L’aria che tira

Si può guardare una crisi di governo in tanti modi , aldilà dei risultati finali , è comunque interessante notare alcune costanti che le immagini formali delle delegazioni che entrano ed escono dai colloqui col Presidente della Repubblica ci raccontano molto più di quanto le loro parole dicano.

Intanto è palpabile vedere che gli italiani sono mediamente più alti , più ben vestiti e più piattamente livellati ad un format  funzionario-europeo più di quanto alcuni di loro lo siano allineati a parole.

Predominano i blu ministeriali , giacche a un bottone , cravatte in tinta unita che salvo alcune eccezioni non sembrano più bandiere atte a qualificarli immediatamente .

Scarseggiano , e di molto , le donne : le si vede ancelle solerti scortare i notabili , funzionarie funzionanti ed efficenti.

Poi quando si arriva al raccontino finale i maggiori partiti restano “uomini soli al comando” , salvo una molto angolata vicesegretaria di sinistra , come dire che le quote rosa sono state rimesse nel cassetto da molto tempo.

Eccezione lo fa il veccho leader decotto , lui si contorna ancora di donne , tanto sa che che fino a che campa poi alla fine conta solo lui.

Qualche siparietto divertente ce lo offre la “delegatia” delle autonomie . Qui brilla una signora dal duro accento altoatesino che ( ed è l’unica invero) a cui piace il Conte disarcionato azzimato ed educato , aggiunge a mo’ di Biancaneve , al disopra delle parti (!) .

Brillano invece le donne reporter, parlano , parlano anche del nulla con grande professionalità e brillano anche le donne giornaliste commentatrici .

Difficile che dicano castronerie e difficile anche che esordiscano con il “ come giustamente ha detto chi mi ha preceduto”.

Hanno le loro idee e le professano con quell’occhio più pratico di cui questa metà del cielo è mediamente più dotata del lambiccante pensiero filosofico che resta prerogativa del maschio politico pensante.

Resta da dire che questa è la vera arma vincente della televisione , oggi le statistiche ci dicono che molti italiani hanno preferito seguire le vicende del proprio paese invece di rifugiarsi nei programmi d’intrattenimento o nelle notizie sportive.

Non è un brutto segnale , comunque la si pensi.

Resterebbe da parlare del ruolo determinante dello zainetto e del trolley, per questo rimando   alla prossima puntata , tanto la telenovela continua.

Vengo da Sacramento

Un giochino d’estate. Per solito non mi lascio incantare da queste trappole che nascondono un sistema di sfruttamento pubblicitario anche perché le risposte sono buone e belle per ogni tipo di risposta.

Si è sempre generosi , altruisti , comprensivi col prossimo, spesso anche dotati di notevole intelligenza e cultura .

Qualche volta , all’inizio ci avevo provato a rispondere , per la verità mai condividendo gli splendidi risultati raggiunti anche perché cambiando l’ordine delle risposte il prodotto non cambiava mai!

Ma questa volta , in fondo è Ferragosto e giocare si più , alla domanda quale personaggio d’opera avreste voluto essere ho risposto di getto , senza riflettere un minuto: Minnie, forever e l’ho pure condiviso .

Credendomi originalissima ho controllato altri risultati e allora : sorpresa ! ho scoperto che contrariamente a quanto pensavo La fancuilla è decisamente molto gettonata nelle risposte.

So bene di chi è la colpa , escludendo Belasco prima e Puccini poi la colpa è del solito Kaufmann che ben due volte si è divertito a fare il cowboy con risultati tutto sommato abbastanza credibili.

Quando ragazzina a Firenze avevo visto l’opera col tenore che invece faceva solo il tenore non avrei mai risposto con tanta sollecitudine alla stupida  domanda.

Dal magrissimo Dick Johson in pantaloni attillati di pelle di Vienna al più attempato bandito del Met ci sono vari anni e qualche chilo in più , ma lo sguardo assassino con cui seduce la povera Minnie è lo stesso ed è bastato il cappottone drammatico a nascondere qualche chilo di troppo preso nel frattempo.

