Nota a margine

Per ascoltare con la dovuta attenzione Die Tote Stadt trasmessa via radio da Monaco la sera della prima ho trovato un prezioso programma di sala della Fenice di Venezia del 2009.

In quell’anno ( sindaco Massimo Cacciari) l’interessante stagione si apriva proprio con l’opera di Korngold e con la regia di Luigi Pizzi.

 Ricordavo di averne anche visto brani su YouTube e che la combinazione Bruges/Venezia era accentuata da una messa in scena decisamente acquatica.

Con in mano il libretto , direi egregiamente tradotto , con testo originale a fronte , ho seguito l’opera da Monaco con tutta l’attenzione che meritava l’ascolto.

Ma quello che mi ha ulteriormente interessato è tutto quello che il programma conteneva in più : saggi diversi e tutti molto interessanti , quello che mi ha incuriosito di più è stata una intervista a Giacomo Puccini .

Puccini apprezzava moltissimo Korngold e la sua opera , apprezzava un po’ meno Strauss ( d’altra parte sappiamo che l’antipatia era ferocemente ricambiata) e le sue dichiarazioni sono molto divertenti.

Ho scoperto , con mio grande gaudio che la sua opera preferita di Wagner erano i Meistersinger  ( guarda caso anche per me la sua opera più amata) e che amava pensare che per gli italiani ci voleva la musica italiana …

Mentre leggevo ascoltavo la bellissima opera di Korngold , direi magistralmente diretta da Petrenko e altrettanto magistralmente cantata da quel mostro di bravura che è Jonas Kaufmann , il quale da perfetto “cannibale” ha fatto suo il personaggio di Paul portandolo alla sua vocalità e alla sua capacità interpretativa.

Mi mancano ancora tanti giorni ( tante repliche ) fino al giorno in cui potrà con maggiore cognizione di causa parlare dell’opera dal vivo .Conto i giorni e incrocio le dita , l’inverno può fare brutti scherzi , soprattutto  alle voci miracolose.

Intanto siamo inondati da tante di quelle fotografie di scena da evitarci sicuramente l’effetto sorpresa.

Consiglio agli amici italiani che andranno a Monaco di scaricare il libretto veneziano. Puà essere molto utile.

La voce della Garança

Questa  è una piccola storia che si riferisce ad un spot pubblicitario e quello che segue riguarda il fatto del perché la musica che lo  accompagna mi colpisca così tanto  e che ogni volta che lo vedo provi la stessa emozione.

Lo spot è della TIM e serve a valorizzare le potenzialità della rete 5G .

Una piccola storia in pillole , un matrimonio nella piccola suggestiva chiesetta di Portovenere .

Il padre della sposa . evidentemente un cardiochirurgo viene chiamato per telefono ed esce dalla chiesa , inforca occhiali alla Minority report e opera a distanza sul cuore di una bambina .

Rientra in chiesa , stacco intelligente sugli ex-voto a forma di cuore della chiesa , gli sposi escono felici , all’ospedale i genitori della bambina abbracciano i medici fuori della sala operatoria ..e io mi commuovo .

Il motivo è la bellissima musica che accompagna lo spot : credo di conoscerla , una voce di donna bellissima , ma non riesco ad individuare cosa sia.

Allora mi metto in  ricerca in rete e trovo ( in rete si trova tutto) che è una “canzone” (sic!) cantata da una certa Elina Garança intitolata Mon coeur s’ouvre à ta voix..

Oplà : è il Samson et Dalila di SainsSans! ecco perché la conosco e mi piace tanto!

Scopro anche che il cardiochirurgo è un cardiochirurgo  vero , che il regista dello spot è un nome per me sconosciuto , sicuramente però un bravissimo regista tedesco, capace di raccontare una storia completa in pillole.

Quello che mi ha fatto sorridere è il fatto che nel comunicare che tipo di musica sia la colonna sonora non si sia minimamente usata la parola “aria” oppure “romanza”  e segnalare che si trattava di una  bellissima opera lirica.

