il cantore che non si volle fare Maestro

Quando il povero Hans Sachs si pone il drammatico interrogativo a proposito di quel Probelied di Walter” nessuna regola vi si avvertiva eppure non c’era errore lì dentro” si rifà al pensiero di Nietzche nella Fröhliche Wessenscahft (La gaia Scienza)..tutto quello che oggi fa è ben fatto e con tutte le regole : eppure ne ha una cattiva coscienza….. infatti il suo compito è quello che esce dalla regola…..

Wagner sentiva fortemente il suo compito di provocatore e si ritrova il suo pensiero nell’affermazione di Beckmesser : il Merker bizzoso e testardo che esclama “ minaccia sempre vergogna e decadenza all’arte se si corre dietro al gusto del popolo!”.. e i Maestri unanimi : Oho , il popolo , si sarebbe bella!

 

Arte e artigianato : la regola e la fantasia , solo attraverso la frattura arriva il nuovo e di nuovo Nietzche ( anche a proposito del nazionalismo tedesco)…. queste cose devono essere intese artisticamente , non dogmaticamente.

 

Il Lied amoroso di Walther viene respinto : è roba profana per noi dice il fornaio Kohtner , che vada a cantare con gli uccelli che gli avevano insegnato le regole del canto, insinua Beckmesser e Sachs spiega a Walther : la vostra canzone li ha spaventati .

 

Ma Sachs , l’indiscusso maestro della Regola non è esente dal Wahn …quella follia che ritrova nel profumo dei lillà,quella follia in cui si ripensa quel giovane che avrebbe voluto essere anche lui libero dai dogmi e riconosce nel cantastorie venuto da lontano qualcosa di sé ormai perduto nel tempo.

 

Ho cominciato il mio pezzo sui Meistersinger della Bayerischestaatsoper con queste citazioni per cercare di analizzare alcuni punti ,oserei dire, di criticità in un mare dilagante di entusiasmo.

 

Tutto quei pensieri che ho cercato di condensare all’inizio della mia riflessione ci sono tutti nella perfetta e addirittura esaltante direzione musicale di Kiril Petrenko.

Già nell’attacco della sinfonia siamo in una situazione di felicità musicale completa , mai avevo sentito mille particolari della partitura che esalta ogni passaggio , si ha persino l’impressione che si tratti di qualcosa che assomigli a una colonna sonora per quanto ogni particolare viene valorizzato dalla prezosa bacchetta del maestro.

La compagnia di canto , nella sua complessità è totalmente omogenea a dimostrazione dell’altissima qualità della compagine del Teatro di Stato della Baviera

Dirò di più , sembra impossibile pensare voci diverse da quelle ascoltate in questa messinscena , ma c’è un piccolo ma nel mio discorso e riguarda la divertente regia di        David Bösch, perfetta nei particolari , piena di ritmo e di attenzione ad ogni minimo atteggiamento di tutti i cantanti in scena , ma…perchè ogni tanto ripensavo alla deliziosa messinscena di due anni fa a Salisburgo o perché avevo la nostalgia di rivedere tutti gli stendardi di vecchi gloriosi allestimenti ..in calzamaglia?

 

E’presto detto , per fare tanto di nuovo ad un certo punto si è perso quel filo che resta nella musica , ma che nella parte alta del palcoscenico si perde nelle mille allegre trovate che fanno correre veloci le cinque ore abbondanti dello spettacolo ma che fanno smarrire a questi Maestri bavaresi impoveriti al punto di abitare in tristissime case popolari infesate da bande di casseurs raccontati in una luce illividita il senso wagneriano della ricerca del bello che si ribalta dalle rigide regole delle Tabulatur nel canto libero del cantore venuto da lontano.

 

Un momento musicalmente magico , uno fra tanti è l’esecuzione del quintetto alla fine della prima scena del terzo atto: Selig, wie die sonne una pagina chiusa inusuale nell’autore diretta elegantemente e cantata dai cinque le cui voci si rincorrono idealmente sono un punto musicale altissimo nell’intera opera.

Cito questa magia proprio perché non sembri che l’unica a uscire non soddisfatta dal teatro sia stata io , quando la percezione che qualcosa si sia persa per strada persone musicalmente più addentro al testo wagneriano lo hanno capito e scritto anche prima di me.

 

Si ride molto in questo spettacolo ,le gags si inseguono con deliziosa precisione e si ha la netta impressione che pure i cantanti si stiano divertendo mentre cantano.

Diciamo che si tratta di uno spettacolo felice , in cui tutti sono toccati dalla grazia a cominciare ovviamente dal perfetto Sachs di Wolfgang Koch , la cui conoscenza della parte lo rende di una naturalezza invidiabile, si vede che il calzolaio è suo già da dentro e non da oggi, il suo perdersi nel profumo dei lillà che tanto wagnerianamente accenna un forte eco del Tristano è pagina di rara maestria.

