Onegin forever

Passa e ripassa su Sky Classica un Eugene Onegin salisburghese che ebbi già modo di vedere anni fa e in tempo di grande magra mi consente di parlare ancora una volta di come certi allestimenti ci restano nel cuore mentre altri suscitano perplessità o addirittura irritazione .

 Intanto , per chiarire ai miei affezionati lettori l’Onegin è una delle mie opere del cuore  ( Alberto prendi nota , in fatto di opere russe per me è  the winner is …da Oscar )

Forse però tutto risale ai miei verdi anni : un giorno a Firenze vidi per la prima volta l’opera . Dirigeva Rostropovich ( ma neanche lo sapevo ) e Tatjana era sua moglie ! La scena , credo di Benois , era bellissima e incantata , solo a rompere l’incanto durante una seconda ripresa vista qualche anno dopo scoprii che l’effetto flou era originato da una tarlatana al proscenio sul quale si attaccavano malauguratamente le foglie di betulla durante il coro delle fanciulle nel primo atto.

Salto alla seconda rivelazione : Viaggio nella Russia sovietica e davanti al cartellone in cirillico del Marinskj scopro che quella sera (mi aiutò l’alfabeto greco) davano la mia amatissima opera ; ne ho già scritto in qualche mio librucolo : banalissime scene dipinte  e un tenero odore del parquet lucidato a specchio , bambine col fiocco in testa , costo del biglietto quattro rubli , ma le voci più belle che avessi mai sentito con quella musica magica.

Anni e anni più tardi a Monaco un Onegin orribile , anche se ci cantava la Netrebko e Lenszki era il mio amatissimo Pavol Breslik, putroppo quel matto di Warlikowski buttandola sul gay mi aveva massacrato il mega capolavoro di Tchaikowsky.

E vengo all’ultimo Onegin degno di citazione : a Zurigo , con la regia di Barrie Kowski e per la prima volta dal vivo il meraviglioso Peter Mattei nel titel role.

Questa volta la storia era rispettosamente raccontata in poco spazio e tanta emotività , valeva sicuramente il viaggio .

Poi ancora tante altre volte ( dal vivo o in streaming ) sublime quella di Tcherniakov che mi fece scoprire Mariutz Ktchevien  , poi anche una con Kelsinside da Londra con i “doppi” protagonisti ballerini. 

Insomma ne ho collezionate davvero una bella serie , ma quella che ancora una volta ho rivisto questa settimana mi permette di fare una di quelle osservazioni di fondo che determinano il rispetto e la vera comprensione della storia.

Riconoscendo alla direzione di Baremboim una qualità davvero rara  e raffinata mi soffermo sull’allestimento in chiave moderna : gira e rigira sul pavimento bagnato la trama ultranota . Ma perché ci piove sempre da quelle parti?
Perché il ballo in casa è tristissimo e volgare quando la musica del valzer è festosa ( ricordo l’immancabile applauso fiorentino all’apertura del sipario ) , applauso che si ripeteva ovviamente all’apertura del grande ballo dell’ultimo atto in casa del principe Gremin.

Fàmolo strano …ma l’opera ha una sua storia molto precisa nei contenuti , (non per niente il poema lirico da cui è tratta la aveva scritto Puskin !) e se vogliamo che il mondo oggi così estraneo al teatro d’opera si possa riavvicinare a questo magico mondo di storie e di suoni deve poter capire la trama nella sua essenza più esatta.

Per chiarire meglio , una volta ne vedi un’edizione , credo lituana, in cui Tatiana diventa addiritttura una scrittrice di successo , ma il risvolto narrativo di un Onegin stupito dal ritrovare una donna meravigliosa che lui aveva deriso ci stava tutto .

Rinnoviamo , riattualizziamo , ma serbiamo per favore il senso più profondo dalla storia e soprattutto della musica che la racconta. 

Frivolezze a Washington D.C.

In quella strana gara d’immagine che comunque è il giuramento di un Presidente degli Stati Uniti c’è una vincitrice assoluta : Michelle Obama nel suo completo rosso bordeaux, intelligentemente svolazzante sulle sue forme opulente e che grazie alla notevole altezza ha saputo valorizzare .
Per il resto tutto un coro di cappottinini pastello , superabbottonati nel vento freddo pungente di Washington e che impetosamente rivelavano il lato B non filiforme delle signore.

