Rivedere un Parsifal

Avevo lasciato in sospeso una registrazione di quello strano Parsifal dallo Stadtsoper di Vienna nel teatro vuoto durante  il tragico periodo del Covid.

Una registrazione a metà della mia personale raccolta alla quale ricorro nelle notti di insonnia.

Poi una notte recente , di nuovo a sperare in un sonno che non arrivava ho completato la visione e soprattutto l’ascolto di una musica sublime che mi rincuora nello spirito.

Nella mia graduatoria , tra i tanti Parsifal questo ha un posto speciale anche se occorre fare uno sforzo ad accettare alcune incongruenze tra il libretto e le immagini.

Ma quel primo atto nella prigione Montsalvat e quel terzo nella stessa prigione , ormai ridotta a rifugio per derelitti sono perfetti anche nel racconto.

Il regista russo Sebrenenko ha fatto un’opera originale e molto triste , con il suo Parsifal giovane contrapposto al Parsifal ormai invecchiato che alla fine guarda con angoscia un futuro misterioso e pieno di incognite  che  rispecchia quella che  è in realtà la nostra condizione umana dei giorni nostri.

Jonas Kaufmann è bellissimo con i suoi capelli naturalmente grigi , ricorda il suo Diecteliebe nel teatro vuoto a Monaco , è il Kaufmann che amo di più.

Un po’ più problematico il secondo atto , quella rivista Schloss con le ragazze innamorate del bel tenebroso al quale chiedono autografi e selfie ma è anche la più bella incarnazione di  Kundry bellissima e disperata , per me la perfetta incarnazione della misteriosa donna  ed è la Kundry assoluta di Elina Garança.

Di grande qualità anche la direzione dell’allora direttore musicale Philippe Jordan, se ne apprezza l’ascolto nel silenzio raccolto della notte .