 

Ovviamente chi nuota come un pesce nel suo personaggio è Jonas Kaufmann , è talmente lui Walter Von Stolzing, il Good Knigth della Tshirt , da domandarsi dove finisca il personaggio e dove cominci l’uomo vero.

Il suo canto perfetto , la sua capacità di rendere in maniera liederistica le sublimi arie del cavaliere francone ne fanno un capolavoro nel capolavoro e allora mi domando se c’era bisogno di fargli fumare tre sigarette e di preparasi una equivoca cartina che per carità ci sta nel personaggio e che ha suscitato la mia ammirazione per la cura con cui si prepara quella fumata ( lui che credo non abbia mai toccato una sigaretta in vita sua ) dimostando una manualità davvero eccezionale .

Anche quella sua uscita di scena plateale, dopo avere fracassato il busto del buon Wagner ci sta , ma era necessario calcare così la mano?

 

Del bravissimo e zelante Merker di Markus Eike tutto il bene possibile . L’eccellente baritono il suo ruolo ingrato è riuscito a renderlo sicuramente molto umano e addirittura , notata una certa sua somiglianza con George Clooney, all’inizio dell’opera non quella macchietta stereotipata di molte altre rappresentazioni, ma anche qui mi domando : era necessaria quella sua drammatica fine in scena ?

Certe volte penso che la comicità non sia congeniale all’animo tedesco , loro riescono meglio nel grottesco e la dimostrazione la si ha nell’ultima scena quando , per la paura di rigurgiti nazisti che sicuramente non potevano appartenere a Wagner , (che aveva altri latini da stigmatizzare con i suoi problemi relativi al fiasco parigino del Tahnnauser ) qui si fa addirittura vomitare il povero Davidino ,del quale mi piace sottolineare la stupenda e limpida voce di Benjamin Brun, nella famosa coppa dei campioni.

 

Proseguo citando la deliziosa Eva di Sara Jakubian , forse anche lei un pò sacrificata nel momento del suo lirico tentativo di seduzione del povero Sachs , che non a caso dopo la rissa ha pure perduto due lettere dell’insegna ed è diventato simbolicamente Ach !

 

Anche l’altra donna del racconto , quella Lena matura e calda che circonda di ogni delizia il suo apprendista è stata resa in maniera perfetta da Okka Von Damerau , una voce che avevo già sentita qui a Monaco e che sicuramente merita una doverosa attenzione.

Ma sono tutti bravissimi : il Pogner di Cristof Fischesser , il tenero fornaio Kotner straconservatore Maestro di Eike Wilm Schulte , una vecchia gloria del teatro qui particolarmente e affettuosamente applaudito .

E poi tutti gli altri , tutti curati nei particolari per accentuarne le differenze e per renderli più veri del vero , fino allo straordinario e spaventato Nachtwächter di Hermann Ortel, un guardiano notturno cacciato da una banda,molto sconcertante e problematica di PDK….

 

Allora i miei fedeli e affezionati lettori mi potranno domandare : perché ogni tanto pensavi ai vecchi allestimenti , perché se hai anche te riso alle divertenti trovate del regista fai ancora la saputa e cerchi il pelo nell’uovo .

La mia risposta è in quelle note che ho messo all’inizio della mia riflessione , non mi basta raccontare la trama , dire quanto lo spettacolo era divertente e Jonas bello come il sole .

Io amo Wagner e qualcosa del suo capolavoro è andato perduto nella ricerca dichiarata di farne uno spettacolo facile , mentre i Meistersinger von Nürnberg uno spettacolo semplice proprio non lo sono e Petrenko sta lì a dimostrarlo.

In ogno modo ho già prenotato altre due repliche a luglio….

 

 

 

 

 

 

callas2_0

Ancora Violetta , sempre

 

Una giovane amica mi manda un piccolo regalo su Fb : Baricco che parla del silenzio e per scergliene alcuni comincia dal silenzio nella musica : purtroppo il video poi si interrompe, ma già prima che cominciasse a parlare sapevo , con quell’intuizione che mi viene dall’ascolto continuo della grande musica che avrebbe parlato di Verdi e che parlando di Verdi avrebbe parlato di lei , la Traviata-

E’ stato un attimo , come una premonizione e ho sorriso , la musica , la grande musica è piena di silenzi e la scelta di Baricco è stimolante , elegante , adatta ai giovani che probabilmente ha davanti.

