Il Falstaff alle Muse

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Se c’è un posto nell’iperspazio dove i geni si incontrano qualche tempo fa William Shakespeare e Giuseppe Verdi si sono scambiati un cinque dopo avere visto il Falstaff del festival di Ravenna che ci viene riproposto in questi giorni ad Ancona. Una delizia , musicalmente e registicamente mantenendo , raro caso , anche quel clima scespiriano delle Allegre comari di Windsor salvo virare con una intelligente e semplice trovata nel terzo atto verso quel plumbeo messaggio verdiano : va , vecchio John va per la tua via … non a caso le ultime parole di Verdi.

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Il Falstaff imbacuccato che canta una sorta di monologo davanti al monumento che le Roncole hanno dedicato a Verdi mentre nella retroproiezione emerge la casa natale del compositore è un tocco di regia che Cristina Mazzavillani Muti regala come valore aggiunto. Durante la conferenza stampa di presentazione la signora Muti ci ha raccontato di venire da una famiglia di burattinai e questo ritmo da commedia dell’arte si percepisce nell’allestimento. Allegria , coralità nonché una notevole qualità vocale nell’omogeneità della qualità delle voci . Vorrei citarli tutti cominciando dal giovane direttore Nicola Paszkowski che ha tenuto con intelligenza il suono permettendo a tutti i cantanti di emergere nei rispettivi ruoli.

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Dei due baritoni che si sono alternati nel ruolo del titolo Kiril Manolov e Sergio Vitale , ovviamente  uno con maggiore esperienza dell’altro , si sente  comunque bene la ricerca del ruolo. A Eleonora Buratto ho dedicato già un pezzo a parte , perfetta., come perfette la deliziosa Nannetta di Damiana Mizzi .la cui lunga nota su bocca baciata sembra veramente uno strumento musicale , l’umorismo stepitoso della  mrs Quickly di Isabel De Paoli e la professionalità della  Meg di Anna Malavasi. Nel reparto maschile bravissimo il Ford di Federico Longhi che ha saputo trasfondere tutta la tragicità nella sua grande aria è sogno...o realtà e bravissimo il giovanissimo Fenton di Giovanni Sebastiano Sala . Pistola e Bardolfo , rispettivamente Graziano Dellavalle e Matteo Falcier perfetti  e anche il dott Cajus di Giorgio Trucco  cui spetta anche il difficile compito di aprire l’opera.

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Figuranti della scuola di Cristina Mazzavillani Muti , si vede quanto lavoro e quanto amore mette in questa donna nella cura e nelle ricerca nei suoi laboratori con i giovani che lei dirige. Insomma uno spettacolo riuscito , un regalo ultimo alla nostra striminzita stagione .

Peccato che il pubblico di Ancona , disabituato dalla regola della stagione invernale inoltrata non sia corso in massa a sentire questo capolavoro verdiano. Personalmente me lo sono goduto tre volte , cioè tutte quelle che ho potuto vederlo. Falstaff non è un’opera difficile , difficile far capire che non esistono solo le grandi opere classiche del cartellone , ci si arricchisce di più quando si allargano gli orizzonti!

 

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