La “canzone “ probabilmente anche remixata però resta lo sgambetto che lo spot  riesce a fare sul mio cuore , evidentemente il mio orecchio musicale funziona bene anche se mi è dispiaciuto non riconoscere una  musica che conosco benissimo e che non sia stata capace di riconoscerla da sola.

Morte a Venezia

Il segno tangibile della decadenza di un paese lo si avverte dagli eventi epocali che lo attraversano.

Venezia che muore , Venezia condannata dall’ignavia , la corruzione , il vuoto decisionale , l’indifferenza di chi dovrebbe custudirla quale bene prezioso per la storia dell’umanità intera è la conferma che tutto il nostro paese è veramente arrivato verso un tramonto storico irreversibile.

Io c’ero nel 1966 quando la mia Firenze fu inghiottita dal fango , quando Venezia sembrò scomparire sotto le acque della laguna , ma forse ancora io  ero giovane , ancora credevo che il fango sarebbe stato lavato , che le acque si sarebbero ritirate .

Oggi tutto questo mi sembra tanto lontano , allora  credevo che un paese come l’Italia non potesse affondare così come invece sta avvenendo in questo Duemila inoltrato dove la prospettiva di risollevare la testa mi pare ormai una figura retorica irraggiungibile.

Ci aggrappiamo all’Europa come ad una matrigna distratta , anche lei non sta del tutto bene, diventa difficile scaricare colpe , raccontarci una bella storia di solidarietà che non ha più motivo di essere creduta.

Si potrebbe dire : Se Atene piange Sparta non ride …ma non me ne viene una grande consolazione, anzi tutto questo mi fa ancora più paura per il domani dei giovani ai quali lasciamo un paese in malora .

Se uno legge la storia del Mose e conosce minimamente la laguna sa quanto può essere cattiva la marea da quelle parti : ho camminato da Chioggia a Pellestrina , ho navigato con piccole barche a vela e ho anche attraversato la Giudecca su grandi navi da crociera.

Quelle grandi paratie alle Bocche di porto sono già un monumento al degrado

e non credo che riusciranno mai a finirle in maniera positiva , anche se oggi si cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Faremo la solita grande colletta , qualche spicciolo per risarcire i commercianti verrà  trovato , ma lo sgretolamento sottile delle colonne della Basilica di San Marco non farà rumore fino a che , staccati i preziosi mosaici, piano piano affonderà tutto e noi perderemo la memoria di quello che Venezia fu per il mondo intero.

Lo Smarrimento della Mascino

Gli spettatori entrano a sipario aperto . Sulla scena , un ambiente razionale ,abbastanza freddo ,pochi arredi , molti libri.

Una donna al telefono , o forse sta ragionando a voce alta , ogni tanto prende appunti.

Comincia così Smarrimento , un testo scritto e diretto da Lucia Calamaro per Lucia Mascino, sola in scena per un’ora abbondante di spettacolo.

Cosa ci dice di questa donna ?, oppure sono due ?: lei e il suo personaggio, perché la Donna è una scrittrice che fatica a portare a termine il suo ultimo romanzo.

Una sottile nevrosi pervade il racconto , non sai mai quando è la scrittrice che parla , oppure Anna , la sua creatura , il suo doppio .

Il testo ci dice molte cose a cominciare dalla fatica della creazione artistica fino alla necessità del quotidiano passando attraverso molte emozioni fino ad arrivare a raccontarsi  anche nella veste dell’uomo Paolo, quello della telefonata all’inizio , quello che in qualche modo alla fine ,insieme alla sua creatrice ,ci consegna la sua versione dell’infelicità di vivere.

Lucia Mascino si muove in un continuo alternarsi di pensieri e voci interiori , in una conversazione “contunuamente interrotta” , in una acrobatica , perfetta rappresentazione del sé di una Donna per la quale la ricerca del racconto si fonde con la ineludibile ricerca del senso di esistere.

Dall’ordine geometrico dell’inizio fino alla distruzione di ogni ordine costituito nel quale alla fine rimane solo la consapevolezza del ricordo , la necessità del dolore, l’importanza della memoria .