Poi a pensarci bene la ragazza della Frontiera , un po’ “Anna get your gun” fa parte del nostro immmaginario di divoratrici cinematografiche di western , quando i western erano una cosa seria.

L’opera , caso straordinario , ha pure un happy end, se per happy end ci basta sapere che la ragazza neanche tanto più giovane si accolla uno sbandato che “ non sa bene neanche lui chi è”, un banditello per tradizione familiare  trovato una volta sola su quel “sentiero che porta a Monterey” e per il quale lascia la sua florida locanda per un incerto avvenire ..addio mia California , monti della Sierra….

Di getto , comunque l’avevo scelta come mia eroina operistica e questo credo che comunque avrebbe fatto piacere al sor  Giacomo che la considerava la sua opera più amata anche se non aveva goduto del favore del pubblico come le sue Mimì ,le sue  Tosche e Butterly.

Un’opera musicalmente moderna , nella cui orchestrazione si sentono echi della scuola di Vienna e perché no , anche qualche sentore francese.

Ma questo non c’entra col giochino estivo : Minnie è la mia eroina preferita perché soddisfa tutta la mia fantasia di ex-ragazzina avventurosa , quella che in fondo all’anima mi piace ancora immaginare di essere quando il dio generoso del sonno mi permette ancora di sognare.

Balcanica

I Balcani mi hanno sempre affascinato , nella storia e nella letteratura c’è sempre qualcosa di nuovo da approfondire e anche da scoprire.

Recentemente , per temporanea invalidità, trovo  molto più tempo per leggere o meglio ,in questo caso ,per rileggere.

Riprendo in mano il Ponte sulla Drina di Ivo Andriç, nel 1961 l’autore ebbe il premio Nobel e ricordo che a suo tempo il libro mi piacque moltissimo.

Prima strana scoperta , l’azione si svolge nella citta di Visegrad , il nome mi riporta al patto dei paesi dell’Est ; quel patto di chiusura verso i diversi , gli immigrati e mi viene da sorridere perché il libro racconta di una città interetnica , tollerante e non divisiva.

Poi ci studio sopra e quella Visegrad della Bosnia non è quella del patto , quella sta in Ungheria ed evidentemente il nome della città non è così esclusivo ,ce ne sono almeno due ; come del resto ci sono almeno due Galizie e questo in tempi lontani mi aveva procurato qualche confusione.

Riprendo la lettura e trovo una leggenda relativa alla costruzione del ponte nelle cui arcate sarebbe stata murata una donna disperata a cui però avevano lasciati liberi i seni per seguitare ad allattare i figli che le avevano sottratto .

Grande mio stupore , la stessa storia della donna murata che seguita ad allattare l’ho trovata nel Ponte a tre archi di Ismajl Kadaré , in quel caso la storia è albanese.

Non credo che due grandi scrittori : uno scrive in serbo e l’altro in francese si siano copiati e poi chi ha copiato chi ?

La verità è che i Balcani sono pieni di storie intrecciate , diversissime e simili che riconducono tutte alla dominazione turca prima e poi al dominio austro-ungarico.

Una somma di culture : cristiana, ortodossa , mussulmana che ha prodotto il massimo di tolleranza e di ricchezza culturale straordinaria.

Poi il morivo del ponte che ritorna sempre : ponti che uniscono , ponti difficili da costruire , ponti complicati da attraversare .

Gli uomini hanno sempre cercato di costruire ponti , solo l’ignoranza più grezza può anteporre a questa precisa volontà umana l’idea specularmente idiota di chiudere i porti , braccia aperte sul mare che accolgono senza discriminare nessuno .

Messaggio in bottiglia del giorno : rileggere sempre e riflettere : studiate e imparare , non c’è mai fine alla conoscenza umana.

OKSANA

Nell’estate del 2015 al Festival di Monaco ho incontrato una piccola magica donna che dirigeva con piglio molto sicuro l’orchestra.

