La macchina del fango.

Visto da destra o visto da sinistra esiste un maccanismo perverso praticato da una certa stampa che si vorrebbe definire d’inchiesta ma che in realtà si basa solo su illazioni che comunque feriscono e fanno male anche a coloro che in qualche modo inciampano in beghe lontane ma che hanno qualche fondamento in azioni parallele anche si se totalmente divergenti.

Può bastare un titolo messo in grande , anche se nell’articolo tutto si diminuisce a un “ chiariranno “ o dimostreranno l’assoluta  buona fede quando addirittura l’estraneità ai fatti.

Dispiace però che l’illustre autore dello scoop non si renda conto di andare a sfiorare degli autentici miti della cultura mondiale le cui conseguenze potrebbero comunque essere dannose per il futuro di alcune importanti collaborazioni.

Non è un bel momento per certe prestigiose istituzioni nazionali , persone inadeguate ricoprono incarichi nazionali ben al di sopra delle loro reali conoscenze culturali e dispiace soprattutto che gli echi di certe beghe un tempo interne trovino eco all’estero , facendoci fare l’ennesima figura di disinvolti arruffoni.

Non avevamo bisogno di altre brutte figure , bastava Shakespeare per raccontarci.

Contrappunti

 

Ultimo concerto degli Amici della musica di Ancona e un ultimo prezioso regalo per i fortunati presenti all’evento.

Enrico Dindo , un famoso e grande violoncellista ci ha regalato un prezioso programma , inedito per molti e comunque prezioso per tutti.

In collaborazione con la FORM , ottima iniziativa che rafforza le sinergie regionali si è avuto un concerto elegante e condensato nel breve tempo senza intervallo , su precisa richiesta dell’artista che ha valorizzato la varietà del programma .

Un primo pezzo di una bellezza struggente e di una  carica evocativa notevole : concertino d’archi op.43bis di Miecyslaw Weinberg ,un autore polacco ahimè sconosciuto ai non addetti ai lavori .

La melodia lamentosa e triste , al tempo slava ed ebraica ha molte assonanze con tanta altra musica dello stesso periodo .

Il grande violoncellista  che suona un prezioso strumento Pietro Paolo Ruggeri del 1717 ci ha regalato uno struggente ricordo di una vittima dello stalinismo assassinato nel 1948.

Il pezzo rimase inedito fino agli anni 50 del secolo scorso .  E’ avvenimento prezioso e giusto poterlo ascoltare adesso.

Ugualmente interessante un brano di Tchajkowski , variazioni su un tema rococò che comunque ci rivela la grande vena lirica del romantico compositore.

A chiusura dell’intenso programma la sinfonia  di Haydn n°103, curiosamente intitolata Mit dem Paukenwirben, ( col rullo di timpanii)

Peccato non avere apprezzato appieno l’incipit dal nulla del tamburo che , come dice la dotta spiegazione di Cristiano Veroli anticipa addirittura in qualche modo il mi bemolle grave che apre dal nulla il silenzio dell’Oro del Reno.

Una delle ultime fatiche  del grande compositore , si sente già l’arrivo della grande stagione beethoveniana.

Nell’insieme della serata un evento rimarchevole , mi è capitato di pensare a un tempo lontano nel quale avevo ascoltato dal vivo  Mstislav Rostropovich , non per caso citato nelle note al programma.