Una divagazione politica

In un tempo lontano ci si poteva illudere di entrare in un partito politico per collaborare al miglioramento delle condizioni dei propri simili . Generalmente la utopistica idea veniva rigettata appena ci si accorgeva che i partiti politici ( tutti) sono organismi molto autoreferenziali che tendono a escludere coloro che ci entrano con ingenue speranze di partecipazione.

Questo credo sia sempre avvenuto , anche in tempi lontani , quando la democrazia era un lusso riservato a pochi e olte tutto praticata in pochissimi paesi.

 Fu così che molto spesso le persone giovani passavano come meteore e se ne allontanavano disilluse perché la pazienza non è arte giovanile.

Con il nuovo corso della storia che introduce la forza del web la realtà è decisamente cambiata in peggio perché nel dare più spazio all’immagine e alla falsa e illusoria  partecipazione globale alla cosa pubblica si sono visti , non solo nella vecchia Europa , strani personaggi emergere clamorosamente e poi anche clamorosamente rientrare nell’ombra .

Potrebbe sembrare una cosa positiva , in fondo una certa competenza per occuparsi della cosa pubblica dovebbe servire e questa eliminazione dei non preparati rassicurare le genti comuni.

In realtà non è proprio così: la chiusura a riccio di chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori dimostra solo che serve qualcosa di diverso dal credere nelle “ magnifiche sorti e progressive” e invece serve il farsi parte di una compagnia ad escludendum.

Mi piaceva pensare che la poltica fosse l’arte del possibile e che ogni capacità di mediazione meritasse il suo spazio dignitoso.

Purtroppo devo riconoscere che ormai tutto questo rientra nelle speranze vane di chi “ ci aveva provato “ .

Vince ovunque il populismo e la demagogia , possiamo solo cambiare canale per non affondare nel bla bla bla  e rifugiarsi nel bellissimo e vasto mondo dove la parola è al servizio del canto e dove il rumore si trasforma in musica.

storie dall’iperspazio

C’erano due cose che mio marito considerava  decisamente ridicole : il trolley e lo zaino.

Il suo signorile viaggiare , sempre in blazer ( altro odio feroce le tute da ginnastica ) perché sosteneva che era il naturale e comodo vestire di un uomo  sia al mare che ai monti , sia nell’afa di un aeroporto africano che nella confusione di un autogrill ,oggi sarebbe estremamente stupito nel vedere la rapida evoluzione dei due oggetti vituperati.

Io , molto più prosaicamente aperta alle novità , li avevo adottati entrambi sostenendone la praticità  , nella sua muta riprovazione.

La valigia con le ruote una cosa ridicola anche perché a lui serviva il facchino quando scendeva dal treno e quel coso sulle spalle lo pensava utile solo per ascensioni in alta quota .

Snobberie passate di moda o mondo che è cambiato vertiginosamente con la velocità della luce solo in un ventennio?

Quando racconto ai nipoti stupiti ( ma non è che mi danno molta udienza ormai) che andare in villeggiatura era partire per un viagggio , che i diciotto chilometri che ci separavano dalla località di mare prescelta erano tanti , che per parlare con Ancona andavo in piazza alla gelateria Morelli a fare la fila per telefonare mi guardano come una extraterrestre arrivata dall’iperspazio dei loro strani giochi che parlano di incredibili mondi nei quali però vanno a ricercare i valori antichi e perduti , come se le novelle ,cambiata la scena,nascondessero ora e per sempre le stesse morali riciclate. Nelle loro saghe magari ambientate in un ieri lontano o in un domani siderale si nasconde sempre la traccia di un romanzo di formazione  ( guai a chiamarlo Bildungsroman !) o il riciclo di un mito classico che i furbi sceneggiatori rivestono di effetti speciali .

Sicuramente però si stupirebbero di trovare nel nonno conservatore una comprensione insospettata perché quelle loro storie a suo tempo lui le aveva già studiate al liceo.

Vespri palermitani

Certamente Emma Dante il teatro lo sa fare e io che la seguo dai tempi gloriosi di M’Palemmo e Carnezzeria conosco le sue doti di dominatrice del palcoscenico.

