Teatro in Tribunale

Paragoghè-25 foto francesco marini

 

Uno spettacolo forte , un pugno nello stomaco.

Teatro come rito sacrale celebrato in un luogo simbolico : l’agorà del Tribunale.

S’intitola Paragoghè ( Depistaggio )– una parola greca , quella che si avvicinava di più all’ambiguo significato che la parola depistaggio ha avuto nelle vicende che hanno visto lo Stato italiano coinvolto nelle guerre di Mafia che hanno insanguinato il nostro paese.

Ci sono voluti un magistrato intelligente , il presidente del Tribunale di Ancona Giovanni Spinosa , l’entusiasmo del Marche Teatro nella persona del suo direttore Velia Papa e soprattutto la grande cultura teatrale di un uomo di teatro straordinario quale è Marco Baliani per realizzare un progetto che in sé poteva essere solo una esercitazione della memoria sulle grandi stragi di Stato.

Ne è invece venuto fuori uno spettacolo epico , tragico e popolare , uno spettacolo che forse non avrebbe avuto la stessa forza emotiva se non fosse stato rappresentato in quel luogo simbolo della giustizia che è il Tribunale.

Ricavato uno spazio teatrale nella grande corte interna : una piattaforma circondata da tre lati dagli spettatori  (solo trecento ) per ognuna delle tre serate si sono esibiti sulla scena diciassette giovani attori , reduci da un corso di teatro tenuto dallo stesso Baliani.

I giovani , mossi come il coro di una tragedia greca ( si vede quanto Baliani sia così intimamente formato classicamente ) hanno dato vita ad una sacra rappresentazione in cui i fatti tutti pesantemente reali , tutti tragicamente nella memoria degli spettatori si sono materializzati epicamente .

Il testo scritto da Baliani ripercorre le grandi stragi : elencarle non rende onore alla sofferta realtà che i giovani corpi , con le loro giovani voci ci hanno ricordato: da piazza Fontana a piazza della Loggia , dalla stazione di Bologna a alle tragi di Capaci e di Via D’Amelio , tutto è narrato con violenza , senza pudore e cel cuore stretto si arriva alla tragica fine , più tragica perché rimanda al mistero di molte incognite , di molte condanne non ancora eseguite.

Ad un certo momento in Italia tacque l’orrore , tacquero le bombe e si affacciarono sui muri grandi cartelloni con il volto di un bambino sorridente :Forza Italia era scritto su quei manifesti.

Paragoghè-9 foto francesco marini

Il groviglio di misteri in cui fortemente entrarono i Servizi deviati dello  Stato sono sbattuti in faccia a noi spettatori non del tutto innocenti.

Personalmente ho molto sofferto , alla mia età si ha la memoria viva di tutti quegli eventi . Alla vicina paziente elencavo , prima che se facessero i nomi , i luoghi e le date delle vicende orribili che hanno insanguinato l’Italia.

Due ore di tensione altissima con un finale sconvolgente : dopo il groviglio dei misteri , le Parche che hanno filato , l’uomo nero che senza volto metteva le bombe, le vittime che si rialzavano dalla polvere delle macerie si è visto l’Italia , bella e bionda che correva disperatamente sventolando il tricolore .

Nella sua folle corse gridava uno ad uno i primi dieci articoli della Costituzione e ad ogni articolo lo scoppio di una bomba la faceva cadere ; lei si rialzava sempre più sudata e urlante , sempre però tenacemente forte avvolta nella bandiera riprendeva la sua indomita corsa….

e se non piangi di che pianger suoli?….

Bellissime le musiche di Mirto Baliani , i costumi di Stefania Cempini , le luci e lo spazio di Lucio Diana , la drammaturgia di Maria Maglietta.

Testo e regia di Marco Baliani . con viva soddisfazione scrivo Produzione Marche Teatro.

 

Le foto sono ddi Francesco Marini

Paragoghè-16 foto francesco marini

 

 

Uno screenshot

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In periodo di astinenza la seguaci di Kaufmann pubblicano di tutto , antiche foto , reperti già visti e rivisti , memorie e tanti auguri.

