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Otello ovvero l’angelo mortuario

 

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Grazie al satellite Astra riesco a vedere sul mio televisore di casa l’Otello del Festival di Pasqua di Salisburgo.

Nostalgia di quando lo scorso anno ero li con la splendida doppietta Cavalleria Pagliacci dell’amatissimo mio tenore .

Ma tant’è , non è sempre possibile averlo protagonista di sogno e se il fato , le sue corde vocali e il mio destino lo consentiranno forse quel suo Otello tanto atteso lo sentirò a Londra il prossimo anno.

So che Thielemann ha tenacemente voluto quest’opera e mi domando perché lui si intestardisca a volere dirigere qualcosa che non sia strettamente tedesco .

Non mi pare che Verdi sia proprio nelle sue corde , ma questo è un appunto che lascio a chi di musica ne capisce più di me.

Vengo all’opera . Josè Cura , una volta giovane promessa lo avevo visto una ventina di anni fa proprio in Otello :era giovane e magro , me lo ricordo a dorso nudo …e tu mi amavi per le mie sventure e io ti amavo per la tua bontà…un brivido!

Stavolta il brivido iniziale me lo da alla rovescia . Il suo Esultate ..mamma mia , che tremore nella voce ! Domingo proteggilo tu.

Tutto buio in scena e ci volteggia un Angelo della morte onnipresente e bellissimo.

Stanno tutti appiccicati al proscenio , le luci sono tagli bassi laterali molto ruffiani , il coro canta in lingua praticamente sconosciuta ma c’è un grandissimo Jago : Carlos Alvarez , vale quindi la pena di seguitare a sentire l’opera.

Cura , invecchiato e ingrassato ha però stranamente mantenuto un credibile phisique du rol ed ha ancora una certa presenza scenica .

La voce d’antan è un ricordo ma la capacità di recitare ci sarebbe anche se la regia demenziale oltre a fargli cadere un piattino di mano altro non fa: però sappiamo che Otello prende il caffè.

Desdemona di Dorothea Roscmann ha una bella voce , non la conoscevo , canta nel solito indefinito italiese e purtroppo la dizione già difficile nella tonalità sopranile non ce l’ha proprio , fortuna conoscere il testo , anche perché i sottotitoli in tedesco francamente li ignoro.

Ma i registi oggi se le inventano tutte per farmi arrabbiare, questo si chiama Vincent Boussard e alla fine il vestito di Desdemona lo fa pendere su una gruccia dall’altro sulla scena mentre lei canta la sua canzone del salice.

Poi Otello la strozza ma lei si rialza e se ne va tranquillamente dietro le quinte .

Allora cosa fa l’infuriato e geloso protagonista ? Strangola l’angelo mortifero che riappare in cenci dismessi e addirittura accecato da fasce drammaticamente disposte a nascondere il volto.

Resta il vestito ciondoloni , “ niun mi tema” ,anche questo Otello possiamo accantonarlo senza rancore:

quasi una vergogna per un Festival così altrimenti paludato come quello di Salisburgo.

 

 

 

 

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Un Ballo al tempo del raddoppio

 

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Due squilli di tromba : davanti al quadro gigante Ettore Bastianini attaccava : “eri tu che macchiavi quell’anima ! “
Giovinetta fremevo perché ero sì dalla parte del baritono , ma nell’orrido campo ( alberi scheletriti , forse anche un impiccato ciondoloni ) non era successo niente !

L’amore , colpevole ma platonico , aveva provocato solo un bellissimo duetto d’amore .

Ora la povera Amelia ( da cui ovviamente generazioni di nonnnamelia ) rischiava di venire ammazzata e per fortuna le era venuto in mente di salutare quel bambino che ovviamente vestito come un quadro del Velasquez arrivava correndo nelle braccia di mamma e tutto sommato le salvava la vita.

I conguirati maligni “ ma che baccano , che caso strano ah a ha ah …” mi erano proprio antipatici e quell’ “Oscar lo sa” fra tutti quei domini neri che svolazzava in polpe anche se leggermente oversize speravo proprio non facesse lo scemo e tacesse su come era mascherato il povero Riccardo.

Come amavo Il ballo in maschera ai tempi d’oro del Maggio Musicale dei miei verdi anni!

Poi c’era Urlica ( una variante si chiamava Azucena ) e serviva in casa per dirmi :vatti a pettinare , sennò mi sembri proprio Urlica!