Coraggiosissima Kamala Harris in viola , dalle nostre parti , in Europa , guai chi se lo mette ,a teatro poi è aborrito. Evidentemente aldià dell’Atlantico non funzionano certe superstizioni.

Fuori quota le dive : anche se una è ricorsa a Schiapparelli non è che l’effetto total look a paracadute di Lady Gaga fosse esaltante , la cosa più carina era l’acconciatura tipo principessa Leila di Star Trek un po’ meno divertente la mega colomba d’oro che più che essere un segnale di pace ricordava un’aquila abbastanza rapace.

Troppo facile il total white di Jennifer Lopez , anche se era di Chanel poteva sembrare anche un ottimo Zara ben portato.

Poi mentre la cerimonia andava avanti le telecamere con stacco impietoso ci hanno fatto anche vedere la fuoruscita del cravattone svolazzante accompagnato dalla silente Barbie arrampicata su stiletti tacco 16 , ovviamente dotati di suole rosse Loubutin bene in vista.

La ex miss slovena , tanto stucchevolmente truccata , nonostante il tentativo in nero di sembrare sobria non ce l’ha fatta come al solito a essere davvero elegante e forse sta già pensando di  sistemare il figlio per poi eclissarsi in un silenzio che ovviamente dovrà essere dorato.

Tornado alla ventosa cerimonia colpivano anche certi strani individui malvestiti che si aggiravano tra le coppie importanti  , una miriade di bodyguard ( uomini e donne ) riconoscibilissimi per le mani incrociate sul corpo , la postura falsamente rilassata , l’aria banalmente innoqua ma col piede pronto allo scatto . Niente comunque a che vedere con il bodyguard mitico di Kevin Kostner , quelli belli così ci sono solo nei film.  

L’appello di Jonas

Quello che resterà indelebile del concerto di Jonas Kaufmann al Teatro Real di Madrid non è la meraviglia della scoperta di molti della sua grande arte di liederista  (qualcuno ha scritto che la leggerezza della voce sembrava avere creato una nuova sala nella sala) , né la sua capacità di stupire sottraendo fino al silenzio la sua voce inimitabile , lo sono state le parole pesanti che l’uomo sensibile , l’artista vero ha avuto il coraggio di dire con semplicità al mondo che lo guardava durante la conferenza stampa.

Ha usato parole pesanti come il piombo e ha parlato di morti e suicidi nella “famiglia”  ( sì, ha parlato proprio di famiglia) degli artisti in crisi in questo tragico momento per l’umanità tutta.

Ha avuto il coraggio di dire semplicemente che loro ,gli artisti, hanno bisogno di noi , del pubblico per vivere e il suo appello , certamente fatto non per sé ,ma per tutti coloro  ( la sua famiglia musicale) che soffrono oggi di una paura tangibile per il futuro dall’arte e della musica.

Un appello fortissimo e pieno di dignità , fatto con pacatezza e senza retorica , con la semplicità che lo contraddistingue e grazie alla sua grande intelligenza.

 Se pensiamo che questo appello ha preceduto il meraviglioso programma che ripercorre la scaletta di quel magico cd Selinge Stunde che ho quasi consumato a forza di ascoltarlo capisco bene che abbia incantato i madrileni e per fortuna , forse proprio perché a Milano non aveva avuto l’accortezza di chiederlo , ha ottenuto il silenzio fra un brano e l’altro.

Ricordo lo sguardo tollerante tra lui e Deutch quando i buoni milanesi interrompevano l’incanto , pazienza , pensavo , è l’entusiasmo che va perdonato .
Non penso che l’appello fosse per sé stesso , ovviamente noi tutti che lo amiamo non vediamo l’ora di rincorrerlo in ogni dove ci sarà concesso quando canterà di nuovo da qualche parte raggiungibile, sperando anche nel vaccino che dovrebbe arrivare per quel suo pubblico che, sorridendo con garbo, ha detto non essere fatto soprattutto di giovanissimi.

Ancora una volta Kaufmann è stato l’ambasciatore più qualificato per tutto il mondo che segue la lirica : penso che lo debbano ringraziare  tutti coloro che di musica lavorano e che adesso soffrono il silenzio dei teatri , lo streaming non ci basta e non basta  ai tanti lavoratori in crisi senza prospettive.

