita professionalità nei cori , qui troppo allineati e gestiti banalmente , la drammaturgia è discontinua , c’è solo un Kaufmann mostruoso grande attore che rende efficace tutta la storia.

Ma forse , una volta tanto , bisogna ammettere che rileggere attualizzando   il classico spettacolo del verismo italiano , si può fare una operazione culturale di tutto rispetto.

Quel riprendere la valigia nel finale , quel rimettersi il naso da pagliaccio sono una fine molto più attuale di tanti trattati di sociologia : come Tony Servillo in Una vita tranquilla Turiddu/ Canio riparte inghiottito dal suo destino di esule.

Cav &Pag zusammen

Francesco Micheli ha tentato un’operazione coraggiosa , fare uno spettacolo unico addirittura partendo dalla fine cosi che Cavalleria e Pagliacci diventino una storia italiana con una precisa ambientazione storica , dagli anni 60 al 70 del Novecento.

Il risultato è discontinuo ma comunque molto interessante. 

Dunque , siamo negli anni sessanta e Turiddu ama Lola ma deve andare a lavorare in Germania e al ritorno la trova rapita e sposata  al Boss locale , per dispetto mette Incinta Santa e per lui sono guai grossi.

Tra treni che vanno e vengono , dramma ddell’emigrazione ,la storia scorre in maniera quasi fedele , tra salti temporali e mamma che rispedisce il figliolo in Germania per evitargli la morte.

Funziona ? Direi di si , il filmaccio regge .

Atto secondo :  Tiuriddu in treno trova un altro emigrante cuoco e attore girovago , scompare nel grande  paese che  lo ospita , si sposa pure e pure con la classica sposa turca ,  e qui i Pagliacci diventano più difficili da fare combaciare col plot narrativo ,con qualche colpo di genio come la visione della mitica partita di calcio Italia Germania a reggere il coro bruttissimo degli zampognari.

Ci si arrangia un po’ per reggere l’intermezzo nel ristorante in attesa della cena spettacolo ,  comunque il dramma a fosche tinte regge  grazie alla mostruosa bravura di Jonas Kaufmann che addirittura  commuove gridando al proscenio : no, pagliaccio non sono….

E qui entriamo sulla valutazione del versante musicale dello spettacolo .

Ho avuto fortuna perché nella Cavalleria c’erano due sostituti di gran lusso : una grande Santuzza con la bravissima Anna Pirozzi e il bello di turno Tetelmann , grandissime voci , adatte al verismo e un velo pietoso sul resto del cast.

Lo stesso discorso  vale per Pagliacci dove il solo Jonas è talmente al di sopra di tutti da dare comunque valore allo spettacolo.

Lui non canta , parla, vive ,si tormenta e commuove e poi , quasi per caso canta pure e magnificamente .

Orchestra e coro da dimenticare, corni scroccanti , direzione bandistica come da italica tradizione quando si mette mano al repertorio  classico del verismo più sfacciato.

Un pô troppa gente in scena , Monaco non è più quella di una volta , purtroppo.ma evidentemente il risultato è gradito , pubblico debordante e plaudente su tutto e tutti , anche se é uno solo quello per il quale valeva il viaggio.

Una grande conquista

Per la prima volta dopo molti anni finalmente la mia regione non è più tanto isolata .

Ci hanno pensato le OBB , ferrovie austriache a regalarmi un bellissimo treno che mi porta fino a Monaco di Baviera senza mai cambiare.

Mi pare un sogno!

L’ho già sperimentato e sono andata a Erl ; poi ho prenotato ben  tre viaggi estivi con lo stesso treno , via dalla pazza folla degli aeroporti , spero di godermi i viaggi.

Ma ci pensano le ferrovie italiane a rovinarmi la gioia : con correttezza la OBB mi informa che purtroppo Trenitalia mi regala uno sciopero proprio il giorno della mia prima partenza estiva , sono in attesa di sapere il mio destino.

Contemporaneamente però appare un ridicolo spot pubblicitario , vergognosamente retorico , quasi ridicolo in cui si dice che gli italiani sono un popolo di ferro (!) e che le nostre ferrovie ne sono l’orgogliosa testimonianza  .

