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Il bacio della “vespa-groupie”

Riprendo dove avevo lasciato ieri : ecco i nomi preziosi dei quattro bis, e spero di essere corretta nella scrittura : Der jüngling an der Quelle, Die Forelle , Durch Feld im Wald zu schweifen (Der Musensohn) e Am Flusse.mPoi mi piace riportare anche ciò che ha scritto il giornalista esperto sul giornale oggi  sul pianissimo che chiude la ninnananna del ruscello e che ha preceduto il boato finale: letteralmente “anche la caduta di uno spillo si sarebbe potuta sentire”. E credevo di avere esagerato io!11755856_1274107119283128_7303519005061473116_n

Una parola ancora per il perfetto  accompagnatore, il suo pianoforte è un canto che aggiunge preziosità alla musica dolcissima di Schubert , Jonas ha veramente un sostegno ineguagliabile. Questo pezzo si può intitolare “anche alle vespe piace Jonas “ oppure  “una vespa groupie voleva baciare Kaufmann” , vanno bene tutti e due , li ho trovati come commenti divertenti su Fb…

Giornata di riposo , dopo due giorni carichi di emozioni, metto qualche foto di costume per raccontare meglio questa Monaco accaldata. La birra piccoletta che quando mi è arrivata davanti ho potuto solo fotografarla, la famigliola felice, tra molte virgolette , in Marienplatz e per chiudere l’addobbo annuale delle colonne del Bayerichestaatsoper per il festival .

Una cara amica bavarese mi ha mandato un messaggio con dei consigli per piccole gite nei dintorni, ma oggi è già tardi e ho bisogno di ricompormi per domani, mi aspetta la Lucia !

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Kaufmann canta Schubert

Die schöne Müllerin è stato il mio primo Cd di Lieder, l’ho molto amato , tradotto e canticchiato, poi l’avevo messo un po’ da parte perché  Winterreise era stata una ulteriore scoperta di Schubert e il mio primo amore lo avevo un po accantonato . Stamani in un bellissimo parco verde e silenziosissimo l’ho risentito in cuffia , quindi stasera ero convinta di andare sul sicuro alla Liederabend di Kaufmann accompagnato dal fido Deutsch.

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Ma non avevo fatto i conti con il grande mattatore che passati i sei anni dall’incisione con una ulteriore padronanza della voce , ormai capace di scorrere dolcissima dai pianissimo sussurrati fino al dispiegamento ampio e totale , con una capacità attoriale strepitosa , ha cantato il ciclo schubertiano in modo nuovo e di una bellezza straordinaria. Non credo veramente che oggi ci sia un altro cantante in grado  di reggere il confronto con le sue magiche prestazioni e il silenzio totale che ha preceduto il boato al termine della performance è stato ancora una volta la conferma del coinvolgimento totale di tutto il teatro veramente appeso al filo magico della sua voce.

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Sudatissimo , accaldato e si è anche scusato per il lieve ritardo dell’inizio perché era stato punto da una vespa in bocca , ma che tutto ormai si era  risolto e che poteva cominciare a cantare! Ha fatto anche quattro bis , ma quando gli ho chiesto i titoli mi ha detto solo che erano tutte poesie di Goethe musicate da Schubert, il primo dolcissimo parlava di Luise , poi un altro parlava di una forellen e poi…i titoli non li aveva a mente  neanche lui, figuratevi io! Nel delirio di un teatro che sembrava vibrare all’unisono ogni volta che Deutsch rientrava con un piccolo spartito in mano questi quattro piccoli gioielli ci sono stati regalati come gocce preziose. Se qualche santo li ha registrati gliene saremo grati in tanti.

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Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

Per un caso fortuito mentre ero a Salisburgo a Pasqua due care amiche francesi mi hanno proposto un aiuto per avere dei biglietti difficilissimi da ottenere ( mi pare che Lissner cerchi di complicare notevolmente gli affari di biglietteria come del resto gli era riuscito a Milano ) e in questo modo mi sono trovata a possedere biglietti che solo attraverso gli abbonati ho potuto comperare. Così ho tra le mani un prezioso biglietto per la Damnation de Faust per metà dicembre e soprattutto un biglietto quasi assurdo per la scadenza datata 23 giugno 2016 !