Avvicinata al melodramma con la Carmen  ( meraviglioso esordio di Anita R, e scoperta di Jonas per i poveri italiani digiuni dei suoi grandi successi in giro per il mondo) in quegli anni lontani era ancora presa dalla paura dell’horror vaqui in palcoscenico per cui ci metteva un po’ troppa roba , poi piano piano si è raffinata e adesso ha avuto la ghiotta occasione di mettere in scena l’operona francese di Verdi Les vepres siciliennes nella sua Palermo ed  è stato come invitarla a nozze : ci ha messo tutto , ma proprio tutto quello che di siciliano aveva in mente .

Giù tutta la paccottiglia del suo teatro , piu tutta la galleria degli stereotipi dell’isola .

Ma lo spettacolo c’è  e si vede tutto con molto diletto , anche se in streaming, causa la maledetta piaga che mi impedisce di riprendere i treni e gli aerei con lo spirito di una volta.

Ed ecco l’operona alla Mayerber con tanto di balletto ,nei cinque atti e pure in francese , comme il faut.

Ci riconosco momenti che sarebbero poi confluiti nel Don Carlo  (ma a Verdi questo secondo grand opera gli sarebbe venuto decisamente meglio ) e prima dell’”Innominabile” anche questa opera di cui spesso ascoltiamo solo il preludio ( dove c’è già tutto ) l’avevo vista a Monaco nel 2018 in forma orribile , unica nota positiva  fu la direzione di Omer Meir Welber che ho puntualmente ritrovato in questa più intelligente revisione anche  perché mi è sembrata molto divertente la spartizione del balletto in pillole qua e la.

Si può vedere su Arte e anche se so bene che non è la stessa cosa ho potuto comunque ascoltare un bravissimo Mattia Olivieri , davvero un ‘eccellenza in palcoscenico con una presenza e una musicalità affascinanti : il suo Monfort è veramente il protagonista indiscusso.

Bravo anche Erwin Schrott , che giogioneggia un po’ meno del solito e stando in barca ( bellissimo coup de teatre ) ci regala la sua aria ‘o tu Palermo veramente pregievole ( mentre a Monaco mascherato da pupo siciliano dimostrava proprio di non divertirsi.

Brava la Seletti , ma la parte è durissima per chiunque e decoroso Caimi , non si può chiedere di più, non sono in molti ad avere la parte in repertorio.

L’idea di per sé abbastanza scontata di portare la messinscena ai giorni nostri : i cattivi la Mafia e i buoni gli isolani con gli stendardi Borsellino ,  Falcone più Impastato ed altre vittime ahimè molto note era di facile lettura , in definitiva si racconta l’ennesimo tentativo popolare di rivolta, purchè una volta tanto ci riescano davvero a liberarsi dai gioghi più o meno importati.

Ottimo il coro preparato da Ciro Visco ( bell’acquisto per il Massimo) e buoni anche i balletti .

Unica nota stonatissima i costumi , ma sembra che da quelle parti Dolce e Gabbana colpiscano anche  involontariamente.

Istruzioni finali

Ho capito perché i giovani si sono allontanati da Facebook e sono trasmigrati su piattaforme più misteriosamente leggiadre : da Instagram a TikTok trovano modi di racccontarsi molto più vicini al loro modo di essere e soprattutto non sono quel lento ,ininterrotto necrologio che è diventato Facebook.

Ogni giorno si trova da piangere su qualcuno : ci lasciano i musicisti , i cantanti , gli scrittori , gli attori  ( i politici pochi perché pochi sono degni di pianto) e si arriva ai necrologi quasi privati , magari di una comunità ristretta per cui si piange anche il fornaio o il pizzaiolo di quartiere.

Siamo un mondo di vecchi , lo sapevo , ma se c’era bisogno di una conferma basta sfogliare la mattina quello che passa il social più frequentato da chi anagraficamente mal si orienta su quelle più allettanti piattaforme giovanili.

In definitiva FB svolge la funzione che una volta facevano i manifesti listati a lutto che riempivano i nostri muri per le strade .

Ora a piedi per le strade si va poco , solo gli umarell che seguono i cantieri e anche l’uscita col cane i giovani la fanno di corsa , lo sguardo perso all’orizzonte e le cuffie ben fissate nelle orecchie.

Dobbiamo allora ringraziare il nostro social invecchiato rapidamente con noi che una volta ci sentivamo up to date per esserci entrati.