La storia di Violetta , ovvero Margherita , ovvero Marie Du Plessis ho tentato di raccontarla anch’io in un mio libriccino che ho intitolato Melomania cominciando proprio da lei , questa incredibile creatura che non è mai morta davvero se anche oggi al cimitero di Montparnasse sulla sua tomba ci sono spesso dei fiori : violette per lo più ma anche le camelie , le sue camelie .

Il silenzio scelto da Baricco è quello dell’addio con il padre di Alfredo , quando Giorgio Germont fatica a staccarsi da questa straordinaria e dignitosa creatura :..conosco il sacrifizio..

 

Da quel momento io abitualmente comincio a piangere e poi per tutto il terzo atto sto lì con la gola stretta a cominciare dal preludio in attesa del ritorno di Alfredo e di quel grido : ..gran Dio morir si giovane …. insomma la Traviata è una quelle opere che ancora , nonostante la sappia tutta a memoria e che me la canti tutta dentro mi fa il grande sgambetto sentimentale nel quale poi voluttuosamente mi tuffo.

 

Credo che solo la morte di Mimì nella Bohème abbia lo stesso impatto emotivo , ma non voglio allargarmi troppo perché se comincio a pensarci troppo scopro che i grandi momenti operistici sono talmente tanti che poi nell’imbarazzo della scelta mi perda alla ricerca di quello…che mi fa piangere di più!

 

Chiudo il pensierino di mezza settimana con una nota divertente : un mio nipote diciottenne costretto a salire sulla mia macchina e sorbirsi sistematicamente musica cantata da Jonas Kaufmann qualche giorno fa mi dice di avere visto un piccolo film inglese in cui si racconta di un ragazzo che vuole fare il cantante lirico e mi accenna , stonatissimo , a cantare “che gelida manina” felice di averla riconosciuta perché da me trascinato ad una modesta Bohème casalinga.

Io che già pregusto l’effettaccio metto su la stessa aria cantata dal Nostro e il nipote esclama : ma non la cantava così nel film e io con sufficienza , ma questo è un grande tenore , forse il migliore al mondo!

 

Stamani su Wat’s up mi arriva un suo messaggio criptico : me l’hai attaccata….io penso ad un mal di gola o influenza ,abbastanza perplessa perché attualmente sto bene , ma il messaggio successivo dice :
sono due giorni che sento Che gelida manina ,Nessun dorma e Ridi pagliaccio.

Nonna Adriana ha colpito ancora!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aiace o del destino .

 

Ogni anno , alla fine di una fatica bellissima , arrivare alla messa in scena di un testo con dei ragazzi , mi porta a riconoscere quanto ancora la cultura classica possa entrare nelle menti giovani più di tanti discorsi scolastici sui valori dei medesimi , sull’attualità perenne delle tematiche trattate.

Non è un luogo comune : i greci hanno già scritto tutto , poi sono venuti altri genii, primo fra tutti Shakespeare , a ripetere le grandi verità dell’uomo ma la fatica di esistere , il combattere contro un fato sempre onnipresente , la diatriba tra il senso dello stato e il senso privato dell’essere sono già tutti lì , nei testi che ci sono arrivati da tanto lontano.

Per questo oggi , quando si parla di teatro nella scuola rabbrividisco perché penso alla inutile sequela di “musical” , al teatro dialettale e orrore sublime , alla scrittura creativa , vale a dire “ti racconto i fatti miei e poi li mettiamo in scena”.

Certo che fare teatro antico vuol dire farsi capire poco all’inizio , vuol dire non cercare l’applauso facile , spesso vuol dire non appagare la vanità dei genitori che cercano , anche loro , il successo gratificante per i figli.

Il teatro antico è un teatro di parola , quanto di più lontano oggi dall’essere tutto quello che fa spettacolo basato sull’immagine e sugli effetti speciali .

 

Io che amo la musica e il melodramma in particolare porto in dote nei miei allestimenti molto di quello che amo di più .Un po’ di musica ( spesso diffficile agli orecchi sordastri dei miei ragazzi), un po’ di scenografia minimal , insomma faccio della piccola intzenierung casalinga , coadiuvata , anzi molto ben sostenuta da una giovane operatrice di teatro della scuola ( ce ne fossero nel nostro paese persone preparate come lei!) che mi segue da quando ragazzina cominciò la sua avventura come corista da una sola battuta.

 

Quest’anno la scelta è caduta sull’Aiace di Sofocle anche per il motivo banale che avevamo un giovane gigante che fa teatro con noi da tanti anni e quindi maturo per reggere un ruolo impegnativo e abbastanza ingrato: sta in scena cadavere per un tempo lunghissimo!

