Piccola cronaca di un viaggio annunciato-

Molto mesi fa per uno straordinario caso riuscii a comperare un biglietto , non prestigioso ma peraltro comunque carissimo per l’annunciato Fidelio di Londra, felice del buon esito provvidi anche a prenotare il solito albergone sullo Strand e lo trovai anche in offerta con sconto .

Ultimo atto il biglietto per il volo , che come sempre dalla mia piccola landa periferica , passa per Monaco.

Tutto a posto , poi è arrivato il Covid19 e anche se i giorni di massima pazzia li ho vissuti felicemente in viaggio a Roma , tornata a casa sono piombata in un incubo televisivo dove ho ingurgitato notizie su notizie , la più grave quella riguardante la mia venerando età e i rischi che ne derivano.

Poi il Regno Unito ha diramato un pragmatico metodo di controllo : poche linee guida e , tagliando una linea immaginaria da Firenze a Rimini chi sta sotto può tranquillamente viaggiare verso i lidi inglesi .

Questo , perlomeno fino a oggi .

Ho la veneranda età sopra la quale chiaramente si registrano i dolorosi eventi che portano alla fine drammatica dei vecchietti già malati di qualche cosa ,  anche se la vecchiaia è una malattia di sé stessa , ovviamente .

Nella mia ormai lunga vita ho lasciato tanto carico di passioni , interessi , attiìvità varie , infatti cammino molto più leggera e mi concedo il lusso di riuscire a leggere e capire tante cose che prima mi sfuggivano.

Mi è rimasta , e ne sono molto grata al fato la passione per la musica , quella mi regala ancora tante emozioni e tanta serenità.

Per questo semplice motivo ho deciso di affrontare il viaggio programmato , ovviamente tenendo d’occhio ogni eventuale nuova restizione , non sono matta del tutto . Ma se la Lufthansa non mi cancella il volo lunedì mattina affronterò la mia ennesima avventura di sfida .

Ho già sfidato gli anni del terrorismo più drammatico , ho già dormito a causa di scioperi per terra in qualche aeroporto , mi hanno già sequestrato anche qualche tubetto di dentifricio strizzato come un’opera d’arte contemporanea.

Terrò informati i miei affezionati lettori del prosiego di questa avventura e se riesco a sentirlo vi racconterò anche di questo Fidelio alla Pappano , con contorno di strana regia tedesca e Kaufmann in versione abate Faria di dumassiana memoria. 

I RUSSI A ROMA

Roma- Un blitz di due giorni , finalmente rivedo una carissima amica e il pretesto è un programma coi fiocchi , definito da un’agenzia musicale “ I russi a Roma «

Prima serata  : bellissimo concerto al Parco della Musica . Daniele Gatti con Petruska di Strawinsky e Prokovief con i Sette canti della cantata Alexander Newsky. 

Si comincia con Strawinsky ed è  una magica iniezione di vitalità e freschezza . Gatti salta sul podio , l’orchestra risponde con grande compattezza , la storia del povero burattino ha in sé qualcosa di magico  . Alla fine uno sconosciuto signore alla mia destra mi dice sorridente che era tanto che non  si sentiva così allegro . Io aggiungo che la musica ha addirittura qualcosa di infantile dentro .

L’improvvisato amico annuisce e mi rivela di avere ..novantasette anni ! Ma che è arrivato all’Auditorium guidando la sua macchina e che la musica lo mantiene giovane . In maniera civettuola poi rivela che ancora i suoi novantaquattro non li ha ancora compiuti , magie musicali…

Seconda parte : la Cantata di Alexande Niewsky , ovvero le musiche composte per commento al’omonimo film di Eisenstein.

Tutti abbiamo il ricordo del ghiaccio che si rompe sotto il peso dei tremendi cavalieri teutoni dai grandi elmi , ma non ricordavo le stupende parti corali ed è per me una scoperta il dolce lamento per voce femminile, il penultimo brano . 

Gatti dirige da par suo senza spartito, il suo gesto elettrizza un’orchestra attentissima , professionale e compatta la massa corale alle prese di un canto russo che più russo non si può.

L’intermezzo recitato è affidato a Ekaterina Semenchuk , drammaticamente in rosso , personalmente ho notato una lieve defaillance nell’attacco , poi invece un amico mi dice che ha molto apprezzato il tono intimo della breve performance.

Comunque l’insieme è strepitoso , come spesso succede quando il concerto è molto bello finisce tutto troppo presto .La definirei una serata appagante.