Per contribuire in modo leggero offro anche io il mio contributo attraverso il frammento di un video pubblicato durante le prove della Forza a Londra.

E’ un attimo , il video pubblicato dalla ROH, non ha avuto molta diffusione ma per me è divertentissimo perché rivela , se ce ne fosse bisogno , un lato spiritoso e leggero del carattere di Jonas Kaufmann.

 

Lui è in jeans ,come al solito , e stanno provando la drammatica scena del lancio delle pistola che colpirà il Marchese di Calatrava .

Il lancio avviene , il Marchese cade e il nostro fa un gesto soddisfatto , infantile : “l’ho beccato ! “pare che dica.

La sdrammatizazione evidente del gesto dimostra la leggerezza con la quale comunque Jonas fa il suo lavoro .

Scrupolosamente , rigorosamente ma al tempo stesso con quel tanto di ironia che colpisce tutti quelli che anche per  brevi momenti hanno avuto la fortuna di coglierne la verità privata.

 

Non che poi quando sarà in scena non faccia la sua scena drammatica con convinzione , ci mancherebbe!

Bravissimo a calarsi nel personaggio come nessuno non perde però quel distacco intellettuale che poi in definitiva è la cifra stilistica del suo essere unico.

Cercatevi il video , ne vale la pena.

 

 

Poscriptum: posso dire che trovo perlomeno ipocrita l’ invito rivolto a Kaufmann di riguardarsi sine dieda parte di tutti coloro che NON avevano biglietti per la Tosca di Parigi?

 

Allelujah!

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Quando entrarono in chiesa le chitarre?

Un giorno preciso non c’è , probabilmente fu una delle conseguenze del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Nessuno pensò al terribile decadimento culturale provocato da questa rivoluzione.

I ragazzi cantavano felici le loro canzoncine orecchiabili , il prete celebrava girato verso i fedeli , tutto sembrava avvicinare il popolo di Dio alla fede.

Piano  piano scomparvero i canti tradizionali , quelli magari salmodiati durante le processioni nel Sud , poi anche quelli furono abbandonati via via che morivano le vecchiette beghine.

 

Oggi  in chiesa ci vanno in pochi e nessuno canta perché oltre a essere bruttissime quelle lagne post-conciliari non le conosce nessuno.

Sopravvivono ,per fortuna un paio di canti natalizi duri a morire e alcune canzoni , quelle abbastanza godibili che Zefffirelli commissionò ad un cantore inglese degli anni ’70 che si chiamava Donovan e che furono inseriti del film Fratello Sole Sorella Luna.

 

Il resto , come diceva il Bardo , è silenzio.

Leggo in questi giorni che il maestro Riccardo Muti nella sua veste di direttore d’orchestra ,si fa portavoce di una civile contestazione contro la bruttezza dei canti in chiesa.

Ne fa anche un discorso propositivo invitando le istituzioni ecclesiastiche a promuovre scuole musicali serie ,in modo da diffondere nel territorio insegnanti di musica capaci di reintrodurre per esempio Vivaldi nella nostra sconquassata anticultura musicale italiana.

Lui ne fa anche una questione di lavoro , molti insegnanti di musica ,  oltre a trovare una ulteriore occupazione potrebbero contribuire a educare le persone a riconoscere la qualità musicale , in definitiva a promuovere l’arte a livello popolare.

 

Ci penso spesso anch’io , soprattutto quando nel confronto con quello che succede nel nostro paese, mi capita di andare alla Messa nei paesi di cultura germanica.

Lì cantanto tutti , con il loro libro davanti , non credo che siano per questo fedeli più osservanti, però almeno si ascoltano musiche bellissime.

Mi capitò addirittura una volta in Nuova Zelanda ( e laggiù non fu neanche facile trovare una Messa domenicale) di trovare un piccolo paese  un giovane prete e dei canti bellissimi il cui testo ci fu generosamente donato in memoria dell’incontro.

 

Domenica scorsa alla Messa c’era un gruppetto di Scout piccolissimi e io che mi commuovo sempre come una cretina davanti ai bambini seri e impettiti con la loro bandiera , ho visto la chitarra pericolosamente imbracciata dal capo Scuot e mi sono venuti i brividi.