Minutissima , ma con un gesto ampio e armonico mi aveva colpito in modo particolare .

Nel backstage il mio amico Pavol Breslik mi aveva detto che la minutissima Oksana Lyvin era una collaboratrice di Petrenko e sua sostituta in alcune riprese estive.

Le avevo riconosciuto una somiglianza particolare del gesto , mi aveva impressionato la sua forza e la sua precisione.

Sono abituata a vedere donne sul podio , specialmente in Germania , ma questa mi aveva colpito in modo particolare.

Leggo oggi che è direttore all’Opera di Graz e della Filarmonica della stessa città.

Nata a Brody in Ukraina oggi dirige anche il Festival MozArt a Leopoli , con un’ orchestra giovanile che ha contribuito a fondare e nel quale sarà suonata la tredicesima sinfonia di Shostakovic , scritta per ricordare il massacro di Babij Jar nel quale furono uccisi nel settembre del 1941 più di  trentamila ebrei ucraini cittadini di Kiev.

Parla di pace la piccola direttrice d’orchestra che ha solo quarant’anni e si dichiara impegnata perché siano risolti i tanti problemi che la sua patria , l’Ucraina, si trova costretta a gestire .

Da poco avvenute le elezioni che hanno riconfermato un comico televisivo alla presidenza ( ma quanto è piccolo il mondo e quante cose impensabili un tempo avvengono ai nostri giorni!) lei spera che il colosso russo lasci in pace la sua terra divisa anche se non nega che i venti di guerra sono sempre in agguato , ovunque.

Oggi scrivo di lei sul mio piccolo blog che comunque ha abbastanza seguito anche nel mio paese  per cui  spero che qualche direttore artistico un pò meno attento solo alle indicazioni delle agenzie la contatti e la porti sul podio anche da noi.

Potrebbe essere una vera sorpresa per tutti , ve lo garantisco da vera orecchiante ..competente.

Pensieri al femminile

La  portarono dal mare , in un viaggio inverso da quello che fanno oggi quelli che fuggono dalla miseria : da Trapani partì una statua della Madonna , neanche molto bella , l’originale restò a Trapani e da tanto tempo la Madonna della Goulette , una piccola Sicilia alla periferia di Tunisi, fu portata in processione , nel giorno di festa della Madonna dell’Assunta.

Poi i tempi cambiarono e anche nella pur laicissima Tunisia , laddove cristiani, mussulmani , ebrei e africani tutti festeggiavano  in processione la Bedda Matri (la bella madre) oggi quella processione non la fanno più.

Motivazioni di opportunità politiche ha valutato il Vescovo , che alla Madonna venerata fa fare solo un giretto di pochi metri sul sagrato.

Il paese del Magreb più tollerante e più laico ha dato statisticamente più affiliati all’Isis di tutto il Nord Africa , non   sembra il caso di festeggiare un’immagine venerata da tutti indistintamente e così la povera Madonna di Trapani   fa un giro piccolissimo , tanto per prendere aria, anche nel giorno a lei dedicato : così va il mondo , anche quando tutto sembra più grande , ai tempi del web.

Si parla tanto di Greta Tumberg che per andare in America si prende un passaggio in barca in transatlantica .

Mi sarebbe piaciuto farlo anche a me un bel viaggio di quel genere : non avevo trovato però una così nobile motivazione e nessun Casiraghi di passaggio che mi offrisse l’occasione.

La motivazione è nobile , i cattivissimi aerei inquinano tantissimo e in futuro proporrei addirittura zattere modello Kontiki, ci si mette ancora di più ma vuoi mettere le belle foto e che bei servizi fotografici.

Una cosa però mi sento di puntualizzare  alla nobilissima portatrice  di istanze ecologiste : oltre al tanto fotografato secchio esistono anche i water chimici, di ben modesta portata inquinante date le vastità marine e soprattutto si può andare a prua , sotto il fiocco , dove ammetto che è più facile per i maschietti dotati di protesi naturale fare pipì. Lasciatemi però ridere della retorica del secchio. 