Con la libertà che mi insegnò in anni lontani il teatro di ricerca abbiamo , oltre ai notevoli tagli del testo per renderlo fattibile a livello amatoriale, manomesso la struttura sofoclea:
Il nostro Aiace non muore a metà tragedia e resta lì ingombrante in quella che sembra essere una storia diversa . Noi addirittura lo abbiamo , con una circolarità spazio tempo ,fatto morire all’inizio e poi attraverso un racconto a ritroso ricongiunto il testo alla fine con la stessa battuta dell’inizio.

Il pubblico di oggi è ben abituato a queste giravolte e un risultato positivo è stato quello venuto dal commento di una spettatrice: il testo di quest’anno era molto più corto del solito!!

Non era vero , ovviamente , i nostri spettacoli durano esattamente il tempo di tutte le recite scolastice : un ‘ora scarsa , ma questo semplice meccanismo teatrale ( Sofocle ci perdonerà) ha reso il divenire degli eventi più comprensibile agli spettatori.

 

Due i grandi temi : la sfida perenne dell’uomo al Fato con quello che comporta lo sfidare gli dei rendendosi artefici del proprio destino e il senso della pietà nel del diritto alla sepoltura : qui il fratello Teucro , una sorta di Antigone virile ,sostengono questo assunto.

I giovani coinvolti nella fatica alla fine erano felici e orgogliosi , sicuramente nelle loro menti resterà il senso di antichi valori , la gioia di avere partecipato a una ricerca meno banale del senso dell’essere , anche se è fatica oggi fargli abbandonare anche solo per un paio di ore alla settimana la perenne appendice dei loro telefonini.

 

 

…dalle note al programma

 

L’Aiace e’ una tragedia duplice , teatralmente non facile da mettere in scena . Affronta due temi di forte impatto . Il primo riguarda la sfida dell’uomo alla divinita’ e la tremenda vendetta che ne segue.

La sfida di Aiace ad Atena ne provoca la follia , non deve mai l’umano mettersi a confronto con la divinita’ , ne uscira’ sempre sconfitto.

Il secondo tema che ci riporta direttamente ad Antigone e’ quello del diritto alla sepoltura anche di chi ha disubbidito o peggio ha offeso l’ordine costituito,

Il grande corpo di Aiace , ingombra tutta la seconda parte , e’ una delle rare tragedie con il cadavere in scena e la presenza del morto diventa un segno forte e di difficile resa teatrale.

Noi abbiamo rischiato molto , abbiamo fatto una specie di giravolta spazio-tempo: Aiace muore all’inizio , praticamente la sua presenza muta copre tutto lo spazio scenico e con una sorta di flashback raccontiamo la prima parte come un gia’ vissuto per ritornare ciclicamente alla fine.

Prima e ultima battuta coincidono . Sofocle perdonera’ il nostro ardire …al tempo della rivoluzione spazio/ tempo abbiamo pensato di rendere piu’ facile la lettura di questo capolavoro assoluto.

 

 

 

Jonastag, il crooner

 

mentre la stampa e tutti i siti dedicati parlano del trionfo kaufmanniano come Walther von Stolzig , anche un po’ esageratamente in alcuni casi perché di sicuro il grande e pregievole risultato dell’allestimento monacense ha diversi padri: Il primo è Kiril Petrenko che dalle prime note dell’ouverture mi ha fatto capire che stavo ascoltando un’esecuzione straordinaria , poi anche dalle idee del regista David Bösch( di cui avevo già molto ammirato L’Orfeo lo scorso anno )e non ultimi in ordine tutti gli altri lodevolissimi interpreti a cominciare da Wolfgang Koch, perfetto interprete di un Hans Sach dalle inedite sfumature.

 

Insomma un grande successo corale in cui sicuramente Kaufmann ha portato il suo carisma di divo ,la sua voce unica e la sua capacità attoriale eccezionale.

Oltre a tutto è riuscito in scena a levarsi dieci anni buoni , che si ritrovavano tutti anche nell’intervista che lui ha rilasciato sulla seggiola nel corridoio del teatro e che è nel video del BSO.

Quello di cui invece mi piace parlare è della sua performance nel ricevimento del dopo teatro.

Si festeggiavano anche i cinquanta anni di carriera di un cantante del teatro , uno che in anni lontani aveva anche cantato nel ruolo di Beckmeser e la cui foto , mi pare di avere capito , è anche tra le immagini che sono proiettate alla fine dello spettacolo, quindi una bella festa con questo particolare che spiega anche qualcosa di più della grande famiglia che è la compagine del Bayerichestaatsoper.

Per me Jonas era ancora abbastanza nel ruolo di cantore e gli è sembrato naturale avvicinarsi al complessino che suonava per mettersi d’accordo sull’omaggio da fare al vecchio collega .