La cucina perduta

Al supermercato il banco della carne è diventato piccolo piccolo , per una buona metà è pieno di spiedini già pronti , di polpettoni già preparati , addirittura di fettine di carne già impanate .

Le giovani donne hanno fretta : la casa , il lavoro , bambini prendono troppo tempo , la cucina può attendere .

La stessa cosa al banco del pesce : tutto pronto , pulito , ridotto al minimo lo spazio per chi volesse affrontare un rischiosissimo menù più elaborato.

Per non dimenticare “ per par conditio” il settore gastonomia dove tutto è un trionfo di già pronto, comprese le verdure lessate.

Questo è il paese reale poi se apriamo la tv si vedono solo programmi di alta cucina ( o presunta tale). Il mondo è pieno di masterchef, più o meno stellati , più o meno probabili e giù a pioggia programmi sempre più seguiti , sempre più imitati , ce ne sono davvero in tutto il mondo di uguali : originali o no  , la storia è sempre la stessa.

Meno si cucina nelle case e più siamo  invasi da programmi di alta cucina e devo dire che in generale sono gli uomini quelli che alla fine in cucina si divertono ancora a giocare al grande chef.

Se da una parte si è inondati di pubblicità che raccontano addirittura di brodo già pronto (sic!)   per non parlare del “complicatissimo” minestrone anime candide e nostalgiche elevano odi alla frittata della mamma , ricordi lontani che profumano di vecchie cucine annerite e calde di odori perduti.

in questo contesto mi è arrivato da parte di una amica grafica molto brava un progetto interessante e invita coloro che ancora se le ricordano a raccontare le vecchie ricette , i vecchi ricordi culinari che sono anch’essi ricchezza di una memoria parduta di sapori.

Spero che il suo progetto abbia un seguito , lo seguirò con interesse.

Io sono toscana e non potrò parteciparte alla ricerca , però mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a ricordare le memorie e i sapori d’antan :
per esempio chi si ricorda cos’erano i “Raveggioli freschi e belli” che un omino in bicicletta vendeva per strada nella Firenze della mia infanzia?  

Rivincita della comodità

La discesa dai tacchi a spillo ha significato innanzitutto per molte donne una resa all’età che avanza e l’arrendersi all’inevitabile cambio di prospettiva : da orpello sexi a necessaria riduzione di altezza . 

Aumentando gli anni le donne lentamente hanno abbassato i tacchi e con questo anche le loro probabilità di essere up to date .

Poi  forse senza che ce ne rendessimo conto la moda ha giocato un ruolo determinante fino ad arrivare alla bella immagine del vice presidente degli Stati Uniti immortalata sulla copertina di Vogue con le sneakers ai piedi.

Non che le donne avessero aspettato Kamala Harris per mettersi più comode, però forse lo facevano combattendo contro un senso di colpa e di sconfitta.

Certo che per l’uomo “ che non deve chiedere mai” la donna ha ancora lo stiletto fetisch , lo sguardo allusivo e l’abbigliamento che meno casual di così non si può.

Ricordo che ancora nel  secolo scorso  a New York le ragazze in scarpe da tennis ( una volta si diceva così ) arrivavano svelte negli uffici di Mahattan e li si innalzavano su prestigiose calzature aziendali.

C’erano i codici da rispettare ai quali per primo dette una risposta quel genio che corrisponde al nome di Giorgio Armani indicando  la strada alle donne in carriera e non : il tailleur pantalone ormai è la divisa tranquilla e sicura per ogni occasione , anche se la carriera è quella di  andare a insegnare a scuola o semplicemente quella di lavorare in ogni settore  sentendosi comunque sempre a posto in ogni occasione.

La parità di genere passa anche attraverso certe conquiste banali e l’andatura elastica di ogni donna di oggi nasce anche dal fatto di non dovere arrancare sui trampoli con delle calzature che avevano anche il non piccolo difetto di  mettere a rischio l’incolumità di tutte quelle che , schiave della moda , rischiavano fratture , alluce valgo e altre pericolose conseguenze dello stare ..all’altezza del mito di una bellezza fortunatamente tramontata.