Ultima osservazione in un giorno di festeggiamenti al femminile : guarda caso la signora Stephanie Frappart è capace di arbitrare una partita di calcio di Supercoppa!

 Il suo arbitraggio equilibrato , competente , sicuro si prende i titoli sui giornali . Tremate , tremate “ le streghe son tornate” . Dopo che le donne si sono anche impossessate del pallone resta ben poco margine di superiorità al maschio dominante, d’altra parte siamo partiti millenni fa da una società matriarcale .

Non mi pare che gli uomini abbiano fatto meglio nei millenni successivi , ve ne dovete fare una ragione.

Ferragosto

Normalmente nei climi mediterranei è un periodo di calma , appunto di ferie , un tempo si fermava veramente tutto , adesso un po’ meno, molti hanno imparato a scaglionare le ferie , da una piccola indagine casalinga ho la conferma che tutto si ferma veramente poco : motivazioni economiche soprattutto.

Ma quel mattacchione del ministro della Paura ha pensato bene di tenere desto l’interesse degli italiani buttando alle ortiche un governo strano che doveva durante tantissimo e che invece si è sciolto , o meglio sta per sciogliersi ,molto velocemente.

Intanto nel Mediterraneo si aggirano navi cariche di disperati che qui non possono atttraccare e per fortuna c’è Richard Gere che porta un po’ di viveri a bordo! Ora si aggiunge anche Antonio Banderas , chissà che l’Europa , nelle aule grigie e climatizzate di Bruxelles cominci a pensare un po’ anche ai dannati della terra che seguitano a partire dall’Africa senza avere una benchè minima idea di cosa sia il mare.

Sui social orde di politologi da spiaggia ci e si spiegano cosa dobbiamo fare : amleticamente riassumendo “ votare o non votare “  questo è il problema.

Dato che un amico aveva postato una frase dal Giulio Cesare : “la ,colpa caro Bruto ,non è nelle nostre stelle ma in noi stessi…” sono andata a prendermi le tragedie di Shakespeare dalla libreria e ho passato una tranquilla giornata di riflessione rileggendomi uno stupendo classico : il Giulio Cesare , appunto.

Lettura interessante e come spesso succede si trovano tanti spunti , analogie , pensieri validi ancora oggi.

L’uccisione del tiranno la conosciamo tutti , anche l’orazione di Marcantonio ci risuona nelle orecchie facilmente ( anche un po’ per colpa di Marlon Brando).

Ma quello che giganteggia nella tragedia è proprio Bruto e la necessità della sua scelta .

Non è mai semplice affrontare la realtà storica , oggi più che mai che il livello culturale della classe politica è mediamente molto basso , si studia poco , ci si contenta del contingente . Sono lontani i tempi dei politici che guardavano aldilà del proprio orticello elettorale.

Inviterei tutti a rileggersi un po’ di classici , vista l’aria che tira , magari tra un po’ di tempo ci saranno molti che avranno molto meno da fare ….

Una intervista

 Una intervista dagli antipodi , forse la lontananza “fisica” dall’Europa fa si che Jonas Kaufmann dica con più chiarezza cose evidenti per chi , come la sottoscritta , lo segue con affetto e ammirazione senza peraltro rivestirlo di mitiche qualità sovrannaturali.

Un artista completo , unico nel panorama della lirica di questo secolo che ha affascinato e incantato le folle di tutto il mondo oggi finalmente dice che anche la sua stupenda parabola artistica potrà avere una fine .

Non ne definisce una data precisa , però dice molto chiaramente che vede innanzi a se un termine non infinito per quanto riguarda la sua carriera di cantante . Una sensibile ammiratrice francese chiude il suo commento dicendo che , forse , il meglio lo abbiamo avuto anche se non esclude che il meraviglioso tenore possa ancora stupirci tutti con qualcosa che neppure lui oggi sa con precisione cosa potrebbe essere.

