CHAMPAGNE

Non ci avevo mai pensato e credo a una precisa domanda non avrei risposto ripescando nella memoria le note della canzone di Peppino di Capri ma quando ieri ho saputo della sua morte tutt’a un tratto mi sono ritrovata a canterellare con nostalgia la sua Champagne: erano anni lontani , incredibilmente ad Ancona in una zona residenziale e tranquilla , oggi in quel cortile c’è una palestra , era stato aperto un vero nightclub.

Si chiamava Jujube e credo che oggi molti pochi se interrogati si ricorderebbero di quel nome.

Eppure una sera lontanissima nel tempo per festeggiare un amico , anche lui non c’è più da tempo ,  si fece una grande festa per festeggiarne il compleanno e si vociferava che sarebbe venuto niente meno che Peppino di Capri.

In realtà era l’allegro anfitrione che ne sapeva fare una eccellente imitazione e così tutti in coro cantando e bevendo ci trovammo a ballare la sua bella canzone.

Ricordo anche come ero vestita ,grandi rouches bianche sul collo e sulle maniche e una favolosa mini nera , un filo di memoria in fondo all’anima , direbbe Il Prologo.

Una serata lontana mi è tornata dal fondo dei miei anni giovanili e ieri quando la tv mi ha riportato annunciando la scomparsa di  Peppino di Capri mi sono ritrovata una lontanissima sera a ballare , tra tutta gente che non c’è più, in un posto lontano nella memoria , una spensieratezza perduta , forse questa era la felicità.

Cameriere Campagne ! 

Antigone

Si è conclusa la trilogia che Robert Carsen ha creato per la rassegna siracusana dell’ INDA , dopo Edipo re e Edipo a Colono l’Antigone quest’anno ha chiuso il ciclo tebano.

L’aspettavo con ansia , forse la tragedia da me più amata e alcune immagini mi avevano confermato l’impianto scenografico e alcune anticipazioni d’insieme.

Oserei dire : “maneggiare con cura” , le eterne parole che tanto hanno influenzato il nostro pensiero occidentale , le ragioni del cuore contro la legge del potere costituito , la pietas contro il diritto, Antigone è l’immagine simbolo del coraggio e della vera giustizia.

Carsen si è avvicinato al testo con la raffinata eleganza che aveva indicato nei due precedenti momenti , solo che adesso la gradinata è sfregiata dai colpi dei proiettili , la luce sempre laterale segna  il difficile percorso del testo con chirurgica precisione .

La scansione degli stasimi elegantemente risolta con passaggi staccati , la bellezza della parole è evidenziata , la gestualità elegante dei cori  cui il regista è maestro , si vede la sua abituale frequentazione con il mondo del melodramma , è palese.

Ma lo spettacolo risulta freddo , forse Carsen si è fermato un attimo prima di abbandonarsi all’emozione , il rispetto del grande testo sofocleo lo ha portato a fare un’azione scarna , tutta in levare e il  risultato mi è sembrato , nella paura di scendere nel melodramma , di una fredda eleganza ma senza emozione.

Comunque avercene di spettacoli così eleganti e raffinati!

Mi resta comunque la convinzione quanto sia difficile mettere in scena Antigone , ci aveva provato anche il Living theatre, quella si una bella botta sullo stomaco.

Ma Siracusa è un’altra cosa,