Si rassegni l’altra metà del cielo , per correre più veloci le donne sono scese dai tacchi e non è detto che neanche tanto metaforicamente questo le porti anche molto più lontano.

La fine dell’Arcadia

Una notizia piccola e marginale in questo mondo attraversato da una bufera inimmaginabile appena due anni fa : chiude per sempre il negozio Arcadia ,un piccolo mitico riferimento per tutti i melomani che arrivavano a Vienna al teatro dell’Opera di Vienna.

Si trova nella fiancata laterale , sotto il porticato e vicino all’ingresso degli artisti , un semplice negozio di dischi come ce ne erano tanti una volta

in tutte le città , ma questo era abbastanza speciale :
ci trovavi davvero di tutto , prima dell’avvento delle vendite on-line , qui si trovava anche un cd. introvabile in Italia , il primo Strauss Lieder di Jonas Kaufmann uscito sotto una piccola etichetta: Harmonia mundi .

Lì le gentili signore ti servivano con un sorriso e nell’anno  del duecentesimo anniversario Verdi-Wagner la vetrina era tutta piena di libri e dischi verdiani, niente sfuggiva all’Arcadia di Vienna e l’ultimo disco che ci comprai fu in anteprima il Mein Wien di Kaufmann , ancora prima del suo primo concerto , proprio a Vienna , al Konzerthaus.-

C’era  sempre anche il Calendario dell’Opera e poi i cantanti ci andavano anche a firmare le copie dei dischi , insomma un indirizzo speciale.

Oggi su Fb. ho visto la foto di un commesso che stacca dal muro le foto autografate di tutti gli artisti che sono passati di lì, credo , anzi spero che le vendano all’asta .

Chiaro che ormai i negozi di dischi sono scomparsi quasi dappertutto , i dvd non si guardano neanche più tanto , ormai c’è tutto in rete , ma questo godimento diffuso leva comunque la gioia del possesso personale , si sa che si può trovare tutto  (o quasi) su YouTube .Infatti  un giovane al quale chiedevo come fare per trasferire i dvd in pen-drive mi ha guardato stupito : anche questo pare metodo superato anche se non ho ben capito in che modo.

Buttate via le cassette con i nastri registrati , da buttare tutte le videocassette (convertirle ..e come?) , inutilizzabile l’Ipod, servono a poco anche i vecchi tablet , la tecnologia rincorre se stessa e quindi non bisogna lamentarsi troppo per la chiusura di un negozio seppure legato a tanti ricordi .

Forse con noi  finirà per scomparire addirittura anche il teatro d’Opera .

Con molta serenità i virologi illustri ci spiegano che questi luoghi saranno veramente gli ultimi a riaprire dopo le ultime palestre , le ultime discoteche e gli ultimi cinema , nei quali però dubito che non ci andrà più nessuno , vista la dimensione degli schermi tv che si sono venduti a migliaia nei mega store di informatica in questi  ultimi mesi.

Dunque onore delle armi all’Arcadia di Vienna , avamposto del deserto dei tartari della nostra epoca alla fine.

Mille papaveri rossi

Tra tante notizie tristi ad un tratto ne leggo una rassicurante : forse torneranno i papaveri sui campi di grano , forse rivedremo i fiorellini azzurri nell’erba dei prati , forse la primaverà ci riporterà la romantica visione delle timide fioriture spontanee

Si , perché si è scoperto che le cosiddette piante infestanti , quelle contro le quali si sono accaniti i coltivatori preoccupati di salvare i prodotti dei campi sempre più ripuliti da tutto quello che impediva una coltura semplificata hanno una loro necessità e attraverso la loro eliminazione in realtà veniva sottratto  al ritmo naturale della crescita la difesa semplice che le piante infestanti garantivano nella loro diversità.

Così a cominciare da una oasi del WWF in Maremma si ricomincia a seminare tutto quello che ci siamo perduti di romantico nella visione dei nostri campi coltivati e no.

Il gesto classico del seminatore che ha ricominciato a gettare i semi di papavero e cicoria e di tutto un erbario romantico di cui avevo perso il ricordo.