Dotato di una preparazione musicale di altissimo livello ,di una intelligenza e una curiosità notevole , nonché di una memoria che ha del prodigioso ( me lo confermava anche il suo press-agent Thomas Vogt ) , capacità che si esplica anche nella sua facilità a passare con disinvoltura nel repertorio attraverso tre lingue Jonas Kaufmann ha divorato con curiosità quello italiano , quello francese , avvicinandosi con attenzione anche al repertorio tedesco e soprattutto regalandoci attraverso la sua grandissima tecnica una serie di Lieder che sono diventati suoi come mai di nessun altro.

Ha fatto suoi alcuni personaggi che non avranno vita senza un confronto con la sua interpretazione : è lungo l’elenco come è stata lunghissima la sua voglia di sfidarsi in interpretazioni rischiose , come quando volle cimentarsi nella F.d.D regalandoci quell’Alvaro meticcio tragicamente irripetibile..

Capace anche di immedesimarsi nella lamentazione dell’iIngerisco del Requiem verdiano: lo riguardavo stamani :quanto riesce ad interpretare anche una pagina virtuosistica vocalmente e che generalmente è cantata in funzione soltanto delle note da emettere !

Ebbene , io ero presente quel giorno in Michaelkirche a Monaco e forse non avevo visto quanto di vero strazio ci fosse in quella preghiera , eppure ero davvero nelle prime file!

Oggi , ma non è qualcosa di imprevedibile ,girandosi appena indietro questo artista straordinario si guarda il suo passato : i suoi ormai lunghissimi anni di carriera hanno spento un pò della straordinaria bellezza classica del suo volto , più bello nei suoi quaranta che non nei suoi trenta , come spesso succede ai belli davvero. 

Una paternità tardiva molto amata gli ha fatto anche capire quanto forse si era perso negli anni furiosi della intensa carriera della gioia di vedere nella crescita gli altri tre figli ormai grandi.

Di questo piccolo quarto bambino  probabilmente non si vuole perdere più tanto e lo si capisce da come se lo custodisca e se lo porti dietro in tutte le occasioni.  

Sicuramente avremo ancora dei regali dalle sue interpretazioni e non mi basta avere i suoi moltissimi DVD.

Mi manca il suo straordinario Walter von Stolzig , anche se lo avevo visto nelle sue tre serate nelle quali ogni volta , oltre a riuscire raccontarci un ragazzo che aveva la metà dei suoi anni , ogni sera ci aggiungeva qualche trovata : come il clamoroso gesto dell’ombrello la sera della prima , uscendo furioso al termine del primo  atto.

Non lo aveva  ripetuto più . Si vede che qualcuno in teatro gli doveva avere detto che era veramente un pò troppo clamoroso.

Perché non deve essere affatto facile stargli vicino , freddo e disincantato riesce a calarsi in maniera totale attraverso la sua voce in altri “ da sé” appena sale sul palcoscenico .

Sembra dimagrire a comando , appena entra in scena anche se non canta , riempie tutto lo spazio di attenzione del teatro e  abbiamo avuto la fortuna di goderne per tanti anni .

Quello  che avverrà per lui , e per noi con lui , non è un lento declino . E’ la chiusa gloriosa di una carriera ineguagliabile.

Scalinate

Una vaga repulsione circa la lettura dei giornali : non sono belle le notizie dal mondo e ancora meno dal nostro paese.

Mi incuriosisce però un’ordinanza del Comune di Roma che vieta ai cittadini di sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti.

Mi viene da ridere, in un primo momento : con tutti i problemi che ci sono nella città cosiddetta “eterna” l’idea di intervenite su una quasi frivolezza mi pare una esagerazione.

Poi vedo una foto della scalinata interamente coperta da umani sbracati e ammuchiati come in un recinto di pecore :
allora capisco e mi metto a riflettere sulla differenza che c’è tra il posarsi garbatamente per  un attimo di ristoro mentre si sale al monte e quello stravaccamento generale , al limite dell’indecenza di chi ormai non ha nessuna remora ad usare anche una preziosa scalinata del Settecento come una qualsiasi gradinata da stadio ( ma forse lì ci stanno più composti anche perché generalmente si paga per entrarci ).