Le vecchiette tacciono , il libro dei canti giace abbandonato sui banchi , solo un paio di “esperte” intonano le orribili melopee.

Ci sarebbe davvero molto fa fare , anche in questo campo , nel nostro paese vittima di incultura di ritorno  anche a livello musicale.

 

Le città invivibili

 

 

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Forse non sarà possibile tornare indietro , forse il mondo globalizzato ha prodotto risultati neanche lontanamente immaginabili nel secolo scorso.

Certo che visitare oggi Firenze e Venezia produce un senso di smarrimento se non addiritura di angoscia che non si prova al confronto in nessuna città turistica.

Ho avuto la fortuna di nascere in una di queste e di vivere per molti anni anche nell’altra .

I miei figli grandi avevano i nonni nelle due bellissime città e una volta un mio bambino , svegliandosi in macchina dopo una giornata di gita aprì gli occhi sul panorama di Firenze : alla vista del Cupolone esclamo: com’è bella Venessia! la frase divenne lessico familiare a indicare in una summa estetica ogni bellezza profusa in entrambe.

Oggi non è più così: chi arriva da turista ha diritto di visitare il bello , ma quel bello è nascosto dalla volgarità delle botteghe , dalle masse in fila davanti ai musei , spesso dalla inverecondia del loro vestire .

Chissà perché lo straniero in Italia pensa sia lecito girare in mutande , mangiare per terra , lasciare tracce del proprio passaggio come cavallette infestanti.

Ci provassero a casa loro , sai che belle multe prenderebbero!

Non mi scandalizza lo scandalo provocatorio . Storicamente a Venezia c’erano cortigiane che mostravano le loro bellezze dalla finestra : non a caso c’è ancora il Ponte delle tette a ricordare la storia.

Né mi scandalizzano le greggi davanti all’Accademia a Firenze in fila per vedere il Davide, mi scandalizza quello che resta per strada dopo il loro bivaccare ,inno alla plastica e non solo.

 

Una volta lessi un libro bellissimo :le città invisibili di Italo Calvino.

Queste città magiche avevano tutte nomi femminili , vivevano in un ultramondo incantato , sospeso.

Un tempo al turista che arrivava a Firenze e a Venezia credo che le due città portassero nelle loro bellezze lo stesso incanto delle città di Calvino.

Oggi vedranno , se riescono a superare i muri umani solo le teste di quelli davanti a loro , in un pesante odore di cibo oscenamente diffuso.

 

Mi si potrebbe dire che tutta l’Italia è piena di città d’arte città bellissime , tutte ugualmente invase dal grande turismo di massa , ma in alcune di esse come Roma e Napoli esiste un anticorpo naturale : l’enorme bellezza fa da anticorpo al disordine , la loro vitalità sfacciata tiene testa all’offesa.

Fienze e Venezia no , la loro bellezza fragile andrebbe assaporata lentamente , come facevano al tempo del Grand Tour i visitatori che lentamente calavano dalle Alpi .

 

Il numero chiuso potrebbe essere una risposta? Chissà come si ribellerebbero gli albergatori , i commercianti , i ristoratori.

Tutto sommato ogni provvedimento di questo tipo produrrebbe l’effetto colabrodo , risposte serie non ne ho .

Però chiudere il Ponte della Libertà a Venezia e recuperare qualche cinta daziaria a Firenze….tanto per fare un sogno calviniano….potrebbe funzionare.

 

 

 

 

 

 

Dalla stampa

 
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C’è un gatto “ che soffia” impaurito entrato per sbaglio in una scuola e il bidello lo ammazza a randellate sotto gli occhio atterriti dei bambini.

C’è una insegnante che crede nel suo lavoro e chiede ai suoi allievi di preparare un testo per commentare la “giornata della memoria”,

I ragazzi usano i mezzi più consoni a loro disposizione e preparano un testo con PowerPoint in cui finiscono per paragonare Mussolini a Salvini.

 

Cosa succede nel nostro paese ?

l’insegnante viene sospesa e le viene anche ritirato lo stipendio , al bidello non mi risulta essere successo niente , salvo ( forse ) una denuncia da parte di alcuni genitori ai quali i bambini avevano raccontato la turpe scena.

