Da donna a donna

L’immagine di Angela Merkel che si regge le mani, che stringe le labbra e trema tutta ,poi velocemente si muove e quasi corre a terminare la sua carrellata di rappresentanza mi ha fatto capite una volta di più , se ce n’era bisogno, che quando le donne ce la vogliono fare hanno veramente quella marcia in più che fa del “sesso debole” il vero protagonista della specie umana.

Per non parlare dell’altra grandissima donna che è Elisabetta II : gliene hanno fatto vedere di tutti i colori in famiglia e non solo , ma il suo senso del ruolo interpretato con uno stile eccelso , la sua deliziosa arte dell’essere sempre perfettamente in tono la rende ,ormai novantenne, un mito assoluto.

Entrambe le donne si vestono con la monotonia dello stile perfetto . cambiano solo il colore , le giacca della Mutti e i cappottini della Regina sono spesso anche messaggi da manuale , come il cappellino pro-euro blu con le margherite gialle , garbato e subliminale .

La Merkel in galleria alla Statdsoper di  Monaco , insieme al marito senza giacca ,ad ascoltare il suo amato Wagner e non c’erano scorte visibili in giro.

la Regina che non batte ciglio alla cafonata di Trump che le passa avanti e le da quasi una pacca sulla spalla.

Sono atteggiamenti forti nella loro diversità, io credo che ci sia nella femminilità , nelle sue accezioni migliori , la dimostrazione di uno stile del tutto precluso agli uomini : abituate al ruolo di sudditanza millenaria  ( ma la prima società fu matriarcale) abbiamo elaborato la forza interiore che nelle espressioni più alte si manifesta nello stile assoluto .

Poi c’è tutta la retorica di Eva contro Eva , non è colpa nostra se nel vocabolario corrente esiste la fratellanza e la sorellanza ce la siamo dovuta inventare ( e neanche tanto bene).

Ho fatto politica per troppi anni per non sapere che le donne hanno elaborato anche strategie , diciamo così , alternative; che non è tutto oro quello che riluce , ma ogni sera , se voglio avere buone informazioni politiche,mi metto in ascolto di un talkshow in cui non si alza la voce e si risponde educatamente ( sennò le tolgo l’audio ) è da Lilli Gruber che vado.

Se non altro per le belle giacche di Armani che mi piacciono tanto.

Scespirelli

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Non si sa se se il nomignolo lo avesse coniato Carmelo Bene o addirittura fosse uscito dalla penna caustica di Ennio Flaiano , certo è che Franco Zeffirelli certe battute ironiche le attirava .

Addirittura dal suo nome è nato un aggettivo “ zeffirelliano “ e non è un complimento .

Eppure tanti anni fa , nei primi anni sessanta , io giovanissima e commossa vidi a Venezia alla Biennale Teatro al teatro della Fenice un esaltante Romeo and Juliet in inglese con straordinari attori giovanissimi . Emozione che provai di nuovo vedendo la versione italiana con Giancarlo Giannini e Annamaria Guarnieri.

Poi non ho più provato di quelle emozioni col teatro di Zeffirelli , meno ancora con i suoi allestimenti operistici troppo pieni di gente e di orpelli.

Ancora più fastidiosi i film operistici oltretutto rovinati  dal playback , anche se di questo non possiamo addossargliene la colpa , ancora non esisteva lo streaming in diretta.

Si considerava moltissimo e in un certo senso era giusto considerarsi un grande : il bambino bellissimo e irregolare in una società ancora perbenista , orfano prestissimo aveva avuto dalla sua la fortuna di nascere a Firenze , di vivere nel bello e nella perfezione , in una città nella quale si trovavano vecchie signore inglesi che amavano  aiutare un piccolo orfano ,

La sua formazione è stata un mix da feuilletton con i notevoli risultati fino a farne quel personaggio amato/ odiato famosissimo ed esaltato soprattutto nel mondo anglosassone,

Oggi lo si racconta con enfasi anche se da decenni i suoi film fossero decisamente brutti e i suoi allestimenti operistici pericolosamente datati , zeffirelliani appunto.