Inoltre il giorno prima il Bayern aveva vinto la Bundesliga e nella festa in Marienplatz Ribery aveva intonato “Volare” , una specie di inno popolare anche in Germania , oltrettutto lo cantano anche all’Ocktober fest,ormai ,con le dovute differenze di valori è un po’ come Bella ciao , tra un po’ verrà definito canto popolare del XX secolo.

Quindi Jonas ha attaccato l’Inno dai molti significati e poi si è divertito a fare il crooner alla Sinatra …e io lo trovo fantastico !

Quel bambino che non la smetteva mai di cantare in casa e la mamma esasperata ce lo aveva portato pure dal dottore , quel bambino che è ancora nell’animo del grande tenore ogni tanto viene fuori per la gioia di chi era presente e per la delizia di chi ha saputo del “cameo” dai giornali il giorno dopo.

E pensare che per contratto gli è vietato di emettere suoni che non siano ragguardevolmente e profumatamente compensati .

Bisognerebbe andarlo a spiare ..mentre si fa la doccia…

 

.

 

Meistersinger – capitolo terzo.

 

Il primo fatto che mi viene in mente pensando a Walther von Stolzing è una storia che riguarda Ludovico di Baviera .

L’inquieto sovrano tanto legato a Wagner ,un giorno , tormentato dai tanti problemi di Stato che il suo ruolo di Re richiedeva , era fuggito dal castello di Berg a cavallo facendo l’avventuroso viaggio per presentarsi al suo idolo che se ne stava nella villa di Tribschen presso Zurigo ,avvolto in un grande mantello e con il volto nascosto da un grande cappello chiedendo di essere annunciato col nome del romantico cavaliere dei Meistersinger.

 

Ovviamente , dalle foto abbondantissime di scena dell’attuale allestimento si capisce che il teatralissimo travestimento oggi non avrebbe lo stesso fascino d’antan.

Resta però il fatto che nella vicenda che doveva essere una commedia leggera e che invece in Wagner , more solito , era diventata una specie di sacro testo sul senso del concepire la libertà nell’arte , il ruolo di Von Stolzing è quello legato alla scelta di essere ribelle e libero da vincoli e regole da rispettare.

 

Il nobile cavaliere arriva della ricca città , roccaforte di una solida borghesia germanica dove la rigida regola del Bar nella composizione dei Lieder è fonte di sicurezza nella valutazione di ciò che deve essere definito Arte.

 

Lui invece viene da lontano , dal suo vecchio castello dove accanto al caminetto aveva imparato la sua arte di poetare dalle storie di Walther von der Wogelweide , l’llustro trovatore del tempo passato .

Il suo canto, sembrerebbe rompere con la tradizione quando ìn realtà il suo essere libero dalla rigida regola lo rivela invece portatore di valori ad un tempo nuovi e forse nel fondo anche più antichi.

 

Lo capisce Hans Sachs : diciamo che si apre il dibattito tra i confusi Maestri e intanto scoppia la rissa insieme agli amori . Siamo un po’ dalle parti di un musical americano ( mi si perdoni la licenza) e l’eterna lotta tra giovani e vecchi , condita da una musica tra le più felici del grande compositore che poi purtroppo ha trovato anche lo spazio per essere considerata una sorta di documento/bandiera addirittura dei dettati nazionalsocialisti hitleriani.

 

Levare all’allestimento tutti i gonfaloni , le casette gotiche di Norimberga , l’alone nazionalista e farne una commedia atttuale in una citta non ben definita , tra case popolari di una periferia anonima penso sia una scelta che sia servita anche a cancellare tutto il pericoloso ciarpane nazionalista.

 

Ora non mi resta che aspettare. La data del mio biglietto è lontana , il nuovo cantante neomelodico JK è già pronto con la sua chitarra per intonare le due meravigliose arie che gli competono.

Per un discorso serio e per una valutazione dello spettacolo rimando i miei affezionati lettori a dopo la mia visione diretta dell’evento tanto atteso..

 

 

 

 

 

 

Unknown

Meistersinger -capitolo due

 

Molti anni fa quando il Maggio Musicale Fiorentino era veramente una cosa seria vidi i miei primi Maestri Cantori e mi innamorai di Hans Sachs: Il ciabattino poeta , il punto di riferimento culturale di una città mercantile che viveva le sue giornante di gloria nella fierezza della sua Gilda dei cantori e nelle sue certezze di valori tradizionali.

Hans Sachs è un uomo non più giovane , è rimasto solo , ma la sua vena di follia “ il whan “ wagneriano gli consente di godere sia della stima dei suoi concittadini sia di coltivare le sue aspirazioni poetiche godendo della gloria che ne deriva.

Sachs è il chiaro alter-ego di Wagner , l’uomo della tradizione capace però di capire il nuovo e di coglierne anche tutte le spinte innovatrici.

