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Aida, cronaca di un successo annunciato

Articolo di Caterina De Simone

Moltissimo si è detto e scritto e urlato sull’Aida trionfante eseguita a Roma lo scorso 27 febbraio.Forse sarà più utile riflettere su come si è pervenuti a questo risultato. Molto semplicemente intraprendendo un cammino fatto di lavoro instancabile e perfetta organizzazione. La registrazione del CD che presumibilmente uscirà in autunno e che è avvenuta prima del concerto pubblico ha dettato tempi precisi, ma il tutto è stato perfettamente gestito e coordinato da Antonio Pappano. Il clima di grande tranquillità da lui trasfuso nel processo di avvicinamento al gala, il rigore e l’autorevolezza con i quali ha sempre condotto le prove hanno fatto di questa Aida un gioiello per sé e con sé.

A sala vuota e quindi con un suono perfettamente proiettato, la sala Santa Cecilia ha visto giorno dopo giorno risplendere le vibrazioni degli archi, la meravigliosa scrittura orchestrale dei ballabili, la composizione perfetta di tutte le ingenti masse orchestrali e vocali.

Durante le prove si è risucchiati dall’ingranaggio. Capita così che la banda della Polizia di Stato, intimidita dal carisma di Sir Tony, segua le sue indicazioni quasi religiosamente, disponendosi in alto e ripetendo frasi qua e là. E lo splendido coro, preparatissimo e diligente, obbedisca ai comandi del suo direttore Ciro Visco il quale ha un rapporto di strettissima collaborazione con Pappano. Lo stesso Visco raduna con fermezza le sue soprano e mezzosoprano chiamandole “mie belle signore” per poi scendere in platea e valutare attentamente la loro prestazione.

E certo l’atmosfera di grande fiducia che si respira durante il processo creativo si riflette in primo luogo sui protagonisti. Anja Harteros esegue senza sforzo tutti i passaggi più complessi. E’ regale, maestosa ma allo stesso tempo fresca e appassionata. Non ha bisogno di ripetere nulla, come sempre arriva preparatissima alle prove ed è in totale sintonia con il suo Radames. Lo si vede anche dal modo in cui interagiscono fuori scena quando chiacchierano e scherzano seduti in sala uno accanto all’altra. Erwin Schrott poi ride di gusto e un istante dopo tuona “Radamès! Discolpati!”, mentre Ludovic Tézier fa il papà affettuoso dopo il terribile duetto del terzo atto con la sua figlia in scena Aida. In quinta l’Amneris di Ekaterina Semenchuk rivede alcune battute dell’arioso del quarto atto in un clima di grande vitalità. Come sempre Jonas Kaufmann non riesce a star fermo: va e viene, sale e scende e poi si arrampica dietro al podio per prendere la sua posizione al proscenio. E’ sempre a tempo, brillantissimo nei concertati, estatico come prescritto da Verdi in Celeste Aida e poi meditativo ed aereo nell’addio alla vita del finale.

L’Aida di Pappano è questa, non quella pur esaltante del 27 febbraio. Sta tutta nel divenire del processo creativo, nel ripetersi delle frasi, nell’armonizzazione di voci ed orchestra e nell’accordo totale fra tutti i soggetti del team artistico.

Caterina De Simone

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Aspettando Aida

Non ho capito perché tutto ad un tratto è scoppiata una Aida-mania nel nostro paese. La voleva fare Riccardo Muti prima della sua sbattuta di porta dall’Opera di Roma, l’ha in programma Pappano a Santa Cecilia e la prossima settimana anche la Scala ci prepara una Aida in pompa magna con interviste al regista e soprattutto con Zubin Metha alla bacchetta.

Devo tuttavia confessare che la grande opera verdiana non è mai stata nelle mie corde. Come ogni frequentatore dell’ opera ho i miei bravi ricordi veronesi, un classico al quale è difficile sfuggire ed anche allo Sferisterio di Macerata l’Aida è in cartellone ogni due per tre. Nella storia verdiana so che l’Aida è l’ultimo grande capolavoro prima del periodo di silenzio che poi si sciolse nelle sue due ultime eccelse partiture: Otello e e Falstaff.

So anche che aldilà del suo lato pompier-egiziano Aida nasconde pagine mirabili di una storia che sfrondata del lato folkloristico contiene un dramma intimista ed ha pagine memorabili. Ma a me il lato, diciamo, così elefanti più piramidi è riuscito anche a rovinare l’incanto della visita a Luxor quando andai in Egitto. Mi sembrava di aggirarmi nella cartapesta di un allestimento un po’ più grandioso del solito, l’Aidaeffekt mi ha sempre impedito di ascoltarla con il dovuto rispetto.

Sono quindi molto curiosa di poterla ascoltare, a distanza di una settimana, in due versioni sicuramente piene di pregio, anche se il sentirmela in forma di concerto a Roma, con quel pò pò di cast stellare mi eccita di più e mi fa ben apprezzare l’occasione di esserci. Devo poi confessare che non vederli tutti mascherati da antico Egitto una volta tanto, ma non è la prima volta che mi capita con le opere in forma di concerto, mi farà sicuramente godere di più la musica senza perdermi negli ori e nelle cartapeste di rito.

Martedì a Roma Pappano e Kaufmann parleranno di questa incisione in uno spazio particolare: nel teatrino di Villa Torlonia. L’evento organizzato con la collaborazione del Comune di Roma, ahimè è partito con una formula molto democratica, ma anche crudele. Offerto gratuitamente, mezz’ora dopo l’apertura della biglietteria era già soldout per esaurimento di posti.

Non ci resta che piangere, direbbe Benigni…speriamo che ne facciano un video di presentazione del progetto.