 

Evidentemente c’è qualcosa che non funziona nel nostro paese …anche se

“Atene piange e Sparta non ride” perché quello che un tempo era chiamato il mondo civile seguita a dare spesso immagini di follia non dissimili sotto ogni latitudine.

 

Però quello che principalmente mi preoccupa è il fatto di vivere sempre di più tra élites ristrette che queste vicende le stigmatizzano mentre basta mettere il naso fuori dalla  propria bacheca Facebook e prendere un tram , oppure salire su un treno per accorgerci che il mondo va proprio dall’altra parte ,dalla parte di queli dirigenti scolastici che stigmatizzano l’operato di una docente che lascia libertà di pensiero ai propri allievi e non si scandalizza della violenza di un atto barbarico compiuto da un bidello violento.

 

Il numero dei miei amici fesbucchiani  evidentemente me lo sono scelto tra coloro che la pensano come me ( magari qualcuno ama anche i cani , errare humanum est) , quindi vivo in un mondo ideale ,tra gente che si scandalizza per i Rosari ostentati oscenamente , che magari anche impudicamente legge ancora e non solo i titoli delle locandine passando di fretta davanti alle poche residue edicole di giornali.

 

Mi sono convinta che è passata l’ora dello stare alla finestra o per meglio dire nel proprio orticello sicuro , ma quanti di noi lo faranno?

Il mio blog si ingolfa di Like quando scrivo di musica , parlo di opere liriche , molto meno quando cerco di smuovere le coscienze addormentate , mi rispondono solo e sempre le stesse persone amiche .

 

Del  bellissimo detto evangelo :”ama il prossimo tuo come te stesso” sono passata alla folgorante risposta di Schulz tramite Charlie Brown “ amo il mio prossimo , è la gente che non sopporto”.

 

 

 

Un incontro

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questo pezzo , scritto qualche giorno fa in treno mentre andavo a Firenze era rimasto sull’IPad , ho pensato comunque di pubblicarlo

Stazione di Ancona , in attesa del treno . Sul sedile stanno seduti , ai due estremi , due giovani  , parlano fra loro . Chiedo il permesso di sedermi in mezzo. Gentili mi sorridono e io chiedo se sono amici .

Si erano appena conosciuti , sono ambedue siciliani , ovviamente mi viene naturale domandargli cosa ci fanno ad Ancona . Risponde il più grande : lui è fortunato ,  ci ha trovato un lavoro , pensi ha solo diciannove anni !

Il ragazzo timido mi sorride e mi spiega che il suo lavoro è su una piattaforma : quindici giorni in mare, quindici a casa . Pendolare , torna a casa , a Gela. Contratto apprendistato , poi si vedrà.

L’altro , più grande è venuto per un concorso in Marina , ora va a fare un  altro concorso a Foligno .

Sono tutt’e due diplomati , ma in Sicilia il lavoro non c’è. Fortunato quello che lo ha trovato qui ad Ancona!

Vengono dalla terra più bella , più felice , più profumata , ma dalla parte sbagliata del nostro paese.

Mi sale la rabbia profonda di chi ha già un nipote al lavoro , altri già con buone prospettive di trovarne , anche se so , che con le dovute differenze , anche i miei nipoti lavoreranno probabilmente lontano da casa , ma lo faranno e già lo fanno per scelta , per occasioni migliori di lavoro.

Guardo questi due giovani gentili e garbati e penso a quanti errori storici sono stati commessi dal nostro stato , così ingiusto verso quel nostro Sud abbandonato in mano alle mafie.

Quando li saluto , il mio treno puntuale è in arrivo , vorrei abbracciarli , vorrei chiedere scusa a nome del mio paese , a nome della politica che pure ho fatto per anni senza capire quanto sia stato inutile il mio impegno .

Non ho voluto domandargli se e come votavano , ma il più grande mi ha detto , di sua sponte, che non avrebbe votato mai più. Perso un un discorso fumoso in cui la cosa più importante per lui era il ritorno alla sovranità monetaria ho capito che la sua fantasia meridionale , in fondo a qualcosa si doveva aggrappare.

