Un pensiero pericoloso

C’è un momento in cui si arriva a sperare che qualcosa possa cambiare nelle nostre ormai impigrite abitudini , che si possa cominciare a sperare in una riapertura dei confini comunali , regionali o addirittura che si possa tornare a viaggiare e anche se questo per il momento appartiene più alla speranza che ai fatti concreti mi viene da domandarmi come reagiremo , noi persone adulte e stanche di fronte all’ipotesi di una nuova ritrovata libertà di movimento .

Me lo chiedevo, quando passando davanti alla fermata del bus che prendevo per andare in aeroporto ,ho provato quasi un senso di panico .

A distanza di un anno da quando ho preso l’ultimo aereo , a distanza di sei mesi da quando ho preso l’ultimo treno avrò di nuovo la voglia di mettere nell’ormai famoso trolley amaranto le mie cose che in un tempo ormai lontanissimo cominciava a sembrare la valigia di Mary Popping che si faceva da sola?

Fino a ieri non ci avevo pensato, ma il senso di disagio che mi ha procurato l’idea del riprendere un ipotetico viaggio , l’idea molto più banale di “vestirmi” la sera per uscire mi ha fatto un po’ paura .

La pandemia ha colpito nell’inconscio molto di più di quanto fino ad ora ci siamo resi conto.

Se e quando ne usciremo ci guarderemo intorno come sopravvisuti , spogliati dalla protezione delle mascherine , denutati agli sguardi del prossimo , privati da ogni protezione fisica .

Non so se faranno il passaporto vaccinale , molte norme sulla privacy e sul diritto alla difesa della libertà individuale ne frenano la fattibilità  e anche se molti già possiedono l’attestato della doppia vaccinazione, basterà per sentirsi liberi di affrontare quel mondo nel quale personalmente e incoscientemente ho seguitato a muovermi fino all’autunno scorso ?

Mi sono accorta che il mio cervello lavora a due velocità : da una parte la voglia di rimettermi in viaggio , di realizzare quei sogni ai quali ho aspirato per mesi e d’altra parte la paura che questo possa di nuovo realizzarsi .

Sarebbe l’ultimo crudelissimo scherzo di questa pandemia alla quale per adesso sono sopravvissuta , ma che potrebbe avere ucciso in me la voglia di vivere che mi ero tenuta dentro finchè non ho realizzato che forse ormai comincia ad essere troppo tardi per rimettermi in cammino.

Almanacco snob

Parafrasando Alfredo nella Traviata posso ben dire che li conosco da un anno : quando affogando le giornate vuote del lookdown della primavera scorsa una sera  stanca del solito salotto della Gruber , sempre meno divertente per la noiosa presenza dei“ soliti noti”, passai a Classica  e feci la piacevole conoscenza di Piccinini e Maranghi che parlavano di vicende che furono anche mie, di cose magari dimenticate , di interessi lontani .

Sono molto più vecchia dei due e in molti casi certe vicende le conosco meglio di loro .

In un dialogo da vecchia matta col televisore li precedo perché capisco al volo dalle citazioni dove andranno a parare .

Leggo oggi : Almanacco di bellezza , la trasmissione più snob della tv  e allora mi viene da sorridere perché evidentemente sono snob davvero anch’io che li seguo fedelmente la sera , alle otto e mezzo in quella mezz’oretta divertente e se c’è qualcosa che qualche volta mi infastidisce è solo quel parlare di tanta ristretta “picciol compagnia” e della loro milanesità , anche se poi Piccinini , il più dotato dei due ,una botta da emiliano doc. se la rifila sempre.

Loro citano storie e persone , citano spesso persone che conosco anch’io ,

ma mi sono utili nei ripassi storici alleggeriti da quei frammenti musicali che mi riportano a casa , dove sicuramente potrei intavolare con loro una bella conversazione a chi ne sa di più.

Svolazzano sulle date , mai banali nelle scelte giornaliere : anche sul cinema dove sono ferratissima anch’io ( passato glorioso da cineclubbista) , mi distraggo sullo sport ma poi con elegante svolazzo mi riportano verso i miei amori musicali. Non sempre sono d’accordo sulle loro predilizioni amicali , ringraziando Iddio sono molto pù snob degli snob e poi su Classica c’è qualcuno che amo e che in quanto a snobberia è anche molto più ferrato di loro.