Se fossi molto superstiziosa farei già delle macumbe. Dato però che sono sì superstiziosa ma anche fatalista il biglietto è li in fondo alla mia agenda e lo guardo con una strana curiosità. Il prezioso pezzo di carta a futura gioia è per un concerto , ovviamente di Kaufmann , che canterà Das Lied von der Erde di Mahler sotto la bacchetta di Daniele Gatti.Schermata 2015-06-30 alle 20.58.54

Ci saremo? lui ed io intendo…Un anno è un tempo contemporaneamente breve e lunghissimo e la mia valutazione del prezioso oggetto varia a seconda dell’ umore : se sono in fase depressiva mi sembra veramente una sfida alla vita , se invece sono in fase ottimistica mi considero fortunata a possederlo. E’ un po’ la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto secondo da come lo si guardi. Morale della favola, pure su un biglietto per un concerto si possono fare lievi speculazioni filosofiche, a parte la considerazione realistica per la quale i miei figli mi considerano decisamente un po’ partita di testa.

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Desiderio di desiderare

Ho parlato varie volte del fascino delle parole intraducibili e “sehnsucht” è una di quelle. In qusti giorni dopo la valanga di commenti che hanno seguito lo straordinario concerto della Scala di Jonas Kaufmann la parola è ritornata nel commento di una persona che aveva visto , forse per la prima volta , uno stralcio di un bellissimo concerto di Monaco con questo titolo che passa e ripassa su Classica , magari in orari impossibili. L’intero concerto di arie tedesche , insieme a interessanti commenti del tenore serviva per il lancio di un bellissimo Cd inciso da Kaufmann qualche anno fa nientemeno che sotto la bacchetta di Claudio Abbado.

Detto per inciso , sempre ad alti livelli il nostro tenore ! Si possono anche trovare sempre con Abbado su YouTube un bellissimo Rinaldo di Brahms e Das Lied von der Erde di Mahler , preziosi ricordi di una collaborazione eccellente.

Ma torno alla citazione e al perché di questa mia riflessione : “sehnsucht” intraducibile finchè un’amica colta che insegnava al liceo mi ha aiutato parlando delle origini del Romanticismo . In italiano sehnsuct si può tradurre nel “desiderio di desiderare”, lei mi diceva e mi allargava il discorso col quale si arriva fino a Leopardi. Io mi fermo prima : il mio desiderio di desiderare riguarda sicuramente tutto quello che nella vita , diciamo così nella forma diretta della gioventù, ho un po’ perduto .

Oggi la mia senhsuct si riferisce a quel senso di ricerca del bello filtrato da una nostalgia del tempo passato , quel vuoto riempito di musica , dalla musica accompagnata da una voce calda che scende sulle mie memorie , sul mio lontano brivido di gioventù che riecheggia nel ricordo.

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La mia senhsucht è la voce ed è anche il volto bellissimo di Jonas Kaufmann.

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My voice is Kaufmann voice!

Il giorno dopo , cercando di essere meno emotiva , analizzo la serata scaligera cominciando da una notazione marginale . In tutti i pezzi che ho letto , alcuni decisamente pregevoli e degni di nota ad un certo punto leggo : il tenore tedesco. Ebbene a me di definire Kaufmann tedesco non mi sarebbe mai venuto in mente. Infatti quando un intervistatore intelligente della BBC gli chiedeva a quali grandi del passato fosse paragonabile la sua voce , lui con sublime ironia ha risposto : my voice is Kaufmann voice ! E non era una spacconata un po’ guascone alle quali   lui comunque fa spesso ricorso : era una banale constatazione del fatto di non avere voci di riferimento.10914913_1252501928110314_1871938496076771161_o

