Il ciclone Harry

Già una settimana fa mentre la Sicilia , la Calabria e la Sardegna erano duramente colpite dal passaggio di un violento ciclone la tv di Stato seguitava a mandare lunghi servizi sulla morte di Valentino , evento sicuramente rilevante ma non paragonabile alla violenza della natura che stava flagellando il sud dell’Italia.

Sembrava un ordine di scuderia ,” minimizzare i danni” anche se interi chilometri di ferrovia restavano sospesi sul mare in burrasca , le onde alte fino a sette metri entravano a flagellare interi paesi.

Poi è arrivato il peggio : le piogge hanno accentuato le pericolosità preesistenti , in un paese nel quale i danni per la mancanza di cura del territorio sono ormai sotto gli occhi di tutti oggi guardiamo con stupore la frana di Niscemi , una intera collina che a detta del capo della Protezione civile rischia di crollare lentamente verso la piana di Gela.

E’ abbastanza evidente che un governo che seguita a mettere  nella legge di bilancio i miliardi per la costruzione del  ponte sullo stretto di Messina , un governo che punta a raccontare un paese diverso da quello che è realmente , un paese nel quale si sono minimizzati i prevedibili eventi catastrofici come quelli ai quali stiamo assistendo non ama raccontare una realtà pesante e drammatica.

Il  cambiamento del clima in atto è sotto gli occhi di tutti , i fenomeni straordinari stanno diventando sempre più ordinari ma la classe politica al governo continua a minimizzare la drammatica  situazione attuale.

Il malgoverno in Sicilia non è un fenomeno soltanto di oggi , oggi però mi farebbe piacere vedere la faccia della nostra Presidente del Consiglio presente con sollecitudine sui luoghi del disastro.

Il dovere di ricordare

L’occasione è un concerto degli Amici della Musica : si celebra il Giorno della memoria , con qualche anticipo sulla data esatta per praticità : è un sabato e la disponibilità del teatro sempre complicata.

Un trio giovanissimo , musiche per lo più russe ma ispirate alla tradizione ebraica kletzmer con evidente preoccupazione per la generalizzata tendenza pro-Palestina che in qualche modo confonde la Shoa con l‘attuale governo israeliano.

Il pubblico non è giovanissimo , la città pigra e sonnolenta non riempie al completo il teatro ma l’uditorio ben educato compensa con entusiasmo con  tanti sinceri generosi applausi il giovane Trio Rinaldo , molto tenero nella ottima qualità dell’esibizione.

Ma  il motivo principale per cui oggi scrivo questo post  è in una frase detta dal presidente dell’’Associazione nel breve saluto che precede il concerto.

Dice : -è passato quasi un secolo da quando i terribili eventi per cui oggi siamo qui a ricordare-  e io ho nell’ascoltarlo ho un brivido di stupore dentro di me perché la Shoah mi sembra ieri , ho personali ricordi chiarissimi di quei giorni , ne ho letto tanto , ho visto da ragazzina i terribili documentari girati dai registi americani al seguito dell’esercito ,  sono stata in triste pellegrinaggio ad Auschwitz , mi sono commossa allo Jad Vashem .

Poi realizzo rapidamente che sono io con i miei quasi novant’anni a essere così vicina col ricordo a quei terribili avvenimenti , forse non ci avevo mai fatto caso come ieri quando ho capito che la platea anche se non più di giovanissimi era di una  generazione più giovane di me.

Ecco la necessità di ricordare , di testimoniare per quanto è ancora possibile , il dovere di non confondere le storture della Storia , in ultima analisi il dovere di parlare e cercare di insegnare perchè la memoria sia utile alle nuove generazioni.

In un bel libro di disegni dei bambini del Lager di Terezin ci sono le date di nascita degli autori dei disegni , hanno tutti più o meno la mia età. 

Tornado a casa la tv mi mostra l’assurda violenza dei criminali membri dell’ICE in Minnesota .” Estote parati “ state pronti , la follia umana non ha fine.

Ah Luigi !,Luigi ! 

Ogni volta che ho voglia di sentire le due bellissime voci di Asmik Grigorian e Jonas Kaufmann non cerco le bellissime arie di Turandot ma un prezioso piccolo duetto del Tabarro.