Tante , buttale là le dotte citazioni , i rimandi che attraversano la mente di una intellettuale che in qualche modo si diverte a smitizzare citando, malizioso il non richiamarsi alla Voix Humaine, poi grande nei due momenti dolorosi in cui non si sottrae al richiamo delle morte ,della malattia , della perdita della memoria.

Qui la Mascino ritorna al classico , la sua voce non si spezza più , sono come pannelli scorrevoli dolorosi per poi ritornare come una capriola al tono colloquiale ,facile del racconto quotidiano.

Lucia gioca con gli spettatori passando dai toni comici  , si ride spesso all’inizio, molto meno via via che la confessione suo malgrado prende forma.

Attrice completa , padrona della scena la Mascino ci regala , attraverso il testo che la Calamaro le ha cucito addosso , una stupenda prova delle sue capacità di teatrante.

In stato di grazia per il debutto nella sua Ancona la prova felice di questa produzione di Marche Teatro si avvale della scena e luci di Lucio Diana e dei costumi di Stefania Cempini.

Per questa prima tournè le tappe saranno dal 12 al 17 novembre Ancona

20 novembre Vicenza

21 Novembre Novara

25 novembre Lucca…

Non mi resta che augurare lunga vita a questo spettacolo , lo merita davvero.

Per Liliana Segre

Una foto tragica nella sua banalità: vi si vede una elegante vecchia signora accompagnata da due giovani , la vecchia signora è Liliana Segre , ottantanovenne sopravvissta al capo di sterminio di Auschwitz e i due ragazzi che l’accompagnano sono la sua scorta ! 

Due carabinieri che credo siano molto onorati del servizio che oggi , in quello che dovremmo considerare un paese  civile della vecchia Europa si trovano impegnati a proteggere la vita di una donna che al limitare della vita si vede costretta alla protezione contro chi , giornalmente , vomita odio nei suoi confronti sui siti sociali e sulla rete.

La senatrice a vita Segre , la cui unica colpa è stata quella di sentirsi in dovere di ricordare e di farsi testimone , oggi nel 2019 , grazie alle politiche di odio e di diffuso antisemitismo di ritorno è diventata bersaglio dell’idiozia e del rigurgito razziale che mai avremmo pensato di dovere rivedere nel nostro paese.

E si deve vergognare quella specie di ributtante leader della destra xenofoba mascherato da nazionalismo che osa paragonarsi a lei in quanto vittima , anche lui poverino , di minacce e intimidazioni .

Ma come si permette ? 

La vecchia signora , che signora è davvero nell’animo ha detto che se vuole incontrarla la sua casa è sempre aperta per tutti , ma non l’ha capito l’esimio parolaio che anche questa è una risposta di altissimo profilo e che la sua arrampicata sui vetri di una falsa bonomia è un ulteriore segno della sua vigliacca voglia di strizzare ancora una volta l’occhio alla destra più estrema?

Cresce nei sondaggi dell’anima buia del paese questo bieco figuro che si nutre dell’ignoranza e della miseria morale di una larga parte dei miei concittadini .

Una sinistra colpevole di avere lasciato la scuola , sia nelle sue fatiscenti strutture che nell’avere svilito e abbandonato gli insegnanti alla improba impresa di nutrire , con i loro magri stipendi, i cervelli delle giovani generazioni deve farsi molti mea culpa e si deve guardare intorno perché questi sono i risultati.

Primo Levi non ce l’ha fatta , dopo avere tanto testimoniato attraverso i suoi libri l’onta della Shoa ha chiuso tragicamente e volontariamente la vita , Liliana Segre al contrario ancora combatte a testa alta .

Dobbiamo tutti inchinarci di fronte a questa donna e chiederle scusa per questo ultimo affronto , io personalmente mi sento di farlo dal piccolo spazio del mio piccolo blog.

Un luogo alternativo

L’ autunno , se non arrivano i nubifragi, è tempo di gite brevi , magari in luoghi diversi dai soliti itinerari costellati dalle mostre sempre più reclamizzate e spesso poi molto meno attraenti di quanto promettano sulla carta.

Io propongo un luogo strano , tra i più strani che esistano in Italia , un posto che abbina un pellegrinaggio sacro ad un posto straordinario e fuori da ogni catalogazione culturale.