Se quardo il suo calendario ci trovo a breve Don José , poi una Liederabend , a seguire la ripresa di Manon Lescaut , poi un Florestan nel Fidelio a Salisburgo , per approdare in autunno ad una Aida per poi terminare l ‘anno con la Damnation di Faust di Berlioz . E mi fermo a dicembre perchè poi se mi spingo nel prossimo anno la varietà dei ruoli è davvero impressionante. Per questo mi pare estremamente riduttivo chiamarlo il tenore tedesco : se si tratta di un dato anagrafico o.k , diciamo anche che è nato a Monaco e che tra un mese compie quarantasei anni. , ma ogni altra definizione anagrafica a mio avviso gli va stretta. Vengo ad analizzare il progetto Puccini : il maestro Chailly ha dichiarato di avere messo in cantiere una sorta di rivisitazione e di approndimento di tutta la produzione pucciniana , a torto qualche volta considerata un lacrimificio facile e che ha sicuramente bisogno di essere analizzata con maggiore attenzione. Il concerto di Kaufmann entra perfettamente in questa ottica . Rigorosamente cronologico il percorso , con particolare attenzione a quelle due prime opere , oggi raramente date. Non a caso uno dei momenti forti della serata per me e’ stata proprio l’aria iniziale dalle Villi, poi tutti in attesa del cavallo di battaglio tenorile il Vincerò dalla Turandot. Ero sicura che la sua interpretazione sarebbe stata “diversa” e infatti il suo approccio alla temutissima aria è stato affrontato in una chiave diciamo cosi piu ragionata , per certi versi anche addirittura più intimista.Jonas Kaufmann - Nessun Dorma (encore), La Scala, 14th June 2015 (Low)

Che poi alla fine sia esploso nel perfetto si naturale era scontato , come anche era scontato che non arrivasse in frack. Quel suo Puccini ad un tempo segnato da una sorta di understatement   e perfettamente calibrato si rifaceva alle sue splendide interpretazioni , pochi secondi , un accordo ed ecco il suo essere De Greux , Dick Johnson , Cavaradossi , fino al Calaf ancora inedito nella pienezza del ruolo. Mi piace anche parlare della partecipazioe affettuosa del labiale di Pereira , che appena fuori la quinta lo aspettava alla fine di ogni pezzo ed ogni volta se lo abbracciava. Anche una vecchia signora in terza fila se lo seguiva teneramente col labiale , questo gran ruffiano di Puccini non permette sbavature o distrazioni , lo si canta dentro in ogni suo momento coinvolgente. Vengo ai cinque bis , anche qui un discorso intelligente e calibrato . Prima le due arie omesse dal programma ufficiale . Rispettivamente Recondita armonia e Ch’ella mi creda libero e lontano…quell’aria aggiunta alla Fanciulla per far contento Caruso , poi l’incanto della mezzavoce del grande interprete che ha lasciato senza fiato i novellini del suo Repertoire . Ombra di nube di Refice e’ uno di quei pezzi incantati che lui regala generosamente e che provoca l’unico momento di silenzio alla fine della romanza . Quell’attimo sospeso che è’   la conferma di essere arrivato al cuore del pubblico.

Piu semplice il Non ti scordar di me e poi il capolavoro assoluto in chiusura : ha bissato spavaldamente il Nessun dorma che mi ha fatto dire  ma è matto un quinto bis di quella portata ? Quasi una sfida, credo, anche a se stesso. Si è divertito a farsi levare il cravattino dall’amico Jochen e poi ha riattaccato spavaldo…e si è anche sbagliato saltando una strofa! Mani nei capelli , sorrisone accattivante , ripresa perfetta del pezzo e il finale in apoteosi poco scaligera e molto kaufmanniano. Il ragazzo non è un tenore tedesco , è un fuoriclasse unico e inclassificabile. Fortunato chi ha la possibilita di sentirlo dal vivo in questo momento di grazia della sua carriera.

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Riassumendo

Ripensare tutto , come si dice , a bocce ferme.

