Viva Verdi

Per la prima volta ho sentito le amatissime note del Requiem di Verdi al teatro delle Muse di Ancona.

Con un notevole sforzo organizzativo la FORM è riuscita nell’impresa tutt’altro che facile di rinforzare l’organico orchestrale con allievi dei conservatori marchigiani e di organizzare  il coro attraverso la formazione di un coro regionale che ha messo insieme varie corali sotto un unico mega organico.

L’operazione complessa è riuscita perfettamente e devo dire che tutte le mie perplessità circa la qualità della riuscita della impegnativa operazione sono sfumate vista la chiarissima bontà del risultato.

Splendide le voci dei soli tra le quale per me primeggia il tenore Davide Giusti , il suo Ingemisco è degno di altissima prestazione e lo dice una che ha nelle orecchie una prediletta  voce perfetta .

Ottima anche la soprano Yulia Tkachenko , meno incisiva , comunque ben intonata il contralto Mariangela Marini che aspettavo sullo stupendo Lacrimosa , una melodia che Verdi aveva già inserito nel Don Carlo.

Seppure fuori forma anche il basso Alessandro Abis mi è sembrato ben degno del completamento della compagine solistica.

La somma delle corali , forse un po’ squilibrata per l’abbondanza di voci femminili  ( l’equilibrio delle voci ne risulta un po’ sminuito) era percepito forse solo da una come me che di Requiem verdiani ne ha sentiti in abbondanza nella vita anche perché , e non voglio dire un’eresia resta la mia composizione preferita del cigno di Busseto.

Sotto la sicura bacchetta del maestro Manlio Benzi l’orchestra con i dovuti rinforzi giovanili ha dato veramente il meglio di se e il prezioso attimo di silenzio ottenuto alla fine del Libera me è stato come una benedizione culturale del quale gli sono grata.

Come sono grata al  caro amico Cristiano Veroli per le note del programma , sempre colte e al tempo essenziali per tutti coloro ed erano tanti , con mio grande stupore anche tra gli appassionati musicofli ,che ammettevano essere quella la prima volta che ascoltavano il Requiem .

Francamente mi sembrava impossibile e anche solo qui vicino al Macerata opera il  titolo è spesso in calendario.

Anzi , ne ricordo uno in particolare durante il quale Pierluigi Pizzi aveva posto sul grande muro dello Sferisterio un enorme crocifisso che si inclinava , quasi una minaccia sulla platea durante il Dies Irae , un effetto scenico indimenticabile,

Chiudo con una nota quasi affettuosa : dalla mia posizione vedere il tenore rapito dalla musica e cantarsi interiormente tutto il Requiem mi aveva fatto venire la voglia di andarlo ad abbracciare dietro le quinte . poi ho pensato che se campo ancora , in qualche teatro in giro per l’Europa spero davvero di poterlo risentire e dirgli quanto mi sia piaciuta la sua voce.

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