Intanto comincio dal nome : la Scarzuola . 

Pare che fosse il nome di un’erba povera che cresceva anche dove non c’era molta acqua  ( da cui Scarsa o Scarza) e San Francesco ne fece un luogo , uno dei tanti che si trovano in Umbria, in cui fondò un convento per i suoi confratelli.

Luogo mistico , di modeste proporzioni , con curiosi reperti qua e là, che ne dimostrano l’originale appartenenza all’Ordine .

Ma è oltre questo luogo che si apre la vera scoperta : la porta si apre su uno dei posti più strani e incredibili che si possano vedere in Italia.

Per andarci bisogna prenotarsi e pagare una ben modesta cifra , il proprietario farà da guida a chi cercherà di capire il perché di tanta misteriosa architerttura.

L’ideatore e realizzatore del complesso si chiamava Tomaso Buzzi e di mestiere faceva l’architetto , questo suo grandissimo monumento composito è quello che ci ha lasciato e che suscita curiosità e lascia in fondo anche perplessi.

Tutto il complesso misterico fu ideato e costruito fra la metà del secolo scorso e la sua fine , ma non fu mai finito perchè questo ne era in fondo il fine ultimo :opera aperta , opera misterica , opera metafisica.

Si trovano in rete anche le dotte spiegazioni di ogni parte del complesso munumentale , spiegate dall’attuale proprietario che è nipote dell’architetto e che ne conserva memoria e manutenzione

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Non è un monumento al bello : le sovrapposizioni , le citazioni , i richiami classici e i simboli massonici ne fanno un bel guazzabuglio di stili e di misteri, una specie di LunaPark culturale .

Forse però un certo disagio lo trasmette e se si è trattato dell’opera di un pazzo certo bisogna ammettere che lo aveva fatto con un certo metodo e una notevole  sovrabbondanza di informazioni .

Dimenticavo di dire che è in provincia di Terni , che bisogna prenotare per tempo la visita e che non bisogna andarci in gruppi troppo abbondanti.

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Ragazze e ragazzi

Si somigliano tutte : le ragazze che si vedono per strada hanno tutte i capelli lisci divisi nel centro , hanno tutte gli occhi truccati allo stesso modo , hanno tutte le sopracciglia curate .

Si vestono tutte uguali , penso la terribile situazione di quelle poverine che hanno il sedere grosso , a quelle che madre natura ha fatto lo scherzo di essere un po’ più originali.

Mediamente molto più alte della generazione passata devo ammettere che sono mediamente molto più carine delle loro mamme che , spesso vanamente, le inseguono con abbigliamenti adolescenziali.

Ne vedi una e sembra di vederle tutte , è impressionante il livello di omologazione a cui arrivano , forse alcune anche a costo di notevoli sacrifici personali.

I ragazzi  poi , appena ne hanno il benchè minimo accenno si fanno crescere barbe risorgimentali degne di ogni garibaldino che si rispetti.

Succede così che anche loro finiscano per assomigliarsi un po’ tutti ,  anche perché non si hanno grandi variazioni nell’abbigliamento , buono  ormai per tutte le stagioni e per tutte le tasche.

Per fortuna si distinguono soltanto quando hanno  un diverso colore della pelle , ma su questo particolare  i giovani non ci fanno proprio caso , li vedo camminare allegramente mischiati e questo avviene ovunque , non solo nella tranquillla provincia in cui vivo.

Omologati e indifferenti , salvo poi risultare terribilmente incolti quando per caso li ferma il cronista della Tv locale per fare le domande banali tipo se sanno l’anno della Liberazione dal nazi-fascismo oppure se si ricordano l’articolo uno della Costituzione.

Qui si apre l’abisso , non ne sanno niente e non vogliono neppure sapere : a Roma come a Milano è la stessa risposta : su questo mi trova impreparato… 

poi vanno a votare , appena ne hanno l’età, con la stessa mancanza di saperi e con la stessa indifferenza culturale.

Statistiche alla mano la ricchezza è nelle mani dei nonni ai quali l’ex comico buontempone vorrebbe togliere il voto , poi magari c’è chi pensa addirittura di far votare i sedicenni .