Seconda serata : Eugene Onegin all’Opera di Roma 

E ´ di gran lunga l’opera che amo e che ho più vista nella mia lunga vita di melomane . A questo pensavo ieri sera all’Opera sulle prime amatissime note di attacco . 

La scena minima minima , vecchia ma non superata di un Carsen d’annata è elegante e in certi momenti perfetta  ( la scena del duello quasi un filtrato della memoria) . 

I costumi bellissimi , quello di Tatiana dell’ultimo atto addirittura strepitoso, , foglie d’autunno svolazzanti come da tradizione.

Un Lienski davvero strepitoso , Saimir Pirgu al debutto nel ruolo mi ha veramente incantato . Me lo ricordo debuttante ragazzino ad Ancona , giusto vent’anni fa . Ne ha fatta di strada , anche interpretativa questo tenore arrivato  ad una stupenda maturità artistica . Tatiana ha il “fisique du rol” ed in più ha dalla sua di essere madrelingua come l’ottima Olga .

Conlon un ottimo direttore , fedele alla stupenda partitura , conosce bene la musica russa e si sente , ma non è russo  , non è colpa sua.

Mentre ascolto ogni tanto mi vengono in mente altri allestimenti , da quello mitico di Rostropovich sul podio  a Firenze con le scene di Nicola Benois , a quello poverissimo visto al Marinsky una vita fa ,a quello orribile di Warlikowsky a Monaco ,nonostante la Netrebko e Kwiecien  e Breslik…..a l’ultimo bellissimo di Barry Kowsky a Zurigo e il pensiero corre sempre al ruolo antipatico di Onegin , il più difficile da interpretare.

Amo moltissimo Markus Werba e lo aspettavo con fiducia . Si vede che ha molto studiato per arrivare al ruolo , ma io non so per quale strano meccanismo di perfidia mentale vedevo sempre Papageno dietro gli eleganti abiti dell’annoiato dandy di Puskin o al massimo il suo magistrale Beckmesser , molto ammirato a Salisburgo . 

Non so se la regia , o meglio la ripresa della regia , ne abbia sacrificato la cosiddetta “prise de rôle,” certo che è risultato l’anello debole di una messinscena per altro di altissimo spessore in tutte le sue componenti .

Anche se , come scrive mirabilmente Giraldi sul Corriere , le danze risultano sempre un po’ mortifere , Tchaikowsky è un grande soprattutto nei passaggi introspettivi dei personaggi .

Uscendo mi canticchio dentro la meravigliosa aria di Gremin , ancora una volta il miracolo Onegin si è ripetuto , complimenti al Teatro dell’Opera di Roma che porta il Costanzi a livelli degni di una capitale , per altri versi  notevolmente sacrificata..


 [1]

Un Otello in più

Ogni tanto bisogna concedersi un po’ di svago , altrimenti il blog diventa troppo serioso.

Il destro me lo dà una piccola polemica che riguarda la cover di un CD di prossima uscita , guarda caso di un Otello registrato a Santa Cecilia , in tempi abbastanza recenti e… reticenti che sta stentando ad uscire e che ha per protagonista il solito star-tenor Jonas Kaufmann.

Diretto da Antonio Pappano e con una brava Federica Lombardi come Desdemona non mi era sembrato che fosse una registrazione che andasse a riempire vuoti , ma evidentemente le politiche aziendali della Sony sono misteriose e non è dato a noi capirle.

Quello che però non ha capito nessuno è la brutta foto in copertina che “dovrebbe” ritrarre un Otello nè bianco nè nero , anzi decisamente brutto e posso dirlo con cognizione di causa perché io Kaufmann dal vivo l’ho visto millanta volte e posso giurare che anche notevolmente ingrassato e invecchiato è anni luce migliore di quel ritratto melenso che tronoggia in copertina oltre a tutto deformato dal photoshop.

Infatti si sono scatenate le fide seguaci , soprattutto tedesche , ma anche oltreoceano e tutte molto seccate per la pessima scelta della Sony!

Che il disco sia di buona qualità ( ancora non lo ha sentito nessuno ) è del tutto ininfluente .

Come a dire che nonostante tutte giurino che non è per l’aspetto fisico che  amino il loro beniamino  non perdonano alla casa giapponese di maltrattare l’immagine del sullodato la quale pur essendo di secondaria importanza , in ultima analisi conta , eccome!

