Manon Lescaut, Royal Opera House, June 2014.

Dell’avvicinare i giovani alla lirica…

Penso di preparare una base musicale per la presentazione ufficiale del mio libro Melomania nella mia città.

Il libro è già in giro letteralmente per il mondo grazie alla stupenda rete di amici di Web, ma qui, nemo profeta…, ancora non lo conosce praticamente nessuno.

Per fare questo chiedo aiuto ad un giovane gentile (i giovani sono tutti più bravi di me per queste cose e soprattutto più svelti ) e poi Michele in particolare fa teatro con me nella nostra bella compagnia teatrale di studenti con la quale, ovviamente con grande turn over, faccio teatro classico antico da tanti anni.

Ho preparato una scaletta di arie e di interludi, non so se userò tutto, la presentazione non potrà durare più di in ora, ma penso che un po’ di musica durante la mia chiacchierata ci possa stare bene.

Il giovane volenteroso, per farmi la pennetta che mi servirà da sottofondo, trova su mia indicazione i brani su You Tube e non mi pare che partecipi molto delle scelte.

Ma ad un certo momento sente “ E lucean le stelle” e gli occhi gli si illuminano: questa canzone la conosco!

Mi trattengo dal dirgli che si chiamano arie queste “canzoni” d’opera, ma ho la conferma che l’apprezzamento della musica è sempre solo una questione di conoscenza.

Infatti dopo, mentre è praticamente costretto ad ascoltare l’interludio della Manon Lescaut di Puccini, mi chiede di cosa tratta questa opera.

Evidentemente ha un orecchio raffinato per la sua musica pop, ma anche una sensibilità nascosta con cura come molti giovani diffidenti di oggi.

Non mi pare vero parlargliene, anche se mi trattengo dal cominciare dall’abate Prevost. Preferisco fargli vedere qualche pezzetto della Manon londinese di quest’anno e allora esclama: ma è moderna, mi piace e aggiunge pure certo che così l’opera la potrei vedere anch’io.

Ebbene, io sarò anche fissata, ma sono convinta che per riportare i giovani all’opera non servano conferenze colte e dibattiti, non serva partire dalla storia della musica e che l’unico modo per entrare nella loro sensibilità è prenderli dal lato romantico, ne hanno tanto bisogno dentro e raccontargli le storie, magari cominciando da quelle più facili e più vicine alla loro gioventù e allora, esperienza già vissuta, li vedi farsi attenti e se poi le storie sono attualizzate il discorso è anche più facile.

Certo in questo senso lo snellimento, anche fisico, dei cantanti aiuta molto, non è facile pensare a duetti d’amore fra due balene che non si toccano neppure le pance.

Lo streaming delle opera al cinema fa sì che si possano vedere come un film e magari servendosi di qualche aiuto narrativo per far superare la difficoltà della trama possano diventare strumenti utili per questo progetto di riavvicinamento.

Io sono convinta di questo e sogno sempre teatri rinnovati con nuovi spettatori, con repliche low cost, con semplici conversazioni guida che precedano l’assistere ad una opera intera.

L’opera lirica deve smettere di essere una specie di sacro spazio museale intoccabile, un’icona del passato.

Fa parte delle nostra storia, siamo noi che dobbiamo trasmettere questo nostro amore alle nuove generazioni.