Global sumud flotilla

Una flotta di barche , molte piccole e a vela non possono che ricordarmi la gloriosa vicenda di Dunkerke : davanti al proprio esercito sconfitto e ribattuto sulla spiaggia partirono dall’Inghilterra ogni tipo di imbarcazione civile , fu un’azione di massa eroica , la dimostrazione della forza e la compattezza di un popolo.

Questa Flotilia che parte da Barcellona , Genova e poi da Catania  non può che suscitarmi un momento di commozione anche se so che si tratta una buona operazione d’immagine e non credo davvero che i volenterosi partecipanti riescano , nonostante siano pieni di  provviste, e anche ammettendo che possano riuscire a consegnarle , a rappresentare  poco più di una goccia nel mare di aiuti per la popolazione di Gaza.

E’ il gioco delle parti : si minacciano possibili ritorsioni equiparando l’operazione a un atto terroristico , si sfida il mare  ( con judicio) e si arriverà , forse davanti alle coste di Gaza.

Dicono i volontari che comunque non si può stare con le mani in mano , che non si può assistere senza far niente al lento genocidio al quale assistiamo inermi ; forse un tempo quando ero ancora giovane e illusa mi sarei forse ritrovata anch’io in barca , il Mediterraneo l’ho navigato abbastanza se non altro avendoci fatto molte regate d’altura e so anche quanto possa essere pericoloso attraversarlo.

Ma questa navigazione non riesce a commuovermi , la seguo senza paura mentre invece mi stringe il cuore il continuo ,lento martirio dei gazawi colpevoli solo di essere nati in quella piccola striscia maledetta che faceva comodo ai governi che ne avevano la gestione fin dai tempi dell’Impero ottomano per passare poi dagli inglesi agli egiziani che ne detennero la gestione dal 1948 per passarla poi a Israele con la guerra israelo-egiziana del !967.

Sicuramente fu un errore di ottimismo da parte di Israele lasciarla libera di gestirsi sotto un falso potere locale che altri non fu Hamas , addirittura votato in libere elezioni.

Mentre i “volenterosi”  navigano i destini di Gaza sono in mano soprattutto a quei governi arabi  che invece non sentono affatto il dovere di intervenire in aiuto dei poveri imbarazzanti poverissimi fratelli chiusi ormai in una trappola senza uscita.

Israele è un’idea occidentale piantata come una spina in un mondo culturalmente ostile : io ci sono stata e ancora ricordo lo strano effetto che mi fece ascoltare la musica di Beethoven in una grotta nel deserto . 

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