Questa cruda vicenda verista ,un capolavoro nel capolavoro che è tutto il trittico pucciniano ha meno fortuna sui palcoscenici rispetto al più rappresentato Gianni Schicchi o alla tragica storia di Suor Angelica , unica opera pucciniana senza voci maschili ma a mio avviso è un unicum di potenza drammatica che potrebbe  reggere da solo una serata  musicale.

C’è nella triste storia di emarginazione  e di cupo realismo la rara occasione di avere un terzetto in cui i protagonisti come da tradizione  non sono il tenore e il soprano ma ben più importante e forte è il ruolo del baritono.

Ciononostante l’aria che adoro è quella sincopata trance de vie tra la protagonista e il suo amante : rabbia , sesso , paura , violenza ; tutto condensato in pochi minuti in cui anche la musica sembra correre di fretta  fin dall’incipit con l’accorato appello : Ah Luigi , Luigi…

Le voci drammatiche  sembrano respirare all’unisono e quando esplode possente la voce del marinaio ogni volta per me è come se un brivido mi attraversasse la schiena.

Del bel disco “Puccini love affairs” è l’inserto che amo di più anche se so bene che non lo potrò mai vedere in una messinscena a

 teatro e forse per questo mi permetto di vederlo con i miei occhi , attraverso tutte le sollecitazioni che mi da l’ascolto.

Lo tengo sulla front page del pc. e ogni tanto me la regalo 

quando la mattina mi siedo alla mia postazione abituale per la quotidiana lettura dei giornali. 

E’ davvero incredibile come due artisti riescano a ricreare un’atmosfera così permeata di sesso in poche battute , Puccini diabolico!

Ci ritrovo la stessa forza della scena di seduzione della Manon fino al  “Pazzo son”.. del terzo atto e quando mi è capitato di assistere a teatro in una messinscena più o meno realistica dove non sempre , per motivi di budget,il tenore non è proprio di prima scelta mi rifugio nel ricordo del brano che ascolto la mattina  quando voglio sognare di una storia d’amore infelice .

Solo due voci incredibili come i due tra i più grandi interpreti di oggi riescono a farmi vedere viva e palpabile la cupa pagina pucciniana .

Passata di moda

Una foto che sembra il ricordo di una gita scolastica e invece sono i volti sorridenti di tutti quelli ( e forse ne manca pure qualcuno ) che hanno raccontato la moda nel mondo .

Io sono di quella generazione , di alcuni di loro mi sono pure permessa di indossare dei capi , di tutti ho amato la bellezza e la creatività  del loro lavoro.

Non ci sono più loro e in realtà non c’è più la moda come l’abbiamo vissuta noi che abbiamo visto la bellezza del mondo attraverso le loro creazioni.

Se ne va anche Valentino , forse a me quello più lontano , era il sarto delle regine e delle dive, non delle donne comuni.

Ma il suo “rosso” ha segnato il nostro tempo come un sorriso di gioia , sicuramente eravamo molto più spensierate e contente nei nostri vestiti negli anni lontani del Novecento.

Mi succede di guardare le foto delle sfilate d oggi , le guardo con un occhio antico di chi in qualche modo quel mondo lo ha vissuto  , fare figurini di moda fu il mio primo lavoro , e penso che certe follie in passerella sono come dei delitti di lesa maestà.

Poi so benissimo che la moda filtrata da chi si metterà per la strada le novità della stagione saranno molto meno provocatorie ma il cattivo gusto che parte da certe esagerate provocazioni lascia il segno e allora si vedono aberranti nuove tendenze tipo la caviglia nuda in pieno inverno che sbuca livida dal pantalone, le pance scoperte in straordinario disequilibrio con le enormi sciarpe che nascondono la testa.

Lo stile e l’eleganza non si imparano ma i nostri maestri una strada l’hanno indicata per tutti e per tutte.

Senza rimpiangere i piccoli tailleurs con la gonna al ginocchio e certi cappotti col collo di pelo penso ci sia ancora un modo giusto per valorizzare la bellezza che è in ciascuno di noi e che quel gruppo di creatori ci aveva indicato nella foto allegra di una Milano  lontana nel tempo.

Omaggio a Otto Schenk

Una sera in albergo a Vienna . fa molto freddo fuori , salto la cena programmata con amiche e mi metto cercare qualcosa in TV.

