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L’inviato speciale

Non è da tutti i blogger avere un inviato speciale o forse meglio dire un nostro agente…all’Avana. Di fatto ho potuto seguire antegenerale e generale di Cavalleria e Pagliacci grazie ad una splendida infiltrata reporter per caso che mi ha regalato emozioni e anteprime da fare invidia a tutte le più grandi testate televisive e giornalistiche. Andiamo con ordine: il mio inviato speciale  presente con attrezzatura Tv era  all’antegenerale riservata alla stampa e mi ha raccontato l’estremo rigore di Christian Thielemann che invece di  provare tre/quattro ore è riuscito a sfinire anche il coro facendolo cantare un numero incredibile di volte “inneggiamo al Signore risorto”.

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Il povero inviato speciale è uscito dalla prova “provato “, perdonate il bisticcio di parole, praticamente alle nove e mezzo di sera quando la prova ufficialmente doveva finire alle sei e mezzo. In tutto questo (la Santuzza di turno non ha cantato…per economia vocale) l’unico sempre saltellante e in forma il nostro amato Jonas che si permetteva addirittura di cantare tra sé e sé “voi lo sapete mamma” mentre il direttore faceva ripetere la frase musicale alla sola orchestra.

Qui sarebbe finito il reportage, ma il mio agente tenacissimo, grazie alle sue grazie è riuscita anche a entrare alla generale così peraltro si è goduta la rappresentazione senza dovere lottare con la sua attrezzatura ridotta tra mille inviati con attrezzature gigantesche di grosse emittenti internazionali. Non posso qui anticipare le valutazioni critiche sulla migliore o minore validità delle due diverse mise en scene, la critica ufficiale la faremo dopo avere visto di persona, posso solo dire che il nostro inviato era felice, anche perché in quel modo si festeggiava anche una sua importante ricorrenza, in effetti un bel regalo personale. Ha intervistato tutti…anche il Nostro, ma questo lo racconterà lei nelle sue cronache. A me sta solo di raccontare attraverso il mio blog le emozioni che l’Inviato specialissimo mi ha trasmesso tramite Messenger e che mi hanno  permesso di cominciare ad essere Salisburgo una settimana prima di partire!

Grazie Caterina!

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Ancora sul Lohengrin

Passa e ripassa in questi giorni su Classica un Lohengrin del 2009 del Bayerischestaatsoper con un Kaufmann appena quarantenne debuttante nel ruolo del titolo in una regia che a quanto leggo dai commenti al bel pezzo ospitato sul mio blog e scritto da Caterina De Simone non ha trovato il gradimento di molti spettatori.

Quello che scrivo non è però in polemica con la mia amica con la quale sono sempre in sintonia ma mi viene sollecitato dalla scarsa valutazione di molti che ancora adesso privilegiano la messa in scena “bella” a quella che ha in se una forte idea innovatrice.

Sarà che da un po’ di tempo sono molto più abituata alle Inzenierung di matrice germanica che al gusto elegante di mise en scene impreziosite da bei costumi che mi viene più facile amare il nuovo quando è generato da un’idea forte, come dice lo stesso Kaufmann in una sua bella e lunga intervista sul tema.

Anche io avevo molto amato il Lohengrin dubbioso e problematico di Klaus Guth, quest’uomo venuto dal nulla e non a caso lo stesso regista aveva citato la sraordinaria e misteriosa apparizione sulla piazza di Norimberga di una sorta di smemorato, Caspar Hauser, come fonte di ispirazione per il suo Lohengrin.

Un Lohengrin molto umano, come sottolinea anche la De Simone, sconfitto e perdente, reso splendidamente nelle due famosisime arie In fernem Land e Mein lieber Schwan da un Kaufmann eccezionale .

Guardando e riguardando la messa in scena di Richard Jones, a mio avviso un regista molto geniale, si coglie invece meglio la missione ultraterrena del cavaliere del cigno.

In una società laica e formale come poteva essere in questa della messa in scena molto bavarese anni trenta c’è una giovane ragazza accusata ingiustamente di aver ucciso il fratellino e che sogna solo di costruirsi una casa borghese nella quale arriva l’extraterrestre, una specie di guru New Age che lentamente porta tutta la comunità a convertirsi al nuovo ordine mistico religioso ed ecco quindi spiegate tutte le magliette celesti che tanto hanno turbato lo spirito estetico nelle nostre affezionate scaligere.

Il male è rappresentato dalla cattiva Ortrud, dichiaratamente germanica e un po’ filo-nazista nella sua biondissima accentuazione ariana che fra l’altro invoca un Wotan e Fricka ancora bel lungi da venire nel Ring.

La scritta fiorita sulla casa degli sposi è una citazione di quello che Wagner volle fosse scritto sulla sua casa di Bayreuth: Hier wo mein Wähnen Frieden fand – Wahnfriend – sei dieses Haus von mir bennant, (grosso modo “qui dove la mia delusione trova pace , qui chiamerò la mia casa”).

Il Lohengrin dal bellissimo canto spiegato di Kaufmann si trova sì sconfitto, ma sconfitto nella sua missione divina, il suo è un dolore ben diverso da quello della Scala. Qui è un angelo ferito che singhiozza prima di lasciare quella pace terrena che sperava di avere trovato nella tenerezza di una casa con la culla già pronta, con la carrozzina fuori della porta, in quel suo essere falegname e costruttore di pace.

La direzione stupenda di Kent Nagano, la compagnia di canto di alta qualità , cito volentieri Micaela Schuster e soprattutto il Telramund di Wolfgang Koch fanno si che questo Lohengrin a mio avviso meriti di più di una sbrigativa valutazione tipo “ mi ha irritato” come ho letto tra i commenti al bel pezzo di Caterina.

Ma il discorso potrebbe essere anche più lungo, potremmo cominciare ad analizzare tutti i vari personaggi che un genio come Kaufmann riesce ad interpretare facendo dei suoi Werther degli unicum così come dei suoi molteplici Don Josè e Don Carlo….

Uno nessuno e centomila, mai come per lui questo titolo pirandelliano rende meglio l’idea della forza interpretativa dell’attore.