La kermesse di operette : mi è rimasto questo tagliando per un assaggio di Prosecco omaggio . Mi pare il simbolo della commercializzazione di un grande artista ad usum popolare. Ho letto solo due recensioni intelligenti : una da Vienna e una da Parigi. Per il resto un peana delirante di un concerto che solo la grande qualità umana e interpretativa di Jonas Kaufmann ha salvato da essere una cosa modestissima. A Vienna il giornalista faceva notare il contrasto tra il suo tentativo di essere un crooner e la pompa orchestrale di alcune arie decisamente cantate in piena voce lirica. Non a caso il meglio di sé Jonas lo ha dato nei bis dove prevaleva il tono intimista. Sarebbero bastati un’abatjour e uno sgabello , dice il commento , per renderlo più vicino a quello cui tutto sommato l’artista aspirava a trasmettere.

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Da Parigi invece si faceva notare che l’orchestra più che ricordare le atmosfere berlinesi dell’epoca ricordava nei suoni bombastici più un’atmosfera da Oktoberfest monacense , il tutto ovviamente salvato ça va sans dire dalla classe del nostro. Firenze si è meritata una recensione a parte , ma devo trasmettere al mio caro amico e talentoso regista che una fiorentina difficile , abbonata da una vita , ha preso due biglietti per tornare a rivedere lo spettacolo portandoci un figlio (per la verità già grandino) ma al quale non è mai tardi far vedere quanto può essere piacevole anche andare a sentire e a vedere qualcosa di diverso che non sia solo uno spettacolo considerato adatto alle nuove generazioni. Per finire : Roma . Credo che oggi l’auditorium di Santa Cecilia , grazie soprattutto al grande lavoro fatto da Antonio Pappano sia diventata una punta di diamante nel panorama musicale non solo in Italia , ma in tutta Europa. Col clima di modestia culturale nel quale è precipitato il nostro paese non c’è altro da ribadire che dirgli orgogliosamente grazie convinta come sono che solo attraverso le eccellenze si può tornare a sperare di riottenere quel ruolo di primaria importanza che una volta la nostra Italia aveva nei confronti del mondo.

Grazie dunque sir Tony e lunga vita alla sua permanenza da noi.

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Variazioni berlinesi

Secondo giorno a Berlino. Mi ha raggiunto un’amica per il concerto di stasera. Lei ha molte idee carine di musei , ma oggi è lunedi e…anche nella splendida Berlino i musei di lunedì sono chiusi. Le propongo una passeggiatona : dall’albergo , ex Berlino est dalle parti di Potsdamer Platz , fino alla porta di Brandeburgo e poi…utto l’ Unter den Linden praticamente oltre la Sprea e ritorno . Roba da maratoneti. Fortuna che il tempo romanticamente capriccioso ci ha trattato bene e poi la mia amica camminava con i bastoni da montagna tipo traversata della Mer des glaces e mi ha fatto sembrare il tutto una cosa quasi sportiva. Lei sostiene che camminando con i bastoni non ha più il mal di schiena però alla fine ha ammesso che in compenso le facevano un po’ male le braccia! Sosta tecnica con un comodo brunch al bar dell’albergo sotto l’occhio attento di una testa d’alce ( di alci è pieno l’albergo , ne ho anche un faccione dipinto in fondo al corridoio di camera) e poi riposo in attesa del concerto alla Philarmonia. Buffo questo albergo molto ecologico , nei corridoi si avverte un discreto cinguettio di uccellini , idem negli ascensori , sui muri si arrampicano pareti di bosco e in camera c’è scritto che se piove o tira vento a noi va bene , perché siamo alimentati con le energie naturali…Molto scandinavo.In camera invece di riposarmi vado sul terrazzo e giro il sequel di Wim Wenders, ho anch’io il mio cielo sopra Berlino.