I canali italiani sono tutti scollegati , forse per la neve e allora cercando fra i canali ORF mi viene in mente che sul 3 c’è sempre qualcosa di culturale :
lo trovo , e ovviamente  Jonas Kaufmann sta li a parlarmi di Otto Schenk  anche per la eterna ripresa del Fledermaus con la inossidabile regia e scenografia del grande teatrante.

Molti esempi e frammenti di regie d’epoca , molte le ho viste anche sulla televisione italiana e alla fine del programma dedicato segue un misterioso “Tosca auf den trampolino” , che guardo anche se il mio tedesco è decisamente troppo modesto per capire tutto .

Ma per capire Otto Schenk non serve il tedesco, lui è un fantastico mimo , attore , comico , intrattenitore elegante e il documentario è un fantastico escursus sul modo di fare regia ( con elegante e perfida imitazione del grande regista impegnato) e poi seguono i frammenti di tutte le tragedie avvenute involontariamente sul palcoscenico .

Mi sono trovata a ridere fino alle lacrime da sola in una  camera l’albergo e poi il meraviglioso documentario l’ho anche ritrovato su YouTube , probabilmente molti miei lettori non più giovanissimi lo conosceranno già ma invito tutti a ricercarlo e vi garantisco che anche se non capite niente di tedesco riderete come me perché il filmato è un capolavoro assoluto ed è pari se non più prezioso dell’inserto melodrammatico dei fratelli Marx.

Fatemi sapere se lo conoscevate e nel caso non lo avete visto mi ringrazierete davvero per la segnalazione.

Un concerto particolare

Si chiama “Human Rights”  il progetto adottato dall’ Orchestra Filarmonica Marchigiana e non poteva iniziare meglio di così.

Ieri sera presso l’aula Magna dell’Ateneo si è tenuto il primo bellissimo concerto con un grande solista , interprete e direttore : il cornista Alessio Allegrini.

Il programma è iniziato con un brano contemporaneo di Andrea Strappa , commissionato proprio dall’orchestra dai suggestivi suoni e rimandi dell’acqua.

E’ seguito il concerto per corno di Richard Strauss ,quell’opera giovanile che fu scritta per il padre , primo cornista del Bayerichestatsoper,

La voce incredibile dello strumento di Allegrini  rende questo concerto prezioso per il suono pieno e appagante del grande strumentista che suona su un corno che lui stesso ha progettato.

Prima del  breve intervallo , preceduto da un breve discorso dell’artista (lui che seguiva Claudio Abbado nei suoi viaggi quando andava in Venezuela per contribuire al progetto “EL Sistema di Abreu ), ci ha tenuto a farci ascoltare El cant des Ocellos , melodia medioevale nella trascrizione di Pablo Casals che fu suonato dal grande violoncellista , grande oppositore del franchismo che  si chiuse nel silenzio per decenni , in occasione di un premio che gli fu assegnato nel 1971 alle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione del mondo sul tema che cantavano gli uccelli già nel  Medioevo , amato da Bach a Beethoven, che si intitola  Pace , pace , pace.

Come giustamente ha detto Allegretti suonare questa stupenda antica melodia in questo momento cosi angosciante nel mondo rappresenta un  richiamo forte e un messaggio che temo però non  tutto l’uditorio abbia capito nella sua forte connotazione politica.

Il concerto si è  chiuso con la sinfonia n°3  La Scozzese di Felix Mendelssohn Bartholdy , appagante musica romantica nella quale l’orchestra ha brillato davvero sotto la direzione galvanizzante del grande musicista.

Un concerto bellissimo , peccato che ci fossero poltrone vuote qua e la , certe occasioni irripetibili dovrebbero fare accorrere più appassionati dall’intera città.

riflessione viennese 

Questo post precede il successivo che ho già pubblicato ma serve per spiegare il mio stato d’animo della vigilia anche alla luce del fatto che dopo avere assistito al concerto , nonostante le peregrinazioni aeroportuali , io abbia già programmato addirittura di prenotare un’altra Liederabend per il prossimo mese di luglio perché ha ragione chi mi dice che i viaggi sono l’unica medicina utile alla mia salute mentale e , forse, anche a quella fisica. 

Strano caso , il 12 gennaio dello scorso anno ero seduta sulla stessa poltrona nel salottino vista museo della Secessione a Vienna dello stesso albergo ed ero convinta che non ci sarei più tornata e invece eccomi qui ancora una volta , non più sola grazie a Valeria che mi ha praticamente presa per mano, sono qui e torno per l’ennesima volta al Konzerthaus: Liederabend in onore di Helmuth Deutch. 