Il Duca muore al proscenio tra “ figli miei “ anche se mi pareva esagerato , dato che era giovane chiamare figli tutti quei coristi attempati che gli stavano dintorno, però sapevo dalla mamma che quel signore in realtà era un re di Svezia che le censure ottocentesche avevano fatto declassare al povero Verdi e allora ad un Re andava bene dire figli miei a tutti i sudditi.

Questo era il mio Ballo in maschera e con molto affetto mi sono messa a sentirlo davanti alla tv nella ripresa da Monaco.

Ovviamente mi aspettavo qualcosa di più , diciamo così, attualizzato ma mi trovo davanti la solita regia demenziale di Johannes Erath in cui tutto si svolge in un letto peccaminoso in un sottoscala , stanno tutti praticamente sempre in vestaglia ( per tacere del pupazzo da ventriloquo) e solo alla fine quando Riccardo dovrebbe cadere al proscenio in realtà risorge e versione triste di Danilo della Vedova allegra se ne va su per la scale in frack seguento una Urlica fatalona bionda verso il nulla.

Tutto condito dai doppi immancabili ormai  tante volte il pubblico non avesse capito bene : “o dolcezze perdute memorie” ed ecco che la doppia Amelia ascende dal sottoscala nelle braccia di un giovane Renato in abito da sposa , doppio morto anche Riccardo , sennò come ascendeva?

Tutto un raddoppiare che se per caso un giovane capitato per caso all’opera che non avesse avuto voglia di leggersi il libretto se ne va non avendo capito una mazza della storia.

Gran belle voci . Piotr Beczala e Anja Harteros in grandissima forma , un po’ meno il baritono George Petean , ma si sa che i baritoni verdiani sono una specialità rara oggigiorno, vivacemente recitante Oscar di Sofia Fomina e Urlica ( Okka von der Damerau ) di tutto rispetto.

Conguirati alla Groz bravi , misterioso il perché del bambino dai tratti esotici ( forse la coppia lo aveva adottato) ma soprattutto un grandissimo Zubin Metha. Chiudendo gli occhi potevo anche risentire grazie a questo vecchio e rafffinato direttore un grande Verdi in una grande ripresa del Ballo in Maschera.

 

 

 

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Del forbito parlar toscano

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Qualche giorno fa nei commenti gentili sul piccolo spazio del mio piccolo blog ho trovato un complimento particolare :

grazie per il suo bellissimo italiano.

Chi mi scriveva era una signora straniera che forse mi leggeva tradotta o che per ascendenze familari aveva una qualche domesticità con il mio idioma .

Mi ha fatto piacere e lì per lì ho pensato con riconoscenza alla mia mamma maestra : soggetto , predicato , complementi e poi mi raccomando : a capo quando hai finito una preposizione!

Ho ricordato l’episodio non per vanità ma per ricordare con questo un grande mio concittadino che ci ha lasciato in questi giorni : Paolo Poli, uno che la lingua la sapeva usare con tutta la maestria che gli veniva dall’essere fiorentino.

Ho come molti vecchi parecchie memorie dei suoi spettacoli che arrivavano nella mia lontana provincia marchigiana a illuminare le serate teatrali cittadine .

La sua strepitosa Nemica di Dario Nicodemi , vista diverse volte , le sue rivisitazioni colte di tutta una letteratura minore.

La sua leggerezza , il suo essere mai volgare , sempre bellissimo nelle eleganti vesti femminili , signore in ogni gesto e nella sua dichiarata e mai avvilita in sotterfugi  omosessualità. Il suo parlare toscano senza ostentazione mi riportava a casa e ogni volta gliene ero grata.

Sarà che i miei più cari amici sono tutti omosessuali , sarà che forse è certo che tra le banalità tipo “ gli ebrei sono molto più intelligenti” , non mi verrebbe mai in mente di dire che “ i froci “come li chiamava lui sono gli uomini migliori .

Anche perché esistono ebrei cretini e gay imbecilli , questo per restare nella leggerezza di Poli.

Casistica alla mano però io , che strano caso , tra gli amici più colti e intelligenti annovero molti omosessuali.

PersIno su Faceboook me ne sono accorta, e non credo che sia colpa della mia vecchiaia.

Ci sono di sicuro le categorie dello spirito o come diceva il saggio Goehte le “affinità elettive “ e di sicuro la fiorentinità elegante di Paolo Poli mi ha riempito di orgoglio nella mia lunghissima lontananza dalle radici.

Radici che mi servono sempre quando con puntigliosità, facendo teatro con i giovani , correggo pedantescamente ogni tipo di accento sbagliato o di verbo mal coniugato.

