Korngold e il mistero della musica

Lo strano destino di Erich Wolfgang Korngold e il mistero della sua musica.

Chissà cosa sarebbe potuto essere quel giovane talentuoso musicista se le inique leggi razziali non lo avessero portato lontano , in quella strana fabbrica dei sogni che fu la Hollywwod degli anni quaranta dove lui inanellò musiche da film che lo portarono addirittura all’Oscar della musica.

Dobbiamo anche ripensare la figura di quel padre importante che scrisse il libretto della sua unica opera e che ne fu sicuramente il nascosto ispiratore,se addirittura nello pseudonimo del librettista sotto il quale si celava l’illustre critico musicale ,noi ritroviamo il nome del protagonista dell’opera .

Soprattutto alla luce dello straordinario risultato di questo evento epocale della ripresa bavarese occorre mettere al centro il grande contributo di Kiril Petrenko:

come un chirurgo abilissimo ha esprapolato dalla partitura ogni richiamo , evidenziando ogni influenza , mantenendo il filo incantato che lega tutta l’opera attraverso quel Lied di Marietta che ne fa un “unicum” prezioso dal forte impatto emotivo.


Tra questi quello che forse è più facile evidenziare è l’evidente richiamo a Puccini, ma un Puccini intriso di echi viennesi della Neue Musik senza tralasciare quella specie di sottotesto che viene dall’empito wagneriano , comunque spesso presente .

E se alla fine il canto di Marietta diventa un Lied di Mahler lo dobbiamo anche alla sublime intelligenza e alla voce incantata di Jonas Kaufmann.

Si piange  ( personalmente ho avuto un forte shock emotivo , una specie di pugno nello stomaco alla vista del cranio calvo di Maria) , lo sanno le mie amiche che hanno tentato di consolare le mie lacrime che venivano da tanto lontano e che non riuscivo a fermare.

Durante la replica del 6 dicembre abbiamo avuto anche uno strano finale nel finale : mentre sul palcoscenico il dolente Paul brucia le sue preziose memorie uno strano trambusto ha percorso la platea , si sono accese le mezzeluci ( pensiero di uno strano effetto registico?)

No, semplicemente alla maniera di Bayeteuth si è avuto il malore di una spettatrice crollata svenuta tra le poltrone.

C’è voluta tutta la professionalità del protagonista in scena per mantenerci incollati alla musica .

Lui non ha fatto una piega davanti al fuoco sul tavolo mentre l’equipe medica portava via la semi-incosciente spettatrice.

Un coup de theatre nel teatro , anche questo ci ha regalato il finale della straordinaria opera di Korngold.

La prossima volta , fatemi disfare la valigia , parlerò degli interpreti ,della messinscena e di tutto quello che ancora merita di essere evidenziato.

Comunque mi resta da dire che non si può definire Die tote Stadt una musica da film, anche se a qualcuno è rimasto il sospetto . 
Io dico solo che c’è una musica bella e una musica brutta , questa sicuramente è un’accattivante musica bellissima.

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