Ferragosto

Ci può essere anche una strana forma di nostalgia pensando al Ferragosto di tanti anni fa .

Le strade vuote , un silenzio sonnacchioso , luci tagliate  attraverso persiane che filtravano la luce violenta d’agosto .Come quando vediamo film in bianco e nero , poche macchine in giro  e avevamo la sensazione di pace annoiata del riposo meritato.

Frinivano le cicale , le giornate leggermente accorciate nei tramonti infuocati e nessuno augurava buon ferragosto , la festa non si festeggiava , si passava attraverso i riti religioso e i riti pagani senza nascondere una certa noia per tutte quelle serrande chiuse , quell’attimo che quasi sempre portava con sé la rottura dell’estate che in qualche modo virava verso la calma che preludeva l’autunno.

Non c’era la calca negli aeroporti  e un posto a tavola nelle osterie lo si trovava sempre  senza tante prenotazioni .

 Adesso invece sulle strade come formiche impazzite sfrecciano auto in tutte le direzioni , il carburante costa sempre di più ma evidentemente non basta a fermare quel continuo lavorio incessante dei motori che inquinano il nostro pianeta già ammorbato e riscaldato dai milioni di mefitici scarichi , bisogna prenotare per tempo anche le lasagne da asporto, negli aeroporti bivaccano i troppi turisti che il sistema non riesce a inghiottire visto la mole mostruosa di gente in movimento.

Il mondo è cambiato , non so se in meglio o in peggio ; certo mi è difficile accettare la realtà di  un mondo che non mi appartiene più .

Domani non escono i giornali , un piccolo vantaggio che conserva la tradizione , perlomeno avrò meno modo per misurare la follia di questo mondo impazzito che non mi appartiene più.

Due eclissi

15 febbraio 1961. Era mattino presto , prima delle otto ci eravamo arrampicati sulle rupi del Passetto , un gruppetto di amici giovani e prestanti ed eravamo saliti dietro il ristorante , la collina era abbastanza scoscesa.
Me lo ricordo perfettamente , muniti di radiografie , non c’erano ancora gli occhialini adatti ci siamo messi in silenzio ad aspettare il fenomeno naturale , ad Ancona durava addirittura più di due minuti .Il cielo che si faceva grigio  , un brivido di silenzio , solo i cani in lontananza si erano messi tutti ad abbaiare , ci era sembrato che si fossero  anche fermate le foglie sugli alberi , il sole nero.Scendendo felici  verso casa avevamo ripreso a ridere e Marta che ripeteva come un disco rotto : “ho visto l’eclisse del sessantuno “simulando uno strano accento emiliano.

Non ci sono fotografie , a quel tempo ci sarebbe sembrato esagerato portarsi la macchina fotografica , il ricordo era nettissimo nei nostri occhi.

11 agosto 1999. Isola greca di Nisi Kos nelle Cicladi o forse era Dodecanneso , , verso mezzogiorno.Ne giravamo tante ogni anno di isole in barca che è già cosa preziosa avere ritrovato l’agenda con scritto “eclisse.”

Fu impressionante passare dalla luce abbacinante dell’isola greca ad un livore grigio che appiattiva tutte le cose .

Capimmo l’effetto che poteva fare sugli abitanti primitivi di quelle isole sperdute quel sole che diventava nero , c’era ancora sgomento negli occhi degli isolani , noi dotati di occhialetti portati da casa guardammo il fenomeno naturale con interesse quasi scientifico.

Ovviamente se facemmo delle foto , non sono neppure andata a cercarle ,di sicuro fotografammo l’isola . la barca , ma l’eclisse no. I telefonini erano ancora da venire.

Ieri sera non sono uscita di casa , dal mio terrazzo girato a est il tramonto non si vede ; ho pensato che oggi il mio pc. mi avrebbe inondato di video e di foto di tutte le fasi dell’eclisse , da quelle spagnole a quelle parziali e  suggestive delle nostre parti.

Ovviamente la memoria esatta della memoria delle due eclissi lontane che ho vissuto le ho ricavate da una semplice domanda su Chatgbt , mi ha chiesto pure se mi ritenevo soddisfatta delle risposte .Ci ha messo meno di un minuto per darmele.

PS. solo per l’isoletta greca mi è stata utile l’agenda / diario e gli occhialini ce li ho ancora.