C’è poco da ridere , poveri ragazzi ! l’unica loro speranza è tornare a studiare davvero in questo mondo appiattito e totalmente alla rovescia in cui si somigliano tutti ma probabilmente  tutti si troveranno in un futuro molto più grigio di quanto credano di avere.

Oggi la vedo così

Forse perché questo autunno caldo stenta a diventare un autunno vero , forse perché comunque qualcosa dovrà succedere al giro di boa della classica bufera “ dei morti”, forse perché non vedo intorno a me e nel più vasto mondo prospettive di ravvedimento collettivo oggi il blog si abbandona a riflessioni negative.

E’  chiaro che le notizie dal mondo non sono confortanti : in America latina le masse scendono in piazza per l’aumento di pochi centesimi delle tariffe What’s up o per  l’aumento del biglietto della metropolitana , ovunque il diabolico strumento dei social riesce a  mobilitare intere nazioni intorno a temi forse un tempo definiti marginali .

Ma i giovani , quelli che sui social vivono e si informano vorrebbero determinare il destino dei paesi in cui vivono.

Se il disagio economico , gli squilibri culturali ne sono la molla sono poi i mezzi di comunicazioe di massa che ne alimentano e producono quelle che sembrano pericolosamante essere abbastanza simili a delle  rivoluzioni.

In Catalogna scendono in piazza per ribellarsi alle condanne inflitte ai capi separatisti , in Germania , in quella che fu la DDR mai completamente riassorbita nei livelli economici alla Repubblica Federale, crescono disagio e voto di protesta.

Non stanno meglio gli inglesi , ormai un popolo letteralmente “sull’orlo di una crisi di nervi “ , preda ai balletti di un premier sbruffone e di un capo dell’opposizione impaurito di prendere una posizione impopolare come quella di rinunciare alla Brexit.

Non è che stiano poi tanto meglio in Francia , i “gilets jaunes” hanno devastato per lunghi fine settimana la capitale e le grandi città e se per ora tacciono non è detto che non ricomincino a protestare.

Dell’Italia non vorrei neppure parlare , tanto la nostra situazione è talmente grave da sembrare ridicola , come avrebbe detto icasticamente Flaiano.

Intanto il Parlamento europeo boccia la proposta di aprire i porti alle ONG , per pochi voti imbecilli in larga parte italiani.

Il popolo curdo , tradito da tutti , in perenne marcia verso una pace che assegni a loro una patria unica e riconosciuta…

Nell’indifferenza totale i bambini in Yemen continuano a morire di fame , da Est e da Sud un mondo di disperati in movimento seguita a morire nelle rotte balcaniche , nei lager libici , nel mare Mediterraneo.

basta , mi fermo, forse è colpa della depresssione atmosferica , vado a rallegrarmi vedendo un telegiornale:

forse magari i pompieri hanno salvato un gattino che stava per affogare.

Elogio del diritto

Una serata tranquilla , in tv un programma che vedo spesso e spesso ascolto cose interessanti .

Ieri sera non ero particolarmente attenta , poi verso la fine Lilli Gruber ha parlato  di un nuovo libro di Massimo Cacciari : Elogio del diritto, appena uscito.

La domanda è di rito e la risposta semplice : Sofocle , Antigone…

Mi faccio attenta , Cacciari comincia a spiegare ( e non sarò mai in grado di avvicinarmi completamente al suo pensiero così semplicemente spiegato ):

così per la prima volta nella mia lunga vita ho avuto una lezione straordinaria sul senso della legge che non è il senso della giustizia; sembrava tutto facile ascoltando Cacciari .

Quel re che decide di comandare e quindi fa una legge che deve essere rispettata: la legge è la forza del diritto , ma siamo sicuri che poi questa sia la giustizia?

Non è che non ci avessi mai pensato , tante volte parlando di Antigone e della legge costituita in contrapposizione con la legge dell’anima ci imbattiamo in  uno di quei temi su cui si può dibattere in ogni occasione , ma il semplice ragionamento di Cacciari è qualcosa di più : è il ribaltamento del concetto che la legge sia il fondamento della giustizia.