Un fiorentino con tutti i pregi e tutti i difetti di chi nasce da quelle parti e che forse è addirittura sopravvissuto a se stesso.

A proposito del Volo

 

 

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Leggo da qualche parte che il Sindaco di Verona ha pensato di porre pure una targa per onorare la presenza dei cantanti che formano il terzetto de Il Volo , addirittura all’Arena di Verona.

Ora , dando a tutti la possibilità di lavorare , il diritto di cantare come piace a loro , il diritto di avere successo : sono tre bravi ragazzi inseriti in un bel giro musicale  che  con molta spregiudicatezza vengono chiamati anche i “tre tenorini” niente sdarebbe da eccepire .

A parte che uno dei tre canta in una tonalità più baritonale quello che mi colpisce è il livello di analfabetismo culturale dei nostri politici , nel caso del sindaco di Verona.

In quella che una volta si sarebbe detto retoricamente “la patria del belcanto” pensare che in Italia i massimi onori vengano rivolti a questa specie di trio neo-melodico , senza rendersi conto che è veramente un’offesa alla lirica decidere di premiare in modo così plateale quello che garbatamente definirei un successo mediatico di profilo popolare .

Vero è che abbiamo anche il grande tenore Bocelli che è diventato ambasciatore ufficiale della lirica italiana in tutto il mondo , anche in questo caso niente da dire  in proposito .

I suoi dischi li vende bene , la sua voce è piacevole , il prodotto è ben confezionato , non è colpa sua se viviamo in un paese colpito da analfabetismo musicale di ritorno.

 

 

Non ho mai minimamente pensato che i politici italiani capissero un tubo di musica , basta leggere la splendida invettiva di Quirino Principe in merito , ma arrivare alla targa commemorativa sul muro dell’Arena mi pare veramente eccessivo.

Un paese sordo , un paese ignorante , un paese nel quale non viene insegnato nelle scuole “normali” a suonare uno strumento , oppure almeno ad ascoltare la musica vera , quella che qui nacque e che da qui si diffuse nel mondo intero.

Un paese cieco e sordo che rinnega le sue origini non ha speranze , mi pare giusto finire nel baratro in cui siamo precipitati , ma la colpa non è di chi ci governa adesso . La colpa è tanto più lontana e non ne sono immuni tutti quelli che ci hanno governato perlomeno negli ultimi cinquanta anni.

 

I tagli alla cultura in generale e alla musica in tutte le sue maifestazioni in particolare ci hanno reso tutti orfani culturalmente , “non ci resta che piangere” come dissero profeticamente Benigni e Troisi .

Si viaggia meno , si legge di più.

 

 

Unknown

 

La solita occhiata ai social la mattina con conseguente profonda irritazione

e/o vergogna per la situazione politica nazionale , poi per fortuna c’è il tempo per la lettura vera .

Certe volte si tratta addirittura di ri-lettura , con stupore penso cosa si può capire di certi libri quando si è molto giovani , in ultima analisi quel poco di conoscenze e saperi che uno accumula nella vita è fatto di sovrapposizioni: la costruzione fragile , emotiva della gioventù, l’approfondimento meditato di quando si diventa grandi e la comprensione vera totale nel diventare vecchi.

 

Lo stesso avviene  anche nell’ascolto musicale : se a tredici anni consumavo un vinile con il Preludio e morte di Isotta ,lo facevo con lo sguardo sognante , poi ho cominciato a sentirlo con la testa , oggi lo sento  dentro come una cosa mia.

Per questo vado anche meno in giro per vedere il “già visto” , magari a suo tempo in un’edizione memorabile , irripitibile.

Non essendo affetta dal morbo “ mattioliano” per il piacer di porle in lista scelgo molto di più di una volta , sempre con qualche filo conduttore per quanto riguarda alcuni/e cantanti amati e magari seguiti anche dai loro primi successi.