Il freddo nel cuore

Scorrono tante immagini sui nostri teleschermi , si leggono tante notizie , forse troppe e questo alla fine diventa come un anestetico di massa .

Nell’ordine con cui le notizie vengono confezionate si nota una certa differenza di metodi tra quello che si vede e legge ( poco) in Italia e quello che si ricava dalle notize negli altri paesi europei .

Qui ampio spazio al Covid 19 , altrove lo spazio è decisamente minore 

Da noi grandi svolazzi di politica interna , non sempre in “buona fede” e mi si perdoni il gioco di parole ,poi spesso quello che ieri era un baratro , il giorno dopo diventa una piccola buca ricoperta da un po’ di ghiaia.

Ma se oggi scrivo è per una notizia piccola piccola , una foto sbiadita e un pensiero di dolore così acuto che mi ha lasciato senza pace per diversi giorni.

In un campo rifugiati in una di quelle per me un tempo isole incantate dell’Egeo un padre ha corso per ore con una bambina di un anno e mezzo in braccio per portare la piccola malata verso un forse improbabile ospedale ma quando è arrivato la bambina era già morta di freddo.

Nel cuore della notte pensavo : ma se esco e mi metto a urlare , se cerco intorno a me di chiamare qualcuno per richiamare l’attenzione su queste cose orribili che succedono nella nostra grande indifferenza cosa potrei ottenere ?

E se non piangi di che pianger suoli? Io non ce la faccio a pensare a quella bambina che muore di freddo , al silenzio di una corsa disperata contro il mondo , il  destino , l’ndifferenza del mondo.

Il nulla assoluto , così va il mondo e non riusciamo a incidere neppure di un attimo la deriva delle nostre azioni.

So benissimo che i giochi politici : la guerra siriana , la sporca politica turca , l’incapacità greca di gestire queste emergenze bibliche non le potremmo mai fermare con le nostre mani ma il mio pensiero , quello sì , lo posso dedicare alla piccola vittima innocente del mondo , ricordarla insieme al suo papà disperato che corre nell’inverno gelido della bellissima isola di Lesbo e serbare nel cuore un pensiero di preghiera e di pietà .

Solo questo oggi posso lasciare al mondo insieme alla mia vicinanza per tutti coloro che di queste situazioni vivono e per le quali muoiono nel silenzio.

Tra Nord e Sud

Sembra esserci un sottile piacere sadico nella stampa italiana contro il movimento delle Sardine : un movimento davvero spontaneo che è nato in Emilia , sicuramente una terra in cui è più facile che certe spinte culturali atteschiscano , sia per il carattere della gente che per la larga e diffusa cultura di base .

Per chi mi legge fuori dall’Italia vorrei spiegare che è molto cattivo e superficiale ridurre il fenomeno ad una chiamata di base finalizzata a elezioni regionali .

E’ stato un momento particolare che sicuramente ha contribuito al risultato di elezioni che potevano essere un disastro per l’intero paese e che si è rivelato una sorta di diga contro il populismo dilagante , non solo in Italia.

Adesso le povere Sardine ( sono giovani e digiuni delle mille trappole della politica ) hanno fatto un errore d’immagine, hanno subito battute d’arresto con manifestazioni flop, hanno anche misurato quanto sia difficile riuscire a mantenere un collante omogeneo laddove personalismi e fughe in avanti  sembrano minare la compattezza del gruppo primigenio.

Però una cosa carina l’hanno pensata e proposta al Ministro che si occupa degli affari del Sud  : l’Italia è un bellissimo paese a due velocità , salta agli occhi di chiunque consatare la diferenza tra una città del Nord e una del Sud.

Con tutto il fascino letterario che comporta sicuramente non è uguale vivere a Bolzano che a Catanzaro.

Cito a caso , volutamente e l’idea neanche tanto peregrina ( forse solo un po’ ingenua ) di far fare l’Erasmus anche nei confini nazionali non è solo una provocazione , è la consapevolezza che nel nostro paese i giovani hanno bisogno di incontrarsi anche nei patrii confini.

Quando agli inizi del Novecento i giovani del Sud , e  viceversa , si trovarono a fare il servizio militare di leva lontano da casa sicuramente questo servì a fare in modo che gli italiani si conoscessero nelle differenze e si cementasse il senso di appartenza ad una sola nazione. 

Non lo penso solo io , sono stati i sociologi a studiare la storia di un paese che di unito aveva ben poco e che ancora oggi dimostra le fortissime differenze.

