L’estate sta finendo

Forse era anche il verso di una canzone .

La percepisco dai social che mi raccontano ancora viaggi degli amici.

Il mare dalla finestra lo vedo piattissimo, ieri è ricominciata la scuola , per me è sempre stato una specie di inizio di anno.

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 Il mio capodanno ha sempre coinciso con il ritorno sui banchi , forse perché in famiglia da generazioni , le donne di casa mia sono sempre state insegnanti..

Notizie dal mondo della lirica non tutte eccellenti : Pavol Breslik malato , Ludovic Tezier  idem…..del resto non so..

Chissà perché quando ci si ferma per qualche motivo contingente ci si accorge di più di quante cose inutili facciamo ogni giorno.

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Rileggo un libro che credo di avere anche recensito sul blog qualche anno fa , racconta la saga di una famiglia viennese

che spazia dalla fine dell’Ottocento attraverso il Novecento : mi sembra di ascoltare la musica di Mahler , il viaggio 

programmato da tempo oggi mi sembra lontano e improbabile , ma forse è la nebbiolina autunnale che sale attraverso questo tramonto

ancora bellisimo.

La collina con la mia casa vista dal cielo : un regalo in prospettiva . Un papà amorevole ha fatto un regalo al figlio piccolo e questo 

è l’omaggio per nonna.

Ci sarebbe tanto da dire sul perché certi giorni la solitudine , da me tanto apprezzata , diventa un pò meno “apprezzabile”.

Ma non ne vale la pena.

Uno sfraglio e via…

La lettura del Corriere di stamani e un bel pezzo di Beppe Severgnini mi hanno riportato alla memoria un racconto di Renato Fucini dalle Veglie di Neri.

Un importante personaggio della Lega se ne era uscito con l’affermazione che tra le professioni che vanno scomparendo ci sarà anche quella del medico di base , quello che una volta era il medico di famiglia.

Non serve più ha detto l’importante uomo politico perché ormai per ogni male c’é il suo specialista e questo renderà inutile quella figura obsoleta prova di specializzazione che un tempo fu il pilastro della medicina .

Severgnini non ci sta e forse proprio perché ha vivo il ricordo del nonno dottore che girava per trovare i suoi malati in bicicletta e poi dello zio che proseguendo la stessa vocazione i suoi pazienti li andava a visitare in Vespa sostiene che invece di auspicare la scomparsa di questo prezioso primo filtro della Sanità sarebbe invece importante rivalorizzarne il ruolo che permetterebbe , attraverso il filtro della conoscenza ravvicinata dei propri pazienti, tante visite specialistiche inutili e soprattutto tanti intasamenti nelle strutture pubbliche di base.

Anche io pensavo a questo quando una mia nipote , la prima e unica della famiglia , lei è ancora liceale , alla mia domanda su cosa pensa di fare nella vita mi ha detto : il dottore.

Stupita e interessata le ho chiesto di più e la sua risposta assomigliava davvero a quell’idea di vicinanza con chi ha bisogno di sentirsi protetto e seguito da vicino , come facevano i vecchi dottori di una volta che i pazienti se li andavano a visitare a casa quando erano malati.

Il mondo cambia , è vero , e forse mia nipote avrà tempo di cambiare tante volte idea circa il suo futuro professionale , però a ripensarci bene mi convinco che recuperare dignità e vocazione a questa figura professionale potrebbe essere anche un modo per risparmiare su tante dispendiose ricerche , non tutte necessarie , che oggi vengono prescritte con grande abbondanza .

Sono andata a ricercare il vecchio libro : il racconto Dolci ricordi racconta del figlio di un medico che avendo sperperato il suo mensile è tornato a casa a testa bassa e chiede al padre un aiuto per rimediare alla sua leggerezza.

E quel padre che sta partendo a cavallo nella neve per andare per la Maremma a visitare i suoi malati il suo aiuto glielo da ed è mirabilmente  plastica la figura che si allontana nell’alba gelida nella neve : una spronata ,uno sfaglio e via…..

Da rileggere , è consentito il nodo alla gola.

Dal pianeta Sanità 2

Come un mantra : la destra , la destra.

Dal percorso in camera fino alla sala operatoria l’avrò ripetuto venti volte .Ho finito per tenerci vistosamente la mano sulla parte da operare , terrorizzata dal fatto che la prima bella infermiera che riempiva frettolosamente i moduli , mi aveva detto : la sinistra ,vero?