Un po’ per vezzo ..e un po’ per non morire …piangono miseria , se sul sottopancia ci vogliono mettere l’Iban vuol dire che un contributo per divertirmi mezz’ora la sera glielo potrei dare pure io.

Isole in guerra

Fra le tante guerre tra poveri ed egoismi nazionalistici questa pandemia devastante mette in evidenza anche alcune ridicole rivalità .

Ne è esempio l’idea di paragonare le isole minori italiane alle isole greche , ma in Grecia di isole ne hanno più di duemila e per le tante meravigliose piccole isole greche credo che sarà infinitamente più facile l’operazione di farle diventare Covid- free , anche a scopo turistico.

Ricordo una canzone in voga tanti anni fa che diceva : ma quante cavolo di isole ha questo cavolo di Grecia?

In Italia le isole minori sono decisamente molto meno e pensare di fare una guerra tra regioni  per sostenerne la precedenza sulla vaccinazione di massa è una di quelle belle pensate di presidenti di regione che vogliono fare battaglie di tipo elettorale.

Noi abbiamo coste stupende , la nostra economia è certamente basata sull’indotto turistico e le piccole isole sono sicuramente una parte importante del nostro patrimonio di bellezza , ma questa battaglia sembra ricordare la storia della coperta troppo corta : si tira di qua e si scopre di la .

Già avevamo la guerra tra le categorie : prima di docenti , anzi no i carcerati , anzi no  gli studenti , gli ambulanti … i magistrati …..

Bene ha fatto il responsabile nazionale  a indicare nell’età anagrafica l’unica strada per rimettere ordine ( o perlomeno di tentare di farlo) nel caos che quei signori cercano ancora di creare  i quali erroneamente e pomposamente si auto-definiscono governatori .

in realtà ,Costituzione alla mano , sono presidenti di regione  e questa indicazione della carica dovrebbe bastare loro in una democrazia avanzata, il governatore ricorda un po’ l’idea sudamericana alla Zorro , forse per questo piace soprattutto al Sud. 

Caccia al libro

Questo strano periodo porta anche a fare strane scoperte tra le mura di casa, si cerca un libro convinti di averlo , si crede anche che sia in una certa stanza in base ad una memoria che di logico ha poco , ma generalmente serve per ritrovare quello che si cerca .

Adesso però che il tempo vuoto è lunghissimo,idee per riprendere in mano un certo libro di un certo autore vengono più spesso e allora per me può cominciare il dramma.

I libri sono tanti e una volta un nipote mi ha chiesto veramente incuriosito : ma li hai letti tutti ? Ho risposto di sì ma , ho aggiunto, è anche vero che ci ho messo perlomeno una sessantina di anni , probabilmente certe letture le ho cominciate addirittura molto molto prima.

Il bello è che oggi posso rileggere con gioia libri di cui mi era restata una sensazione più che una vera memoria del contenuto .

Tutto questo è bellissimo quando il libro che si cerca lo si trova , ma ultimamente ho cominciato a perdere colpi : certi libri che so benissimo di avere avuto tra le mani , di avere letto e di averlì rimessi proprio lì ( per esempio tra gli Adelphi) non li trovo più e allora il mio sguardo si fa fisso , una specie di nausea che rasenta l’angoscia , occhio vitreo e alla fine finisco per rassegnarmi.

Forse l’ho prestato e non mi è stato restituito , anche se normalmente mi segnavo i libri dati in prestito proprio per averne memoria di ritorno.

La verità è che avrei dovuto catalogare la libreria , ma ogni volta che cominciavo a mettere in ordine arrivata più o meno ad una trentina di libri mi cominciavano i problemi per tutti quei libri che non sapevo proprio  come incasellare.

Forse è per questo che seguito ancora a vivere in una casa sovradimensionata per una persona sola , il mio vero problema è trovare il posto per i libri che tenacemente e stupidamente seguito ancora a comprare .

E non mi scrivete che potrei farmi un I book , me lo  avevano pure regalato , non sono capace di leggere un libro in quel modo , sul pc leggo i giornali , per i pensieri veri mi serve la pagina , l’odore della carta .