Quando il cavaliere francone Walther von Stolzing entra a gamba tesa nell’agone musicale l’unico a capire il senso di novità che il giovane porta è proprio il massimo custode dei rigidi codici che sovrintendono alla gara di canto.

Sachs coltiverebbe anche il sogno di impalmare la giovane Eva ed è proprio nell’annusare il profumo dei lillà che il suo cuore si scioglie .

Pagina di un incanto sublime che si incrocia con la meravigliosa musica del Tristano , non a caso Wagner componeva le due opere nello stesso periodo e il poeta anziano , risvegliandosi dal suo sogno di gioventù finirà per aiutare il giovane a sconfiggere con la sua novità di canto la rigida regola dei Cantori ed a fargli impalmare la giovane fanciulla , premio per il vincitore della gara..

 

Tante cose ancora ci sarebbero da dire di questo personaggio così tanto umano e al quale Wagner fa anche dire che lui in fondo la figura di Re Marke proprio non la vuole fare .

Le autocitazioni si sprecano e la tirata finale contro la cultura latina che tanto faceva inorgoglire il caro zio Adolf va letta anche come un’invettiva contro quella Francia che aveva tanto penosamente criticato il Tannhauser e contro la quale il vendicativo Wagner lancia i suoi strali attraverso il canto orgoglioso di Sachs.

 

La divertente figura dell’allievo David che ad un certo momento di accorge pure che Johannes e Hans sono la stessa cosa e che quindi nel giorno di San Giovanni si deve festeggiare il suo padrone , la pesante burla nei confronti dello scrivano , l’accordo abbastanza sospetto col ricco padre di Eva , tutto è burla non però nel senso verdiano del Falstaff , qui la burla è sempre disegnata con più rigore e oserei dire con più pesantezza , come quella Madonna del Duhrer che in realtà non è mai esistita se è vero , come lo stesso Wagner nel suo Mein leben racconta ,di essersi ispirato piuttosto alla Madonna del Tiziano nella Chiesa dei Frari a Venezia.

 

MI fermo , il terzo capitolo lo dedicheremo al romantico cavaliere .

 

.. cominciamo con i Meistersinger

 

il mio blog si riempirà di Maestri Cantori per un bel po’ di tempo, visto la doppia felice occasione di parlare del mio adorato tenore nelle vesti cucite su di lui di Walther von Stolzing e del mio amatissimo Richard Wagner al quale aggiungo tutto un ottimo cast e soprattutto un direttore fantastico come Kiril Petrenko.

 

Intanto alcune citazioni storiche : la prima assoluta fu proprio a Monaco di Baviera nel novembre del 1862 e inotre fu la prima opera a riaprire il teatro ricostruito dopo la guerra nel 1963.

Quindi per Monaco questa opera ha un significato ben più grande di altre opere di Wagner che comunque furono eseguite qui per la prima volta.

 

Ma per cominciare a parlarne mi concentro sul personaggio più difficile e controverso : quel Sixtus Beckmesser , lo scrivano conservatore che fu caricato da Wagner stesso di significato grottesco tanto da farlo parlare con accento che alcuni pensarono addirittura ricordare il modo di parlare degli ebrei e che guarda caso ricordava anche il modo di esprimersi di quel critico tanto odiato dal nostro autore che risponde al nome di Hanslich e che era notoriamente non proprio nel cuore di Wagner.

Anche se …ma qui il discorso si allontanerebbe dal personaggio , non sono sicura che i germanofili insigni capirono bene questo antisemitismo.

 

Parliamo allora di Beckmesser e di quello che riesco a leggere nelle premesse di questa regia .

Già nella splendida edizione di Salisburgo del 2013 grazie soprattutto alla notevole capacità attoriale di Markus Werba il personaggio veniva fuori molto meno caricaturale che in passate edizioni e qui adesso addirittura si legge che anche se il canto nuovo di Walther vince resta l’amaro della perdita per i valori che il povero scrivano battuto rappresentava .

Nel finale il povero Beckmesser scompare tra la folla , la sua uscita di scena senza un vero perché non ne fa un totale sconfitto , forse nella vittoria abbastanza combinata del nuovo c’è molta amarezza che sa di “combine”…

 

Mi piace non deridere troppo il povero scrivano tradito proprio nella difesa di quei valori della ferrea tradizione di cui lui si sentiva depositario, se ho ben capito dalle note di regia di questo allestimento.

 

Anticipazione sulla prossima puntata : si parlerà di Hans Sachs.

 

 

 

 

 

 

Una piccola storia curiosa

 

all’inizio degli anni novanta del secolo scorso c’era la guerra in quella che chiamavamo ancora Jugoslavia e la nostra vicinanza con l’altra sponda faceva sì che cominciassero a venire persone in fuga.