Il timido “fortunato lavoratore” non ha parlato .

Li ho salutati cercando di dimostrargli tutto il mio affetto per loro e per la loro , da me amatissima , bellissima terra :salutatemi la Sicilia e spero che non pensino di avere incontrato una vecchia matta un po’ rincoglionita.

 

Strani fantasmi si aggirano per l’Europa:

 

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mancano meno di due settimane all’appuntamento delle elezioni europee e fa freddo.

Dalla Polonia , e non è una metafora, scende direttamente un canale di vento gelido , nuvole pesanti passano veloci , i fiumi esondano , in questo clima impazzito trovano spazio le teorie più fantasiose ,

I negazionisti c’erano già , adesso abbiamo anche i terrapiattisti a convegno, mi serve assolutamente il ricorso a Verdi e il mirabile finale del Falstaff : tutto il mondo è burla.

 

L’Italia sta pericolosamente scivolando verso una specie di regime nell’indifferenza dei più : un tragico buffone arringa le folle plaudenti e se viene contestato quella parte nera che è sempre stata nel nocciolo duro della polizia ( ricordate Genova!) corre a schedare giovani contestatori , diligenti pompieri usano le scale , altrimenti giustamente utilizzate , per rimuovere lenzuolate di proteste civili.

 

Fare di questi tempi un viaggio in treno può essere molto istruttivo : tutti si sentono in dovere di “vomitare” qualunquismo e non è che la politica in generale non ne giustifichi il ricorso.

Se l’italia piange non è che altrove si rida troppo , la Francia orgogliosa della propria cultura si trova tra rigurgiti di destra e un Presidente in picchiata di consensi. Pare che i Gilets Jaunes siano stati l’unica svolta politica di un certo rilievo , ma come voteranno?

La Gran Bretagna arriva alle europee con Farage in testa alle truppe Brexit , sospesa tra un’Irlanda del Nord in pericolosa via d’uscita e non è che la Scozia lo sia da meno.

A occhio e croce mi pare che neppure la nascita di un ennesimo principino sia riuscita a risollevare le sorti della Corona.

In Germania , con una Muttie in scadenza  e la disoccupazione che cresce non sono messi benissimo. Anche lì il veleno pericoloso di Alternative for Deutchland mina la serenità dei tedeschi .

 

Tutto questo poi ci porta a non sottovalutare la portata delle conseguenze che la guerra dei dazi contro la Cina trionfalmente condotta da Trump potrà avere sulle nostre più fragili economie europee.

 

Intanto ad un braccio di mare da noi abbiamo la Libia in fiamme con le tragiche conseguenze che il perdurare del conflitto porterà anche alle nostre sconquassate riserve petrolifere.

 

Fermate il mondo , voglio scendere!

Allora cerco di alleggerire il discorso : se qualcuno si vuole fare due risate pensi al boccone di traverso come diversivo .

In fondo invece di soffocare basta annullare tre repliche della Tosca (basteranno?) per sentirsi più leggeri e magari improvvisarsi nel frattempo Masterchef con assistenti armate di coltellacci da cucina branditi pericolosamente .

Una risata vi seppellirà.

 

 

 

 

 

Sono un’a-sociale

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Premesso che non voglio auguri di compleanno su Facebook, ho anche tentato di cancellare la mia data di nascita , non certamente per vanità , solo perché non voglio questo tipo di manifestazioni imposte dal web.

Se qualcuno mi vuole fare gli auguri , mi può ancora fare una telefonata , quella la gradisco.

 

Di conseguenza non faccio agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me:non faccio gli auguri a nessuno , men che meno partecipo alle collette di beneficenza , ho altri canali per farne.

 

Trovo ridicoli i mazzi di fiori augurali , ovviamente virtuali che spopolano in rete.

Assolutamente irritanti quelli con la faccia di un noto tenore che brinda alla salute di persone che probabilmente non conoscerà mai.

 

Non amo le feste commerciali : del papà , della mamma, San Valentino e così via …

Di conseguenza non amo le foto della mamma , magari morta da un bel po’ di anni , tutti ne abbiamo avuta una , teniamoci i ricordi nel cuore , cerchiamo di non condividere tutto.