Ho negli occhi la scala dello Staatsoper di Monaco : ci mettono dei divertenti cuscini sacco gialli qua e la e la gente si siede , si riposa e se ne va , dando magari ad altri l’occasione di un momento di riposo.

Quando ho fatto vedere la foto ai responsabili del Teatro delle Muse di Ancona dicendo che magari , forse , l’idea si poteva copiare ovviamente in misura ridotta perché la scala davanti al teatro di Ancona è molto più piccola mi è stato risposto molto qualunquisticamente : figurati ! qui li ruberebbero subito , ma come ti viene in mente..

Ebbene , allora se anche in un caso così piccolo si pensa sempre e soltanto non a educare le persone a sedersi in maniera composta per usufruire di un bene comune , ma si parte dal principio che qui tutto è inutile, davvero è la fine di ogni forma benchè minima di educazione.

Serebbe bastato mettere garbatamente qualcuno a sorvegliare inizialmente l’abuso dei sedili , sarebbe bastato un cartello che ne indicasse la funzione e magari anche lo sponsor della piccola iniziativa ( sono convinta che si sarebbe trovato) .

Si è preferito invece seguire l’italico andazzo della diseducazione al bello ed il risultato è quello che in definitiva ci meritiamo.

Ritornare

a casa . Una vacanza piccola rispetto ad altre fatte in anni passati .

E’ stato tutto perfetto :la mia amata Monaco con le raffinatezze dei suoi spettacoli , la “speciale “ esperienza a Bayereuth , con tutto il contorno di quello che comunque quel posto rappresenta per i melomani wagneriani.

Un piccolo intermezzo in Sud Tyrol , quasi un preludio al ritorno vero e proprio nelle italiche terre.

E qui ci aspetta un ritorno duro : l’orrore del Papeete Beach a Milano Marittima , non a caso terra di Romagna un tempo mussoliniana.

E’difficile ripiombare nella nostra realtà attuale senza provare un senso quasi di vergogna , leggere poi che questa specie di incubo seguita ad avere il più alto gradimento popolare comincia davvero a fare paura.

Pare che anche gli stranieri si adeguino alla nostra pesante volgarità diffusa : licenza di urlare , di ubriacarsi , di girare in orribili mutande e canotta ; cose che si guarderebbe bene da fare a casa loro qui sembra siano atteggiamenti concessi con più larghezza di vedute.

Non è che il turista con le Birkenstock e il calzino sia una novità , oggi però si aggiunge al folclore anche il permesso di sballo , come se le nostre belle città d’arte siano piegate alla violenza e all’offesa di quelli che un tempo erano considerati luoghi da visitare con devozione.

Ripenso al silenzio ordinato delle stradine della Franconia , ai locali pubblici senza la musica a rompere i timpani ( anche se la cattiva abitudine comincia a prendere piega anche là) al rispetto quasi ridicolo di certe regole che fanno un po’ ridere : guai a rientrare in sala da Recht quando dovresti rientrare da Linke…anche se si è perfettamente in mezzo sia di qua che di là , però non ne rido più perché in realtà si comincia trasgredendo cose infinitesimali e poi ci si ritrova con i ministri a dorso nudo a tavola.

Spero comunque che in questa che fu un tempo la patria del diritto si rispettino le vite di chi , come i ragazzi di Corinaldo ,sono morti per la delinquenza di hooligan e la mancanza di regole che disciplinino le regole dei locali pubblici . Spero che un povero carabiniere venga onorato se perde la vita per il suo lavoro e che i ragazzi americani non se la cavino troppo facilmente , tanto a casa loro le stragi sono all’ordine del giorno.

Spero ancora , in questa tranquilla giornata marchigiana  ,dove tutto mi sembra ancora bello e intriso di quiete leopardiana.

Devo cominciare a disfare la valigia.

TRISTANO

Seconda e ultima giornata a Bayereuth.