Si può far finta di aggiornarsi , di stare al passo con i tempi ma fino a un certo punto . 

Forse i libri che cerco prima o poi scapperanno fuori da soli!

Corelli , il centenario della nascita

Cento anni fa ad Ancona nella notte fra il 7 e l’8 di Aprile nasceva Franco Corelli , tenore di successo planetario , bellissimo , altissimo ( era un metro e 90 ) che avrebbe infiammato le folle d’Europa e d’America .

Ma questo mitico tenore aveva dentro un rovello ,era un uomo schivo e fragile e si portava dentro una terribile paura del palcoscenico.

Debuttò tardi , a trent’anni ,in una memorabile Carmen a Spoleto e da quel giorno tutto cambiò nella sua vita .

La sua casa si affacciava sul porto e suo padre lavorava al Cantiere navale. Ultimo di tre fratelli , faceva sport con la Polisportiva Stamura e cantava con la sua bella fortissima voce  insieme agli amici ,qualche volta svegliando pure la sonnacchiosa città  durante le notti allegre in compagnia.

Faceva il geometra in Comune e se qualcuno in famiglia aveva tentato la carriera musicale quello non era lui , ma il suo fratello grande , con non grande successo come avremmo saputo in seguito.

In casa mia si racconta che un giorno il geometra Corelli fu chiamato dall’allora burbero e severo Segretario generale che gli disse – Corelli scelga  o fa il geometra o si mette a cantare davvero. E lui scelse di cantare.

Se da queste parti si facesseo i film Biopic la storia di Corelli sarebbe esemplare per Hollywood e probabilmente si potrebbe intitolare :” un grande tenore suo malgrado” perchè Corelli che poi avrebbe inaugurato per ben cinque volte la stagione scaligera e avrebbe cantato al Metropolitan di NewYork per sedici stagioni aveva paura del palcoscenico , soffriva ogni volta prima di entrare in scena e quello sguardo perso , un po’ triste che gli leggevi dentro dopo avere virtuosisticamente sparato “la pira” del Trovatore forse era la chiave di fascino segreto che comunque emanava dalla sua splendida persona .Un lirico spinto ( ma lui preferiva definirsi  “una voce” ) credo dovesse molto della sua strepitosa carriera ad una moglie energica e combattiva : un crudele e divertente sketch di Franca Valeri ( la moglie del tenore ) racconta delle trattative che lei intratteneva con i direttori e i teatri fino a condizionare le scelte musicali e le prestazioni del mite e bellissimo marito.

Un po’ più grande di lui , si muoveva bene nel mondo musicale che era anche il suo e che tutto sommato fece molto di più per il suo splendido marito di quando normalmente facciano gli agenti musicali.

All’età di 55 anni Corelli si ritirò improvvisamente dalle scene , forse aveva retto pure troppo allo stress da palcoscenico , la sua rinuncia fu davvero speciale , non aspettò la fine ingloriosa e chiuse , credo con grande personale sollievo , in bellezza.

I rapporti di Corelli con Ancona furono sempre vivi , anche se in definitiva qui non ci cantò mai perché la città dorica aveva perso il suo Teatro delle Muse durante i bombardamenti e solo nel 2002 il teatro ricostruito fu finalmente riconsegnato alla città.

Ricordo un Corelli elegantissimo e biancovestito , ormai vecchio e stanco arrivare all’inaugurazione , gli avevano anche intestato un Concorso che poi negli anni si perse e quando morì a Milano non è che da queste parti lo onorassero in modo particolare.

I miei personali ricordi del cantante vanno da un bellissimo Ernani sugli spalti dell’Arena di Verona ad un don Josè a Macerata con Grace Bumbry .

Quella volta ancora si cantava “ l’amore è uno strano uccello” …ma lui si sbagliò e la Fleur se la cantò in francese , tutto sommato nell’indifferenza del pubblico.

Ieri il mondo intero ha ricordato il centenario della sua nascita , da queste parti si pensa ad una serie di manifestazioni estive ( sa., c’è la pandemia , signora mia…) . Speriamo bene.

Cafonal

Quella esile figurina esile di spalle davanti ai due “cafoni” seduti la dice molto lunga sulla parità di genere tanto conclamata e sbandierata in questo inizio di millennio.