 

Del concerto che dire: che Jonas si è cambiato due cravatte , tipo primadonna che si cambia il vestito tra la prima e la seconda parte, che l’ultimo bis lo ha fatto addirittura senza cravatta , che secondo Rieder ha realizzato il suo sogno di ragazzo che sarebbe stato quello di dirigere l’orchestra alla Philarmonia di Berlino ( e infatti lo ha fatto con grande soddisfazione e grande divertimento del pubblico quando il direttore gli ha generosamente ceduto il podio per un pezzo musicale), che è stato rumorosamente contestato da un signore seduto molto in alto che pare non sentisse bene per in difetto di altoparlanti. Gli altoparlanti, in effetti, sono diventati sei anche se spiritosamente Jonas ha risposto che sarebbe stato peggio se fosse stata la sua voce a non funzionare. Che dire di più? Mancano ancora due tappe della tournée tanto sponsorizzata, personalmente penso meno due e credo che lo pensi anche lui che forse quando ha cominciato pensava con più allegria a questa Kermesse. Obbiettivamente però devo dire rivedendolo che ha acquistato una maniera un po’ più disinvolta di porgere , diciamo più recitata e accattivante rispetto ai primi concerti .

Il pubblico di Berlino era in gran parte formato da coppie di anziani che amano le musiche di quel periodo al quale per la cronaca devo aggiungere le kaufmanniane itineranti , anche qui ben rappresentate , ormai ci conosciamo tutte e ci salutiamo con l’augurio di rivederci ai prossimi appuntamenti : la domanda di rito e’ quella che concerne il luogo d’incontro della prossima tappa del calendario del Nostro . Ho rivisto per un attimo le newyorchesi e ho incontrato una new entry australiana. Per il resto , oltre ovviamente alle berlinesi tra cui primeggiava la biografa ufficiale in lungo fiorito, il solito mix di Europa dell’Est ,fedelissime di tutta la Germania , un po’ d’Italia. Mancavano chiaramente le francesi che lo aspetteranno in massa a Parigi. Poi lo aspetta la tournée in Estremo Oriente. Che dire ? non mi pare una gran bella vita quella del tenore di successo e mi pare di aver colto questo pensiero anche nei suoi occhi stanchi nei pochi momenti di incontro ravvicinato del terzo tipo che ho avuto con lui nel backstage.

Tornando verso l’albergo l’aria berlinese nella notte era ancora più piacevole , i palazzi modernissimi splendevano di luci , ma certo Kaufmann non se le stava godendo incastrato nella solita cena di sponsor del dopo concerto.

 

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Il mito del tenore

C’è una fllastrocca che si riferisce ai mesi dell’anno e dice : trenta dì conta novembre , con april giugno e settembre , di 28 ce n’è uno…tutti gli altri ne han trentuno…Mi è venuta in mente questa filastrocca guardando il documentario “il mito del Tenore “ su ARTE ieri pomeriggio. Di 28 ce n’è uno…tutti gli altri ne han trentuno . Ovviamente quel “28 ce n’è uno “ si riferiva a Jonas Kaufmann …tre o quattro intorno e tutti gli altri…trentuno. Non è fatto male il documentario , molto divertente anche perché mi ha permesso di rivedere alcuni momenti della straordinaria Manon di Monaco , di salire le scale del mitico grande magazzino Ludwig Beck di Monaco , di rientrare nelle Philarmonie della stessa città , insomma di viaggiare laddove mi piace stare più spesso.

Però , come al solito , si dicono le stesse cose di sempre : i tenori di una volta , la svolta data da Caruso , l’invenzione del Do di petto , il concerto di Caracalla dei tre tenori , qualche frammento qua e là, ma anche delle notevoli sbavature come quella di mettere sullo stesso piano Jonas Kaufmann e Klaus Florian Vogt: con tutto il rispetto , basterebbe guardare la vastità del repertorio di ciascuno dei due per capire da che parte pende la bilancia! Comunque il documentario contiene dei momenti divertenti e preziosi : l’attraversamento di Piazza San Marco a Venezia di un Mario Del Monaco drammaticamente già vestito da Otello è una perla degna di Una notte all’Opera dei fratelli Marx, la vivacità di insegnamento di Vittorio Grigolo che spintona l’allievo al proscenio per fargli cantare l’aria del Conte nelle Nozze è da manuale.

