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… è la solita storia…..

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Se qualcuno ha deciso di tenere un blog eminentemente su Jonas Kaufmann ha il suo bel daffare ad interpretare i suoi messaggi e le sue azioni.
Esce un articolo a firma praticamente della sua segretaria nel quale durante una conferenza stampa dichiara che deve tirare un po’ il freno: traduci “devo riposarmi di più e cantare di meno”.

Dice anche che le sue fans gli devono stare un po’ meno sul collo, che anche i siti dedicati si prendono un po’ troppo cura di lui. Insomma: devo riposare le mie corde vocali anche nel vostro interesse e quindi devo anche ritrovare un po’ di tempo per il mio privato. Grido finale: lasciatemi in pace!
Intanto il folletto canterino se ne va a Palermo zitto zitto ad incidere un nuovo Cd così che il mercato autunnale abbia di che ben nutrirsi della sua voce (e la Sony dei suoi proventi), poi corre a prendersi l’ennesimo prestigioso premio a Londra, che in ultima analisi sono due perché anche nell’Aida di Pappano chi la fa da padrone è ancora lui.

Nuovo trofeo, comincio a pensare che nella nuova casa HI tech non ci siano abbastanza mensole e che come dichiarò un noto divo di Hollywood forse alcuni dei suoi molti trofei saranno finiti anche sulla mensola del bagno.
Poi mentre NewYork sotto la neve attende invano il nostro eroe (credo che i bookmaker avessero alzato di molto le quote circa la sua partecipazione al concerto della Carnegie Hall)la povera Opolais prova col Cover, tanto comunque la Manon va in scena come da calendario!

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Intanto ieri si annuncia un prelibato programma per il 2017 al Barbican Center di Londra. Kaufmann in residence, beato chi ci andrà!
Il sito official è abbastanza avaro ma l’unofficial arriva all’America latina e ci sono i rumors a proposito di uno Chenier a Monaco in autunno, tanto per restare in allenamento.

C’è poi il fantastico Lissner che precorre le ère …Kaufmann nei Contes di Hoffmann, Kaufmann nel Lohengrin, Kaufmann nel Don Carlos, versione originale francese…..e poi e poi l’Otello con Pappano, il Tahnnauser non si sa con chi.

In fondo alla strada c’è anche il mitico e intelligentemente messo sullo sfondo incontro con Tristano, i cinquanta anni sono ancora lontani e se le corde vocali lo assistono ci dovrebbe arrivare allegramente.
Solo che….i casi sono due: o le fans smettono di blaterare supposizioni su supposizioni senza avere capito niente del messaggio in bottiglia lanciato dal Nostro o lui finirà per odiarle tutte.

Quello che conta davvero è che si fermi perchè i suoi mirabolanti progetti finirànno per essere anche un elenco di cancellazioni, di illusioni perdute e alla fine di tutto anche di un allontanamento prr stanchezza del suo adorante cerchio di ammiratori / ammiratrici. Poi i concerti da recuperare dove li mette? Forse li annulla addirittura. Nella male interpretata intervista lui dice chiaro che non sono i soldi che gli mancano, ormai potrebbero bastargli per tutta la vita ma, e qui sta la vera chiave di lettura del messaggio, a lui piace il lavoro che fa, è nato per cantare e lo vuole fare nel pieno delle sue capacità.

Oggi quelle capacità si sono leggermente incrinate , se ne accorge prima di tutto lui e anche un po’ la critica meno vittima di piaggeria.

Buon riposo Jonas, sto ascoltando i tuoi dischi, la tua voce mi fa comunque compagnia.
Intanto continuo a sperare in cose nuove future, ognuno ha il suo sogno e mi pare impossibile che amando così tanto il Bel paese non ci siano progetti dalle nostre parti.
Io ne avrei uno fantastico, che perseguo con tenacia e c’è un stupendo spazio lirico che lo aspetta prima o poi anche nelle Marche. Regione affascinante e piena di sorprese, di mare pulito e di ricchissimi musei poco frequentati e di ottima cucina.
In fondo da queste parti potrebbe anche venire a riposarsi, tra un volo e l’altro.

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Il Fascino Polacco

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La prima volta lo avevo notato in una bellissima messinscena dell’Onegin del Bolshoi quando avevano fatta una tournèe a Parigi nel 2008.
Quell’Onegin giovane e diverso dai soliti cupi stereotipi del personaggio, molto più sanguigno e disperato ma al tempo stesso violentemente passionale e vittima di sé stesso mi era rimasto nella memoria.

L’azione tutta in una stanza, mi erano saltati tutti i punti di riferimento caratteristico: niente boschetto, niente neve, niente balli. Fu lì che incontrai per la prima volta anche un regista di grande talento: Dmitri Tchermiakov di cui ho visto cose belle e una meno bella, infatti non sempre si riesce a centrare l’obbiettivo!