Sono in compagnia , strano per me abituata a viaggiare da sola ma l’avanzare degli anni mi impone prudenza.

Anche se continuo a pensare che il viaggiare da soli sia il modo migliore per vivere il viaggio in modo completo.

Una cosa la so di certo e questo grazie anche alla luce della lunga e stancante odissea aeroportuale : i prossimi viaggi  , laddove è possibile, li farò rigorosamente in treno.

Vienna , la glaciazione

foto di Valeria

La grande sala del Korzerthaus piena all’inverosimile in  un freddissimo lunedì di gennaio con un pubblico speciale come speciale era l’occasione per festeggiare il grandissimo maestro, “l’ombra dei cantanti “ come è intitolato un bellissimo documentario su di lui

Eravamo corse da tutta Europa e anche nel piccolo gruppo di fedelissime che lo hanno avvicinato con un raffinato dono (scelto della sensibile Christine Chatillon che ci ha radunate ) c’era tutto il rispetto e direi il sincero sentimento di gratitudine per questo incredibile maestro che nei lunghi anni di sodalizio con il suo allievo ha creato questo magico essere uno  in due che rende una loro Liederabend un evento ogni volta irripetibile.

Come ha scritto magnificamente un’amica francese , e  non potrei dirlo meglio , l’incanto  e la complicità tra Helmuth Deutch e Jonas Kaufmann ci regala un atto di comunione musicale che lega il pubblico e i musicisti in un abbraccio tenero e al contempo di totale simbiosi tanto che sembra di essere una sola anima palpitante.

L’occasione particolare , il compleanno del grande pianista ci rendeva tutti e tutte in sorridente complicità , già nell’attesa prima dell’inizio del concerto .

I Diecterliebe di Schumann che cantiamo tutti nel cuore ci hanno accompagnato nella prima parte cogliendone , se possibile , ogni tenera sfumatura diversa ; qua una nota più tenera , là un diminuendo più intimo.

La fine della prima parte , e non volava una mosca , anche i nostri fiati trattenuti e non è così facile nel freddissimo inverno viennese! ci ha trovato già con gli occhi lucidi di felicità.

Poi la seconda parte , di nuovo la complice compattezza dell’uditorio che ci riuniva :dai Sonetti del Petrarca per sciogliersi nella parte finale , ovviamente  tutto l’amato Listz del festeggiato accontentato dal   fedele Jonas   ormai come un figlio tanto amato e tanto a lui indissolubilmente legato, Kaufmann.

I tre regali finali , tanto ormai siamo tutti talmente esperti che ci basta il primo tasto sul pianoforte per entrare in Modnacht , gli altri due a seguire : O liebe , solalg du lieben can fino al Es muss ein wunderbares sein compreso un delizioso siparietto che Jonas ha regalato sotto lo sguardo leggermente imbarazzato del felice vecchio maestro.

Forse non li ho scritti in fila , non mi ricordo più niente quando carica di adrenalina vado insieme alle altre ad omaggiare la coppia magica nel backstage.

Lungo finale aeroportuale che avrebbe ammazzato un toro in realtà mi è servito come camera di compensazione: quindici ore a sperare nella riapertura delle piste chiuse dal” ghiaccio nero” infernale , detto anche “ice storm” e questa particolare esperienza  mi mancava tra le varie avventure di viaggio sempre al seguito della sempre più amata musica romantica.

Finale con un magico marito che nel cuore della notte ha recuperato moglie e pellegrine in quel di Venezia riconsegnandoci ai lidi familiari quando la data sul calendario era già un’altra.

Musica insieme

Da molti anni seguo il Wanderer , un sito raffinato di un elegante signore con il quale una volta scambiai anche una piccolo epistolario.

Lo leggo sempre , le sue coltissime recensioni mi portano spesso lontano , la sua elegante prosa francese mi ha fatto conoscere tanti spettacoli ai quali non andrò mai e che solo attraverso i suoi racconti mi parlano di tanta musica in tutta Europa che ahimè non ho occasione di andare a sentire dal vivo.

Recentemente però Guy Cherqui , il Wanderer, ha scritto qualcosa di speciale che ha toccato in modo particolare il mio cuore tanto che ho condiviso il suo scritto sul mio profilo Fb, ma credo che nessuno dei miei seguaci l’abbia notato.