Solo qualche volta mi pongo il problema , come mi cancellerò se lascio questo mondo all’improvviso?

Devo lasciare istruzioni anche per questa ineludibile bisogna.

Shtisel

Ci si può domandare se ha senso fare una distinzione tra cultura alta e bassa , tra la letteratura e una serie tv? 

Me lo sono chiesta quando sono entrata completamente conquistata da una serie televisiva di cui aveva già tanto letto ma che è visibile solo su una famosa piattaforma streaming.

Mi riferisco a Shtisel , storia di una famiglia ebrea haridi (ebrei ultra –ortodossi) che vive in un quartiere di Gerusalemme che si chiama Geula.

Seguendo nel tempo la storia di questa famiglia , tra le gioie e i dolori , le scelte condizionate dalle regole e il tempo che passa mi sono ritrovata dalle parti della Famiglia Moskat di Isaac Bashevis Singer , un libro che mi aveva appassionato tanti anni fa e più recentemente dalla lettura del Signor Mani , un capolavoro di Abhram Yeoshua. Nel caso dei due bellissimi libri citati sicuramente siamo dalle parti della “ cultura alta” ma in qualche modo anche la bellissima serie tv è cultura , se per cultura pensiamo a qualcosa che ci arricchisce , che ci coinvolge umanamente e ci avvicina a sensibilità diverse , a mondi che potremmo pensare lontani.

Recitata benissimo da un gruppo di attori ignoti a noi , ma che ci diventano familiari via via che la storia si allarga in altre micro-storie che ruotano intorno a due figure centrali : padre e figlio .

Il padre rabbino custode di una antica sapienza piena di quell’humor ebraico che passando per le generazioni arriva a noi attraverso tutta una serie , se vogliamo , anche di luoghi comuni e la storia più complessa del figlio difficile in cui l’urgenza della sua vocazione artistica di pittore contrasta con la rigida norma religiosa che vieta la rappresentazione del vero .

Si sorride molto , ci si commuove e non si piange quasi mai nel lento evolvere della storia familiare: niente colpi di scena drammatici , tutto un sottotono soft, ma si pensa molto e si finisce per riconoscersi in un mondo decisamente lontano e probabilmente lontano anche dai cittadini israeliani che per primi hanno visto , negli anni , questa serie tv.

Consiglio a tutti di cercarla , in un modo o in altro la rete offre molte soluzioni.

Penso che qualche lettore che non la conosce già mi sarà grato del consiglio.

Riprendiamo il discorso

Ho ripreso a scrivere dopo giorni di silenzio e trovo con sorpresa molti commenti al mio post. Non era mia intenzione suscitare  tanto interesse per una mia banale crisi che ho messo in rete forse per giustificare un silenzio prolungato .

Ho analizzato con cura i post , molti semplicemente affettuosi e amichevoli , ma tutti , proprio tutti avevano un secondo livello di lettura , quasi un sottotesto.

Me lo ha chiarito un amico teatrante che evidentemente mi legge da tanto tempo ,ma che questa volta è venuto all’aperto e mi ha aiutato a capire : senza volere avevo captato un pensiero comune di smarrimento che magari non veniva fuori dai post “ufficiali” ,ma che stava dentro ,come un disagio nascosto .

Molti hanno scritto a me per scrivere di sé, l’invito a non mollare era una dichiarazione d’intenti molto più diffusa di quanto si creda.

E’ strano pensare che un social possa essere anche una specie di banchetto di Lucy . “Doctor is in” ed ecco a voi la compagna di Snoopy che viene involontariamente in soccorso degli amici.

Il pretesto e la giustificazione banale per molte defezioni viennesi è una prima superficiale lettura , dietro c’è il peso esistenziale di tutti , ma proprio di tutti noi , vittime della pandemia , anche se non abbiamo preso letteralmente il virus.

Un solo commento  che forse voleva solo essere una battuta non è in linea : per una volta che hai rinunciato ..ce ne saranno tante altre” , no , cara amica , non era questo il senso : le tante altre saranno appunto “altre “ e c’è un detto popolare che recita “ogni lasciata è persa” e questo è il senso vero di perdita che proviamo tutti nel rinunciare ad una piccola fetta di vita che un tempo era il nostro nutrimento primario.

