Mediterraneo

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Molti anni fa ho navigato nel canale di Sicilia su una piccola barca a vela .

Lo facevamo per sport , mio marito aveva la passione per il mare e io , insieme ai miei figli ,lo abbiamo seguito.

Una passione di famiglia , la barca . Il Mediterraneo lo conosco bene e le regate lunghe , quelle in cui ci si misura davvero anche con la paura le ho fatte tutte .Tre volte la Middle Sea Race : praticamente si parte da Malta per tornare a Malta circumnavigando la Sicilia .

Con le barche piccole come la nostra erano quattro o cinque giorni e notti in mare .

Ho visto le onde più alte di noi correrci a poppa, il canale di Sicilia è veramente impressionante .

Lo facevamo per sport, con equipaggi preparati , su barche piccole , attrezzate con tutte le tutele necessarie , ma era duro lo stesso .

Posso dire di conoscere il senso di sgomento nel cuore della notte quando il vento rinforza , posso dire dei momenti magici quando una balenottera all’alba si levò dall’acqua davanti a noi con il piccolo attaccato al grembo, posso dire l’incanto della lava dello Stromboli che incandescente toccava il mare illuminando le onde .

 

Tutti magici ricordi di una vita passata oggi ridestati con angoscia vedendo una bellissima serie di piccoli video realizzati con lo Smartophone che passano sul sito di Repubblica intitolatI “Come è profondo il mare “

Immagini dure , crudeli e terribili di quelli che quel mare , senza sapere niente del destino che li attendeva , senza conoscere la realtà di una traversata comunque lunga e durissima sono saliti su quei barconi fatiscenti , ingannati da trafficanti di esseri umani , spinti dalla fame , dalle guerre , dal destino crudele di essere nati in quella parte del mondo tanto sfruttata da noi europei in passato che si chiama Africa.

 

La miniserie è dura da vedere , ma soprattutto è duro un passaggio quando si sentono le voci di italiani , voci settentrionali , che dicono cose orribili , che dubitano dei numeri della tragedia , che urlano “ rimandateli a casa loro !” . che

vomitano egoismo mentre scorrono le immagini di bambini affogati , di mani che si protendono inutilmente dall’acqua.

I piccoli video si concludono con la voce pacata di Corrado Augias e vale la pena e il coraggio di vederla .

 

Ho cominciato parlando di ricordi personali che nella loro piccolezza volevano comunque testimoniare che una cosa è parlarne e un’altra è avere anche una benchè minima esperienza di cosa è veramente navigare nel Mediterraneo.

Uno dei mari più difficili del mondo diventato adesso anche una immensa tomba di vittime innocenti.