Allora ne parlo io , anche se la mia prosa è molto più modesta :

Le recenti vicende venezuelane hanno riportato quel paese all’attenzione del mondo ma nessuno aveva ricordato una vicenda straordinaria che lega il mio cuore al ricordo di Claudio Abbado.

Nel 1975 un visionario economista che rispondeva al nome di Josè Antonio Abreu aveva fondato una straordinaria orchestra che si fondava su quello che lui definì “il Sistema”.

Nelle baraccopoli di quel paese vivevano tanti ragazzini e Abreu mise loro in mano degli strumenti musicali , fatti anche con avanzi di legno , con materiali poveri , con fantasia.

Naquerò così le scuole di musica che a loro volta si unirono nella grande orchestra sinfonica Simon Bolivar del Venezuela.

Un miracolo musicale e Claudio Abbado andò diverse volte in Venezuela per seguire questo esperimento di “musica insieme “ che riuniva ed educava la gioventù del poverissimo paese.

Da quell’esperimento uscirono Gustavo Dudamel , Diego Matheuz e altri direttori d’orchestra che poi abbiamo tutti imparato a conoscere .

La festosa orchestra colorata dei colori nazionali arrivava in Europa accolta con grande entusiasmo e c’era anche il bellissimo Manos blanca , il coro muto che ebbe tentativi di seguito anche in Europa.

C’era sicuramente di mezzo la politica , Abreu ebbe l’aiuto di Chavez , ma nessuna ideologia fu così preziosamente usata da un dittatore per una missione più straordinaria.

Mi piace ricordarlo , come lo ha ricordato il raffinatissimo Wanderer nel suo blog.

L’età del valzer

Negli occhi e nel cuore il Capodanno segnato dal valzer viennese è diventato come l’orchestrina del Titanic nel giro di pochi giorni.

Abbiamo cominciato a sorridere con il Fledermaus , abbiamo proseguito con le note festose del Musikverein mentre arrivavano i concerti da Berlino , da Venezia  ( rallegrati dalle spillette dell’orchestra) , fiaccolate danzanti di sciatori sulle nevi dei comprensori sciistici famosi .

Poi tutto è diventato assurdo  : le tragiche notizie dell’orribile rogo di Crans- Montana si sono assommate alla farsa dello pseudo -golpe in Venezuela, il mondo ha ricominciato a girare di nuovo alla rovescia .

Come se la volontà umana di segnare positivamente il passaggio da un anno già di per sé orribile sbattesse contro una sorta di “memento” reale :il valzer viennese è rientrato nel suo antico perenne sogno di un passato che non possiamo più considerare parte del nostro tempo.

Il mondo  nella sua tragicità ha riempito ogni schermo , ogni social , ogni volontà umana di ricreare un’immagine festosa del passare dei nostri giorni.

D’altra parte anche all’inizio del Novecento già la musica festosa si era trasformata nel crepitare delle armi della prima guerra mondiale alla quale , quasi senza soluzione di continuità era arrivata la seconda con il suo carico di orrori , con il fascismo e il conseguente nazismo e con  il peso orribile dell’Olocausto .

Sembrava , ci eravamo illusi , che poi tutto sarebbe finalmente finito .

Ottanta anni di pace , un certo ordine mondiale faticosamente conquistato e intere generazioni sono vissute nella speranza , perlomeno in Europa , che finalmente si sarebbe entrati in una era libera anche dal terrore atomico.

Forse per questo , quasi per consolarmi , che ieri pomeriggio mi sono  messa a guardare  in tv una Lustige Widow  dal Festival di operette sul lago di Moerbisch degli anni novanta del secolo scorso   , fastosamente kitch.

Viviamo l’assurdo

C’è da tirare un respiro di sollievo , per fortuna non abbiamo un accidente di niente che possa interessare il Grande Fratelli Carota .

Che vuoi che se ne faccia degli Uffizi , di San Marco , delle bellezze di Monreale-

L’Italia per lui è priva di ogni interesse e noi tiriamo un respiro di sollievo , che gran fortuna non avere petrolio e terre rare , tutt’al più abbiamo un governo di destra , talmente di destra che riesce ad applaudire anche un atto di pirateria internazionale grande come una casa e questo val bene uno sconto sui dazi della pasta.