Ma , sempre nel lungo post dell’amico teatrante c’è un invito bellissimo ad essere ancora non più solo spettatrice passiva .

Può sembrare un caso ma proprio pochi giorni fa mi hanno proposto la ripresa di un reading di cui avevo curato la regia e proprio ieri mi ha richiamato una rara creatura con grande senso e amore per il teatro.

Mi viene incontro tutto un tempo di ricordi e di lavoro che ho cercato di trasmettere a intere generazioni di giovani, la depressione momentanea la si combatte in tanti modi , anche riprendendo in mano un copione.

Una rinuncia

Mi nascondo dietro la scusa che andare a Vienna adesso , con tutte le complicazioni derivanti dai diversi tamponi da fare , con un viaggio comunque lungo e non semplice  ( mi servono comunque due voli) sia una ragionevole rinuncia .

Ma non è vero : avevo il biglietto per il Peter Grimes , avevo un bell’albergo prenotato , avevo amici carissimi che mi aspettavano , ci rimetto abbastanza rinunciando ma la verità è che a questo punto mi è caduta addosso tutta l’età , tutta la stanchezza accumulata in questi due anni di pandemia.

Per questo il mio blog si è fermato : non scrivo più da giorni , mi sembra di essere in un’anticamera di rassegnazione , per questo sto zitta , credo che sia la prima volta in un decennio in cui non mi ha fermato niente  a essere riuscita a recuperare  tutta la saggezza di cui peraltro generalmente non sono proprio dotata.

Anche la speranza di vedere l’opera in streaming è caduta , ascoltarla in audio con un cantante come Kaufmann non è proprio la stessa cosa anche se ci accontenteremo.

L’opera la conosco bene  ( ne avevo anche parlato recentemente) e non occorre che mi ripeta dicendo che ero molto curiosa di questa messinscena viennese.

Poche sere fa al teatro della mia città per un concerto , (avevo bisogno di musica dal vivo!)  una signora non giovanissima mi ha detto : proprio adesso che avrei potuto andare in giro, curato i figli , fatto il dovere di nonna  con  la libertà dei pensionati a portata di mano non possiamo più girare tranquillamente !

Così ho capito che oltre la rabbia degli studenti costretti a studiare poco e male , la rabbia dei giovani per gli anni di vita perduti , la rabbia dei vecchi che si vedono sottrarre le ultime chances di vita , c’è anche la rabbia di chi ancora non tanto vecchio accusa il colpo e si sente comunque defraudato di un tempo della vita perduto.

Nascosti dietro la FFP2 non abbiamo neanche il diritto di piangere ,

in fondo siamo ancora vivi e dobbiamo comunque considerare  il lato positivo. 

Sgarbi pubblicitari

“E’ scherzo o è follia “ho pensato vedendo le scritte pubblicitarie luminose sul Ponte Vecchio e sullo Spedale degli Innnocenti a Firenze.

Soprattutto la facciata dello Spedale che ho visto per tanti anni dalla finestra della casa di mia sorella a cui piaceva raccontarmi anche il cambio di colore dei “tondi” robbiani che ne decorano la facciata :

 sai , cambiano di azzurro con il colore del cielo , mi diceva ogni volta, vederli così inframmezzati da pubblicità blu come fossero francobolli , mi ha fatto davvero sobbalzare.

Poi , nel lungo articolo del giornale  si cercava di spiegare che gli sponsors sostengono l’arte e qui il paragone con i Medici , ricchi mecenati delle arti, saltava fuori a mò di esempio giustificatore .

Sarà anche vero ed è vero che ormai manco talmente da tanto tempo dalla mia città che potrei fare anche a meno di lamentarmi , in definitiva la pubblicità durerà pochi giorni e non altererà in futuro la bellezza di quel loggiato.

Resta però il problema di fondo e l’inutile ricerca delle responsabità di chi ha autorizzato l’operazione commerciale non mi restituisce il senso di offesa che mi ha dato questo barbaro imbrattamento dei famosi monumenti.

A questi punto devo ammettere che mi affascinano di più i murales che decorano i muri quando lentamente si entra a Roma in treno alla stazione Tiburtina.

Bruttissimi graffiti fatti con le bombolette spry mi raccontano il vero lento spegnersi del bello nel nostro tempo.