Ovviamente la stampa si è accanita contro l’idea “balzana” e che io invece trovo nella sua portata provocatrice molto interessante .

Vivo nella “terra di mezzo”, l’Italia centrale dove sono anche nata e sono convinta che un po’ di di scambio tra studenti , non solo universitari , tra il profondo Nord e il profondo Sud servirebbe davvero a fare pulizia di tanti stereotipi ancora radicati nel nostro bellissimo paese.

Anatomia di una romanza

Ascolto per la millesima volta la romanza di Cavaradossi “ e lucean le stelle “:
Il tenore la canta bene , il tono è squillante , le note ci sono tutte  però…

Allora ritorno a sentire un giovane Jonas Kaufmann che la canta , non in teatro e in forma di concerto e capisco una volta di più se ce ne fosse bisogno  che lui è davvero un fuori classe , uno di quelli che nascono di rado e che se si ha la fortuna di incrociarli nel proprio cammino tutti gli altri tenori sono proprio un’altra cosa .

Cerco di spiegarmi : la romanza è di per sé un capolavoro ed è una intima riflessione su un ricordo struggente , poi ad un tratto s’infiamma e alla fine diventa un grido disperato di ribellione verso il proprio destino.

Ebbene Kaufmann che capisce bene le parole e non pensa assolutamente alle note giuste da fare ,ne fa un discorso suo , intimo e appassionato senza praticamente muovere le mani abbandonate sui fianchi , la disperazione è tutta nella voce e alla fine lo sfogo disperato e virile strappa un brivido senza che il cantante sfoggi nessun gesto inutile e nessuna esagerazione nella recitazione.

Sarebbe così semplice farla così , sembra talmente banale eppure solo a lui riescono certi capolavori interpretativi che fanno riscoprire le parole del testo e nel contempo valorizzano la perfetta linea musicale .

All’inizio  il ricordo : e lucevan le stelle , si apria l’uscio dell’orto , ecco Tosca che arriva , il senso caldo di un abbraccio sensuale e poi monta la rabbia : ecco ., tutto questo è perduto , proprio adesso e sembra adddirittura scoprirlo mentre lo dice : e non amai così tanto la vita!

Sembra così semplice cantare quest’aria senza sbracciarsi , senza singulti e disperate espressioni , credo però che il segreto di Jonas sia tutto nella sua enorme capacità istrionica di sdoppiarsi ed entrare nel personaggio , lo conosco da tanti anni ormai e esempi come questo potrei farne a decine .

Così i suoi personaggi sono talmente parte di lui che si sdoppia in scena e diventa “l’altro da sé “ abbandonandosi al canto , in qualche modo ignorando la grande tecnica di cui è ampliamente consapevole e che possiede totalmente.

Se vogliamo essere proprio fanatiche aggiungerei qche questo risultato lo raggiunge in tedesco , in italiano e in francese , nelle opere e nei Lieder e anche nelle canzoni tedesche e viennesi che oltre a tutto ama riscoprire.

Una sorta di Re Mida della lirica e gli sono grata che nel suo vastissimo repertorio mi abbia portato a ri-conoscere tanta musica che credevo già mia e che grazie a lui si è illuminata di nuove preziose sfumature.

Politica al femminile

Mi aveva molto colpita la notizia che in Turingia , nella quale si erano svolte elezioni suppletive per non essere riusciti a formare un governo nella prima tornata elettorale  in questa seconda occasione la formazione governativa la si era raggiunta con l’appoggio di Alternative für Deutchland.

Non erano passate ventiquattro ore e il neo governatore si è dimesso.

Cosa è successo ?

Evidentemente la vicenda non è piaciuta ad Angela Merkel , che pure alla fine della sua lunga stagione alla guida della CDU non ha apprezzato che il suo partito scendesse ad accordi con una forza di estrema destra dichiarata e anche se la tendenza in questo senso si era già manifestata anche in Sassonia( ovvero nei paesi della ex DDR) e non ha permesso che si chiudesse la sua era con una simile coalizione in un Länder mentre ancora lei è alla guida del suo partito.

Ho pensato subito alla forza che possono avere le donne quando finalmente sono davvero arrivate a comandare davvero e , in modo molto diverso hanno comunque la forza di esprimere  anche solo con un gesto plateale  la loro linea di pensiero. E mi è venuta in mente  l’immagine di Nancy Pelosi che stappa a favore di telecamere il discorso del presidente Trump mentre dice : tutte bugie!