Mi domandavo da tanto tempo perché la bellissima distesa rossa dei Coquelicots di Monet fosse solo un ricordo impressionista , adesso so che quella sparizione era frutto del lavoro scientifico dell’uomo che però attraverso questa eliminazione alterava il ritmo naturale che permetteva agli insetti buoni di sopravvivere nel delicato evolversi delle stagioni e delle coltivazioni.

La notizia , sicuramente non rilevante e non clamorosa mi ha però messo allegria .

Romanticamente la condivido sul mio piccolo diario per la gioia dei romantici come me che tutto sommato pensano che qualche piccolo stralcio di ritorno al passato possa significare invece un passo avanti della civiltà.

Un film apocalittico

Forse quest’anno 2020 non se ne vuole andare e i suoi terribili strascichi ce li portiamo dietro anche con l’anno nuovo.

Così è stato che il giorno dell’Epifania si è avuta la prova che la più importante democrazia del mondo , quella alla quale guardavamo ammirati nei nostri verdi anni , è talmente fragile che sono bastati dei facinorosi mascherati da Unni o Druidi o qualsiasi altra fantasiosa icona tipo Trono di spade bastasse a mandare a quel paese tutta una retorica dei diritti e delle libertà garantite da una Costituzione esemplare.

Non c’erano neri da mettere a terra , non c’erano poveri diavoli da soffocare col ginocchio e la polizia guardava allibita , magari facendo addirittura delle foto col telefonino quella marea montante di suprematisti che saliva armata di slogan e bandiere i sacri scalini di Capitol Hill quando si stava per ratificare la nomina del 46 ° presidente degli Stati Uniti democraticamente eletto.

Imbottiti come siamo tutti dall’idea dei superpoteri dell’FBI e della CIA ci sembrava impossibile assistere increduli a quelle scene che invece tutte le tv del mondo ci mettevano spietatamente davanti.

Eppure le immagini arringanti del folle di Mar-a-Lago avrebbero dovuto mettere in guardia dei rischi che il Congresso stava correndo .

Avevo cambiato canale quando  quella specie di Joker allargava le mani guantate di nero abbracciando metaforicamente i suoi seguaci e urlando loro le sue farneticanti bugie sull’avvenuto scippo della sua vittoria.

Grandissima responsabilità questa incitazione alla rivolta , non è accettabile che il mondo veda la povera nazione un tempo esempio di democrazia ridotta a   subire scene da repubblica delle banane.

Un dubbio mi viene : forse volevano davvero che si arrivasse a tanto , che ci scappassero anche dei morti perchè si misurasse tutta la follia di questo sconfitto dalla storia ?

Il pallido Biden è apparso in tv a cercare di raccomandare la calma e mi è sembrato decisamente modesto il suo appello equilibrato , il film non aveva una buona sceneggiatura , non era abbastanza emozionante .

A Hollywood sanno fare decisamente meglio.

Divagazione sull’Epifania

disegno della mia mamma

Era molto vecchia la Befana , sicuramente nella fascia pericolosa di età della maggior parte delle vittime del Covid , quindi non ci deve meravigliare la sua scomparsa  anche se a pensarci bene la sua fine era cominciata già molto tempo prima.

Non si può dire che l’abbia uccisa Babbo Natale  ma in qualche modo è stato involontariamente complice della sua dipartita .

Da molti anni i regali ai bambini li porta quel buffo vecchi vestito di rosso , inventato della Cola Cola , la festa grossa è quella dei regali sotto l’albero e alla povera vecchia restavano le calze preconfezionate nei supermercati e mancava tutta la ritualità che l’aveva accompagnata anche fino alla metà del secolo scorso.

In realtà anche il suo nome Befana veniva dalla deformazione di una parola greca “epifàneia” che vuol dire qualcosa come rivelazione o meglio riconoscimento che poi sarebbe stato l’incontro dei Re maghi venuti dall’Oriente per portare doni al Bambinello nato in una grotta.

Il mito si perde addirittura nella lontananza pagana : è l’anno vecchio che se ne va e segna il lento rifiorire della terra dal letargo invernale .

Per me però la Befana era quella vecchia brutta e buonissima che volava di notte sui tetti e si fermava nelle case a portare i regali ,  a lei scrivevamo i nostri desideri e appendevamo le calze al caminetto per ritrovarle poi al mattino piene di soldi d’oro di cioccolata e anche un po’ di carbone perché qualche volta eravamo state cattive , anche se il carbone era di zucchero e lo si poteva mangiare come le caramelle .