Fu così che un giorno mi telefonò un’amica giornalista chiedendomi se avrei potuto ospitare come piccolo aiuto domestico una ragazza che veniva , insieme ad una amica, dalla Dalmazia : Io che avevo un nipote piccolino chiesi a mia nuora se la cosa la interessasse . Ci accordammo con un part-time diviso e accettai la ragazza, mi pareva oltre tutto di fare un’opera buona,visto che dall’altra parte dell’Adriatico c’era la guerra davvero.

Quando la giovane si presentò alla porta ebbi come una visione , una top- model. Alta , bionda , occhi azzurri , un volto morbido , in altre parole bellissima.

Non portò grande aiuto alla gestione della mia casa , stava molto in camera sua e studiava l’italiano , in compenso la mattina se ne andava presto a casa di mia nuora e si portava a spasso il piccolo Leonardo.

Fu anche un periodo nel quale molti amici presero a frequentare le mie cene con maggiore frequenza…..

Venne pure con me in montagna e mi ricordo che quando mi disse che il suo ragazzo era stato richiamato militare mi disse: “posto tranquillo , vicino di Bosnia”. Frase che ricordai con un brivido in seguito.

Arrivata verso ottobre, a Pasqua tornò a casa , dicendo che sarebbe rientrata da noi ma poi scomparve senza nessuna comunicazione,

Non la vidi più , soltanto dopo molto tempo mi arrivò una cartolina di saluti …

 

Passano 25 anni : qualche sera fa su Fb mi arriva una richiesta di amicizia ; molte le ignoro perché per mia abitudine non accetto amicizie sconosciute , ma questa volta il nome : “Nina” e la località Makraska mi fecero pensare al passato . In più la persona ,che sul profilo si vedeva poco perché nascosta da un bambino sorridente , si dichiarava avere studiato alla scuola di economia di Spalato….

Le mandai un messaggio privato e la risposta fu proprio carina : si signora , sono la sua Nina , mi piace il suo impegno sociale e la ricordo con affetto perché lei è stata la mia maestra di italiano.

Abbiamo seguitato a darci reciprocamente informazioni sulla vita che ovviamente è tanto cambiata per tutti. Il piccolo bambino che lei portava a spasso è laureato alla Bocconi , il signore che voleva solo parlarle in inglese non c’è più , ma attraverso la rete lei mi ha ritrovata e , passato un quarto di secolo e molta storia , si è fatta viva con affetto nei miei confronti.

 

La storia mi ha messo allegria e questa volta mi piace condividerla sul mio blog perché è molto carino pensare alla rete anche come strumento che può essere positivo per i rapporti tra noi esseri umani.

 

Il sindaco di Londra

 

Ogni tanto , molto di rado , dal mondo mi arriva una buona notiza:
a Londra hanno eletto un sindaco laburista , musulmano e favorevole alle nozze gay.

Mi si dirà : ma tu che c’entri. Non sei ingese , non sei laburista e non sei gay.

Aggiungo anche che quando vado in Inghilterra comincio a lamentarmi prima di partire perché devo trovare le sterline , perché tutto costa più caro , perché mi devo ricordare della spina universale e quando torno devo fare la fila perché assurdamente mi dicono che non torno dall’Europa.

 

Nonostante tutte queste premesse la notizia mi ha messo allegria : in un mare di notizie terribili , negative , tragiche se non avvilenti come la corruzione di questo mio paese che quando è vera mi fa male e quando è strumentale a fini elettoralistici mi fa anche molto arrabbiare , che ci sia un paese civile in questo particolare momento storico capace di dimostrare a grande maggioranza di credere in un mondo migliore mi fa ancora sperare che la razza umana si possa salvare dall’abisso di cattiveria e stupidità nella quale è precipitata.

 

Si ripete nella mia testa quello che fu l’effetto Obama otto anni fa.Ho ancora la spilletta Obama witness history 2008 e mi ricordo che un ragazzo ad Harlem mi disse grazie per la strada ( si era alla fine della campagna elettorale e non era certa la vittoria di quel ragazzo “abbronzato”).Non credo che avrò la stessa reazione se vincerà Hillary Clinton , nonostante sia una donna e pure democratica , certe reazioni ingenue fanno parte della mia testa romantica e idealista , e la Clinton idealista proprio non mi pare.

 

Tornando a Londra e a questo sindaco di cui per ora non so niente altro di quello che dicono abbastanza ageograficamente le notizie d’agenzia ,però mi basta per essere contenta anche perché questa volta non mi si potrà dire che mi piacciono solo i belli :questo avvocato pakistano non mi pare un Adone e da questo punto di vista il suo avversario era molto più figo.