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Devo dire che Grigolo , per la simpatia e la carica umana , è quello che si salva meglio ed è l’unico che regge il confronto con Jonas la cui deliziosa battuta rubata : peccato lasciare questa bella aria… e canticchiare uscendo dall’Helen Fischer show verso quel Fidelio della Scala che i trecento chilometri che mi separano da Milano non mi hanno permesso di godere…Un programma comunque divertente da cui si evince solo , e sono le parole di Giancarlo Del Monaco , che ci sono cento soprani ma che il Tenore è il tenore e qui ci dobbiamo fermare: con tutta la fragilità della voce umana , che non è uno strumento da suonare ma che esce dal corpo questa è la Voce , quella che fa vibrare le platee , quella che ci fa soffrire quando le corde vocali non rispondono a dovere , quando finalmente salendo emotivamente si scioglie nel famoso acuto che ci strappa l’anima.

Ce ne fossero più spesso di programmi come questo , per esempio alla Tv italiana che si ostina a chiamare Bocelli tenore , ma anche in giro per l’Europa dove comunque quando si affrontano questi temi si pecca sempre per superficialità. A Jonas il solito messaggio in bottiglia : non tema per la sua carriera e se dovesse avere meno voce sai quanti film potrebbe fare!…drammatici , romantici e comici perché oltre a tutto lui è anche un grande attore comico, lo sa bene chiunque anche per uno solo momento si sia divertito a sentirgli fare le imitazioni con la sua voce perfettamente educata ma che sa essere anche comicamente duttile.Per chi se lo fosse perduto il documentario è sul Web di ARTE e sarà replicato l’8 di agosto più o meno alla stessa ora.

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È la solita storia…

…è la solita storia del pastore…
…il povero ragazzo voleva raccontarla e s’addormì!
Questo mi è venuto in mente vedendo le foto della kermesse di autografi che Jonas Kaufmann ha fatto presso il grande magazzino Ludwig Beck a Monaco insieme al suo amico, biografo e press agent Thomas Voigt:
capisco la necessità del divismo , io sono la sua prima fan , ma temo che questa esposizione mediatica non faccia bene né alla voce né all’immagine del grande tenore che passa in seconda fila rispetto alla semplice sua presenza…

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Per fortuna se venisse a firmare i suoi libri nelle Marche non credo che ci sarebbero file , neanche a Roma o Napoli. Forse solo a Milano , dove ha cantato tanto ed è veramente conosciuto.
Anche al Met , dove peraltro è di casa , le file per gli autografi sono state abbastanza contenute .
Certe file di adoranti ammiratrici mi irritano perché sono sicura che ne apprezzano di più i tanti caratteri comunque piacevoli che non la voce : la gentilezza , l’ironia e soprattutto l’aspetto fisico  (con barba e senza).
Io che vorrei poterlo ancora sentire in alcuni ruoli che saggiamente ancora non affronta ( soprattutto Tristano ) spero in due cose :
di campare abbastanza ( io ) e soprattutto che lui , aldilà delle faticacce che fa , si mantenga la voce per arrivarci con il fiato giusto.
Mi fido comunque della sua intelligenza , spero anche che la vendita dei libri sia andata bene e che il libro esca anche tradotto perlomeno in inglese!

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Made in Heimat

Strano festeggiare il 25 aprile in Germania , sono in aeroporto e sullo schermo del bar vicino al gate di partenza sfilano le immagini del Capo  dello Stato alle Fosse Ardeatine , come non pensare al “nemico” che parlava questa lingua che amo e che cerco vanamente di imparare ad una età in cui è già molto se mi ricordo la mia ! Eppure questa Germania che non rimuove  , ma che accetta di misurarsi col suo passato molto di più di quanto facciamo noi col nostro , ugualmente pesante , seguita a piacermi molto. Difficile spiegare se non con la cultura , attraverso la Storia , quella con la maiuscola alcuni passaggi importanti del passato per molti motivii analogo a quello che e stato la formazione di uno stato unitario , sia qui che in Italia . Con le dovute differenze Italia e Germania sono due stati giovani , le contraddizioni e gli errori ( e gli orrori ) ci accomunano.11154960_1219452688081905_7233415482845707164_o

