
Tanti anni fa per un triste evento familiare andai a Firenze al vecchio Ospedale di Santa Maria Nuova , quello vecchissimo fondato nel 1285 da Folco Portinari , un ricco mercante padre di quella Beatrice , proprio quella Beatrice cantata da Dante Alighieri .
E’ uno dei più vecchi ospedali d’Europa , vanto di una città antica e civilissima quale è stata Firenze nei secoli.
Mi ricordo che rimasi molto colpita dall’eleganza linguistica che mi aveva indicato la strada : le Cappelle del Compianto.
Un modo quasi dolce per indicare un posto tristissimo , ma sotto quelle volte in pietra serena mi ritrovai in pace a dare un ultimo saluto ad una vecchia parente ,
Quel nome quasi elegante mi colpì , mi parve che la parola che conoscevo per avere studiato a storia dell’arte dei bellissimi gruppi di statue sacre , soprattutto quelle che si definivano “ compianto sul Cristo morto” ( meraviglioso quello in terracotta di Niccolò Dall’Arca a Bologna) fossero giuste per il posto triste dove stavo andando.
Recentemente però ho scoperto che da quel lontano ricordo quasi affettuoso che mi riconciliava con il rito dell’estremo saluto sono dovuta andare in un posto moderno , asettico e pulito come un moderno poliambulatorio , o se vogliamo l’anticamera di un dentista di quelli con i poster alle pareti e il ficus nell’angolo , in una zona quasi industriale e a quel luogo così freddo hanno dato la vecchia dizione di Casa del compianto.
Nascono come funghi questi luoghi perché non esiste più la vecchia sequenza religiosa che accompagnava l’ultimo viaggio attraverso la chiesa , la funzione che lentamente accompagnava l’ultimo saluto a chi se ne va.
Per molti ormai si è perso il senso della cerimonia che ha accompagnato per secoli anche la nostra fede cristiana.
Tutto ordinato , efficiente , asettico, poi magari la gente si ribella alla costruzione di un moderno crematorio , una bella contradizione per chi vuole saltare la fatica di andare in chiesa .