Probabimente in futuro in Germania dovranno scendere a patti con questi neo-nazisti , la tendenza si è già manifestata in altri Länder , ma la Turingia questa volta ha dovuto ripensarci, la grande Mutti ci ha messo la sua forza per fermare questa brutta pagina politica .

Probabilmente la Pelosi avrà ancora da inghiottire bocconi amari perché non mi pare che negli USA il vento soffi a favore dei troppi e deboli candidati democratici , ma quelle pagine strappate con sdegno resteranno a dimostrare che di bugie se ne possono dire tante , ma che non tutti poi alla fine restano a sentirle senza ribellarsi , perlomeno con coraggio personale.

In Italia , paese macchiavellico e maschilista non siamo abituati a gesti forti e generalmente chi li fa poi viene emarginato dall’establishement politichese,qui si urla molto sulle piazze , molto poco si battoni i pugni davvero nelle stanze dei bottoni.

Prevale l’arte del compromesso , ma personalmente posso dire che un po’ di sano pragmatismo femminile mi piacerebbe vederlo anche a casa nostra.

Prima o poi.

.

Le vite parallele

Soltanto ieri avevo raccontato la triste storia del Dottr  Carlo Urbani , della sua morte al tempo della SARS , della sua dedizione verso i pazienti che aveva seguitato a curare e che era morto al suo posto di lavoro nel 2003.

Facevo il paragone con il giovane medico cinese che come lui aveva capito prima degli altri la pericolosità di questa nuova insorgenza virale , che in un primo momento neppure gli avevano creduto e poi in seguito , vista la sua lungimiranza, riabilitato e ringraziato dalle autorità cinesi .

Scrivevo , soltanto ieri , che a lui era andata meglio e oggi , come una comune notizia d’agenzia leggo che il dottor Li Wenliang , proprio lui , quello che non venne creduto è morto del male  che aveva annunciato.

Adesso la sua storia , che rilanca fino alla tragica fine quella di Carlo Urbani 

non potevo lasciarla così in sospeso e  io mi sono sentita in dovere di riprendere il mio piccolo spazio nel web per rendergli il dovuto omaggio .

Molti pensieri mi vengono in mente . anche questo dottore era giovanissimo, anche lui aveva capito la forza del virus sconosciuto , anche lui alla fine di questo male ancora misterioso è rimasto vittima.

Strane vite parallele , così lontane dello spazio e così ravvicinate da un comune destino.

Chissà se il dottor Li fosse sia mai venuto a conoscenza di quel medico marchigiano che aveva curato fino alla fine in Tailandia i suoi pazienti . Forse no , perché in Cina non è così facile sapere le notizie del mondo , anche se tutto sommato a lui abbastanza vicino , sicuramente però noi che le storie le conosciamo tutt’e due ci viene da rendere omaggio a quei dottori che in ogni parte del mondo fanno il loro  dovere di medici , fedeli alla scelta di vita che hanno fatto propria , fedeli a quel giuramento d’Ippocrate che dovrebbe sempre e  dovunque determinare le loro vite.

Pensieri e ricordi

A Jesi , nelle Marche , c’è un ospedale intestato a Carlo Urbani , medico:
Urbani morì a Bangkok nel 2003 della malattia che fu tra i primi  a diagnosticare e della quale morì , nella tenace speranza di curare i contagiati dalla SARS della quale stava studiando gli effetti letali.

Sono passati tanti anni e in questo 2020 c’è stato un medico in Cina che per primo si è accorto della pericolosità di una forma , in quel momento misteriosa , di una sintome che in qualche modo gli ricordava quello che era avvenuto diciassette anni prima.

Le autorità cinesi in un primo momento lo hanno accusato di creare falsi allarmismi .

Il medico cinese , tuttora riceverato di quella strana forma influenzale , si è ammalato e adesso la politica gli chiede le scuse .

Per ora gli è andata meglio che al nostro eroico connazionale Carlo Urbani , il quale ,invece ,per restare in Talilandia a curare i suoi malati perse la vita  ancora molto giovane .

Che si ripeta a breve distanza un errore di valutazione così grave fa molto pensare in un tempo in cui l’informazione e la ricerca viaggiano a velocità della luce.

La stessa velocità con cui il virus si espande nel mondo ,la stessa velocità che crea insieme all’informazione anche la psicosi di massa che ne consegue.