 Mattinata fresca , aria dolce , andiamo all’Eremitage , uno Schloss classico da queste parti , con le grotte , i laghetti e le ninfee nei giardini ordinati all’italiana. Tutto pulito , silenzio e gentili signori che quando sentono che parliamo italiano ci salutano garbatamente.Io rispondo con il mio tedesco maccheronico , ci amiamo molto , evviva l’Europa unita e guai chi me la tocca!

Festpielhaus:

Ci sarebbe da fare soprattutto un pezzo di costume per la varia e in certi momenti incredibile umanità che ci si incontra.

Si va dal giapponese in kimono, allo scozzese in kilt alle pazze ottantenni in nude look.

Abbondano le tedesche in quelle che a casa nostra considereremo camicie da notte  , magari a fiori, qui sono ostentate come abiti da sera.

C’è pure la signora con le piume in testa e una specie di Carmen Miranda con banane sul ciuffo.

Ma c’è soprattutto la più bella , amatissima opera di Wagner : quel Tristan und Isolde che me lo fece amare da quando ero una ragazzina, purtroppo massacrato da una regia demenziale della Katharina Wagner che se seguita a imperversare difficilmente mi rivedrà da queste parti.

Dirige Tielemann, non è tra i miei favoriti , ma il suo Tristano simil Karayan devo dire obiettivamente che non è male.

Scopro il mistero della fossa : ho un biglietto in prima fila ( fantastico!) e faccio la foto vietatissima. Non è proprio che la buca sia letteralmente sotto , è solo un pò nascosta al pubblico e così gli orchestrali suonano in maglietta e bermuda.

Stasera era la prima di una ripresa: leggerò in seguito cosa ne pensano i critici di mestiere .Pre me stonano un pò tutti , cantano con grande potenza vocale , ma la presa di voce non è perfetta sia di Stephen Gould , Tristano un pò balena spiaggiata in pigiama che di Isolde di Petra Lang che obiettivamente per il mio gusto stona un pò troppo.

Validissima Brangàne di Christa Mayer e il Re Marke di Georg Zepperfeld. Riconosco il piccolo Tansel Akzeybek sentito come Arlecchino anni fa a Salisburgo nei Pagliacci.Non ha fatto carriera e mi dispiace. Ottimi anche Kurnevald :Greer Grimsley e Melot di Armin Kolarczyk, sfido a ricordarmi in nome in seguito!

Bruttissimi costumi , inutili , come sono inutili le brutte scene. 

Per me la regista ha il problema dell’horror vacui..evidentissimo nel terzo atto quando infila tutta una serie di triangoli massonici con simil-Isolde a riempimento dei quarantacinque minuti di delirio di Tristano che fra l’altro non ha neanche una benda a giustificare una qualche ferita..

E poi Marke si porta via Isolde che non muore , così impara a mettergli le corna!

Scendiamo dalla collina comunque soddisfatti , veramente con la musica nel cuore.

Bayereuth

Per la prima volta nella mitica terra wagnerina : qui la statuina di Wagner direttore d’orchestra , una specie di “ottavo nano” dorato occhieggia da tutte le parti.

Oggi saliremo la sacra collina ( niente di più che un monticello) per ascoltare i Meistersinger nella versione di Barrie Kosky.

Non è una produzione nuova , ma penso sia interessante metterla a confronto di quella monacense , vista tre giorni fa. Bayereuth è una tranquilla , sonnacchiosa ,ordinata e pulita cittadina della Franconia , appena arrivati ceniamo  al ristorante dove tutti i piatti hanno nomi wagneriani , pare sia buonissimo l’arrosto con salsa acida intestato al borgomastro dei Meistersinger ma io avevo voglia di una schnizel.

La mattina successiva passa con visita nello splendido restaurato teatro della Margravia Guglielmina.Il vero trionfo del barocco.

Un’ora di tedesco elargito da dotta guida 🙁 ho fatto praticamente una lezione orale , comprensione 60%!)