Non è così e ancora una volta attraverso il pensiero di Sofocle e la semplice , lineare , piccola lezione del filosofo , buttata là senza enfasi cattedratica mi sono trovata in uno di quei momenti in cui il pensiero funziona davvero .

Comperò il piccolo libro , sicuramente mi darà ancora da riflettere , ma quei pochi minuti in coda a un talkshow intelligente mi hanno dato materia per pensare , una volta tanto , aldilà delle nostre non allegrissime beghe quotidiane.

A quanti liceali potrà essere capitato un incontro così prezioso col pensiero classico?

Aprire le menti , aiutare a pensare con la mente autonoma , che meraviglioso fine per un insegnante : mi auguro solo che docenti di questa specie ce ne siano ancora. 

AL RIENTRO

foto di Angelo Capodilupo

Si mettono le foto in un nuovo album , i programmi di sala in libreria, si ritorna al quotidiano , Vienna è già un bel ricordo.

Ma c’è il nuovo CD da ascoltare , le canzoni e le arie di operette da tradurre e con molta franchezza devo dire che non ho buttato via i soldi per comprarlo.

Sicuramente sarà il regalo di Natale nei paesi di lingua germanica anche se mi è piaciuto leggere nell’intervista che accompagna il cofanetto la citazione , fatta da Kaufmann, delle parole di Karl Kraus : “quello che separa l’Austria dalla Germania è la lingua comune “.

A pensarci bene , è profondamente vero.

So dalle amiche incontrate a Vienna che Jonas non era del tutto sicuro di superare la diffidenza dei viennesi nei confronti del tenore “tedesco” , ma credo che alla fine del concerto nessuno abbia più dubitato del risultato positivo dell’operazione commerciale sì, ma anche come spesso succede a Kaufmann , anche intellettualmente valida.

Leggendo la scaletta e ascoltando con cura il procedere dei pezzi si capiscono molte cose di più di quanto un ascolto distratto possa raccontare.

Sicuramente non sono in grado di cogliere l’accento viennese …però capisco il graduale passaggio verso quello spirito così bene raccontato da tanta letteratura e cinema austriaco.

Di Vienna mi resta nel cuore la torta al cioccolato da Demel, anche se abbiamo fatto la fila per entrare, la foto suggestiva fatta nella Cripta dei cappuccini ( gentilmente nel darci i biglietti l’addetto alla biglietteria ci ha detto:potete fotografare).

Soprattutto la foto che Angelo Capodilupo , l’amico italo-viennese-melomane ha fatto a Jonas prima che entrasse al Konzerthaus.

Me l’ha regalata per il blog e io gli restituisco il dono. Soddisfatto , mi aveva detto che c’era una luce bellissima! Ed era vero.

Diario viennese -3

Ultimo giorno a Vienna . La mattina c’è  la nebbia, poi la giornata si apre in un caldo abbastanza innaturale , anche qui.

Breve passeggiata , per me un classico viennese : la cripta dei Cappuccini. C’è tanta storia la dentro e ogni volta quando ci ritorno non penso soltanto al bellissimo libro di Roth letto tanti anni fa , ma anche a tutto quando c’è di effimero nella gloria terrena.

Per fortuna non ci sono folle di turisti , la visita è ancora relativamente ,elitaria.

Nel pomeriggio alla Staatsoper : qui le opere cominciano presto , ottima abitudine che in Italia non prenderemo mai.

Die Frau ohne Schatten, mai vista e sentita da me dal vivo ; Richard Strauss più Hugo von Hofmannsthal e un cast sulla carta veramente notevole. Rappresentata qui per la prima volta nel 1919 ha visto la ripresa del centenario proprio adesso , nel 2019.

Siamo alla ripresa  della ripresa, l’opera era stata data in marzo , parte del cast è cambiato . Non è cambiato il megadirettore galattico Thielemann , che non amo particolarmente , ma devo ammettere che con questo mostruoso organico orchestrale ( gli strumentisti sono stipati pure negli accesi laterali) la resa complessiva è stupenda.