 

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sul viandante mahleriano

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Prima di scrivere questa riflessione ho voluto riascoltare la registrazione ripresa dalla radio austriaca del bellissimo concerto al Musikverein che Jonas Kaufmann tenne con il piccolo stupendo Ensemble Wiener-Berliner due anni fa.

Fu una delle rare volte in cui mi pesò la solitudine perché avrei voluto condividere con qualcuno la grande emozione provata all’ascolto di questo mirabile ciclo di Gustav Mahler intitolato Lieder eines fahrenden gesellen.

Ricordo che per ringraziarlo per l’emozione provata andai ad aspettare Jonas all’uscita , ma anche quella volta ovviamente non riuscii a dirli tutta la mia gratitudine!

Su YouTube ci sono registrazioni del ciclo anche con altri bravissimi cantanti ( non voglio fare confronti) , ma una emozione così forte come quella che provai a Vienna e che riprovo ogni volta che ascolto la registrazione non me l’ ha data nessun altro.

Per questo mi ero scelta il viaggio a Berlino , piuttosto che un ennesimo concerto pocciniano che credo anche Kaufmann non ami più tanto cantare ,volevo riprovare la grande emozione viennese.

Non l’ho provata nonostante la gioia di rivedere Kaufmann dopo tre mesi di silenzio , nonostante la stima che nutro per i il maestro Baremboim .

La stampa tedesca , almeno quella più buona ,dà la colpa ai tempi troppo lenti di Baremboim ,quella meno buona fa ancora riferimento ai postumi della sinusite del nostro tenore.

Tutti però salvano il bellissimo bis ; anche quello di Mahler e anche quello decisamente funerario :ich bin der Welt abhanden gekommen , forse perché meno conosciuto dai più.

Kafmann ha una voce particolare , morbida e nella liederistica la sua coloratura baritonale si accentua.

Delusione delle grupies ? no , perlomeno per molte attente intenditrici e poi fiori e omaggi non gli mancano di sicuro ma notare Kaufmann che ha bisogno dello spartito è cosa rara , certamente di nuovo il suo calendario non consente tante prove .

Mi viene da dirgli …parafrasando Germont “ curatevi , mertate un avvenir migliore “

 

piccolo diario berlinese

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La mattina comincia con grande passeggiata , voglio arrivare al museo ebraico di Liberskind e partendo da Postdamerplatz e’ tutto un entrare e uscire dalle memorie del Muro . Come pesa la ferita ai berlinesi ! Se la ricordano ad ogni passo e la citano continuamente .

Grande rispetto per un popolo che ha avuto il coraggio di guardarsi dentro , ma ad un tratto mi viene il pensiero cattivo : in fondo se lo sono meritato questo castigo per la lunga discesa infernale del nazionasocialismo di Hitler nel nazismo piu’ orribile .

Quanti milioni di tedeschi hanno girato la testa dall’altra parte , quanti hanno condiviso , quanti sono stati essi stessi carnefici?

Ventidue anni di dittatura non sono un giorno per svegliarsi e noi italiani sempre al seguito , cialtroni come sempre.

Basta , la berliner luft stamattina non c’e’ a rallegrarmi e precipito nei piu’ neri pensieri . Poi per fortuna arriva il sole , la lunghissima camminata fino ad Alexanderplatz ( effetto Tour Eiffel) , ti sembra gia ‘ di esserci e sono ancora perlomeno a venti   minuti di marcia. Col sole arriva il sorriso di Karin e ci tuffiamo in una allegra chiacchierata musicale davanti ad una improbabile insalata messicana.

 

Avevo avuto paura di essere stanca per il concerto invece come avrei potuto crollare davanti a una montagna di musica cosi’ imponente! La Nona di Mahler . Un’ora e mezzo in un flusso continuo che mi portava dalla Pusteria a vette altissime per poi precipitare nell’ abisso di un dolore straziante. Pace all’inizio e alla fine anche se sappiamo che la morte del compositore pose fine alla grande opera e non fu lui a chiudere nel tremore del violoncello ripreso in maniera crudele dal violino , ma fu la vita vera che si sciolse nel silenzio. Solo una grande orchestra come i Wiener e’ in grado di renderci la ricchezza di questa monumentale composizione , le sue prime parti , tutte , sono dei solisti eccezionali e in queste mani sicure si e’ messo Baremboim , per regalare all’attento e rigoroso pubblico della Philharmonie una serata perfetta, per me oggi particolarmente giusta in una giornata particolare.

 

Secondo giorno , cielo livido sopra Berlino . La citta’ domenicale grigissima , solo turisti insciarpettati e infreddoliti si aggirano a gruppi compatti.

