
Quando pensiamo alla diffidenza verso il diverso , verso lo straniero banalmente ci riferiamo all’atteggiamento razzista nei confronti di tutti coloro che hanno un colore diverso della pelle , tipico atteggiamento diffuso nel nostro paese verso coloro che hanno la pelle scura .
Poi invece nella vita reale scopriamo che la forme di razzismo sono tante e diverse : per esempio la mia collaboratrice domestica che viene da un paese comunitario dell’Est ha un atteggiamento di ostentata superiorità nei confronti dei suoi vicini di casa che vengono dal Bangladesch.
Li chiama “bengalini “ e non è un complimento , non le piace l’odore delle loro cucine , li trova rumorosi e si stupisce quando si vestono a festa per le loro feste che considera ridicole.
Ostentatamente si ostina a dirmi che le sue colleghe ucraine , anche se vengono insieme al mattino sul pulmann che le porta sul luogo di lavoro per sua valutazione sono molto meno affidabili delle sue conterranee e molto peggio pensa addirittura delle colleghe albanesi.
Quando le faccio notare che trovo il suo atteggiamento un po’ troppo superficiale lei mi risponde con orgoglio di sentirsi diversa .
Poi se allargo il discorso , cerco di capire la logica che guida il suo sistema di valori basati su idee abbastanza superficiali scopro che ha pure una specie di graduatoria anche all’interno del suo paese.
Così le risulterebbe che le lavoratrici della Transilvania siano meno affidabili di quelle della Valacchia .
Nei confronti degli operai che finiscono il turno di lavoro quando lei torna a casa mi ha confidato serenamente che preferisce fare la strada a piedi piuttosto che salire sul bus con quegli uomini puzzolenti e non c’è verso di farle capire che dopo una giornata di lavoro al cantiere forse è normale non essere profumati alla lavanda.
Dogmaticamente ha nella testa tutta una scala di valori basata sulla consapevolezza della sua identità anche se poi so che convive con un amato compagno che viene da un altro paese balcanico , che è di una religione diversa dalla sua , che scrive in cirillico e anche se da anni stanno insieme tra di loro si parlano in italiano.
Vive in qui da vent’anni , ha una figlia in Inghilterra , una sorella in Romania e cugine sparse per mezza Europa ma capisco che nella sua testa c’è sempre quella patria perduta anche se ammette tranquillamente che non ci tornerebbe mai ,ormai si è abituata alla vita italiana.
Mi fa tenerezza quando mi racconta che la sera si cucina la sua adorata çorba .
I drammi dello sradicamento sono una parte della realtà di questo nostro mondo a cui non avevo mai pensato in passato e che invece adesso ho cominciato a conoscere.
