….. seconda parte

…..seria a metà

Quando Wagner si mette al lavoro sul T. ha già scritto le prime due opere senza grande successo e si rivolge a un tema della tradizione germanica dei Minnesänger che ritroverà in seguito con maggiore soddisfazione nei Maistersinger.

Qui ancora il materiale è meno raffinato , ma gli sgorga tanta musica felice che ritroveremo soprattutto nell’Ouverture e nei mirabili cori.

La zampata del leone la tirerà fuori nei due bellissimi pezzi forti finali ( il canto di Wolfram e soprattutto nel Romerzälhung di Heinrich.) ma nell’insieme l’opera è un fiasco parigino che Wagner non dimenticherà tanto facilmente.

La storia del cantore stanco del monte di venere ( la parte per il tutto) la si capisce, vuole tornare a casa ..perché  anche  il troppo sesso stanca , evidentemente.

Ma è malmesso  perché la pura Elisabetta ( che poi diventerà pure la santa di Ungheria) chiede troppa purezza e i cantori in gara per lei ,liricamente spirituali lo fanno annoiare.

Il caro T. non regge a tanta spiritualità e sbotta di brutto , scandalizzando l’intera corte di Turingia.

Va via reprobo! E dato che per caso passano di lì i pellegrini , che vada a Roma a chiedere il perdono che però il Papa non gli darà a meno che il suo bastone secco da pellegrino non tornasse a fiorire e questo miracolo lo assolverebbe.

Ovviamente il miracolo avviene anche per l’intercessione della purissima Elisabetta che di questo muore..


Fin qui la storia , ma poi c’è di mezzo Castellucci a cui devo ancora perdonare un Parsifal bolognese con il boa bianco che esce dall’orecchio di Nietzche!

Qui l’immaginifico regista , convinto che gli spettatori siano scemi ci deve spiegare tutto a modo suo: contorcimenti sexi di anime lascive, arciere con la joli poitrinedesnuda così che si seguono con apprensione le freccie invece di ascoltare in pace la musica, poi in un crescendo di tuniche bianche dei cantori (che col girovita un po’ abbondante non dona,) da insozzare al povero protagonista incatramato , fino al finale mortuario con cadaveri che putrefanno via via con gran carrelli che girano , mentre i cantanti al proscenio per fortuna non si distraggono per tutto lo scarrellare sul fondo fino alla perla ultima: i nomi dei cantanti sui sarcofagi mentre si sfarina la polvere dei loro resti mortali.

Per me i cantanti alla fine si facevano pure mentalmente gli scongiuri.

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