Due perché se Erdogan ci ha messo anche del suo politicamente e , senza offendere la religione islamica, anche per ribadire la sua scelta di tiranno osservante , meno si giustifica il commissario europeo che perlomeno una verniciata di galateo la dovrebbe avere ricevuta nella , perlomeno a parole, civilissima Europa.

Ovviamente ha vinto lei , quel divano è come una bandiera : da lì guarda la sconfitta del maschio dominante ma mi viene  anche da pensare se al suo posto ci fosse stata la Merkel cosa sarebbe successo: probabilmente qualcosa di diverso perché la grande Mutti avrebbe con un cenno ordinato al povero commissario di azarsi o forse semplicemente avrebbe ordinato un’altra sedia al funzionario di turno che sicuramente si trovava da quelle parti.

La foto resta e insieme la valutazione amara che ancora la strada per la parità è lunga e piena di insidie . Hai voglia a dire “ ce l’abbiamo fatta! “ quando la foto più divertente che circola è quella di una Van Der Leyen che andando ad una manifestazione in abito da sera si porta serenamente la sedia pieghevole per un “non si sa mai!”

Non si sa mai … portiamoci sempre una sedia d’emergenza , può essere utile in ogni caso.

Dalle Marche

  

Oggi mi piace raccontare la storia di un gesto di civiltà , un esempio semplice ma che ha in sé qualcosa di clamoroso che è passato nella quasi totale indifferenza della stampa e che mi piace qui riprendere perché riguarda la regione in cui  vivo e ci ho riconosciuto un carattere particolare di quella gente marchigiana che vive il basso profilo di chi non è abituato a gesti plateali e clamorosi.

Alfredo Cesarini ,anni 69,  sindaco di santa Maria Nuova ,un paese di 4000 anime tra Osimo e Jesi , in quel sommesso e bellissimo paesaggio collinare che fu sfondo di tanta pittura veneta del ‘quattrocento , ha compiuto un gesto semplice : quando è avanzata una dose di vaccino nel suo paese gli hanno detto di approfittarne essendo il sindaco anche se ancora non  ne aveva il diritto per età ma lui ha preferito farsi indietro cedendola ad un operatore del Comune che ne avrebbe avuto più bisogno perché in contatto con gli ospiti della locale casa di riposo per anziani.

Poi il Sindaco il Covid lo ha preso e con lui lo hanno preso anche gli altri componenti della sua famiglia.

Ricoverato all’Ospedale Carlo Urbani di Jesi , a chi gli domandava il perché del suo gesto ha risposto che aveva preferito  aspettare il suo turno , come aveva fatto anche il Capo dello Stato e messo nuovamente davanti alla scelta avrebbe comunque senz’altro ripetuto il suo gesto di rifiuto.

Io non conosco il Sindaco di Santa Maria Nuova , non conosco le sue idee politiche e neanche mi interessa conoscerle, ma so che un gesto come il suo vale molto di più di tanti proclami e sollecitazioni .

In questa terra che non è la mia , ma nella quale ormai vivo da più di mezzo secolo ,una terra complessa e plurale ( qualche volta dimenticata anche dai bollettini meteo che spesso passano dall’Emila all’Abruzzo definendo vagamente qualcosa in mezzo definito “medio adriatico”) ci sono eccellenze clamorose nelle arte e nella musica , ma tutto mantenuto in un basso profilo istutuzionale , perfino il gesuita, cartografo , sinologo insigne Matteo Ricci quando arrivò in Cina cambiò il suo nome in Li Ma Dou, tanto per restare il più possibile nascosto alla fama.

Pasqua 2021

Certo che andare a cercare vantaggi in una giornata di Pasqua blindata in tutto il paese non è facile ma io che sono una inguaribile ottimista ne ho trovati ed è su questo che mi soffermo con il mio diario , un tempo così vuoto di eventi  da raccontare in un tempo diventato così ristretto.
Comincio dal mattino , a Messa siamo pochi , non pochissimi e tutto sommato si capisce che ci ci va non lo fa per dovere ma per intimo piacere.

Un pranzo familiare con figlio e nipoti deliziosi : non scappano da tavola e parlano di tutto . Hanno quell’età adolescenziale che li potrebbe far risultare odiosi e invece mi trovo tra giovani menti sveglie , tra persone che sono già formate  e che hanno le loro idee. 

