AL KONZERTHAUS

Una sala strapiena , un pubblico festoso . Le colonne illuminate con tutti colori , gli ori che brillano nelle stupende decorazioni Deco.

Il pericolo di una operazione commerciale è forte , il lancio del nuovo CD Wien è concreto e la prima parte del concerto con l’ottimo Jochen Rieder alla bacchetta e l’orchestra di Praga lo confermano : esce Jonas in frack, sono lontani i tempi in cui era “un paggio” e la prima parte scorre con il mio fondato sospetto che questo concerto mi valga per “bonus capodanno”.

Sembra addirittura tutto un pò ingessato , anche se comunque molto piacevole.

Solo nel finale scoppiettante con la Sorensen e Wiener blut mostra quello che poi diventerà tutta la seconda parte.

Jonas si è tolto il frack, arriva elastico ed elegante in un abito abbastanza normale ed elegantemente attacca quella che sarà una serata memorabile per la gioia di chi c’era e per la speranza che comunque , dato il grande dispendio di telecamere ,  microfoni e amplificazioni credo diverrà un must televisivo.

Jonas comincia a raccontarci attraverso canzoni per lo più sconosciute ai non viennesi di giovani coppie che vanno a Grinzing, che passeggiano tra i fiori del Prater e parlano di giovani coppie innamorate, tutto ha il profumo di cose antiche e l’operazione commerciale diventa una operazione colta, niente affatto banale : comincio a pensare al Profumo di Vienna di Ernst Lothar ,ai film in bianco e nero tra le due guerre mondiali, ad un tempo comunque perduto.

Nelle canzoni si affacciano graziose fanciulle innamorate , coppiette che magari non hanno il sangue blu nelle vene e si arriva trionfalmente a raccontarci che quello può essere” il giorno più bello”,e   poi non poteva mancare   Lehar e la sua magica Lustige con il celeberrimo Lippen Schweigen , ballato quanto basta con la fantastica partner.

Jonas usa tutte le sue armi di crooner, fischietta in maniera mirabile , sembra che la sua voglia di cantare sia così tanta che i bis , addirittura cinque sono scanditi anche col gesto compiaciuto delle dita che li conta.

Ed alla fine , nascosto in mezzo all’orchestra in riposo , accompagnato al  piano dall’amico Jochen ci fa pure sapere che la morte non può essere che viennese , anche se l’amore è francese per cui , insomma , alla fine, non è poi quella cosa drammatica che pensiamo.

Credo che mai come in questa occasione la celeberrima Wien Wien nur du allain abbia avuto un interprete così teneramente innamorato da autorizzare chiunque a comprarsi il CD e ad ascoltarlo con la dovuta attenzione .

Senza ignorare la deliziosa “Servus” in viennese , nella quale si dice che per dirsi addio è molto più lieve  esprimersi così, in questo distacco, in questo modo sarà più dolce e meno drammatico e poi “ Servus” detto così è veramente dolcissimo.  

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