Difficile ricerca di una chiesa cattolica , anzi di una chiesa qualsiasi , ma queste dentro sono vuote , spesso usate come auditorium musicale.

Alle fine trovo una gentilissima frau che in una delle nude chiese sconsacrate mi da un volantino : in St. Hedwigs Kathedrale ..Heilige Messe !

Ci arrivo col taxi e riesco a prenderne una buona meta’ , mi inteneriscono i rametti di bacche e mirto infiocchettati per simulate le palme , ne chiedo uno ma gli organizzatissimi li hanno gia’ finiti e ..poi perche’ darne uno a me ? Ovviamente canti a gogo con orchestra e trombe e credo che ci fossero a celebrare tutti i preti cattolici di Berlino .

Fuori solo turisti , lo scorso anno mi ero fatta gioiosamente a piedi tutto il percorso inverso per tornate in albergo , per oggi basta .mi rifugio in camera .

Parsifal ..famolo strano….non so se mi sono divertita perche’ e’ un’opera che adoro e qui sicuramente diretta egregiamente o se quel matto di Dmitri Tcherniakov ci mette del tutto per incuriosirmi .

Atto primo , in un sotteranoe degno di Eisenstein si radunano i congiurati senza tempo , Kundry in trenche e borsa da viaggio e il globetrotter Parsifal che sta sempre col cappuccio calato e lo zaino allacciato . Ha pure l’arco moderno , ma il cigno morto non ce lo fanno vedere. Particolare interessante ha i bermuda e ..portava i scarp’ de tennis. Amfortas grassone laido seminudo fa schifo anche perche’ gli prendono il sangue dalla ferita per fare una specie non meglio identificata di comunione. Titurel in lungo cappotto di pelle nera si mette da solo nella bara alla Dracula.

Atto secondo . Un vecchio zio comico guarda tante ragazzine in fiore , ci sono anche bambine vere con le loro brave bambole in mano . Treccine e calzetti bianchi . Parsifal arriva dall’alto calandosi con una corda e prima butta giu lo zaino ( gia visto !).

La seduzione e’ raccontata col doppio , cioe’ il bravo ragazzo fu sorpreso da mamma che regalava cavallini giocattolo ( la purezza) a toccare le tette ad una biondina in short. Cosî Kundry tira fuori dalla borsona il cavallino e il gioco pare fatto, perô fuori scena. Ovviamente Amfortas die Wunde…e dalla canotta si passa in fuga alla tshirt ammazzando il povero Klingstor che lo voleva fermare con la lancia.

Atto terzo . Torniamo in Siberia e qui casca l’asino davvero . Ormai Parsifal ha i pantaloni lunghi ma non sa bene come finirla ,Gurnemanz con la barba di babbo natale fa il pope , facile gioco di parole con Pape, saltiamo l’incantesimo del venerdi santo , tanto non ci piacciono gli effetti speciali.Amfortas sempre piû laido si trascina fuori dalla bara Titurel /Dracula , Kundry muore (?) ma Parsifal se la porta via in braccio . In effetti poi Lohengrin una madre ce la deve avere avuta, restano i cavalieri come scemi del villaggio ad agitare le mani in aria colti da una forma di misticismo primitivo.

Le voci straordinarie di Waltraude Maier e di René Pape mi fanno comunque godere il tutto e anche il Parsifal urlatore fa la sua figuretta . É magro e scattante , si chiama Andreas Schager , me lo sono ricordato in un lontano Rienzi a Roma . Bravi anche Tomasson ( Klingstor ) e Amfortas di Wolfang Koch. Bene gli altri come diceva Renato Simoni.

 

Terzo e ultimo giorno. Con i musei chiusi resta solo da fare passeggiate, sperando che non piova con in testa un berretto di lana che in Italia neanche con un mitra puntato alla schiena ,affronto una passeggiatona .

Comincio ad aggirarmi senza la mappa in mano , per fortuna ci sono i segni cospiqui per l’orientamento . Il Sony center da una parte , la torre della televisione in Alexanderplatz dall’altra.

Pare che la Gendarmenmarkt sia la piû bella piazza di Berlino , faccio le foto turistiche di rito anche perché in mezzo ci troneggia la Koncerthaus con il suo bel tappeto rosso sulla scala, già visto in molti video. Accanto c’é l’Hilton , certo che i poveretti non fanno molta strada per andare a cantare là dentro!