Sul tavolo , a completare la messiscena la sera lasciavamo un piatto con due mandarini  che la mattina erano scomparsi lasciandoci però le bucce a dimostrazione che la Befana aveva gradito il pensiero e se li era mangiati.

Poco ne sapevamo delle radici cristiane del mito , anche i nomi dei Magi erano soltanto nei Vangeli apocrifi. Gaspare , Mechiorre e Baldassarre , di cui uno nero in ginocchio e gli altri due in piedi con i loro bravi dono in vista : oro , incenso e quella cosa per noi misteriosa che si chiamava mirra.

Nel presepio stavano in fondo , poi la mattina dell’Epifania si mettevano davanti alla capanna spostando pastori e  angioletti , così finiva la sacra rappresentazione e siccome “ l’Epifania tutte le feste si porta via “ si potevano reincartare le statuine e rimetterle nelle scatole in attesa dell’anno che sarebbe venuto poi .

La mia mamma aveva scritto sulla scatola S.D.V .che significava “ se Dio vuole” , che a pensarci bene possiamo anche tradurre con Inshallah ! Un unico accenno ai sapienti lo si trova nel Vangelo di Matteo : avvisati da un angelo se ne tornarono per un’altra strada alle loro case.

e questa è una mia poesia : avvisati da un angelo i re magi

                                             da un’altra via tornarono alle case….

                                             Stella da traguardare 

                                             per nuove Epifanie

                                             cercando di cambiare 

                                             vecchie per nuove vie.

Vaccinazioni

Nobile gara a chi fa la proposta più “ umanitaria” : 

vaccinate i ragazzi , gli studenti , vaccinate i carcerati , vaccinate i dipendenti della pubblica amministrazione e chi più ne ha e più ne metta.

Non vaccinate i vecchi , tanto muoiono lo stesso  ( e questa è la più bella).

Pare che sui social ciascuno abbia una ricetta migliore per mettere in fila chi si deve vaccinare e intanto , Germania a parte ( ma li fanno la cosa orribile della lotteria per chi deve essere vaccinato per primo nelle case di riposo ) ho l’impressione che il problema vero sia la scarsità di vaccinatori adeguati e secondariamente la vera e propria penuria di vaccini disponibili.

Dopo il primo V-day quasi tutta l’Europa è in affanno e sbatterei volentieri contro un muro i cretini che prima hanno gridato i loro amletici dubbi sulla validità di ogni tipo di vaccinazione e poi siccome ..la paura fa 90 si mettono in posa col braccio teso per la salvifica prima dose.

Io vivo nella ragionevole speranza che una volta a regime la vaccinazione in Europa proceda più o meno nei tempi e nei modi corretti che tutti ci aspettiamo.

Anche se purtroppo già circola la voce del mercato nero che , oltre a sembrarmi altamente improbabile, serve comunque a mettermi  una vera amara tristezza addosso.

Papa Francesco ci ricorda che non è solo per noi questa speranza ma lo è soprattutto per i tanti poveri dei paesi sottosviluppati , per i migranti infreddoliti sulla via balcanica , per i terremotati della Croazia , per tutti quelli che prima o poi con le diverse capacità organizzative della vecchia Europa hanno la probabilità reale di immunizzarsi a breve.

Altro non ha da dire il povero mio blog orbato di musica da raccontare, di musica da ascoltare dal vivo .

Non sono l’unica , a quanto pare ad avere già un po’ di saturazione da “virtuale” , per fortuna abbiamo i deliziosi sondaggi di Alberto Mattioli che ci permettono di ripensare i nostri ricordi , evidentemente siamo una specie di setta segreta che coltiva colpevoli amori d’antan….

Una strana euforia

 

Sembrava proprio che volessero tutti festeggiare nelle case illuminate , mai come quest’anno ho visto tante luci nelle case , tante finestre aperte sulla notte come a ribadire che anche nella costrizione e nel raccoglimento tutti volessero salutare questo tragico e assurdo 2020 , bisestile e  speciale.

