Del ridicolo in scena

Un colto amico di web si diverte a classificare il modo in cui vengono rapppresentate le opere liriche al giorno d’oggi e divide in tre modalità , in maniera molto articolata e divertente , il risultato che le regie diversamente riescono a raggiungere .

Condivido appieno la sua analisi .

 Se sfonda una porta aperta sulle ridicole messe in scena delle opere “ come erano scritte “ e cioè come proprio non le possiamo più vedere ,

é divertente il secondo modo , quello “regietheater” per intenderci in cui si porta ogni plot ad una lettura di tipo borghese e qui mi permetto di segnalargli il massimo ottenuto in questo versante  dall’Otello bavarese nel quale la coppia stanca e in crisi praticamente si ignora ostentatamente anche nello stupendo duetto “là nella notte densa” ed è tutto dire.

Del terzo livello , ovvero i registi che ignorano il testo in toto , si arriva  alla descrizione delle testa bionda di Maddalena di Coigny davanti ad una fiera chioma bruna della Harteros  che se qualcuno ascoltasse davvero le parole perlomeno dovrebbe ridere anche a scena aperta .

Ma c’è la quarta sottocategoria del primo tipo ,penosa e perversa ,nella quale mi sono imbattuta annoiata per caso con le visione scaligera dei Masnadieri di Verdi.

Dice un dotto , citando il detto permense che Verdi è come il maiale ;
Non si butta via niente .

Ebbene ,forse qualcosina del maiale va buttato se accanto alla realizzazione classica di un’opera dal libretto impossile ( doppia  colpa perché tratto nientemeno che da Schiller) si è costretti a leggere il testo italiano su una musica , vabbè che erano anni di galera ,che  sembra una caricatura della musica verdiana.

Lisette Oropesa , una ottima cantante americana con pure il fisico giusto , si dibatte angosciata e sembra di vedere il quartetto Cetra quando faceva le imitazioni dei Promessi sposi.

In un ambiente che vorrebbe essere “generico Cinquecento” ci sono pure i ballerini Räuber , masnadieri cattivissimi alla maniera del Pirata dei Caraibi , Sartori , non gliene faccio una colpa , è di un soprapppesso improponibile per un tenore-bel tenebroso-romantico , Cavalletti ha poca voce ( ma questo non riguarda il risultato tragicomico). Si salva solo per il grande mestiere la voce verdiana comme il faut di Michele Pertusi. 

Io sono una melomane che vorrebbe ancora sperare di riportare magari in percentuali minime qualche spettatore digiuno all’opera ma se il povero spettatore digiuno si imbatte in qualcosa di veramente ridicolo come quei Masnadieri che ho avuto la sventura di vedere su RAI 5 in un annoiato pomeriggio di domenica sfido chiunque a pensare che il suddetto digiuno abbia la benchè minima voglia di spendere anche pochi euro per entrare in in teatro per sentire e vedere una  così “ gigantesca boiata” .

Aggiungo anche una notazione che riguarda la critica : abbondano i siti dedicati  e di conseguenza di cosiddetti critici della domenica che magari fanno un pistolotto lunghissimo per raccontare la gestazione , l perché e la storia da cui nascono le opere .Poi nel momento del vero hanno poco coraggio , solo il vero stroncatore folle , il buon Mattioli dall’alto delle sua vera conoscenza musicale , osa stroncare davvero .

Magari si può anche essere in disaccordo con lui ( molto raramente invero) ma sicuramente siamo di fronte a qualcuno che ha il coraggio del proprio pensiero ed è cosa rara in ogni campo per questa nostra stampa pedissequamente prona ad ogni tipo di potere .

Magari per il solo vantaggio di avere la poltrona gratis.

Lo dico perché , avendo avuto tanto tempo a disposizione , dopo  avere letto la fantastica stroncatora dei Pecheurs de perles del Regio di Torino ne ho letto anche una critica lunghissima ed edulcorata : insomma qua e là trapela che proprio bellissima non era , ma che si , comunque , sebbene , malgrado…

Non è così che rende giustizia al lavoro di chi , magari con pochi mezzi  e molta fantasia riesce comunque per amore del teatro e della musica a mettere in scena qualcosa di vedibile e in grado di riaccostare alla nostra grande tradizione quel pubblico perduto e che lo sarà sempre di più nel futuro inglorioso del mondo della lirica.

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