I miracoli della provincia italiana.

Al Teatro delle Muse di Ancona è andato in scena un capolavoro assoluto e impreziosito dal fatto che da un po’ di tempo , misteriosamente , non è opera di usuale repertorio .

Grazie alla grande cultura e conoscenza musicale del direttore artistico Vincenzo De Vivo questo titolo è tornato trionfalmente in scena regalando ad un pubblico addiritttura stupito di tanta bellezza l’incanto delle mirabili arie belliniane.

Un cast giovanissimo , poche prove e pochi soldi , con  un risultato straordinario , a dimostrazione che con la cultura e l’impegno si riesce laddove talvolta l’abbondanza di mezzi non è sempre garanzia di pregievole risultato .

Nella Svizzera incantata e favolistica si racconta la favola dolce della povera Amina che non sa di essere sonnambula e di tutti gli equivoci e le sofferenze che il suo segreto porta con sé.

La storia è tratta da un testo di Scribe e Delavigne  : “ La sonnambule ou l’Arrivè d’un nouveau Segneur su libretto  di Felice Romani ,questa opera semiseria , momento di transizione musicale importante del primo Ottocento , è stata musicata dal grande catanese in stato di grazia.

Se il suo titolo più conosciuto è sicuramente la Norma questo preziosissimo gioiello richiede grandi voci e un cast ricco di vocalità importanti.

La messa in scena di Ancona , produzione del teatro delle Muse si avvale della regia di Cristian Taraborrelli che si è avvalso della competente collaborazione di Fabio Massimo Iaquone al quale dobbiamo gli importanti video , una volta tanto estremamente funzionali e in grado di arricchire con la potenza dei primi piani il racconto a volte drammatico della seppur lieve storia.

Risolto brillantemente anche il passaggio nella camera del Conte , momento ad un tempo prezioso e ammiccante l’equivoco , forse mi è mancato solo il passaggio drammatico di Amina dormiente sulle assi del vecchio mulino , anche se con  un felice filo si è risolto l’effetto surreale.

I cantanti sono tutti giovanissimi e belli nei rispettivi ruoli : mi faceva notare un cantante nel breve incontro e brindisi alla fine della prova felice che in Italia abbiamo veramente un numero importante di giovani cantanti in grado di affrontare un largo spettro di repertorio con risultati che niente hanno da invidiare ai più blasonati teatri di area germanica.

Basta conoscerli e basta impegnarli nel loro entusiasmo giovaile e i risultati sono veramente molto al di sopra della media europea.

Devo citarli tutti : L’Amina di Veronica Granatiero alle prese con l’ardua vocalità belliniana si è data generosamente e il suo “ ah..non credea mirarti.. mi ha commosso fino alle lacrime.

Marco Ciaponi , Elvino , alle prese con una parte da brivido ha superato una prova dalla tessitura acrobatica.

Maria Sardayan , una deliziosa Lisa dalle lunghe chiome ha brillato in modo particolare nella sua felice aria del secondo atto , direi per lei è qualcosa di più di una promessa.

IL Conte Rodolfo di Alessandro Spina , ha oltre a tutto un mirabile fisique du role e una professionalità solida e ben formata.

Grande qualità artistica Isabel De Paoli , un madre sempre attenta e nel ruolo , merita di più per la sua grandissima voce piena , spero di sentirla ancora in ruoli importanti  e degni di lei.

L’orchestra diretta con sicurezza dal maestro Alessandro d’Agostini ha sicuramente contribuito alla omogeneità del risultato dove anche il coro lirico        marchigiano Vincenzo Bellini è stato condotto con attenzione e sicurezza dal maestro Davide Dellisanti.

Anche nei piccoli ruoli : Giuseppe Toia e Anzor Pilia hanno contribuito alla 

qualità alta e omogenea del risultato.

Un regalo , questo spettacolo prezioso nella sua semplice completezza a cui il pubblico ha tributato gli applausi più entusiasti a dimostrazione che si può osare di più anche laddove si esce dalla routine dei pochi titoli usati e abusati.

La favola incantata , raccontata con tanta grazia ambientata tra le nevi delle Alpi svizzere , con una neve leggera che incanta nel contrasto con l’allegria festosità dei costumi tradizionali . è l’esempio che non esistono spettacoli tradizionali e spettacoli innovativi . Solo spettacoli belli e spettacoli  brutti e questo è uno spettacolo bello davvero.

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