La storia dell’arte ha sempre vissuto cicli alterni : dal figurativo all’astratto, fino all’odierno orribile.

 Qui siamo al sovrapposto pubblicitario che sfrutta la bellezza antica , cerchiamo di prenderla come una barzelletta raccontata male , anche se il pubblicitario che l’ha pensata sarà contento anche della mia scandalizzata reazione .Il suo risultato l’ha raggiunto. 

Per David Sassoli

Quando stamani aprendo il giornale ho letto la notizia della morte di David Sassoli ho avuto davvero un gesto di dolore , non mi era piaciuto leggere di quel suo ricovero in Italia per una misteriosa e fumosa diagnosi ma non avrei mai pensato di leggere della sua morte a soli 65 anni.

Un volto pulito , mi piaceva dai tempi del Tg quel ragazzo che non sbagliava gli accenti , che pacatamente e rispettando i congiuntivi ci portava le notizie della sera.

Fui anche contenta quando fu eletto al Parlamento Europeo e anche di più quando ne prese la Presidenza, che avrebbe lasciato tranquillamente non ricorrendo i giochi di palazzo e agli equilibri complessi della politica coniugata al politichese.

Davvero ci viene da domandarci perché se ne vanno le persone perbene , che ci onorano fra tanti quaquqraquà che riempiono gli scanni delle nostre istituzioni.

Un signore nei modi , un garbato rappresentante convinto dei valori fondanti della nostra Europa , uno dei pochi dei quali ci si sente orgogliosi di essere italiani arrivato a rappresentarci a così alti livelli.

Oggi ci saranno fiumi di parole per ricordarlo alle quali si accoda anche il mio piccolo blog: non era un uomo per tutte le stagioni , qualità rara ai giorni nostri .

Il suo bel volto pulito di antico fiorentino intelligente mi mancherà davvero.

Una volta tanto le frasi di circostanza non saranno mai così vere come il vero. il suo saluto composto con il ringraziamento ai medici , ai cittadini , alle istituzioni resterà un esempio e un punto molto alto da prendere ad esempio per tutti i giovani che vorranno ripercorrere le tappe professionali e politiche della sua vita spesa per dare dignità al senso dello Stato e delle Istituzioni che era orgoglioso di rappresentare a così alti livelli.

Principesse

Guardo la foto ufficiale della duchezza di Cambridge , un tempo chiamata semplicemente  Kate Middleton e penso che studiare da regina sia  veramente un impegno molto serio al giorno d’oggi.

Un tempo ( assai lunge non ora) le regine si succedevano tra un parto e l’altro e se  sopravvivevano ad avvelenamenti e congiure e il loro ruolo era quello di finire in un bel quadro ad olio in un museo più o meno importante a seconda dell’autore che le aveva immortalate .

Salvo poi con la fine del secolo scorso apparire al mondo il favoloso ritratto della povera Sissi che dette un vero scossone all’immagine regale e anche la potentissima regina Vittoria , nonostante il lunghissimo regno e le alte qualità che addirittura arrivarono a crearle intorno l’aggettivo “vittoriano”  dovette cedere il passo alla leggiadra infelice moglie dell’imperatore di Kacania.

Era nato il mito dell’immagine regale e più le genti diventavano repubblicane più si diffondeva il mito ; era la realizzazione della fiaba che accomunava le sartine e le dame , decisamente molto più affascinanti delle attrici cinematografiche , anche di quelle massimamente mitiche  del secolo scorso.

Si arrivò così alla   immensamente amata Lady Diana , lei veramente il massimo di ogni  immagine  regalmente triste, :Candle in the wind , ci si mise pure Elton John a cantarne la memoria .

Ancora oggi se si vuole fare audience basta un banale programma tv sulla infelice sorte della bella Lady D. per avere successo.

Neppure  la povera cognata americana Megan ,che pure  di chances sulla carta ne aveva parecchie ,è riuscita a intaccare l’intoccabile stile della aspirante regina Kate.

Basta fare il confronto dell’uscita dall’ospedale dopo il parto : per tre volte la duchessa è uscita sulla porta sottile come un giunco mentre la moglie di Harry era umanamente ancora appesantita come succede a tutte le donne normali.