All’inizio pensavo fosse uno scherzo , non mi pareva possibile che veramente gli americani , i grandi esportatori di democrazia arrivassero fino al punto di andare a prelevare in camera da letto , di notte , il presidente di un paese terzo . D’accordo che non sia un fior di democrazia , che le elezioni democratiche siano   state per lui una parola così tanto per dire , ma che il FGC seccato perché il dittatorello venezuelano non gli obbedisse alla prima  e se lo andasse a prendere a casa mi sembra veramente una cosa allucinante.

Avere osato di nazionalizzare il petrolio non andava proprio giù a chi non ama che gli siano sottratti i tanti barili venezuelani intestati alle compagnie americane e con la scusa del narcotraffico che fa tanto moralmente corretto portarsi via il dittatore colpevole di tanto oltraggio nei confronti delle mega compagnie petrolifere statunitensi.

Che la coca prodotta in Columbia e in Bolivia per adesso con conti , che tutto passi dal Messico è secondario.

Quello che conta è che quella fetta di mondo latino- americano piano piano ritorni totalmente sotto l’influenza americana.

Maduro non è certo un santo , il suo regime totalitario si appoggia sulla violenza e sulla sopraffazione dei più deboli.

Il paese è alla miseria , ma i nativi , che sono due terzi della popolazione lo amano ancora e già ieri a tarda serata si è capito che le cose non saranno così facili per Trump come lui ha già spavaldamente annunciato.

Ovviamente un giudizio europeo non pervenuto , in fondo a noi che abbiamo tesori inutili per la grande finanza , ci basta una strana tranquillità , nella speranza che non venga in mente ai MAGA che si può venire anche a casa nostra a prenderci magari la Gioconda o il David di Michelangelo….visto mai che gli piacerebbe portarli in qualche pacchianissimo museo a Mar a Lago.

La follia continua

Comincia molto male questo 2026, non ci fossero bastate le guerre in corso , le follie del presidente Trump , le foto di devastazione di Gaza con le tende distrutte dalla pioggia e dal vento , “ soliti “ morti in Ukraina , numeri ballerini e pesanti per i droni caduti anche la notte di Capodanno.

Non c’ è bastato , abbiamo dovute vedere anche una strage di adolescenti nella sicurissima Svizzera , in una delle magiche località di villeggiatura per ricchi europei e non solo , tra le titolate nevi di Crans-Montana.

Giovani , anzi giovanissimi e indifesi questi ragazzi beneducati nelle scuole selettive di mezza Europa , incapaci nella quasi totalità di capire quello che stava succedendo proprio a loro in quello scantinato tutto legno e poliestere tanto da continuare a filmarsi con i loro smartphone mentre pochi secondi dopo alcuni di loro sarebbero diventati delle torce umane.

Famiglie tranquille tanto lì non può succedere niente e poi passata la mezzanotte si entra gratis e anche se in teoria un cartello avverte che li non si vendono alcolici pure tante bottiglie di champagne venivano issate con i bengala attaccati e scintillanti a sfiorare il basso soffitto.

Ci saranno banchi vuoti nelle prestigiose scuole frequentate dai ragazzini-bene , è assurdamente entrato il dolore in famiglie più o meno unite che tra le nevi svizzere pensavano i loro figli al sicuro.

Invece ,la Morte , quella strana presenza che molti non amano incontrare nelle loro agiate vite , quella strana cosa nera colpisce anche dove sembra impossibile trovare dolore.

Non ci sono poveri ragazzini scalzi , non ci sono emigranti in fuga ma non fa meno male vedere quelle foto di ragazzi ben pettinati , con bei piumini addosso ,con immagini di sole e di barche al mare . il cuore si stringe ugualmente perché non c’è dolore di classe , il dolore e la perdita sono uguali per tutti.

a livella non è solo una straordinaria poesia , è la realtà che ci ricorda la fragilità del nostro vivere , anche quello apparentemente patinato di una stupenda stazione sciistica internazionale.

I ragazzini feriti , i ragazzini ustionati, i ragazzini perduti all’alba  della vita si accostano a quelli perduti nelle ingiustizie delle guerre , nelle  onde del mare ostile , al freddo nelle tende inzuppate di sale.

Sono tutti figli del nostro dolore e noi possiamo solo pregare per le loro vite comunque bruciate.