Al cinema

Domenica pomeriggio , un orario strano . Al cinema parrocchiale ( quello dove però fanno i film più importanti ) c’è Fatherland , non penso ci sarà  molta gente .

Invece c’è la coda per fare i biglietti , un pubblico serio , ahimè però nessun giovane.

Il film nel formato ridotto in un bellissimo bianco e nero formato 4:3 , praticamente quadrato ,comincia con una scena angosciosa , sappiamo tutti che Klaus Mann si ucciderà tra poco , poi inizia il viaggio ( autentico) di Thomas Mann nella Germania da poco liberata , invitato per commemorare Goethe sia all’Ovest che all’Est.

Lo accompagna la figlia Erika e durante tutti gli 89 minuti del film ho avuto come una stretta alla gola .

Conosco tutta l’opera di Mann , i suoi libri sono in fila nella libreria importante , accanto anche i libri , bellissimi, di Klaus , c’è pure l’Angelo azzurro del fratello Heinrich. Ho seguito con profonda emozione la vicenda rigorosa fino alla fine struggente , quando nell’ascolto di Bach padre e figlia finalmente si stringono la mano  nella semidistrutta chiesa di Arnstadt in Turingia..

A casa ho ricercato i commenti sul film e con stupore ho trovato critiche negative fatte da persone con le quali generalmente condivido il pensiero.

In realtà il viaggio dell’illustre scrittore nel paese devastato dal nazismo si svolse con la moglie ed è vero che il suicidio del figlio non coincise storicamente con l’evento . E anche  vero che il regista Pawel Pawlikowski ha fatto ricorso all’AI per farci vedere il monumento a Schiller e Goethe nella piazza di Weimar devastata dalle rovine , ma tutto questo per me è del tutto ininfluente per raccontarci l’angoscia dell’esule e la realtà di un paese diviso tra un Ovest già proiettato verso un consumismo privo di memoria e un’Est prigioniero di un regime comunista soffocante.

La stupenda interpretazione di Sandra Hüller ,il suo schiaffo al marito , le battute sui fratelli Wagner che chiedono al grande intellettuale una parola buona per fare riaprire il teatro di Beireuth , tutte le citazioni che conosco per avere letto tanto sulla vita di Mann mi sono sembrate perfette , compresa la frase di Nietche sulla potenza della musica ,forse l’unica strada che può portare a credere in Dio e che è in ultima analisi è il senso del finale del film.

Se il regista ha fatto il suo film pensando anche alla storia di oggi e al rischio di una Germania che vede nel risorgere attraverso l’AfD pericolosi rigurgiti di nazismo penso che sarebbe bene che molti giovani andassero a vederlo per capire  un pezzo di storia europea che magari non conoscono,

L’unico appunto , per me il titolo vero sarebbe stato Heimat , se non fosse già servito per raccontare tanta storia tedesca in anni passati.

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