L’esame l’ho passato , Il teatro lascia veramente a bocca aperta , Solita tristezza di fondo perché la teutonica aveva chiamato per farlo il solito architetto italiano Galli Bibiena e i i lavori li ha seguiti il di lui figlio.

Ovviamente si rappresentavano opere italiane ….quando eravamo bravi ad esportare conoscenze e la bellezza assoluta!

Finalmente la Festipielhaus! 

Ovviamente sappiamo già tutto : che il teatro è piuttosto brutto , che il miracolo è la musica che spande con effetto straordinario per la fossa nascosta , che nell’intervallo lunghissimo saremmo richiamati dalle trombe sul balcone, che l’abbondanza di signori in smoking è ancora rilevante , che le signore invece ..mi fanno pensare a quanti vecchi abiti da sera potrei riciclare in future occasioni; quello che invece si scopre vivendo è che le sedie sono scomodissime: troppo strette per persone mediamente abbondanti , che lo schienale ti taglia sadicamente la schiena e che il caldo ( pure in una giornata freschina ) provoca malori e collassi fra il pubblico . Infatti una signora due file avanti crolla con grande botto e viene portata via da frettolose ragazze di servizio alle porte , ovviamente chiuse simultaneamente all’inizio di ogni atto , ma questo lo fanno anche a Monaco.

Una cosa buffa , mai vista prima , all’ingresso dopo avere esibito il biglietto mi chiedono il passaporto! Non ce l’ho e per fortuna ho altri documenti nel portafoglio così passo il severo controllo doppio.

I Meistersinger  con la regia i Barrie Kosky sono il motivo della scelta nel programma personale :
la messinscena è collaudata , ne avevo letto piuttosto bene. Bellissima la trovata iniziale di ambientare l’ouverture in casa Whanfield : tutti mascherati come se fosse veramente il salotto di Wagner , con ospiti replicanti ; Cosima ovviamente in nero e un favoloso Groisbrock nelle vesti di Listz.

Ogni tanto entrano “ le maschere di Norimberga “ per i cori , ma la trovata si esaurisce rapidamente.

Nel finale fermo immagine la cornice con il suo quadro d’ambiente di allontana lasciando la scena nuda sulla quale cala la sala del processo di Norimberga , con le bandiere dell’occupazione alleata, Wagner resta solo nel banco dei testimoni .

Il secondo atto , il più debole registicamente , è ormai tutto in costume , abbastanza tradizionale , salvo un brutto pallone alla fine che gonfiandosi rivela la faccia dell’ebreo ghignante delle illustrazioni più bieche contro la razza. Uno sconsolato Beckmesser siede tristemente ai piedi della testona.

Atto terzo , siamo proprio nella sala del Processo di Norimberga , con bandiere e Policeman:  ma poi tutto resta ugualmente nella Norimberga del Cinquecento , per me a Kosky il fatto di metterci tanti simboli gli è un pò sfuggito di mano e neanche la trovata finale sulla perorazione di Hans Sachs – Wagner sui valori germanici con doppia orchestra in scena a significare la vittoria dei valori culturali mi pare una trovata di genio.

Non ho voluto rileggere la critica paludata quando lo spettacolo è apparso la prima volta , certo che se per caso il solito neofita fosse passato di lì avrebbe faticato a capire la storia che comunque è ovviamente fedele al testo e nella musica.

La direzione di Philippe Jordan mi è sembrata prudente con qualche raro momento prezioso , i paragoni sono sempre odiosi ma avevo nelle orecchie la direzione di Petrenko ..

La compagnia di canto a cominciare da Michael Volle è eccellente ( lo avevo già sentito nel ruolo a Salisburgo ) Emilly Magee sostituisce la Nylund malata ,qualche fatica gliela senti nella voce , strepitoso Klaus Florian Vogt: bello e vittorioso ( a chi piace)  e bene , benissimo tutti gli altri , nonché il fantastico coro.

Si esce sudatissimi e soddisfatti , domani ci aspetta Tristano: