Divagando

Sarò decisamente retrò ma ho qualche problema ad approvare il dress code 

delle donne in politica , specialmente nel nostro paese.

Una volta per lavoro mi interessavo di moda e ancora , per una sorta di riflesso condizionato , sono portata a valutare le scelte di abbigliamento femminile in generale.

Mi rendo conto che alla base delle scelte c’è un dilemma estetico : vestirsi come un uomo o cercare una strada alternativa con la quale  però si corrono  dei rischi e questo comporta sicuramente dei limiti.

L’abbigliamento alla quale sono ricorse la Merkel e la Von der Leyen è adottare una specie di uniforme cambiando al massimo il colore del capo .

Il rischio è la monotonia  ,evidente soluzione molto tedesca..

Allora si può adottare la strada simil-hostess , comunque si rientra nel dress code aziendale.

Fermo restando che ormai l’unico modo unisex di vestirsi è il tailleur pantaloni allora la speranza è nel cercare di essere più simili alla donna Armani , per intenderci quella che con fantasia sposa il banale con il personalizzato.

Allora si dovrebbe evitare i ricci tipo fatina di Pinocchio quando si sono passati i fatidici quarant’anni , i gioiellini da ragazzina al liceo , gli orecchini enormi sotto le chiome sparse .

Ovviamente tutto questo è invece l’abbigliamento abituale che assimila politiche e giornaliste televisive, si salvano solo le inviate sul campo , quelle che davvero sanno fare il mestiere e che si vestono comodamente e semplicemente come il clima e la situazione esterna richiede , ma sono poche e le guardo con ammirazione.

Comunque seguito a domandarmi quando finirà la ridicola moda dei capelli lunghi , spessissimo biondi che incorniciano volti truccatissimi come un tempo era lecito fare solo alle donne di spettacolo , ovviamente in scena.

Mi diranno : è la televisione bellezza ! E tristemente chinerò il capo canuto sopportando il cattivo gusto e il ridicolo oggi imperante.