Ma una foto che ho scattato al  Viktualienmarkt  stamani mi ha dato una chiave di lettura . Un chiosco che vende souvenir in tutte le lingue  sovrastato da “Made in Heimat” parola intraducibile che da un senso quasi sacrale all’idea di patria. Forse  ancora noi abbiamo troppe heimat, troppe piccole patrie per sentirci veramente uniti. E questa è una piccola riflessione aroportuale , la butto là , alla riflessione  di chi mi segue. Riflessione frivola : Jonas  Kaufmann sa fare l’espresso con l’abilità di un consumato barista italico ! Mi piacciono le sue mani tozze che si muovono con lievità mentre pressa e pareggia il caffé nel misurino e seguita a parlare disinvoltamente nel suo elegante tedesco colto. Si può amare un cantante per la sua voce unica e mirabile , per la sua arte scenica  e diciamolo pure , per il suo sguardo che incanta. Ebbene , io da oggi lo amo anche per come sa fare  il caffè vero ( anche se io a mia onta perenne  bevo piu volentieri quella sbobba del caffe Americano ).

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Ultima riflessione , leggo con enorme interesse , ma in molti casi è piu giusto dire rileggo Giovanni Verga . La curiosità mi era venuta  a Salisburgo quando ho letto nel corposo programma del Festival Cavalleria rusticana…in inglese. Cerco a casa , ma i miei figli forse si sono venduti i classici studiati al classico e non trovo piu neppure i Malavoglia  ( magari hanno una costola diversa e nel disordine organico dei miei troppi libri non li trovo ). Vado allora in libreria e mi ricompro  il Verga di tutti i racconti. Sconvolgenti e attualissimi , basta in lieve spostamento e ritrovo tutte le miserie del mondo , tutte le vite perdute raccontate con una secchezza ed una forza che non mi ricordavo assolutamente possedessero. Se i giovani sapessero , se i vecchi potessero , mi piacerebbe pero che magari spinti da una curiosità banale qualche ragazzo si leggesse Rosso Malpelo. Un capolavoro assoluto.

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Jonas al Gasteig

Monaco in una giornata d’ aprile quasi estiva sembra una città italiana , ma come se gli avessero passato sopra una spolverata : pulita , tirata a lucido , ordinata e piena  di tanti ragazzi giovani. Mi aspetta il concerto di Jonas al Gasteig, ma faccio in tempo a fare una passeggiata in questa città che come al solito mi mette allegria. L’auditorium di  Monaco è brutto e imponente e so anche che non ha una buona acustica. Il pubblico di questo concerto é particolare , mi aspettavo le folle femminili plaudenti e deliranti , invece mi trovo un pubblico molto familiare con tante coppie di anziani che sorrideranno felici all’attacco di ogni pezzo musicale. Ci sono ovviamente le amiche fedelissime , le facce note e festanti  che ritrovo sempre ad ogni appuntamento e che scatteranno foto molto piû belle delle mie , anzi non capisco perché io mi ostini a farne , visto che le mie al solito sono modestissime.

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Proprietà di Katherine Youn, che ringrazio – Owned by Katerine Youn, many thanks

Del concerto che dire? Una volta tanto mi sento decisamente estranea anche alla gioia che respiro intorno. Dal grande programma BMW alle auto d’epoca sul terrazzo dell’Auditorium, dalla Munchener Rundfunkorchestrer , ( quanti volti noti e tanti capelli bianchi! ) , tutto mi sembra un pô datato. Una specie di concerto di Capodanno in salsa bavarese. Kaufmann arriva nella sua solita forma smagliante e prima di cominciare a cantare fa un disinvolto discorso , anche questo molto familiare sui problemi dell’amplificazione , del fatto che ci sia questa bella e grande orchestra , che insomma lui è contento di essere lì e buon divertimento. Sull’acustica poi mi chiederà il suo amico/biografo che se ne starà con i fonici al lavoro alla consolle . In effetti hanno fatto un gran bel lavoro e la voce corre fluida , anche grazie  per l’intelligente collaborazione con l’altro ottimo partner / direttore Jochen Rieder che saprà calibrare intelligentemente la musica adattandola garbatamente alla voce del suo amico. Il programma prevede pezzi classici di Lehar , Kalmann, Stolz e Spoliansky . Jonas attacca con i pezzi più noti , quelli che sono stati i suoi bis più classici , a gola spiegata , ovviamente col Du bist die welt fur mich che manda in delirio il suo pubblico di casa.