 

Non demonizzo chi mette le foto di bambini , non penso che torme di pedolfili troveranno interessanti i visini sorridenti di figli e nipoti , è legittimo essere orgogliosi dei propri cari.

 

Amo gli amici che vanno in giro per teatri e per musei , quelli mi raccontano cose belle , magari  alcune a suo tempo le avevo viste anch’io e allora mi servono da promemoria.

Amo anche tutti quelli che hanno il coraggio delle proprie idee, che non subiscono passivamente le fake-news, che esprimono garbatamente il proprio pensiero che posso anche non condividere , ma che comunque mi informa degli umori del mondo.

 

Per quanto mi riguarda ho una piccola pagina personale , chi mi vuole leggere , è li che trova il mio pensiero libero e se qualche volta mi permetto di ampliare la mia idea cerco comunque di farlo serbando un certo spirito leggero , di non perdere l’humor che salva anche quando si dicono corbellerie.

 

Mi fermo qui , per oggi mi sono fatta torme di “ nemici virtuali” , ma l’elenco non è finito , l’a-sociale colpirà ancora.

 

 

Firenze – Lear al Maggio

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Firenze, inaugurazione del Maggio Musicale fiorentino.

 

Bene ha fatto il Sovrintendente Chiarot a proporre per questa inaugurazione uno spettacolo particolarmente colto e affascinante ripreso dalla edizione parigina di due anni fa.

Lear di Aribert Reimann non è soltanto un evento culturale , è l’avere portato a Firenze uno spettacolo che sotto molti punti di vista porta un valore di novità nella piatta produzione degli enti lirici italiani in generale.

Grazie anche alla felice e importante regia di Calixto Bieito questa versione della tragedia scespiriana resterà a lungo nella memoria degli spettatori fiorentini , non a caso alla terza e ultima replica alla quale ho avuto occasione di assistere molti erano gli abbonati che tornavano per vedere lo spettacolo.

Tratto dalla immensa tragedia di Shakespeare quest’opera affascina e seduce anche ad un primo ascolto , ma resta nello spettatore la voglia di apprezzarla di più , magari attraverso una seconda lettura .

L’idea di mettere in musica la tragica storia del vecchio re di Britannia aveva affascinato anche Verdi , ne aveva scritto molto , poi il progetto fu accantonato anche se poi ne troveremo tracce importanti laddove non si penserebbe davvero : nel finale del Rigoletto.

Anche Reimann lo ha colto , con una specie di scatola cinese il pianto di Lear sul corpo di Cordila ci riporta come un omaggio all’altro grande pianto su una figlia morta.

Quando Dietrich Fischer Dieskau chiese a Reimann di lavorare a questo progetto si rivolse ad un musicista di solida preparazione ,non a caso era stato anche suo accompagnatore nei concerti di liederistica.

L’opera fu poi commissionata e vide la luce nel 1978 dall’Opera di Stato della Baviera con Fischer Dieskau nel ruolo del protagonista e da quel momento praticamente è entrata , specie nei paesi di lingua germanica , ormai stabilmente nel repertorio.

Aiutata dalle preziose note del programma curate da Enrico Girardi si entra in questo gioco di suoni in cui inizialmente si resta forse leggermente spiazzati per poi entrare lentamente nella storia che diventerà diversa nel proseguire del racconto , senza mai sovrastare le voci , senza mai perdere il filo conduttore che riporta a specchio le storie dei figli buoni Cordelia e Edgard nella strada contorta e doppia della trama con due vicende intrecciate  , motivo non ultimo della rinuncia verdiana a cimentarsi nell’ardua impresa, perché in effetti si racconta la tragedia di due padri: Lear da un lato e Gloster dall’altro.

Certo , per una impresa del genere occorrono grandi cantanti- attori e qui ci sono veramente tutti , su cui primeggia la figura carismatica di Bo Skovhus nel ruolo del titolo che aggiunge nel tragico finale della follia del vecchio re momenti di una intensità straordinaria.