Se ne sentono tante , sembra che solo l’errore faccia titolo e sicuramente ogni tanto le cose non funzionano bene . 

Anche io avrei tanto da raccontare in proposito, purtroppo nella vita succedono tante cose , non tutte belle , che accadono a noi e ai nostri cari .

Ma leggendo la recensione di un libro scritto dal Vanzina in memoria del fratello scomparso c’è una frase da lui riportata che riguarda  ciò che gli disse un grande professore a New York : ormai i protocolli di cura sono uguali in tutto il mondo , non fa molta differenza dove fai le cure , la differenza è che qui la cura vi costerebbe qualche migliaio di dollari ed in Italia la fate gratis.

Voi avete il miglior sistema sanitaro del mondo .

Non abbiamo molto da rallegrarci nel nostro “bel paese” ma la conquista di una sanità pubblica garanzia per tutti la si verifica al momento del bisogno: lo stesso intervento fatto in struttura privata costa cifre da capogiro. Qui sicuramente ci sono le procedure che ingolfano ,le liste d’attesa  e anche quel famoso divario tra le regioni virtuose e quelle ancora lontane dagli standard medi europei e questo infatti provoca anche transumanze evidenti verso il nord di tanti pazienti meridionali bisognosi di cure .

Aggiungo anche che facendo la fila davanti ad un ambulatorio nell’Ospedale regionale mi è capitato di leggere un cartello scritto in tantissime lingue , compresi i caratteri cirillici e quelli cinesi. 

Unico inconveniente , mi racconta un figlio con a sua volta figli ancora piccoli , non andare al Pronto soccorso sperando di fare presto , ci trova sempre una fila di cingalesi , indiani e filippini che hanno il pupo con la febbre .

Infatti il calo delle nascite lo compensano ampiamente gli immigrati che qui hanno famiglia ;

 quelli che non amano il melting-pot si rassegnino, la vita un pò più diversamente colorata è già una realtà palpabile.

Comunque a me hanno operato la gamba giusta.

Dal pianeta Sanità

Il mondo non si è fermato , i social hanno seguitato a riempire la ma bacheca , ma il blog è scomparso .

Non  se n’è accorto nessuno , probabilmente , in effetti ogni tanto qualcuno andava a cercare negli archivi vecchie pagine e recensioni .

In realtà la dimensione del reale cambia di prospettiva quando si entra in un pianeta diverso, nel mondo della malattia.

Un intervento da tempo programmato , giorni tutto sommato pochi ma abbastanza bui, scanditi da orari improbabili , da notti bianche in attesa della luce che lentamente rientrava nella mia camera .

Ora sono di nuovo nel mio letto , ed è già una prima conquista .

Cosa dire di questa prima vera esperienza di vecchia signora allettata? Che ho visto con gioia tutti i figli , tutti i nipoti al mio capezzale e mi sono sentita abbastanza gratificata , non ci avrei scommesso prima di ricoverarmi.

Mi sono abbastanza divagata a discorrere  con i tanti giovanissimi infermieri che si succedevano al mio capezzale . Ho scoperto un mondo di giovani molto preparati e anche motivati nella scelta della loro professione.

Non ho visto una brutta Italia : tutti laureati in infermieristica , tutti con conoscenze linguistiche , tutti però ahimè pagati a contratto con agevolazioni per la loro giovane età.

Uno in particolare che si tratteneva volentieri a parlare con me che avevo sempre acceso il televisore sulla crisi di governo , mi ha raccontato del suo Erasmus e delle offerte di lavoro che gli vengono dai paesi del nord Europa.

Probabilmente se ne andrà dall’Italia e gli dispiace . Mi ha salutato con garbo: grazie signora per la compagnia e guardando il teleschermo ha aggiunto : riusciremo a cambiarlo questo nostro paese ?

Al Sud quando fanno i concorsi ci sono meno partecipanti che al Nord perché sanno già chi li vincerà !

Questa disillusione in un giovane di ventitré anni è una colpa che ci dobbiamo sentire addosso tutti noi che non abbiamo saputo dare risposte alle nuove , anzi nuovissime generazioni che premono per il loro giusto posto nella vita.

Per oggi mi fermo qui , dal pianeta Sanità ,passo e chiudo.

