PRESS

Spesso mi sono domandata quanta passione ci sia dietro la faccia di un inviato di guerra.

Ce ne sono tanti in tv , tanti sulla stampa : alcuni di questi volti ho anche imparato a riconoscerli quando parlano con dietro qualche rudere , qualche paesaggio violentato e mi sono accorta di considerarli come degli amici lontani che stanno facendo un lavoro duro anche per me.

Non è un mestiere nuovo , i giornalisti ci hanno aiutato nel tempo a capire meglio la realtà di molti conflitti ; è più utile una foto di tante parole o un piccolo trafiletto per inquadrare situazioni ingarbugliate in terre lontane o con nomi sconosciuti fino a ieri.

Ci sono anche tante donne che fanno questo strano mestiere che visto da lontano e in chiave letteraria ha il suo fascino .

Poi tutto diventa molto più duro da accettare quando succedono cose tragiche come quella accaduta ieri all’inviato di Repubblica e al suo fixer ucraino che purtroppo è stata ucciso da un   cecchino russo mentre si apprestava con il collega e amico italiano a fare un video sulla sponda di quel Dniepro che divide la zona di guerra nella tanto tormentata terra ucraina.

Mentre scrivo ho in mente un nome di donna : Francesca Mannocchi , che ci racconta le guerre con una sensibilità femminile che mi pare un valore aggiunto , oppure penso all’inviato Domenico Ciriaco che fu addirittura prigioniero per mesi in Afganistan .

Io penso che siano tutte persone un po’ speciali che si fanno occhi per noi , protetti solo da uno scudo scuro con su scritto Press ,che rischiano ogni giorno la vita su tutti i campi di guerra in tutto il mondo per aiutarci a tenere gli occhi aperti e a darci la possibilità , attraverso le loro cronache , di capire le vicende crudeli che attraversano il nostro pianeta.

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