
Si è conclusa la trilogia che Robert Carsen ha creato per la rassegna siracusana dell’ INDA , dopo Edipo re e Edipo a Colono l’Antigone quest’anno ha chiuso il ciclo tebano.
L’aspettavo con ansia , forse la tragedia da me più amata e alcune immagini mi avevano confermato l’impianto scenografico e alcune anticipazioni d’insieme.
Oserei dire : “maneggiare con cura” , le eterne parole che tanto hanno influenzato il nostro pensiero occidentale , le ragioni del cuore contro la legge del potere costituito , la pietas contro il diritto, Antigone è l’immagine simbolo del coraggio e della vera giustizia.
Carsen si è avvicinato al testo con la raffinata eleganza che aveva indicato nei due precedenti momenti , solo che adesso la gradinata è sfregiata dai colpi dei proiettili , la luce sempre laterale segna il difficile percorso del testo con chirurgica precisione .
La scansione degli stasimi elegantemente risolta con passaggi staccati , la bellezza della parole è evidenziata , la gestualità elegante dei cori cui il regista è maestro , si vede la sua abituale frequentazione con il mondo del melodramma , è palese.
Ma lo spettacolo risulta freddo , forse Carsen si è fermato un attimo prima di abbandonarsi all’emozione , il rispetto del grande testo sofocleo lo ha portato a fare un’azione scarna , tutta in levare e il risultato mi è sembrato , nella paura di scendere nel melodramma , di una fredda eleganza ma senza emozione.
Comunque avercene di spettacoli così eleganti e raffinati!
Mi resta comunque la convinzione quanto sia difficile mettere in scena Antigone , ci aveva provato anche il Living theatre, quella si una bella botta sullo stomaco.
Ma Siracusa è un’altra cosa,