Brilla accanto a lui la prestazione di Andrew Watts cui si richiede di cantare nei due registri di tenore e controtenore quando nel proseguo della vicenda il personaggio  si trasforma in povero vagabondo , per poi ritornare al registro di tenore nei momenti di passaggio da un ruolo all’altro.

Momenti di memorabile tensione musicale si susseguono nella scarna ed efficace scenografia che si trasforma in foresta nella quale vagano i personaggi tragicamente inseguiti dal loro crudele destino.

Si occhieggia giustamente al teatro della crudeltà di artoniana memoria , ci si perde nella selva di suoni che vanno dal grande uso delle percussioni ai momenti lirici in cui si riaffaccia addirittura un senso di abbandono e di pace al limite del melodico.

Senza mai coprire le voci , senza mai sovrapporre inutili effetti brilla la direzione scarna e perfetta di Fabio Luisi , è evidente che si trova nel suo habitat e bene lo seguono la ottima orchestra del Maggio e i cori maschili guidati da Lorenzo Fratini.

 

Alcuni momenti della tragedia vedono la sovrapposizione di scene ,i cantanti tutti perfetti nei rispettivi ruoli aiutano la non facile lettura del testo , inutile citarli tutti , sono di una bravura straordinaria : da Goneril a Regan fino alla dolce Cordelia , poi Gloster , il già citato Edgard , il viscido Edmond , il Matto  e Kent , tuuti formati alla grande scuola di canto germanica.

Personalmente ho un solo rimpianto , non aver potuto vedere una replica , penso di avere bisogno di una rilettura .

L’occasione l’avrò a Parigi , nella ripresa autunnale all’Opera Garnier.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sotto attacco

 

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Non mi era mai capitato ! Da giorni il mio blog non riceveva visite , io non riuscivo ad andarci finchè mi sono decisa a domandare all’”informatico principe “presso il quale la mia modesta fettina di piattaforma è accolta.

La risposta , in un primo momento mi ha quasi lusingata , oltre che tranquillizzarmi : siamo sotto attacco Hacker , tecnici stanno lavorando per risolvere il problema !

Oibò , roba da Wikiliks….io che credevo di passare inosservata al mondo;

poi invece mi è montato il disagio con la scoperta di quanto in realtà sia fragile tuttto questo mondo digitale nel quale crediamo di stare sicuri.

 

Poi , non so come , mi si è riaperto il contatto , ma in maniera strana , non sono riuscita a condividere il pezzo su Fb. come facevo abitudinariamente , solo, cliccando sopra si apre e si vede la foto, non so se sia una specie di modalità provvisoria oppure sono cambiati i sistemi di connessione , valli a capire , i misterio Eleusini in confronto erano molto fumo e poco arrosto!

 

Per quanto  mi creda acculturata , sicuramente ben oltre l’età media dei fruitori della rete , sono ancora molto ..antica in certe cose .

Per esempio non mi piace avere il biglietto del treno sul telefono , mi sento più tranquilla ancorata al cartaceo , proprio oggi dovrò fare anche questa sconvolgente nuova conquista .

In partenza per il patrio lido , passando per l’orrida caverna della stazione Alta velocità di Bologna penserò al solito con nostalgia al bellissimo treno “freccia dei due mari” che in giurassici tempi lontani mi portava da Ancona a Firenze senza cambiare.

Mi dovevo solo ricordare di cambiare la posizione a sedere perché la motrice veniva attaccata dall’altra parte.

In quel lontano tempo dicevo anche che andare all’indietro mi faceva venire il mal di stomaco…poi di necessità virtù: il biglietto numerato mi ha tolto questa fissazione . Ora vado dove mi porta la prenotazione.

 

 

l’inverno del cuore

 

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Due foto dal telefono al p.c. Operazione abituale , sono le foto della settimana : un giorno di noia , le prime bellissime rose di maggio , in fioritura.

Le fotografo , poi è tornato l’inverno, verrebbe da dire l’inverno dei nostri cuori.

 

Difficile trovare pensieri positivi nella cronaca dei nostri giorni , nel sentire quanto si allungano le ombre del razzismo , dell’antisemitismo , della paura nuda nel cuore indurito della gente.

