
Adesso che il fllm Hamnet è sulla bocca di tutti per lo straordinario riconoscimento a Jessie Buckley che ha vinto il suo meritatissimo Oscar per l’interpretazione di Agnes Shakespeare e per il fatto che tutti quelli che lo hanno visto ne parlano con commozione posso raccontare la mia piccola storia nella storia.
Sono stata invitata al cinema da un mio sensibile nipote che mi ha detto : nonna ho visto un film e ho pensato a te , torno a vederlo e ti ci porto.
Così ,incredibilmente,. io che al cinema ci vado ormai davvero tanto di rado , sono andata in un pomeriggio strano al cinema in una multisala deserta nella quale mi perdo a vedere il film con mio nipote.
Ho cercato di essere il più distaccata possibile , anzi ho cercato di vedere il film criticamente ; non volevo cascare nella trappola e mi sono soffermata piuttosto sui suoi contenuti formali , sulla lunghezza della prima parte cercando di apprezzare il lato estetico della raffinata regia.
Poi nell’ultima parte , quella nella quale il film prende il volo e attraverso la magia del teatro nel teatro , mentre sentivo mio nipote accanto tutto raccolto nella commozione ho capito che non dovevo abbandonarmi all’emozione , non è da nonna.
La verità è che il film tocca una mia corda segreta , anzi tutte le mie corde e per questo mio nipote aveva pensato a me.
La perdita di un figlio è un segno indelebile e io lo so e cerco di difendermi dall’entrare nella spirale dalla quale poi è impossibile uscire senza ricomporre la memoria attraverso uno sforzo immane e se si aggiunge che nella vita poi ho cercato tanto di ricreare nel teatro le emozioni nascoste , in quel film le motivazioni per crollare c’erano tutte.
Devo dire che non sono riuscita a dire grazie a mio nipote come avrei voluto , sono stata brava a fare la critica cinematografica ostentando addirittura un certo distacco , certe volte anche io so recitare la mia parte.
Ma adesso lo posso dire , il film è bellissimo e accidenti a Shakespeare e al suo perfettamente ricostruito Globe Theatre : anche io ho allungato la mano verso l’attore Hamlet in quel contatto che attraverso il dolore riporta alla vita la memoria del dolore e lo fa vivere nel cuore.
Il pianto liberatorio l’ho fatto a casa , ora Giovanni lo sa.
Cara Adriana
Cara e grande Adriana