Non altrettanto stupenda è la messinscena , addirittura così tradizionale da far sembrare qualche magico momento musicale ..una recita scolastica. ( vedi i bambini con le candeline in mano alla fine!)

Straordinaria Camilla Nylund, suo il meraviglioso melologo finale da brividi.

Mi manca la Herlitzius , comunque la Nutrice è sostituita bene da Mihoko Fujimura. Grande come sempre Nina Stemme , la sua voce sembra superare il tempo che passa.

Schager e Konieczny , le voci ci sono , la partecipazione ai personaggi ..così come vuole Thielemann, nella più semplice delle convenienze.

Mi resta da pensare e non poco al fatto che Strauss e Hofmannsthal si scrivessero per anni, durante la prima Guerra mondiale , per confrontarsi su un racconto fiabesco orientale, quasi allontanando il mondo reale che li circondava.

Vero è che la fiaba è piena di sottotesti, ci troviamo di fronte a qualcosa che rimanda continuamente ad altro, testo e musica sono così preziosamente complementari e così pieni di rimandi ad altre storie, altre sollecitazioni.

E’ stato bello chiudere a Vienna questa breve vacanza , ho ripreso a camminare , ho visto cari amici , come dice l’amico Delise : il mio mondo.

Diario viennese- due

Opera seria di Mozart, l’ultima ,tratta da un dramma di Metastasio. Fu rappresentata a Praga nel 1791 ed ebbe davvero alterne vicende.

Pare addirittura che prima fosse stata commissionata a Salieri e che comunque i recitativi secchi siano di Sussmyar , l’allievo prediletto dei grande Amadeus.

Stasera sarò per la prima volta Theater an der Wien, un altro spazio viennese da scoprire.

Intanto al mattino , per fare contento il mio caro amico “autista” la sua guida solerte ha individuato una meta campestre, kilometri e kilometri nella campagna piatta verso nord-est e finalmente arriviamo a Morbisch, sul lago Neuseldsee, pare sia il lago più grande del centro Europa . Nella ridente cittadina ci fanno anche un festival dell’operetta proprio in riva , un pò come a Bregenz .La stagione è finita , ma tutto ha un’atmosfera abbastanza affascinante e mangiamo pure bene ( beviamo meglio ) uno strano Traminer , fruttato e tanto diverso da quello che ci aspettavamo, buono però.

Eccoci dunque alla première della Clemenza di Tito che mi riserba la gioia rara di avere addirittura due controtenori nel cast,, tanto serve per questa complicatissima vicenda che una non garbata Maria Luisa di Borbone aveva definito. :”una porcheria tedesca in lingua italiana.”

Che sia cantata in italiano non ci giurerei , il cast è molto internazionale , ci sono dei momenti in cui leggo sui visori laterali ,..in tedesco, se mi era sfuggito qualcosa.

Teatro vecchio e polveroso di glorie , il pubblico molto eterogeneo: è la prima e probabilmente c’è anche attesa dell’evento che personalmente non mi pare eccezionale.

La storia dell’imperatore tormentato dal dubbio se punire l’amico traditore Sesto , con il contorno dei doppi tradimenti è abbastanza nota anche se complicata. La messinscena minimalista con scena rotante non è nuovissima e anche le retroproiezioni poco aggiungono alla chiave di lettura .

Non basta vestire Sesto da prigioniero di Guantanamo per dare un tono attuale alla vicenda , comunque i cantanti , sconosciuti per me , sono tutti di buon livello mozartiano, a Vienna credo sia quasi un minimo sindacale.

Resta la valutazione positiva di avere sentito un Mozart abbastanza poco rappresentato , quindi prezioso per le mie orecchie. Certo che per le alterne vicende del potere che anche allora funzionava così l’avere licenziato il Da Ponte per un più modesto Mazzolà lo si sente e Mozart aveva , pare , pochi giorni per portare a termine l’impresa che pure ha momenti mirabili e che ci spiegano anche la predilezione  del maestro  Muti per quest’opera.

Usciamo nella bella serata viennese , musica rara e preziosa nelle orecchie. Sarò contenta di leggere la critica “paludata” , io scrivo solo per la mia gioia e quella degli amici che mi seguono.