Prima e seconda parte  scorrono senza molti brividi da parte mia , ma c’e il solito momento magico ed é quello dei bis . Kaufmann si é serbato  le canzoni piu “recitate” quelle piû intime per il finale tra i fiori e i pacchettini regalo : in crescendo da grande attore sgrana , Ingerdwo,  es muss  was winderbares  sein e soprattutto Das lied ist aus recitandola con ironia e strappando addirittura un applauso a metà , questa volta anche da parte mia.Glielo dirô anche perché grazie alla generosità del suo amico vado a salutarlo dopo il concerto , quel bis che era un classico di Marlene Dietrich lo ha fatto suo , con la solita intelligenza che lo contraddistingue sempre.11169772_1219445574749283_4388826162857401040_o

Scopro anche il mistero della brutta cravatta , in realtà è italiana e mi mostra fiero l’etichetta sul retro! Contornato da un piccolo gruppo di amici sale a cena ai piani alti del bruttissimo edificio. Arrivederci a Berlino.

Io torno in albergo in una serata caldissima , tra ciclisti pericolosamente sfreccianti e tutto sommato contenta di avere partecipato a questo evento nazional-popolare , inizialmente un po’ da estranea e alla fine contagiata dall’allegria di tutti.

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I microfoni di Colonia

Di cosa parliamo oggi? Ovviamente dei microfoni che non hanno funzionato a Colonia, gravissimo evento sullo scacchiere internazionale. Certo che la tournée del caro Kaufmann non è cominciata nel migliore dei modi, probabilmente anche perché un cantante d’opera non è così bene attrezzato come un qualunque rocker di periferia con casse da sballo e Tir al seguito pieni di attrezzeria acustica. Quindi lui e il suo direttore/ amico prima se ne vanno contenti alla partita poi con l’orchestra della radio bavarese vanno a Colonia sereni e non sanno che le orecchie della gente ormai sono mal tarate sul suono naturale della voce umana. Il disco Du bist die Welt fur mich è entrato nelle graduatore in Germania e credo anche in Austria, ma nelle orecchie della gente è entrato quel suono lì, quello del disco, bello patinato, da mettere a palla nell’impianto auto della macchina. Cosa che peraltro faccio anch’io quando mi voglio rilassare, ma ben diverso è il suono dentro un Auditorium bello grande come mi pare di avere visto dalle foto essere quello magnifico di Colonia.248137-45073I36570

Il nostro eroe cantava e il pubblico, o parte del medesimo, ha cominciato a rumoreggiare…perché non arrivava la voce oltre le prime file.Sgomento e imbarazzo, cito le fonti della stampa locale e poi ahinoi esce anche un articolo velenoso di cronaca che di cronaca ne ha poca , ma che parla del bel “donnaiolo” e allora le vestali di tutto il mondo si sono unite nella difesa d’ufficio del cantante, magari mescolando questioni di vita privata neanche poi tanto vere a mio avviso. In effetti perché prendersela con lui se i microfoni erano tarati male, forse sarebbe stato più logico prendersela un po’ anche col direttore/amico che certe cose le doveva curare anche lui un po’ di più. Ma tant’è. La serie dei concerti proseguirà con successo, spero che la lezione l’abbiano capita .

Ma signore mie, anche se qualche sconsiderato offende il divino tenore non c’è bisogno di scendere in piazza lacerandosi le vesti. Peggio sarebbe stata una stecca a Salisburgo dove mi pare che invece il caro giovine abbia incantato le folle presenti e non solo.L’invidia è una brutta bestia e sicuramente non ne sono esenti anche i giornalisti che scrivono di musica , spesso si tratta di gente che magari avrebbe voluto un’intervista in più che gli è stata negata per mancanza di tempo oppure una maggiore attenzione alle loro personcine perché è risaputo che lo startenor piace a tutti e tre i sessi.