Pucciniana

Forse il sor Giacomo si è staccato un attimo del suo monumento di piombo , quello col cappotto davanti a casa sua ed è volato come in un disegno di Folon sulla spalla del grande tenore che nella vita lo ha cantato con la sensibilità e la meravigliosa  arte unica che ne ha accompagnato la luminosa carriera .

Certo che “ e lucean le stelle” non l’avevo mai riascoltata così intima e vera , un attimo magico del grande Kaufmann che quella carezza sulla spalla deve aver sentito salire dal lago di Massaciuccoli perché mai un’aria così vibrante  e intensa è stata così preziosa  tanto che credo che qualcosa di magico deve essere successo davvero .

La gratitudine dell’autore verso il suo grande interprete , troppe volte il suo Cavaradossi è stato così vero come nella voce di Jonas che con una certa complice dolce malinconia , tipicamente pucciniana, ci ha davvero chiuso la gola.

Eppoi quel brevissimo “ ch’ella mi creda” di nuovo a suggellare l’amore dell’interprete al suo autore ; non importa se sono passati tanti anni dai bis deliranti di Vienna , dai miracoli del pubblico osannante su tanti palcoscenici , ieri sera Puccini è venuto a dire grazie al suo grande interprete e poi con la solita aria un po’ scanzonata è tornato nel suo cappotto   , le spalle al lago , sornione.

Pure la dolce Maria Agresta lo deve avere sentito , accompagnando con dolcezza il suo partner con qualche stanchezza nella voce , lei così bella nella grazia del gesto elegante , nel sorriso complice degli abbracci di scena.

Non c’era il superascoltato “ nessun dorma “ ormai abusato per ogni evento sportivo, anche perché il vincerò di Kaufmann è sempre stato intimo e mai urlato , forse avremmo voluto magari sentire compiangere la piccola Liù , Maria è splendida in quel ruolo.

Tutto non si può avere e l’Intermezzo della Manon , tanti ricordi dentro , (amo tanto i i Crisantemi che l’hanno generato ) me lo sono sentito nel cuore , volava nei miei tanti , forse ormai troppi brividi pucciniani ; riparto da Torre del Lago con un bacio frettoloso di chi correva via col bambino addormentato e con l’immagine di Maria che mi racconta tenera le sue storie di casa.

Tutto sotto lo sguardo affettuoso del grande affabulatore dei sentimenti e della sottile tristezza del cuore.