Comincia a piovere: una pioggerellina fina fina che insuppa senza accorgersene . I berlinesi non aprono l’ombrello e ..io mi adeguo. Davanti ad un tristissimo ministero delle finanze della DDR penso che qui hanno fatto di tutto per essere tristi, certo tutto é intonato in un grigio plumbeo che piû plumbeo non si puô.

Scopro una divertente Brüder Grimme Gaße che mi accorcia notevolmente i tempi per tornare in albergo.

Pomeriggio lungo in attesa dell’ultimo concerto, ma ho molte amiche da salutare e mi avvio presto sotto la solita pioggerellina fredda , ma tagliando il percorso attraverso un dedalo di maxi-cinema , casino , mega hotel.

La prima persona che incontro é la mitica Marion Tung , facciamo insieme il percorso per la Philharmonie , stanno facendo la sistemazione di un nuovo parco sul retro , veramente Berlino sembra un cantiere continuo.

Bicchiere di vino in attesa e poi trionfale prima fila ….i Leader eines fahrenden Gesellen li avevo già sentiti in un fantastico concerto a Vienna e ovviamente se da un lato li godo di piû dall’altro mi sembrano letteralmente volare . Jonas Kaufmann li canta con la consueta voce vellutata , ha davanti lo spartito e segue il tempo con la testa . C’é una evidente intesa con Baremoim che alla fine si fa letteralmente indietro per lascirargli tutto l’onore degli applausi . Notevole ” il bis ich bin der Welt abhander gekommen ” un brivido di tristezza cantato con la consueta voce seducente , sottovoce , quasi baritonale.Nella seconda parte del concerto la sinfonia n.° uno di Elgar che Baremboim dirige senza spartito , la vecchissima ed elegante lady alla mia destra sottolinea con orgoglio: english music !

In tre giorni questo anziano direttore ha diretto Mahler con i Wiener , il Parsifal ed ieri la Staatskappelle di Berlino. Penso che davvero il fare musica dia una forza in piû alle persone.

 

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IL MONDO CAMBIATO

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Accadono nel mondo svolte epocali , assistiamo a tragedie inimmaginabili solo nel secolo appena concluso .

Il mio mondo , quello che ho tranquillamente visitato con amore durante i miei anni verdi , il Medio Oriente , non è più visitabile.

Fra tutti i paesi visti , e ahimè non più visitabili c’era la Syria .

Un paese bellissimo , ci sono stata varie volte .

Mi colpivano tante cose : l’aspetto elegante della gente , la forte occidentalizazione ed alcune particolarità. Per esempio la cucina raffinata di tipo francese e la commistione tranquilla delle religioni .Davanti alla grande moschea dove ho pregato insieme ai mussulmani davanti ad una sorta di altare in cui si venerava la testa di San Giovanni c’era un bel negozio di stoffe e tappeti gestito da una famiglia ebrea , radicata da generazioni nel paese.

Ho ancora una giacca con un bellissimo tessuto damascato verde e oro e ogni tanto la metto per andare a teatro.

Il negoziante mi disse sorridente che quel disegno piaceva agli italiani in particolare e per ringraziarmi dell’acquisto mi regalò una piccola tovaglia con disegno batick.

Una volta , arrivando dall’Egitto in ritardo col volo perché li non avevano ben considerato il cambio dell’ora legale perdemmo la coincidenza per Aleppo e atterrammo a Damasco . Nel cuore della notte l’autista che doveva prenderci per andare a Palmira si fece il viaggio per recuperarci e non volle niente di sovrapprezzo!

Questo era un paese civile , bellissimo e adesso ridotto in macerie.

Inutile domandarsi il perché della follia umana , pare che dai tempi della Bibbia l’uomo non abbia cambiato niente .

Non scriviamo più su tavolette di argilla ma i nostri pensieri , o almeno i pensieri dei potenti seguitano a non cambiare.

Cinque milioni di siriani premono alle porte di questa vecchia Europa egoisticamente sorda ( e non dimentichiamo gli afgani , i palestinesi chiusi nella striscia di Gaza , gli iracheni ,i curdi ), tutte popolazioni sfruttate colonialmente in passato , sfruttate sempre a fini ignobili da chi teneva i cordoni della borsa .

Sempre l’Europa ha campato sulla pelle degli altri.

Che si possa affogare guadando un ruscello che divide la Grecia dalla Macedonia e poi essere rimandati indietro è una realtà che non si può guardare .

Personalmente grido : NON IN NOME MIO !

Ho un piccolo spazio nel web e mi sento in dovere di usarlo per cercare di arrivare , insieme a tutti quelli che mi condivideranno , più in alto possibile laddove , nelle torri grigie e lucide di cristalli uomini grigi seguitano a giocare sulla pelle di chi muore nel fango dei campi profughi.

