Il Festival Adriatico Mediterraneo

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Il Festival Adriatico Mediterraneo , arrivato miracolosamente alla nona edizione ha chiuso i battenti con la classica serata di festa in tanti luoghi della città. Una città strana , che dice di non accorgersi di un festival che invece trova spazio anche sulla stampa nazionale , un festival che nacque dalle radici di un festival  con musiche klezmer , con un padrino d’eccezione, Moni Ovadia, che si è talmente radicato nella nostra realtà da divenire uno dei momenti culturali di questa fine  agosto , un appuntamento atteso e al tempo stesso quasi snobbato con il tipico understatement anconetano. Tanti , tantissimi eventi in questa edizione : in alcuni momenti abbiamo pensato che fossero anche troppi. Io ci ho messo un po’ di giorni anche a districarmi nel fittissimo programma .

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Dicevo di una città strana che mi ha fatto riflettere sulla natura carsica della nostra gente che sembra uscire da un particolare letargo quando a fronte di quattro eventi culturali contemporanei in quattro luoghi diversi si è avuto sempre ovunque il pienone. Il bisogno di cultura alta , la curiosità di ascoltare scrittori , giornalisti e poeti , di sentire musiche diverse tra loro ma collegate tutte all’idea di questo mare , con la   necessità di costruire  e di traversare  tutti i ponti necessari alla convivenza civile tra i popoli rivieraschi ha spinto comunque la città a partecipare , a riempire ovunque le sedie , ad ascoltare in piedi quando i posti a sedere erano finiti. Ci sono state iniziative di ogni tipo . Per mia natura e forse anche per mio  numero di anni amo un po’ meno le serate chiassose musicalmente ma  c’erano anche i bei concerti della sera per chi volesse un po’ di quiete con   meno fracasso nelle orecchie , diciamo che c’è stato posto per tutti. Mi piace ricordare particolarmente il momento importante dell’assegnazione del premio che viene dato ad una personalità della cultura che esprima meglio lo spirito del nostro festival . Quest’anno è stato premiato Paolo Rumiz , nella stupenda sede della cittadella del Sangallo dove ha sede la Macroregione Adriatico-Jonica : un premio prestigioso per una persona vera, curiosa , coltissima. Poi gli incontri con gli autori ugualmente stimolanti. A me hanno sempre dato le postazioni più problematiche, mi sono divertita lo stesso ma è anche vero che nelle biglietterie non si vedessero molti spettacoli.

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Però una sera mi sono davvero divertita : dopo l’incontro ho avuto l’onore di fare da accompagnatrice al professor Franco Cardini  a cena. Un tète a tète che mi potrà bastare per un po’… a proposito di nutrire l’anima , come diceva il bello slogan del Macerata Opera. Oggi è la festa del mare : regata , barche nel mare azzurrissimo , in Cattedrale oltre al nostro Cardinale Menichelli che ha impartito il sacramento della confermazione a cinque adulti (mirabile la frase ad una cresimanda che si toccava la fronte dove l’alto prelato aveva fatto la croce col crisma): guardi che non le si sciupa il fard! sono rimasta ad un’altra messa ufficiale: davanti a tutte le autorità celebrava padre Georg Ganswein, insomma questa piccola città vede in questi giorni di settembre tante personalità da bastarle per tutto l’anno , poi ritorneremo nelle nostre grotte carsiche delle nebbie adriatiche invernali.

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Mi permetto anche di chiudere  oggi con una nota felice che non c’entra niente con il festival , ma che c’entra eccome con i miei ultimi pezzi. Scritti di notte , tornando da questa specie di lavoro che è stato il mio impegno festivaliero quando aprendo la televisione vedevo le terribili immagini della stazione di Budapest , quando sul mio iPad mi è saltata davanti l’immagine di Ayal adagiato  sulla riva a Bodrum, ebbene ieri sera e soprattutto stamattina ho visto le immagini della Hauptbahnhof di Monaco con i bavaresi che battevano le mani all’arrivo dei poveri coraggiosi siriani che arrivavano stanchissimi e bagnati finalmente in terra di Germania. Li hanno accolti con l’Inno alla gioia , ebbene con tutta la retorica che mi trovo addosso ho voglia di gridare viva la Baviera … So benissimo che hanno molto da fare per far dimenticare una piccola stazione vicina che si chiama Dachau , oggi però la Germania tutta comincia a dare quella risposta europea che per troppo tempo abbiamo dovuto dare da soli , noi poveri popoli mediterranei e con questo bel giro ritorno al mio Festival e al mio Adriatico Mediterraneo. Devo chiudere con una confessione : oggi mi sento di  di amare tutti i bavaresi , non un bavarese solo che comunque è sempre il dedicatario del mio blog.

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