 

Guardo con tenerezza i post degli amici affetti da bulimia operistica ,  li seguo con affetto e sono anche grata loro perché così mi raccontano tanto teatro che non ho più voglia di ri-vedere e ri-sentire .

Per quello oggi abbiamo veramente una ricchezza infinita di occasioni su Youtube. C’è davvero tutto!

Ci sono stati dei momenti della vita in cui si è vissuto il massimo di emozioni che sono dati dall’esserci stati proprio lì , quel giorno.

Un concerto di Abbado a Ferrara , i Puritani con la Callas , un Don Carlo a Monaco.

Lo stesso per i libri : ricordo ancora l’emozione di quando chiusi La montagna incantata : addio Hans Castorp onesto beniamino della vita…..

Questo ricordo mi riporta addirittura alla preistoria culturale quando con un gruppo di amici ci riunivamo per  un gioco nel quale vinceva chi indovina più “incipit” o chiusure dei libri letti.

Non credo che un simile gioco sarebbe proponibile anche solo alla generazione successiva , si hanno troppi interessi volatili in giro per passare serate a raccontarsi i libri letti .

Ora , se va tutto bene , dibattono della fine del Game of throne, confesso la mia grave carenza , non ne ho visto neppure una puntata.

 

E se voglio essere proprio triste penso a chi e come si prenderà tutti questi libri da cui sono circondata.

Due poesie

2007-06-21 003

Duecento anni fa nella natia Recanati il giovane infelice conte Giacomo Leopardi scrisse la più bella poesia mai scritta nella lingua italiana.

L’infinito è un mare nel quale siamo naufragati tutti , un mare dell’anima , un mare che diventa vivo quando ci si affaccia da quel colle dietro la casa avita  e si scoprono le bellezze struggenti  di questa terra benedetta che sono le Marche classiche.

L’infinito è una parola che si fa musica , un Lied senza essere un Lied e mi sono domandata spesso perché nessun musicista si sia avvicinato a quei versi perfetti per accompagnarli , forse perché sono scritti in una lingua di per se già musicalmente perfetta e poi si sa , in Italia non abbiamo mai avuto una tradizione di tipo germanico nel musicare i versi dei poeti.

Eppure quando per la prima volta ho sentito un dolcissimo Lied : Mondnacht di Schumann ho pensato a Recanati , i versi di Joseph Von Eichendorff si sono intrecciati emotivamente dentro di me.

Forse qualcuno arriccerà il naso per un paragone un po’ osé, ma quello che voglio tentare di spiegare è qualcosa di particolare ,quando rileggo la dolcezza infinita leopardiana ben più profonda e complessa della seppur bellissima lirica tedesca mi si apre l’animo e io ripenso anche a quel volo dell’anima descritto nei versi tedeschi.

Il nobile conte originario della Slesia e il nobile conte italiano hanno scritto versi mirabili , non so per quale strada sono arrivata a questa similitudine spirituale . Forse la mia anima ha capito quel volo nella notte di luna germanica pensandola sulle messi dorate delle colline marchigiane.

https://www.youtube.com/watch?v=nzvfvDBooPg

Sui palloncini

Unknown

Qualche giorno fa ad Ancona c’è stata una festa per grandi e piccini. Sono stati restituiti alla città i Laghetti del Passetto . Uno spazio giochi con vista sul mare dopo molti anni di incuria nei quali avevano perso ogni attrattiva .

Da casa mia sentivo la cerimonia ( i  bassi micidiali della musica ) e ho visto il festoso lancio di palloncini verso il cielo.

Su Fb ho scritto “ ho ammirato il lancio dei palloncini” ma nessuno ha capito l’ironia .