San Lorenzo

Sono entrata in una strana nuova era sconosciuta , mi sembra di avere davanti una realtà nuova da affrontare , con ritmi diversi , con lentezze per me un tempo sconosciute .

Devo accettarmi con le limitazioni legittime che il mio corpo richiede.

Forse è un guaio che comunque ancora la testa funzioni come in passato , un po’ di coglioneria da vecchia mi servirebbe per arrabbiarmi di meno davanti alle follie di questa estate di svolta.

E’ ormai evidente il cambio meteorologico : quando ho visto il termostato nel punto più fresco della mia casa super-ventilata segnare 32 gradi ho capito che forse dovrei arrendermi all’aria condizionata  anche se ancora mi difendo con i ventilatori sul soffitto che fanno tanto anni Trenta e film d’epoca con i racconti del mondo coloniale d’antan.

Abbiamo un governo di idioti che non è capace di pensare in proprio , mi verrebbe da dire agli incompetenti di destra che forse si sarebbero dovuti attrezzare culturalmente un po’ di più per non portarci di fronte al ridicolo di un’Europa  ( che peraltro non gode di molta capacità governativa ) , siamo delle barzellette che non fanno ridere .

Mentre i giovani che vanno in piazza a piangere e cantare i versi preziosi di quell’aedo che è stato la guida spirituale di intere generazioni che risponde al nome di Francesco Guccini  che appoggiate le chitarre si ricordino del diritto-dovere di cittadini che si esprime nel voto , in un paese disilluso nel quale ci siamo ricordati di esistere solo quando volevano attaccare la Costituzione  e che la stessa si difende anche esprimendo la propria rabbia non solo attraverso l’astenzione , ma con ricerca ponderata correre al seggio quando sarà il momento per esprimere il proprio pensiero.

Cronache musicali non ne ho , inutilmente l’algoritmo del mio blog mi chiede di scrivere , l’era dei viaggi è finita e la visione in tv della Carmen di Salisburgo mi ha consolato del fatto che comunque sarebbero stato decisamente soldi buttati.

Aspetto la recensione del Pomo d’oro , so che quello sarebbe stato un momento importante per prendere il treno , ma mi accontenterò dei racconti degli amici più giovani che ci andranno .

E chi mi dice che la vecchiaia è bella lo picchio , come ha detto il mio amato cantautore  di riferimento.

La locomotiva

Primi anni settanta del secolo scorso . Al palaVeneto una sera c’era Francesco Guccini e noi eravamo già un po’ più grandi di tutti quei ragazzi che affollavano le gradinate ma non ci pareva  contassero le minime differenze d’età e d’abbigliamento; si perchè in quegli anni lontani noi eravamo vestiti “ da grandi” , non come adesso che i sessantenni si vestono da ragazzini.

Eravamo arrivati leggermente imbarazzati , ma amavamo tanto le ballate di quello strano personaggio seduto su una seggiola , solo in mezzo alla pedana  ( non  usavano gli effetti speciali degli eventi musicali che vennero dopo ) ma tutti cantavamo insieme le canzoni già nostre , già entrate nel cuore  e nella memoria collettiva.

Ogni tanto Guccini si fermava , aveva il fiasco di vino accanto a sé e buttava giù un sorso prima di ricominciare .

Fu una serata bellissima e quando alla fine cantammo tutti in coro La locomotiva mi sembrò davvero di potere credere in un mondo di eguali che prima o poi sarebbe arrivato per tutti.

Quando andammo a salutare lo scorbutico poeta mi guardò con curiosità e affetto , in fondo io avevo solo quattro anni più di lui.

Poi nel tempo l’ho visto spesso in tv invecchiare nella sua Pavana , ho letto le sue storie preziose , siamo praticamente invecchiati insieme.

Solo che io sono ancora qui , il mio compagno di quella sera se ne è andato da un pezzo , mi trovo ancora una volta a scrivere di ricordi , di emozioni lontane e mi trovo a ricercare i miei vecchi dischi impolverati che non sento più, tanto orami basta cliccare youtube e trovi tutto.

Ma l’emozione di quella serata lontana , quando ancora c’era l’idea di un mondo che avrebbe potuto essere migliore e non è stato mi è ritornata nitida e vivissima.

Non è per niente bello invecchiare in questo mondo ci valori persi e di guerre asimmetriche e crudeli.

Ti penso caro Francesco , ormai siamo coetanei , con il tuo vecchio eskimo addosso allontanarti sorridendo , ci lasci  il dono prezioso della la tua voce roca e le tue canzoni che resteranno sempre nei nostri cuori.

Pensiero d’agosto

Oggi è il due agosto e a Bologna si celebra un ricordo pesante della nostra storia repubblicana.

Quello squarcio nella sala di attesa della stazione è bene infisso nella mia mente , non ci passo mai senza provare un brivido , come se

quel caldo mattino nel quale si mischiarono la polvere dello scoppio e il sangue delle vittime innocenti continui a far  parte della storia della nostra Repubblica.

Intanto da due giorni le immagini di Ceuta e la incredibile reazione del nostro governo mi martellano dentro : mi vergogno di appartenere a un paese nel quale un governo sciacallo riesce ad approfittare di una vicenda dai contorni molto oscuri che ha portato orde di disperati marocchini a gettarsi in mare credendo ad una strana fake , creata sicuramente per mettere in difficoltà l’unico governo con la schiena dritta che ha osato opporsi alle richieste del MAGA buffone di accogliere nel suo territorio le basi per una guerra idiota nella quale  uscirà con le ossa rotte e con il risultato tragico di cui tutti stiamo pagando le conseguenze economiche  pesantissime.

La squallida reazione italiana , davvero la Meloni ha superato se stessa in questo bieco rigurgito , con la faccia di bronzo che le viene fuori  nonostante i ritocchini estetici al bel visino e i tanti troppi vestiti che comunque non riescono a farla essere anche minimamente elegante , si è buttata a capofitto nella sua più becera  propaganda perché  solo quello sa fare : spaventare le menti deboli di chi abbrutito da vent’anni di sottocultura televisiva beve ancora la storia dell’invasione dei migranti che portano  delinquenza e terrore nelle nostre vite.

Ho visto le immagini dei poliziotti imbarazzati a Fiumicino costretti a fermare gli increduli viaggiatori di ritorno dalla Spagna costretti a fare un lavoro inutile quando in realtà di loro ci sarebbe bisogno sulle strade , ma la ricerca del governo non è la difesa dei cittadini piuttosto quella di cercare il fatto crudele che permetta a questa destra sfacciata di cercare ogni occasione per approfittare della paura di chi giustamente  teme le azioni tragiche di persone più o meno malate nella testa che comunque terrorizzano la nostra vita.

Eppure sappiamo bene che con l’inverno demografico siamo un paese che ha disperato bisogno di nuova linfa vitale , serve una forza lavoro da accogliere e da acculturare , serve una gente nuova che non solo raccolga i nostri prodotti della terra ma  che mandi avanti le macchine della nostra industria e che in ultima analisi pagherà le pensioni dei pochi nostri  lavoratori,.

Ci hanno mai pensato , i nostri bempensanti che ancora votano questa destra che i successi sportivi dei quali ci vantiamo in quasi tutti gli sport hanno maglie azzurre , volti sorridenti e facce scure di ragazzi italianissimi la cui potenza atletica ha radici lontane ?

Il Compianto

Tanti anni fa per un triste evento familiare andai a Firenze al vecchio Ospedale di Santa Maria Nuova , quello vecchissimo fondato nel 1285 da Folco Portinari , un ricco mercante padre di quella Beatrice , proprio quella Beatrice cantata da Dante Alighieri .

E’ uno dei più vecchi ospedali d’Europa , vanto di una città antica e civilissima quale è stata Firenze nei secoli.

Mi ricordo che rimasi molto colpita dall’eleganza linguistica che mi aveva indicato la strada : le Cappelle del Compianto.

Un modo quasi dolce per indicare un posto tristissimo , ma sotto quelle volte in pietra serena mi ritrovai in pace a dare un ultimo saluto ad una vecchia parente ,

Quel nome quasi elegante mi colpì , mi parve che la parola che conoscevo  per avere studiato a storia dell’arte dei bellissimi gruppi di statue sacre , soprattutto quelle che si definivano “ compianto sul Cristo morto” ( meraviglioso quello in  terracotta di Niccolò Dall’Arca a Bologna)  fossero giuste per il posto triste dove stavo andando.

Recentemente però ho scoperto che da quel lontano ricordo quasi affettuoso che mi riconciliava con il rito dell’estremo saluto sono dovuta andare in un posto moderno , asettico e pulito come un moderno poliambulatorio , o se vogliamo l’anticamera di un dentista di quelli con i poster alle pareti e il ficus nell’angolo , in una zona quasi industriale e a quel luogo così freddo hanno dato la vecchia dizione di Casa del compianto.

Nascono come funghi questi luoghi perché non esiste più la  vecchia sequenza religiosa che accompagnava l’ultimo viaggio attraverso la chiesa , la funzione che lentamente accompagnava l’ultimo saluto a chi se ne va.

Per molti ormai si è perso il senso della cerimonia che ha accompagnato per secoli anche la nostra fede cristiana.

Tutto ordinato , efficiente , asettico, poi magari la gente si ribella alla costruzione di un moderno crematorio , una bella contradizione  per chi vuole saltare la fatica di andare in chiesa .

Per Bunny

Il Gap è stato qualcosa di più di una barca , è stato una scuola di vita , una famiglia allargata e il suo capitano Piovra , dio della manovra  ( la definizione ironica è di Bunny , il modo affettuoso di prendere in giro quel capitano ) , il primo a portare una barca anconetana in mari lontani , a portare il nome della Stamura nel mare grande della vela d’altura.

Quando il capitano , prematuramente e improvvisamente se ne andò vennero tutti nel grande salone della Stamura alla Mole , come soldati intorno al comandante che per molti è stato anche un esempio di vita , a rendergli quel saluto affettuoso che aveva scandito la vita delle regate e delle vacanze di tanti di loro.

Poi , assurdamente sto assistendo alla scomparsa dei suoi marinai , io la vecchia cuoca di bordo , quella che in tempi lontanissimi legava con la lana i fiocchi che salivano a prua.

Il filo si allunga , oggi a quel circolo di ragazzi che hanno accompagnato la mia vita si aggiunge Bunny , il meno prevedibile , il meno pensabile che potesse raggiungere così presto il suo capitano.

Riccardo , in un mondo lontano fatto di luce e di mare accoglie i suoi vecchi marinai , a me ,sempre più sgomenta ,resta un vuoto incredibile nel cuore .

Non so come farò a passare davanti al tuo negozio , a scambiare quelle due parole intelligenti che avevano la grazia anconetana dell’ironia , sempre un passo avanti anche in politica.

Forse i giovani non si rendono conto quanto sia duro restare nel mondo per chi ha vissuto già troppo e non merita di accompagnare all’ultima dimora che è tanto più giovane di lei.

Ithakè

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Non ho visto l’Odissea di Nolan e ho qualche dubbio circa la possibilità che mi fiondi al cinema nei prossimi giorni.

Praticamente annegata nella marea di commenti e di  saggi su Ulisse e sull’avere scoperto l’acqua calda sul significato della lunga “ odissea” omerica scopro con relativo interesse che in molti , quasi tutti , hanno capito  il “messaggio” che pare solo Nolan abbia scoperto.

Bastavano i preziosi versi di Kavafis con la sua Itaca per dirci molto di più di quello che i non lettori hanno scoperto , un messaggio eterno che riguarda la natura dell’uomo e la sua ricerca umana , anche se mi pare di avere capito che manca pure il “ folle volo” finale.

Appartengo alla generazione di quelli che andavano al cinema quando i film duravano novanta minuti ed erano anche capolavori commerciali come Casablanca , la storia c’era già dentro tutta.

Poi cominciarono a gonfiare la pellicola , arrivarono i film di centoventi , poi cent’ottanta minuti fino alla mostruosità dei film di tre ore .

Tutto sommato allora sono preferibili le serie televisive , ne vedi un pezzetto per volta oppure ti fai un’ingozzata  se hai una notte insonne da riempire.

Tornando a Nolan e alla sua elefantiasi già avevo trovato troppo lungo l’osannato Oppeneimer , evidentemente non è nelle mie corde stare al cinema troppo tempo anche se riesco benissimo a resistere alle cinque ore delle opere di Wagner , addirittura la Walkiria mi sembra troppo corta ! 