Si doveva colpire una piccola bambina nel centro di Napoli per capire che la lotta alla Camorra era solo un discorso retorico : sembra assurdo , ma tranquillamente si parla di “malavita organizzata”, come se fosse una cosa naturalmente accettata anche da parte della pubblica opinione.

 

Le rose sono appassite prima di sbocciare del tutto , pioggia e vento fuori misura le hanno piegate e c’è ancora qualcuno che mette in dubbio le concrete profezie della scienza : credo si stia tornando verso uno strano medioevo post-moderno dove l’ unica voce positiva sarà quella di una ragazzina inquietante con le treccine : Greta Tumberg.

 

Si parla di reintrodurre l’educazione civica a scuola . Pensiero positivo se contemporaneamente non si cancellassero ore di storia , di arte ,non fosse già scomparsa la geografia e non si sia mai pensato di potenziare attività  in cui il rapporto con gli altri sia portatore di valori associativi.

In ogni scuola invece ci sarebbe bisogno di insegnare più musica , più teatro:

cantare insieme , suonare insieme ( non solo il piffero) , recitare insieme sono strumenti altamente educativi e lo dico per una ben collaudata esperienza personale.

 

Credo sia però un dovere degli adulti, diciamo pure tranquillamente dei vecchi,di non correre a nascondersi nei monasteri su altissime montagne dove leggere , studiare , serbare memorie .

Lo dobbiamo per questi nostri giovanissimi digitalizzati e informatizzati che comunque sono migliori della generazione che li ha immediatamente  preceduti .

Per oggi chiudo qui , il messaggio in bottiglia mi pare già sufficentemente impegnativo .

 

 

La via della memoria

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Passano oggi in televisione servizi su servizi tutti incentrati sul ricordo della tragedia che settanta anni fa , esattamente il 4 maggio 1949 , annientò in un incidente aereo che si schiantò sulla collina di Superga la squadra del grande Torino , campione d’Italia e di tutti i suoi dirigenti.

Ero una ragazzina , non mi intendevo di calcio e non me ne sono mai interessata anche in seguito ma quella vicenda rimase nel cuore di tutti gli italiani, ricordo gli occhi lucidi del mio babbo quando la raccontava.

E siccome la memoria fa degli strani cerchi concentrici quelle foto in bianco e nero , non a fuoco ,che ci ricordano un’Italia molto povera mi hanno riportato alla memoria un’atmosfera lontana , il mio breve periodo di interessamento al calcio , nella Firenze degli anni cinquanta :
ero molto giovane e abitavo “ dalle parti di San Gervasio” come recita una deliziosa poesia di Ardengo Soffici , a pochi passi dallo Stadio e in una traversa della via Aurelio Saffi dove abitavo io ci stava la squadra della Fiorentina.

Non è come adesso , i giocatori uscivano per andare ad allenarsi  e non c’erano le richieste di autografi , men che meno i selfie , ma io che avevo adocchiato un giocatore che aveva un po’ intrigato la mia fantasia , andavo a vedere gli allenamenti . tanto la porta dello stadio era aperta a tutti coloro che ne avevano la curiosità.

Il giocatore , per quel che mi ricordo , si chiamava Virgili ed era friulano , un qualcosa di esotico nella Firenze di quel tempo.

La memoria così mi ha riportato a quella zona residenziale di villini bassi , le cascate di glicine in fiore , la voce delle persone che camminavano lente , parlando.

Poche le macchine , il tram passava in fondo alla strada , in alto come una quinta la collina di Monte Ceceri , si diceva che Leonardo si fosse buttato da lassù con le ali , cercando di volare , chissà chi me lo aveva raccontato!

Tutto questo piano piano è riaffiorato nella mia memoria di oggi , lentamente partendo proprio dal ricordo della squadra campione che si portò via in un attimo solo tutta le gloria di una Italia dove anche i giovani portavano pesanti cappotti, in un tempo mitico , quasi da tragedia classica , là dove stanno gli eroi.

La poesia di Soffici finiva più o meno così: …

….a braccetto per quella via .

peccato ! la malinconia

s’era invitata da sé.