C’è un campagna internazionale che stigmatizza , anzi colpevolizza l’uso dei palloncini .E’ plastica inquinante  , i palloncini volano , arrivano per terra e sul mare . In terra restano plastiche non degradabili , nel mare finiscono in bocca ai pesci e li uccidono.

Gli infausti palloncini volano in cielo anche ai funerali : ho visto con raccapriccio una piccola bara bianca che stringeva il cuore , un delitto terribile , una vicenda che avrebbe dovuto ispirare solo un atterrito silenzio . E se non fosse bastato si è levato anche un applauso , ancora più tremendo , ributtante , angosciosamente blasfemo.

Ormai non c’è orrore , infanticidio o femminicidio che non veda accompagnare la triste cerimonia anche dai palloncini e siccome al cattivo gusto pare non ci sia fine , ci sono addirittura palloncini a forma di cuore , segue ovviamente applauso.

Spero che il Comune di Ancona abbia trovato dei palloncini biodegradabili da lanciare  al cielo , anche se ne dubito fortemente .

I verdi in Germania  se si  votasse domani passerebbero dal 20 al 27% .

In italia sono al 2 , sviluppi positivi in merito non pervenuti.

Venezia dall’alto

 

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Conosco Venezia per averci abitato in anni lontani , in un tempo felice quando si camminava silenziosamente nelle calli, quando si andava da Cipriani all’Harry’s bar a prendere l’aperitivo e Ruggero , il mitico barman mi offriva il Pierino fritto  prima ancora di chiederlo.

Nei pochi tavolini “ di sotto” sedevano personaggi importanti, alla cassa c’era il vecchio  Cipriani ,il giovane Arrigo cominciva a imparare.

Molti anni dopo Arrigo , già a capo di tutto , alla fine della cena , mi mandò in regalo il suo libro di ricette.

Come dire che Venezia è una dei miei luoghi del cuore e per ben due volte , facendo da guida ai miei nipoti , in anni diversi , ho attraversato la Giudecca a bordo di quei mostri bellissimi che sono le navi da crociera oggi.

L’ultima volta lo scorso anno, con la nipote numero cinque. devo dire che da lassù ( l’effetto è come quello di essere su un drone) mi sono sempre divertita a riconoscere le chiese , i campielli , e anche le montagne lontane , i colli dietro Marghera.

Davanti a San Marco noi fotografavamo i turisti che ci fotografavano , una specie di gioco di specchi abbastanza stupido , in ultima analisi.

 

Stamani guardavo i video terribili dello scontro di una di queste navi enormi  (non eccezionalmente grande , ce ne sono di peggiori) contro un battello turistico.

Non ci sono scappati i morti , per fortuna , ma non sarebbe poi stato tanto improbabile.

Ora riflettendo sul fatto che quei dieci minuti di “spettacolo” lagunare niente aggiungono alle crociere , sia in arrivo che in partenza , perché sembra così difficile impedirne l’evento facendo partire le navi un po’ più lontano ?. Ho visto che ci sono vari percorsi tutti praticabili senza grandi complicazioni organizzative.

Certo se il ministro preposto non sa nemmeno mettere l’accento giusto su San Nicolò difficilmente riuscirà a sdipanare una matassa che evidentemente nasconde misteriosi intrighi economici.

 

Da parte mia che senza colpa personale ho goduto dello spettacolo di Venezia dalle grandi navi posso dire che al turista in partenza o in arrivo poco cambierebbe dalla diminuzione dello spettacolo offerto dalla traversata del canale della Giudecca.

Senza demonizzare , senza farne una battaglia ideologica , ne abbiamo già tante da combattere sul serio , da vecchia navigante posso dire che un giorno d’estate di tanti anni fa , attraversando con un gommone di tre metri il bacino San Marco dall’isola di San Giorgio ai giardini della Biennale non fu bellissimo vederci arrivare addosso una montagna della Costa Crociere , me la rivedo ancora quando ho degli incubi notturni , magari dopo aver mangiato una banalissima pizza e non un raffinato pasto da Cipriani.