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Puccini in periferia

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Un pomeriggio di sabato , alle cinque e mezzo , vado a Falconara Marittima: un ininterrotto susseguirsi di case lungo la ferrovia ma lì c’è un apprezzabile cinema parrocchiale che mi permette di andare , fuori della data canonica , ad assistere al film concerto An evening with Puccini:

Convinta di essere praticamente sola con mio stupore mi trovo una fila di persone davanti al botteghino . Saprò alla fine che la media dei partecipanti all’evento in Italia è stata ampliamente superata.

Ovviamente tutti i partecipanti , per lo più anziani, sono lì per Puccini . Nessuno o quasi conosce Jonas Kaufmann.

Il concerto non mi procura particolari emozioni , io ero a Milano e quindi per me è solo un rinfrescare la memoria.

Per il pubbblico in sala no e piano piano sento salire la tensione , l’ammirazione , la partecipazione emotiva .

C’è chi si canticchia le arie ma ci sono soprattutto le vecchie signore nei loro cappotti con la pelliccetta , l’aria delle brave casalinghe che mi cominciano a chiedere chi è quel ragazzo ,se è davvero tedesco , se davvero l’ho sentito dal vivo.

In un crescendo che mi intenerisce si comincia ad applaudire in sala fino alla emozionante chiusura in cui tutti , ma proprio tutti sono conquistati dallo spettacolo.

Riporto il tenerissimo commento finale della signora accanto a me che dopo avere forsennatamente applaudito esclama :

“nun te manca proprio niente , cocco de mamma , se bravo e bello un bel po’!”

A ripensarci , questa è la vera chiave del successo di Kaufmann ben oltre la sua bravura di cantante :
buca lo schermo con la sua simpatia , arriva al cuore degli spettatori e non è perché è bello soltanto

Il suo fascino è nella sua voce , nel sorriso felice alla fine di un’aria , nell’avere successo anche dove nessuno , dico nessuno conosceva il suo nome prima di sabato scorso.

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Una città Altrove

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La definizione me la regala un garbato e intelligente storico dell’arte che lavora al Museo Revoltella di Trieste. E me ne regala anche un’altra : la città di carta per i tanti scrittori che ci hanno vissuto e ci vivono ancora,

Se uno ha voglia di fare un viaggio culturale vero nella mitteleuropa deve venire qui e se é fortunato come lo é stato per me questa volta il trovarci un borin abbastanza teso che ne rende i bei colori di questo magico Adriatico ,Trieste é anche piû seducente.

Città per certi versi fuori del tempo , lo sbocco al mare della Kakania felix, ma vivissima e piena di vita in una dimensione ritrovata e palpabile.

La cultura salva sempre da ogni forma di degrado anche se il tassista si lamenta che non abbiano riattivato una stupenda stazione abbandonata che portava direttamente in treno a Vienna.

Nel mio breve soggiorno triestino , oltre alla signorile ospitalità del mio anfitrione , ho apprezzato in modo particolare la passeggiata nel vento ( sempre pericoloso girare l’angolo ) per andare all’antico caffé San Marco , vivissimo tuttora con gli avventori persi nelle loro letture con la sola variante che adesso ci sono molti pc., ma regna il silenzio vero che dilata il tempo.

Le signore attempare davanti ai loro caffé al tavolino che discorrono garbate nel dialetto non ostentato , quanti caffé ci sono a Trieste!

Il pimo teatro d’opera italiano intestato a Verdi quando qui ancora non era Italia….potremmo ironicamente dire errori irredentisti del senno di poi.

Ma il modo per entrare nell’atmosfera di questa città é passare una mattinata al Museo Revoltella .

il barone Pasquale Revoltella , ricco uomo d’affari aveva molteplici e vari interesi , non ultimo quello di essere tra i finanziatori dell’apertura del Canale di Suez.IMG_0606

Amava l’arte e le belle donne . Nel suo palazzo si davano magnifiche feste , ambite anche dal gran mondo viennese. La magnificenza dei suoi ricevimenti gareggiava con quelle del principe Massimilano d’Asburgo, per i suoi banchetti i fiori venivano dalla riviera , il cuoco era francese come i garbati doni che faceva alle sue lusingatissime e selezionate ospiti , insomma andare a casa sua era un ambito privilegio . Ma il barone amava anche l’arte e nel suo palazzo aveva cominciato anche a comprare preziosi dipinti e statue.