Spazio amplissimo nelle news televisive agli acquisti e agli scambi dei calciatori nelle squadre italiane.

Generalmente cambio canale , oppure chiudo tutto per riprendere la lettura , sempre accanto a me , di un libro di leggere o rileggere.

Però , anche se sono quella che alla petulante promoter che mi offre di ampliare con i canali sportivi la mia offerta a pagamento rispondo soave : sa , io sono quella che segue quasi soltanto Sky Classica ! 

silenzio dall’altra parte , poi con un “mi scusi” la allettante offerta viene ritirata , mi sono comunque accorta che generalmente non sento nomi italiani che accompagnano questa giostra milardaria.

A questo punto mi sono chiesta se in Italia non esistano più ragazzini che scendano in cortile per dare calci al pallone .

Oppure che questa sorta di gioco nel gioco riguardi solo i ragazzi dei paesi poveri , che vedono nella carriere di calciatore un riscatto alla loro povertà di origine?

Per quel poco che mi interessi e quell’altrettanto poco che ricordo ci fu un tempo in cui l’Italia del pallone vinceva , o mi ricordo male?

Certo che se i club , ormai anche loro nelle mani di personaggi che con lo sport non hanno più niente a che fare, seguitano a riempire le squadre di nomi ostici da pronunciare forse avrebbe un senso smettere di chiamare italiano anche il campionato di calcio.

Seguitando ad avventurarmi in un terreno per me misterioso mi pare che invece ci siano in giro allenatori italiani apprezzati nel mondo.

Un po’ come con i direttori d’orchestra , sembra un miracolo , vista la poca importanza che nel nostro paese viene data all’educazione musicale , ma i giovani direttori ci sono e ci fanno fare ancora una gran bella figura in giro per il mondo.

Un’ultima similitudine azzardata riguarda la giostra dei direttori artisti dei teatri in giro per l’Europa , assomiglia notevolmente alla altrettanto frenetica corsa al cambio delle panchine calcistiche.

I nomi sono spesso gli stessi , una giostra che sposta pedine , un calcio-mercato musicale che ha solo il pregio di incuriosire i melomani .

I miei lettori sono autorizzati a ridere di queste mie considerazioni off-record, ma nel silenzio di giornate abbastanza vuote mi sono permessa di uscire dal seminato delle mie cosiddette competenze.

Gli argoritmi immaginari

Lo ammetto , ci sono cascata anch’io . 

Corsi e ricorsi su Facebook , appare con ciclica frequenza l’appello relativo ad una restrizione delle nostre “amicizie” per colpa di un selezionatore a PaloAlto che ci condiziona a ricevere i circa 25 amici ..più gettonati.

Non è vero , perlomerno non lo è per me che di amici ne ho molti di più, ma questo avviene , credo , per la mia adesione a tanti gruppi diversi  per cui in realtà sono sempre più dei fatidici 25 lettori manzoniani quelli con i quali ho spesso rapporto.

Ma tant’è, la noia di giornate lente in attesa di qualcosa che devo fare , e così stamattina ho fatto il mio bravo Copia e Incolla e quello che mi ha colpito che persone amiche mi hanno pure copiato a mia volta!

Però all’altro ciclico appello non dò seguito : è quello , altrettanto ricorrente che mette in guardia di non dare l’amicizia a… ( segue per solito nome e cognome molto di fantasia) perché si tratta di un pericoloso hacker.

Ora qui devo confessare che non corro rischi . Ogni giorno mi trovo il fatidico “ persone che potresti conoscere “ sulla mia bacheca e con monotona regolarità cancello e rifiuto tanti strani inviti .

Ho circa seicento amici , che potrei dire di conoscere anche fisicamente , se non tutti , molta parte sicuramente e mi diverte seguire quello che fanno , i loro viaggi , le loro recensioni musicali e perdono loro anche le foto di quello che mettono nel piatto!

Amo i loro giardini , i gatti e i cani e le foto dei quadri che vedono alle mostre.

Prima di dare o chiedere una nuova amicizia faccio accertamenti polizieschi :le bacheche e i profili raccontano molto più di quanto uno crede di metterci.

Quindi se per straordinari incroci un haker entrerà un giorno anche nel mio privato mondo fesbucchiano ci troverà solo quello che che penso e che spesso sbandiero anche nella mia idea di condivisione del pensiero.

Il grande fratello non mi fa paura.