Sono arrivata a Itaca in barca tante volte e ogni volta mi sono emozionata alla ricerca di un’atmosfera che sappiamo benissimo essere nel nostro cuore più che nelle pietre e negli ulivi di quella piccola isola ventosa , il fascino dei versi echeggia ogni volta nella nostra mente e addirittura avevo un compagno di vita  che usava l’Odissea come Portolano ,era sempre in coperta tanto che il libro Primo è quasi sbiadito dal salmastro.

Nostos nel cuore , anche se ormai il mio ritorno sarà molto letterario , in barca non ci vado più.

Con buona pace di tutti non sarò l’ennesima autrice di un saggio sul perché va bene che un’Elena dalle bianche braccia sia diventata nera , d’altonde Euripide aveva anche messo in dubbio che fosse realmente andata a Troia.

Pucciniana

Forse il sor Giacomo si è staccato un attimo del suo monumento di piombo , quello col cappotto davanti a casa sua ed è volato come in un disegno di Folon sulla spalla del grande tenore che nella vita lo ha cantato con la sensibilità e la meravigliosa  arte unica che ne ha accompagnato la luminosa carriera .

Certo che “ e lucean le stelle” non l’avevo mai riascoltata così intima e vera , un attimo magico del grande Kaufmann che quella carezza sulla spalla deve aver sentito salire dal lago di Massaciuccoli perché mai un’aria così vibrante  e intensa è stata così preziosa  tanto che credo che qualcosa di magico deve essere successo davvero .

La gratitudine dell’autore verso il suo grande interprete , troppe volte il suo Cavaradossi è stato così vero come nella voce di Jonas che con una certa complice dolce malinconia , tipicamente pucciniana, ci ha davvero chiuso la gola.

Eppoi quel brevissimo “ ch’ella mi creda” di nuovo a suggellare l’amore dell’interprete al suo autore ; non importa se sono passati tanti anni dai bis deliranti di Vienna , dai miracoli del pubblico osannante su tanti palcoscenici , ieri sera Puccini è venuto a dire grazie al suo grande interprete e poi con la solita aria un po’ scanzonata è tornato nel suo cappotto   , le spalle al lago , sornione.

Pure la dolce Maria Agresta lo deve avere sentito , accompagnando con dolcezza il suo partner con qualche stanchezza nella voce , lei così bella nella grazia del gesto elegante , nel sorriso complice degli abbracci di scena.

Non c’era il superascoltato “ nessun dorma “ ormai abusato per ogni evento sportivo, anche perché il vincerò di Kaufmann è sempre stato intimo e mai urlato , forse avremmo voluto magari sentire compiangere la piccola Liù , Maria è splendida in quel ruolo.

Tutto non si può avere e l’Intermezzo della Manon , tanti ricordi dentro , (amo tanto i i Crisantemi che l’hanno generato ) me lo sono sentito nel cuore , volava nei miei tanti , forse ormai troppi brividi pucciniani ; riparto da Torre del Lago con un bacio frettoloso di chi correva via col bambino addormentato e con l’immagine di Maria che mi racconta tenera le sue storie di casa.

Tutto sotto lo sguardo affettuoso del grande affabulatore dei sentimenti e della sottile tristezza del cuore.

Un cambio di programma 

Come far diventare una delusione  una splendida occasione  e non è la prima volta che mi succede a Monaco di Baviera . 

Appena ho saputo che non ci sarebbe stata  la Liederabend con Kaufmann ho messo in pratica la cosiddetta seconda opzione e mi sono fiondata in biglietteria.

La sera al Printzregen theatre c’era la prima di Alcina di Handel ,ovviamente sold out.

Con la passata esperienza e la necessaria gentilezza e costanza ho chiesto  se avevo magari una piccola speranza per qualche disdetta .

Ripasso tra un’ora… e con un sorriso ho lasciato al gentilissimo operatore il mio vaticinio .

Infatti dopo avere pranzato da Brenner sono tornata e , miracolo, già c’era un primo biglietto. Poi con rinnovata tenacia il mio gentile impiegato me ne ha trovato un  secondo .

Li ho comprati senza battere ciglio e dato che una prima amica non era certa della offerta ho trovato la seconda felice di venire con me .