Infatti non le è rimasto che riparare nelle lontane Americhe mentre la splendida Kate suonava l’organo nella Abbazia di Westminster e non sbagliava un cappottino o un sorriso vicina alla vecchia immensa Regina e a  quella inutile Camilla con la quale addirittura non c’è gara.

Oggi sui giornali c’è la sua foto leggiadra e felicemente flou che ci racconta i bellissimi quarant’anni della perfetta principessa.

Non si è negata niente , neppure il bravissimo fotografo italiano : si direbbe proprio che non ne sbagli una.

Giordania

Una gran botta di nostalgia : oggi sfogliando i giornali ho trovato un bell’articolo pubblicitario sulla Giordania.

Ci sono stata tanti anni fa , quando il mondo era tutto a portata di mano e non ce ne rendevamo conto ,

Petra era stato per me un sogno da realizzare e una sera al tramonto siamo arrivati ( viaggiavamo da soli e senza problemi mio marito ed io ) ed abbiamo alloggiato in un albergo  anonimo fuori dall’entrata  del famoso corridoio che ci avrebbe aperto la mitica città dei Nabatei .
Il mio primo e unico problema fu l’essere costretta a montare a cavallo , si andava in fila  al passo , ma io ero abbastanza intimorita tanto che il ragazzino giordano che teneva il cavallo per la cavezza rideva della mia paura .

Poi la meraviglia quando uscimmo dal buio e vedemmo il grande tempio , quello famoso delle guide turistiche . Primo scatto della macchina fotografica poi fine della storia , non avevo più pellicola  perché era stata vana e inutile la ricerca di trovare un qualunque tipo di negozio che le vendesse .

 Il resto della bellissima giornata è rimasto tutto nei miei occhi che comunque  funzionano meglio di qualunque foto ricordo.

Il momento magico fu quello in cui sentii scendere dalle rovine il suono di un flauto : c’era un pastorello che si faceva compagnia guardando il suo gregge. Non ce l’aveva messo l’ente per il turismo perché non esisteva nessuna promozione a quei tempi  se non l’avere visto Indiana Jones , ovvero Harrison Ford  correre tra quelle pareti ! 

Ripartendo il giorno dopo avevo preso da un vaso fuori della porta dell’albergo un rametto di una bellissima pianta grassa fiorita , all’aeroporto il tollerantissimo doganiere vedendola  mi aveva detto :romantic woman!: Trapiantata a casa ha seguitato a fiorire per qualche anno ma non ho mai saputo dire come si chiamasse. Aveva piccoli bellissimi fiori rossi.

Befana 2022

Questa Befanina ormai vecchia e stanca ha svolazzato per una ventina d’anni sul camino della casa di montagna , anni belli e pieni di gioia , di stanchezze sane dopo giornate di sci , di risvegli faticosi dopo capodanni pieni di neve e di “botti” , poi trasmigrò alla fine di quell’era lontana e non sapendo proprio dove posarsi trovò rifugio sotto la lampada del mio studio , proprio dietro il computer .Ormai se ne sta lì tutto l’anno e di anni ne sono già passati quasi altrettanti da quando aveva cominciato a volare sulla mia calza a righe , quella calza che nessuno riempie più perché alle vecchie befane i regali non li fa più nessuno.

E’ una vecchi amica impolverata e stasera però mi è venuta voglia di dedicarle una storia , anche se io le storie non sono proprio capace di farle.

Ho scoperto che è molto restia a farsi fotografare , ci ho perso una buona mezz’ora per renderla al meglio si sé e non sono sicura di essere riuscita a fotografarla degnamente.

Rappresenta , a pensarci bene , qualcosa di  irripetibile e lontano , un pezzo di memoria che fa fatica a trovarsi bene in questo giorno di Epifania nel quale ho già riposto tutti gli orpelli natalizi anche perché non mi pare che stiamo vivendo giorni molti festosi.

Qualcuno ha detto che questa quarta ondata di pandemia ci ha messo definitivamente in ginocchio , in effetti siamo davvero tutti stanchi e impauriti .

Non avrei mai pensato di arrivare a respirare con la FFP2 incollata sulla faccia ogni volta che metto il naso fuori di casa.

Sta meglio la Befanina al sicuro sotto la lampada , lei perlomeno continua a svolazzare libera da impedimenti.