In Italia in modo particolare i mezzi di informazione : carta stampata e video , fanno a gara a riempire le pagine di interviste , dati , diagrammi che molto spesso creano solo allarme e paranoia nelle teste dei cittadini bombardati da tanta informazione non sempre corretta.

Se si guardano le news sui canali all’estero si nota la differenza : l’epidemia , non ancora pandemia merita uno spazio infinitamente minore che non da noi e questo , a mio avviso , è segno di una maggiore consapevolezza di chi pilota i canali di informazione .

Da noi creare il panico sembra uno sport nazionale: i nemici si trovano ovunque , senza sminuire le portata di un autentico stato di calamità si dovrebbe ragionare in termini di precauzione se non di saggezza , parola troppo grossa per chi non è abituato a pensare prima di agire e di parlare .

Per fortuna questa settimana in Italia c’è il Festival di Sanremo , c’è da sperare che perlomeno il focus sul Coronavirus letale stia meno sulle prime pagine , abbiamo ben altri problemi di cui preoccuparci ogni giorno.

Personalmente per evitare da un lato le banalissime canzoni sanremesi con tutto il contorno del bla-bla che puntualmente leggerò oggi e dall’altro l’altro nefasto bla-bla politico del Martedì mi sono rifugiata su un meraviglioso video che mi ricorda la violenta emozione provata quando quello spettacolo lo vidi dal vivo a Salisburgo , ormai tanti anni fa.

Quel Don Carlo bellissimo ( Kaufmann in quel periodo era anche di una bellezza mozzafiato ) mi ha riportato alla meraviglia di quella musica di Giuseppe Verdi , alla qualità altissima della direzione di Tony Pappano e anche se a suo tempo trovai modesta la regia di Peter Stein alla luce di quanto mi è toccato di vedere in seguito l’ho trovata stupenda.

Unico problema è che ho fatto tardissimo, anche se il Don Carlo lo adoro in cinque atti davo ammettere che vedermelo tutto in una sola serata sia una bella sfida!

La vita al tempo dei virus

Vado a ritirare un biglietto aereo per il mese prossimo e , garbatamente , l’amica dell’agenzia di viaggio mi invita a comprarmi una mascherina prima di partire .

Le rispondo che ovviamente lo farò , così lei si metterà tranquilla con la vecchia cliente e io tranquillizo lei che mi confessa un segreto sulla bocca di tutti : sicuramente il coronavirus è stato creato in laboratorio ed è un’arma chimica cinese e che la diffusione globale è ormai ineluttabile.

Davanti a questo scenario , quanti film abbiamo già visti sull’argomento ? non ho risposte certe da darle e dopo tutto non ne ho neppure voglia .

Viviamo tutti da sempre con addosso la spiacevole consapevolezza che dovremmo un giorno morire , si tratta ovviamente di scegliere che tipo di paura possiamo scegliere di volta in volta .

Avrei potuto raccontarle della peste del 1347 che dimezzò la popolazione europea , oppure di parlarle della peste di Milano e qui mi scatta l’idea : perché non vendere insieme alle mascherine anche La storia della colonna infame di Alessandro Manzoni ?

Sicuramente qualche lombardo nostro contemporaneo dovrebbe rileggersela , così eviterebbe perlomeno di evitare l’ennesima occasione politica di stare zitto , ma forse è chiedere troppo agli ignoranti.

Sicuramente in questo nostro mondo globalizzato le pandemie fanno molta più paura : si vola , si viaggia moltisssimo e insieme a noi viaggiano i virus , coronati o meno , ma  questo avviene tutti i giorni senza che noi ci pensiamo troppo.

Ma non so se fa più paura il virus o l’informazione sfrenata e la diffusione sui social che la stampa alimenta con pagine e pagine di indicazioni più o meno  banali su come difendersi dall’attuale nemico numero uno .

Leggo di una mamma che vuole levare la sua bambina dall’asilo perché in classe c’è una bambina cinese : ovviamente la bambina cinese nata in Italia in Cina non ci è mai stata e probabilmente da tempo anche i suoi genitori , ma la madre combattiva dice che è questione di DNA e questo le basta .

Accantoniamo allora per un attimo il pericolo nero e buttiamoci sul pericolo giallo e soprattutto diamo l’assalto alle farmacie per comprare le mascherine che oltre a tutto pare che non siano neanche un grande metodo di difesa dal rischio di contagio : si dice ( ma pare che sia una voce non certa) che basti lavarsi le mani quando si rientra a casa .