Eppoi mi piace che sia un avvocato . Io gli avvocati bravi li amo , infatti ne sposai uno tanti anni fa e so che quando sono bravi possono essere tra le rare persone che veramente cercano di aiutare il prossimo nel modo più bello che è concesso agli uomini , usare il cervello .

 

Dopodichè rientro nel mio pessimisto cosmico ,bisognerà vedere cosa significa veramente questa vittoria , se non è solo la civile alternanza di un paese democratico , se alla resa dei fatti , come certamente avverrà , non è che cambieranno molto le cose in Inghilterra .

Comunque sia stamani c’è una bella aria di primavera e per rallegrarmi in omaggio all’Inghilterra metterò a palla il concerto per violoncello e orchestra di Elgar che mi piace tanto.

 

 

 

JOLANTA

A Firenze per la Jolanta di Tchajkovskj . Molta curiosità ,chiedo lumi  e la solita garanzia dell’amico statistico melomane : la musica e stupenda ! E  allora parto, aveva ragione.

In più una cosa che non avevo considerato , mi ha divertito anche la storia . Dopo tante opere che uno sa a memoria , con tutti i pregi che la conoscenza comporta ,sentire una cosa nuova , leggere un libretto mai letto , vedere un’ allestimento mai visto ( anche se molto Met ) vale a dire un tantino banale , e’ cosa molto divertente.

Comincio dalla musica , veramente magnifica , poi se una come me sa l’Onegin a memoria e lo ama tanto ci ritrova le arie adorate ( per me soprattutto la bellissima aria di Lensky) anche se il tenore diciamo che non era il punto di forza del cast.

Ultima opera di Tchajkovskj , un’ora e quaranta di musica ininterrotta , tanto che lo stesso autore aveva addirittura consentito di abbinarla allo Schiaccianoci . In effetti bisogna considerare che erano più resistenti gli spettatori di una volta!

Un fluire musicale magico , come magica è la storia bellissima che la fiaba racconta , addirittura una fiaba   francese del Quattrocento , ma che nelle magiche note del nostro autore diventa tanto russa che piu russa non si puo’.

Affascinante melo di una principessa nata cieca che non sa di esserlo perchè non conosce la luce , di un Re padre che vorrebbe guarirla e per farlo si rivolge ad un medico moro e il medico moro dice che solo la volonta’ di volere vedere attraverso la conoscenza della propria  menomazione potrà portare la principessa alla guarigione e qui entra in scena l’amore di un cavaliere che nell’amarla le svela il vero , quello che lei non sa , il suo non vedere e questo avviene quando lui le chiede romanticamente una rosa rossa e lei ostinatamente e senza capire perchè seguitera’ a offrirgliene  invece una bianca.

Bellissima aria di Jolanta che spiega non considerarsi menomata perché il profumo dei fiori non occorre vederlo , come il canto degli uccelli e il mormorio delle acque di un fiume che si sentono anche senza vederli… Bellissima intuizione sul senso intimo della percezione della differenza dell’essere degli umani.

Poi la trama si complica un po’ e finisce molto retoricamente nel sacrificio di accettare la vista per amore , ma e’ un amore per la luce di Dio , che secondo me ( e qui apro un dibattito ) potrebbe anche voler dire che la sua vista acquisita sia una simbolica vista interiore , certamente il finale della trama mi sembra decisamente pieno di strano trionfalismo religioso.

Il libretto scritto dal fratello Modest , scusate il calambour , ma pare un pò modesto e pasticciato , con pagine di poesia purissima e pagine decisamente e disperatamente kitch.

Dell’allestimento ho apprezzato la camera prigione della cieca , i cervi nel bosco e ovviamente il cerbiatto vittima immolata . Un po’ meno gli sci del cavaliere e compagno e le camerierine uso sanatorio svizzero . Nell’insieme comunque uno spettacolo elegante che si puo vedere su You Tube con la Netrebko e Bekzala .

Qui a Firenze la compagnia di canto ottima nelle voci dei classici registri russi : il basso Alexej Tanovitski e il baritono Mikolaj Zalasìnski veramente eccellenti . Lei molto carina e sicuramente di buon livello, Victoria Yastrebova , difficile per me valutare il tenore Vsevolod Grivnon , odio la categoria se non sono belli e bravi  a modo mio.

Ottimo il direttore Stanislav Kochanovsky, ottima al solito la duttile orchestra fiorentina e il notevole coro. Tutto sommato valeva sicuramente il viaggio.

Una curiosità che deriva dal saggio che accompagna il programmone di sala del Maggio . Gustav Mahler si  ricordò di questa Jolanta nel movimento finale della sua Seconda sinfonia detta Resurrezione ; quasi un sottotitolo anche per questa ultima opera di Tcajkovski.