Una storiella ridicola , piena di retorica che non esiterei a definire fascista  e in più ci hanno messo pure Bocelli che canta , evidentemente sono senza pudore al Ministero dei trasporti.

Da tanto pulpito non si poteva aspettare  niente di diverso mentre i tabelloni delle stazioni raccontano ritardi, cancellature e disastri vari.

Non so come mi andrà a finire il mio viaggio , so solo che l’Italia non è mai stata così tragicamente coperta di ridicolo.

Qualcuno si svegli o sarà troppo tardi, dobbiamo solo vergognarci. 

 sondaggi

Ogni giorno si pubblicano sondaggi sui giornali , ogni testata tv pubblica sondaggi e le maggiori società del settore lavorano ossessivamente.

I sondaggi ( sulla base di 1000, 5000 persone ) variano su tutti gli argomenti ma a me non è mai capitata una richiesta di indagine su un qualsiasi argomento da nessuna più o meno prestigiosa società dal nome conclamato..

Qualche volta mi è pure seccato che nessuno , proprio nessuno si interessasse al mio parere , in fondo sono una persona pensante , mediamente preparata su tutto , avrei buone risposte  su molti argomenti.

Ma non mi chiama nessuno !

Ho cominciato a pensare di essere una fuori-quota , una troppo prevedibile , una snob dichiarata già nel nome ?

Sarà , quello che è certo che sono fuori da ogni raggio di indagine e ho elaborato una teoria : i sondaggi sono in gran parte inventati  e realizzati in modo da fare contenti i committenti.

Infatti , per esempio succede  che il giorno dopo le elezioni molti sondaggi siano in gran parte smentiti dai risultati.

C’era una volta il mitico ( e segreto ) sistema di rilevamento del PCI , quello pare che sbagliasse poco ma forse ormai si è inquinata la fonte o forse la “GGente “ non dice più la verità , non dico in confessione ma neanche al sondaggista indagatore.

Forse ho letto troppi libri , forse ho fatto troppi viaggi e ho visto troppo mondo , forse semplicemente sono troppo vecchia per rientrare nella medietà necessaria per interessare il sondaggista di turno..

Sono decisamente over all.

Corelli100

Caldo africano , afa pazzesca.

Rintanata in casa , le persiane chiuse alla vana ricerca di un refolo di vento che non c’è.

Nessuna voglia di leggere , tanto meno di scrivere e allora per pigrizia mentale accendo le tv.

Un documentario : Franco Corelli alla Scala : ed è tutto un raccontarne la voce morbida , quasi baritonale con la capacità di estendersi nei grandi acuti .

Ne parlano critici musicale , colleghi , musicologi che mettono in evidenza la stranezza di una voce bellissima , di un uomo bellissimo  che però nascondeva in sé una grande paura e una naturale timidezza.

Io in realtà di Corelli so già tutto , un po’ perché sono abbastanza “ adulta” da averlo sentito cantare dal vivo , un po’ perché vivo ad Ancona , sua città natale e nella quale è rimasto un mito assoluto tanto che gli hanno intestato il glorioso teatro delle Muse che in realtà adesso si chiama Teatro delle Muse Franco Corelli.

Il documentario scorre nella mia indifferenza , tutti i commentatori parlano di una voce “ di quelle di una volta “ , del suo timbro di violoncello e del suo interpretare attraverso la voce la tragedia di vite d’eroe , la dolcezza e il dolore dispiegati nel canto .

Verso la fine però , ad un tratto , il documentario è del 2015  ,un musicologo dice : uno solo oggi può essere paragonato a Corelli ed è Jonas Kaufmann.

Finalmente ,!  penso io che tra mille traversie e combattendo anche contro il Covid sono riuscita a consegnare a Jonas quel  premio che era suo di diritto , istituito per celebrare il centenario della nascita del grande tenore.

Jonas ad Ancona , con mia grande gioia ed orgoglio .

Mi sento fiera della mia impresa : il Corelli100 è arrivato nelle mani giuste e un po’ anche per  merito mio.

Ho anche trovato il fiato per alzarmi dalla poltrona , spegnere la tv e scrivere questo pezzettino che inaugura il mese di luglio.