Speciale  in ogni senso : tutti lo abbiamo vissuto prima con stupore , poi con angoscia , con dolore e proprio alla fine con un piccolo pensiero di speranza , sembrava impossibile , ma già nel mondo si comincia la vaccinazione contro questa terribile nuova pestilenza che ha ricondotto l’umanità tutta a quella dimensione precaria che in fondo è o dovrebbe essere la nostra condizione naturale.

La straordinaria e allegra esplosione liberatoria dei fuochi d’artificio :partivano da tutte le case e una volta tanto non mi hanno irritata , anzi tutta quella esplosiva serie di luci nel cielo metteva allegria : il fumo era addirittura entrato in casa tanto era denso: cercando di non pensare ai tanti migranti al freddo nei campi profughi della Bosnia , cercando di non pensare agli ancora tanti , troppi malati negli ospedali , alle terapie intensive ancora piene ,  pensando invece agli eroici uomini e donne nei loro abbigliamenti spaziali che anche stanotte lavorano per noi , a chi ancora crede nella solidarietà e anche stanotte gira le città per portare un conforto agli Homeless infreddoliti ho partecipato con gioia a quella che tutti sperano sia la coda di questa sciagurata annata di morte.

Ne usciremo ? o meglio ne usciranno i più giovani ricordando quanto sia precaria la nostra condizione umana ?

2021 –non ho proprio idea di cosa ci riserverà . Io mi accontento  di sperare nella progressiva e magari anche lenta ripresa della vita cosiddetta normale.

Un desiderio piccolo piccolo : potere apprezzare dal vivo una cara amica , Maria Agresta che ha mirabilmente cantato per la prima volta i Vier Letzen Lieder  davanti alla solita tristissima platea vuota . Poi se mi allargo nelle speranze , oltre ad augurare ogni bene a tutti i miei cari e un avanzo di salute per me , anche la possibilità di tornate a Vienna , a Monaco , a Napoli .

Insomma a risentire la musica dal vivo , quella che più di tutto mi è mancata in questi lunghi mesi di astinenza.

Un lunghissimo Natale

In questo anno strano succedono cose curiose , nel mio caso la moltiplicazione del pranzo di Natale per tre .

E’ stato bellissimo apparecchare la tavola natalizia sul tavolo allargato per “ il distanziamento” , tovaglia importante , candelabri e sottopiatti .

Fatto per tre giorni di seguito : tre figli , tre famiglie ,sei persone per volta me compresa. Mi sono salvata dalla noia variando un po’ i menù salvo gli immancabili sformato di cardi e le quiches.

Un certo effetto “ giorno della marmotta “ mi aveva messo allegria , anche un po’ di stanchezza via via che si replicava , come una compagnia di giro in tournée.

Si sono dispiaciuti tutti di non incontrarsi tra loro ma è stato un male minore , in fondo dalla nonna ci sono venuti tutti .

A un certo punto l’albero era diventato una filiale bancaria , ogni zio lasciava oboli ai nipoti assenti che essendo in gran parte già grandi gradivano anche un banale pensiero pecuniaro.

Poi l’ultimo giorno è calato il sipario , caricata l’ultima lavastoviglie mi sono seduta in salotto davanti all’albero ormai spoglio e mi è calata addosso una profonda tristezza : sperare di rivederli tutti ? sperare che questo anno orribile resti un unicum ? sperare di esserci ancora il prossimo anno?

Il contraccolpo è arrivato , si fa presto a dire che è comunque stato bello ma la realtà alla fine bussa di nuovo alla porta , il silenzio scende sulla casa vuota della inevitabile confusione . E’  il giorno in cui inizia la vaccinazione  anche nel nostro paese , adesso si comincia a sperare di farcela di arrivare anche al proprio turno.

La neve al Nord , il vento forte sul mare Adriatico , ogni tanto anche la pioggia , la vita riprende il suo giro , anche se adesso ci toccherà anche fare i conti di fine anno di nuovo tappati in casa , mi manca da morire l’ipotesi di partire per andare ad ascoltare musica in un teatro qualsiasi , il surrogato televisivo  “ottimo e abbondante” comincia a mettermi tristezza.

Non dobbiamo lamentarci , in definitiva essere ancora qui è stato già vincere un round di una lunga gara dove ho perso già tante persone care .

Tiriamo avanti.