Non solo , alla sua morte , la sua Fondazione ben dotata ha seguitato a comprare alle prime Biennali ( qui non era ancora Italia ) ed egualmente dalle grandi esposizioni di Monaco di Baviera.

Poi negli anni sessanta del secolo scorso alla preziosa dimora si é affiancato , progettato da Carlo Scarpa , l’attuale museo.

Il personale gentilissimo ci invita a partire dal sesto piano a scendere per scoprire tiutti i tesori che contiene,IMG_0615

Condivido volentieri un piccolo Morandi , poche pennellate di neve , datato 1944, un Dudovich con elegantissima signora e la sfarzosa sala da pranzo del Barone , nella parte antica del museo.

La visita , da sola , vale il viaggio nella affascinante città ” dell’Altrove”.

 

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UN CAVARADOSSI PER TRE

Un Cavaradossi per tre IMG_0598Capita nei periodi di astinenza di rivedere i DVD e di ascoltare i CD in nostro possesso e capita anche di rivedere su Classica la Tosca di Monaco che sarà ripresa la prossima estate in memoria del regista Luc Bondy recentemente scomparso.

Per caso pochi giorni prima avevo rivisto la Tosca di Zurigo e allora per completare la tripletta ho riguardato anche la Tosca di Londra.

Sono tre messinscena diverse tra loro e dirô alla fine di questa piccola riflessione quale delle tre sia la piû cara al mio cuore.

Se guardiamo l’ordine cronologico prima viene Zurigo poi Monaco e ultima Londra , ma questo non ha la minima influenza sulla mia valutazione.

Comincio dalla Tosca di Monaco che in Karita Mattila una Tosca strepitosa ,una tigre appassionata non piû giovanissima , gelosa e innamorata del suo giovane amante per il quale ( e sono note di regia ) prima viene la sua arte , poi la politica e ultimo l’amore.

Ciô non toglie che sia sua la piû bella aria piena di sensualità …e lucean le stelle…e sia anche un inno disperato alla vita.

La Mattila ci regala del suo un “vissi d’arte ” strepitoso nel momento piû dolente delle sua resa .

 

La Tosca di Londra tradizionale nel piû puro stile R O H ci propone invece una Tosca bella e leziosa quanto basta, fino al punto di indicare vezzosamente con le ditina alzate il suo civettuolo” ma falle gli occhi neri” !

Bryn Terfel potentissimo nella voce conciato in orrida bruttezza anche per via di una infame parrucca di cernecchi spelacchiati ha comunque dalla sua la perfezione del canto.

La regia di Jonathan Kent , more solito , mi ricorda quello che diceva un mio amico a proposito dei film di Ivory : ottimi film di arredamento.

Ma dove questa Tosca é straordinaria é dal punto di vista musicale , la bacchetta di Sir Tony ci regala di un’opera magari anche troppo ascoltata sottigliezze mai sentite e che invece sotto la sua sapiente direzione rivela una partitura di raffinatezza ineguagliabile.

 

E vengo alla Tosca di Zurigo . Qui Robert Carsen gioca pesante e ci regala una Tosca con la Diva Emily Magee rovesciando la scena fino al tuffo finale del teatro nel teatro spiazzante e sconvolgente.

Il barone Scarpia qui é bello ed elegante e la sua perfidia lussuriosa risalta nell’interpretazione raffinata e non banale di Thomas Hampson , una volta tanto in stato di grazia.

Certo é una Tosca per chi di Tosca ne ha viste tante ma é quella che a me ha dato tutta la carica emotiva che fa risaltare come in filagrana tutta la potenza della musica di Puccini

 

Di Jonas Kaufmann che dire? Tre Cavaradossi diversissimi ed insieme credibilissimi, mai banale e riesce a darci

l’impressione di essere sempre quel pittore abbastanza sprovveduto che per la stupida gelosia di una donna finisce per fare una fine eroica che probabilmente non avrebbe mai neanche cercato.

Quel giovane con la giacca stropicciata di velluto che entra in scena col Corriere della Sera in mano é nel mio cuore come quel suo strepitoso rotolarsi disperato sul pavimento nella straordinaria apertura del terzo atto.

C’é da dire che comunque come riesce a morire lui in ogni allestimento é particolare , come se veramente quei colpi gli arrivassero davvero a tradimento anche se li fa precedere da piccoli sguardi frettolosi , quasi un angoscioso presagio d’angoscia e di paura, che aggiunge sempre , in ogni allestimento….cosî muore un artista!