Così ho ascoltato la bellissima opera di Handel , ovviamente con splendide voci , la solita regia tedesca e un ensamble orchestrale con stupendi strumenti d’epoca diretti da Stefano Montanari .

Inutile dire quanto ho amato le bellissime arie , soprattutto della maga Alcina e del prode Ruggiero , un controtenore forse con una splendida voce ancora da educare completamente .

Da un male viene un bene , forse non avrei ascoltato la meravigliosa opera e mi sarei persa la magnifica musica barocca .

Ho amato tutte le voci che meritano una menzione   per la quale rimando al programma del teatro , qui non ho i nomi con me. 

La serata che poteva finire tristemente si è rivelata bellissima e il viaggio a Monaco non inutile, in quanto a Kaufmann vorrà dire che metto l’episodio nella colonna delle delusioni questo suo nuovo scherzo musicale , anche se devo ammettere che il BSO è bravissimo a collaborare con le kaufaniane deluse , anche loro evidentemente ci hanno preso l’abitudine.

CHAMPAGNE

Non ci avevo mai pensato e credo a una precisa domanda non avrei risposto ripescando nella memoria le note della canzone di Peppino di Capri ma quando ieri ho saputo della sua morte tutt’a un tratto mi sono ritrovata a canterellare con nostalgia la sua Champagne: erano anni lontani , incredibilmente ad Ancona in una zona residenziale e tranquilla , oggi in quel cortile c’è una palestra , era stato aperto un vero nightclub.

Si chiamava Jujube e credo che oggi molti pochi se interrogati si ricorderebbero di quel nome.

Eppure una sera lontanissima nel tempo per festeggiare un amico , anche lui non c’è più da tempo ,  si fece una grande festa per festeggiarne il compleanno e si vociferava che sarebbe venuto niente meno che Peppino di Capri.

In realtà era l’allegro anfitrione che ne sapeva fare una eccellente imitazione e così tutti in coro cantando e bevendo ci trovammo a ballare la sua bella canzone.

Ricordo anche come ero vestita ,grandi rouches bianche sul collo e sulle maniche e una favolosa mini nera , un filo di memoria in fondo all’anima , direbbe Il Prologo.

Una serata lontana mi è tornata dal fondo dei miei anni giovanili e ieri quando la tv mi ha riportato annunciando la scomparsa di  Peppino di Capri mi sono ritrovata una lontanissima sera a ballare , tra tutta gente che non c’è più, in un posto lontano nella memoria , una spensieratezza perduta , forse questa era la felicità.

Cameriere Campagne ! 

Antigone

Si è conclusa la trilogia che Robert Carsen ha creato per la rassegna siracusana dell’ INDA , dopo Edipo re e Edipo a Colono l’Antigone quest’anno ha chiuso il ciclo tebano.

L’aspettavo con ansia , forse la tragedia da me più amata e alcune immagini mi avevano confermato l’impianto scenografico e alcune anticipazioni d’insieme.

Oserei dire : “maneggiare con cura” , le eterne parole che tanto hanno influenzato il nostro pensiero occidentale , le ragioni del cuore contro la legge del potere costituito , la pietas contro il diritto, Antigone è l’immagine simbolo del coraggio e della vera giustizia.

Carsen si è avvicinato al testo con la raffinata eleganza che aveva indicato nei due precedenti momenti , solo che adesso la gradinata è sfregiata dai colpi dei proiettili , la luce sempre laterale segna  il difficile percorso del testo con chirurgica precisione .

La scansione degli stasimi elegantemente risolta con passaggi staccati , la bellezza della parole è evidenziata , la gestualità elegante dei cori  cui il regista è maestro , si vede la sua abituale frequentazione con il mondo del melodramma , è palese.

Ma lo spettacolo risulta freddo , forse Carsen si è fermato un attimo prima di abbandonarsi all’emozione , il rispetto del grande testo sofocleo lo ha portato a fare un’azione scarna , tutta in levare e il  risultato mi è sembrato , nella paura di scendere nel melodramma , di una fredda eleganza ma senza emozione.

Comunque avercene di spettacoli così eleganti e raffinati!

Mi resta comunque la convinzione quanto sia difficile mettere in scena Antigone , ci aveva provato anche il Living theatre, quella si una bella botta sullo stomaco.

Ma Siracusa è un’altra cosa,