Un ritorno a casa a coprire i venti chilometri in un tempo brevissimo , non c’è proprio nessuno sulla nazionale , guido rilassata e mi godo un Adriatico azzurrissimo , anche se molto vuoto, sulla sinistra.

Certo , avrei preferito essere là dove avevo programmato di andare : a Vienna a sentire il Parsifal . Avevo già tutto prenotato, poi il Parsifal si farà , ma in streaming , tra una settimana : forse il cambiamento è più doloroso per l’amica viennese che sarà anche lei costretta a sentirlo sullo schermo del pc di casa.

Serata bellissima in tv: la Seconda di Mahler : Resurrezione , dal Gewandhaus di Amsterdam con Mariss Jarsons , è una registrazione di una diecina di anni fa ,straordinaria.

In un momento di distrazione penso con rimpianto di non essere mai stata in quella sala da concerto . Una volta avevo prenotato , poi il posto trovato era molto in fondo e avevo rinunciato : morale “ogni lasciata è persa”.

Per finire una chiacchierata con la deliziosa Raina Kabaivanska  , è una gioia ascoltare le sue memorie : ancora bellissima e spiritosa mi sembra di ascoltare una vecchia amica che parla .

In realtà l’ho sentita talmente tante volte nella mia vita che davvero mi sembra di stare in famiglia anche se ai vecchi tempi non ero tra quelli che vanno in camerino alla fine perché il compagno della mia vita non condivideva certe abitudini. Ho cominciato ad andarci quando sono rimasta sola. 

Durante la garbata intervista la mitica Raina a un certo punto ha nominato Kaufmann dicendo che oggi è l’ unico tenore veramente grande .

 Io ovviamente plaudente mi sono ricordata l’ultima volta in cui ho incontrato l’elegante signora e sono anche andata a salutarla.

E’ stato l’ultimo giorno dell’ultimo concerto in cui ho sentito Jonas dal vivo.

Eravamo al PalaDozza di Bologna …un secolo fa. 

E’ Pasqua , in chiesa non vai…

Dopodomani è Pasqua, la seconda Pasqua in solitudine , non lo avrei mai immaginato.

Lo scorso anno fu come uno strano avvenimento surreale , il paese in lookdown , il vuoto e il silenzio che ispiravano raccoglimento e paura.

Poi , ma ripercorrere questo tempo assurdo ci porta a raccontare una vicenda di fantascienza in cui i personaggi si muovono in maniera illogica : si prega , si impreca , si spera e poi tutto tace di nuovo. Un fermo immagine che ha del crudele.

Ogni stagione della vita è segnato da questa esperienza che ha un sapore medievale , inutile fare graduatorie tra chi ci sta soffrendo di più o di meno.

Per me che sono al termine della vita attiva pesa il rimpianto delle ultime gioie dei viaggi  che riempivano di musica le mie trasferte e mi allargavano ancora le esperienze con amici trovati sulla strada della comune passione culturale.

Per i ragazzi il vuoto di senso perduto per la loro vita sociale , la scuola surrogata davanti al video , le relazioni umane , quelle che fanno crescere davvero , allontanate e forse in qualche caso , perdute per sempre .

Poi ci sono i giovani , quelli che cominciavano davvero le loro vite lavorative o ancora di studio bloccati nelle loro speranze , nelle loro prospettive di futuro.

Il resto del mondo , quell’età di mezzo nella quale sono i miei figli , il peso di una transizione verso un mondo che non sarà più uguale e che dovranno imparare a gestire senza rancore e senza rimpianti .

Non sarà facile per nessuno se e quando la ruota della vita ricomincerà a girare  lo farà nel senso giusto ? 

Sui social mi augurano Buona Pasqua con uluvi , colombe , stelle di Davide e Crocifissioni e per fortuna mi evitano le uova di cioccolata ! evidentemente sono un target un po’ elitario.

Io auguro a tutti di arrivare presto alla completa vaccinazione e se proprio non vogliamo esasperarci guardando quelle colonnine terribili della situazione della pandemia con quella colonna nera finale si può sempre ripiegare su una Passione bachiana , per fortuna se ne può trovare una ampia offerta in rete, un modo come un altro per pregare e sperare.

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