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Una giornata particolare

IMG_0597la giornata di ieri era cominciata come da programma meteo annunciato : vento , pioggia , calo della temperatura,

Niente di speciale , siamo a marzo . Quello che non era normale era la mancanza di elettricità , già durante la notte ,ma non mi ero preoccupata .

Quando è tempo brutto qui mi salta tutto , compresa la connessione internet , poi quando il tempo cambia tutto torna nella normalità.

Oggi però i tempi di attesa si allungavano e allora fiduciosa ho fatto il numero verde dell’Enel : primo errore , non avevo in mano il codice della mia bolletta , mi scuso mentalmente con la voce e torno con la bolletta in mano . Secondo step , il telefono fisso , questa è facile . Terzo ,il codice postale e qui mi intreccio, forse sarà il freddo : la voce non mi capisce : ricomincio ma poi arrivata allo stesso punto e terrorizzata che al prossimo mi avrebbe chiesto il codice fiscale o il mio numero di piede ho mollato tutto.

Fortunatamente il filippino della casa accanto, forse ha migliori amicizie di me , aveva provveduto ad avvisare , infatti verso le nove l’Enel è arrivata con bellissimo camioncino bianco e due ragazzi modello Playmobil.

 

 

I due operai sono arrivati quando già in casa ero sui 17 gradi e piano piano sono stati affiancati a consulto da altri tecnici, ne ho contati fino a sette ; ad un certo punto mi sembravano i dottori al capezzale di Pinocchio , tutti chini sul buco del marciapiede nel presunto punto di rottura del cavo.

Intanto in casa la temperatura calava a vista e insieme alla temperatura aumentava il numero di scialli che mettevo addosso.

Ogni tanto poi pensavo di mettermi al pc. per scrivere il pezzo del blog che avevo in mente , ovviamente senza corrente non si può fare .

Ho pensato di ascoltare musica ma la radio non si poteva usare , ovviamente niente telefono e tv . L’unica cosa funzionante l’Iphone , unico contatto col mondo .

E’ banale dirlo , ma quanto siamo legati oggi all’energia elettrica , senza non si fa praticamete niente!

Infine solo grazie all’intervento di una ditta subappaltatrice le cose hanno cominciato a marciare , intanto io mi facevo il training :

pensa se eri un rifugiato in un campo profughi , pensa se eri in ospedale , pensale tutte perché una rottura è sempre una rottura ma ci sono cose ben più gravi cui pensare .

Tutto vero , ma prima che arrivassi a livelli di freddo mentale totale ho pensato quanto il mondo di un tempo , molto meno bisognoso di tanta tecnologia aveva però in compenso dei sistemi magari più elementari per provvedere a riparare i guasti , una volta probabilmente un operaio solo avrebbe saputo da subito dove mettere le mani.

 

 

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Si vendetta tremenda Vendetta

 

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Scrivo un piccolo pezzo del mio blog sulla necessità del “fare memoria” e collego una bellissima sollecitazione di Umberto Eco al fare memoria per i ragazzi che fanno teatro con me , ma dato che Kaufmann ci sta sempre bene in mezzo , ci metto anche una sua foto e la considerazione che lui di memoria ne ha sicuramente tanta da metterla fra le sue doti più evidenti.

Ma , e qui sta il problema , lo scrivo in italiano nel mio blog e allora le grupies offese non lo capiscono , non lo sanno tradurre , pensano a chissà quali rivelazioni sulla sua salute contenga il testo geroglifico .

Molti help di volontarie che concludono anche non essere esso stesso testo per niente interessante ( la cosa non mi sconvolge) e poi c’è il Soccorso Rosso dell’’amica che traduce tutto in inglese , ma forse il mio testo non merita la gloria!

Garbata considerazione : io sono pure andata a scuola di tedesco da qualche anno per capire non soltanto le frasi di Fb o gli articoli di giornale ma per apprezzare meglio la grande poesia tedesca trascritta nei Lieder e ho anche rispolverato il mio francese scolastico e il mio basic english .

Possibile che le francesi e le inglesi si sentano sminuite se tutto non viene scritto nelle loro , peraltro, amabilissime lingue?

L’italiano è una lingua bellissima , la lingua dell’opera per eccellenza e ,ringraziando gli dei ,molto bene parlata anche dal beniamino delle galliche e delle albioniche.

Cercando di essere il più possibile criptica e intraducibile

posto questo pezzo corredandolo di foto di Kaufmann rigorosamente private.

Mie care amiche anche se avessi notizie fresche della sua salute certo non sarebbe rispettoso e delicato comunicarlo pubblicamente e non verrei sicuramente a raccontarlo a voi !

 

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