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In quel caso un insieme perfetto: personaggi anche minori, tutti credibilissimi e quell’Onegin sconosciuto mi aveva colpito: poi in seguito seppi molto di più di quell giovane e soprattutto lo ritrovai con Jonas Kaufmann a Londra nel Don Carlo nel ruolo di Posa.
Mariusz Kwiecien è un baritono polacco ormai lanciatissimo, praticamente adesso sta di casa al Metropolitan dove ha cantato un altro Onegin con la Netrebko e adesso è nei Pescatori di perle con la Damrau.
Quando l’ho incontrato a Monaco, affabilissimo con tutti (eravamo un gruppo di italiani) ci ha detto che verrebbe volentieri in Italia, anzi esattamente a Palermo perché avendo interpretato il Kròl Roger di Karol Szymanowski a Londra sarebbe molto incuriosito dal cantarlo nei luoghi dell’azione …chissà..

Un bel viso mobile, un corpo atletico e compatto con una voce potente e morbida, direi che compensa una notevole presenza scenica anche se non è altissimo.

E’ stato anche un seducente Don Giovanni sempre a Londra ed è di quei nuovi cantanti che non disdegna di mostrare i muscoli tanto che la stampa inglese non ha esitato a definirlo sexi.

Questo pezzo lo dedico ad un amico che spera di sentirlo dal vivo, chissà che prima o poi non riesca davvero a trovare la strada dei nostri teatri.

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Manon Lescaut , variazioni

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Quando il dedicatario del blog si ammala e salta tutti gli appuntamenti diventa difficile scrivere di lui.

In attesa di un suo ritorno sulla scena o semplicemente un suo ritorno tra i mortali le sue affezionate seguaci recuperano vecchie foto, antichi frammenti su You Tube, archeologi reperti della sue prime esibizioni.

In cotanta miseria… (cftr Chenier) mi sono divertita a confrontare le due diverse messiscena della Manon, non per fare paragoni ma per capire quale dei due allestimenti ha reso con più sensibilità il difficile rapporto tra la storia narrata, la musica e lo stato d’animo che le accompagna: dirò subito che per me non vince un allestimento sull’altro.
Stranamente è come una valutazione alla pari: dell’allestimento londinese di McVicar sono molto validi i primi due atti, con assoluta predilizione per il secondo.

Dell’allestimento di Neunfels gli ultimi due sono decisamente perfetti: dalla scena quasi nuda dell’imbarco verso quel buco nero angoscioso del destino futuro fino alla landa vuota dell’atto finale.

Con ciò si dimostra quanto sia difficile pure elaborando un’idea originale riuscire poi a mantenere lo stesso phatos e la stessa coerenza durante tutta la rappresentazione.

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Ovviamente la coppia di cantanti, ben affiatata e preparata da Pappano rende ugualmente la drammaticità della storia in ambedue i casi, ma se non tutte le ciambelle riescono col buco a maggior ragione questo si può dire quando si tratta di maneggaire una materia così delicata come la rappresentazione di un’opera lirica.

In tempi di regie soffocanti, di stravolgimenti quasi offensivi ( e quest’anno per me la lista è abbastanza nutrita) queste due Manon, ciascuna a modo suo, sono decisamente di ottimo livello.
Adesso ci resta da vedere la terza, ovviamente in video perché andare al Met oltre a essere decisamente costoso, per me rappresenta come una roulette russa circa la partecipazione di Kaufmann: undici repliche ….sono tante e la tendenza a stufarsi del nostro è nota: poi a NY fa freddo d’inverno e il raffreddore è sempre in agguato.

Ho trovato un cinema in Toscana, forse andrò a vederlo la. Il giorno dello streaming generalmente non si ammala.

La visione del promo di Richard Eyre non è entusiasmante: l’allestimento non nuovo viene da Baden Baden e la scena mi è già sembrata troppo carica di scale sbilenche tipiche delle scene di questo regista.
La meravigliosa musica per fortuna è talmente amata che anche in forma di concerto riuscirebbe lo stesso a commuovermi.

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Il Tenore Biondo

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e tre. …Ogni promessa è debito sul mio blog: avevo detto che avrei parlato

anche di cantanti preferiti che non fossero solo tedeschi. Ecco quindi il mio tenore bello e bravo e non tedesco:

Pavol Breslik è slovacco. Io l’avevo incontrato una prima volta in video in un bellissimo Flauto magico trovato in rete dal festival di Baden Baden e poi quasi immediatamente perduto in una messa in scena di Robert Carsen particolarmente bella : un Tamino vestito di bianco, dalla voce chiara e sicura, con una notevole grazia di attore.

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Così quando a Monaco ho visto che era Gaetano nella Lucrezia Borgia sono corsa a sentirlo.
Incontrato poi in Marienplatz gli ho fatto tanti complimenti e lui garbatissimo e quasi stupito mi ha risposto un bel grazie sonoro.

Poi gli incontri sono stati anche altri: uno molto divertente a Berlino quando si è seduto accanto a me in platea all’inizio di Ratto al serraglio e pochi minuti dopo si è alzato e ha incominciato a cantare: io che ero proprio accanto a lui ho avuto l’emozione di essere centrata dall’occhio di bue ..in pieno.

Poi di questa gag abbiamo riso insieme l’estate successiva quando gli ho chiesto se non era stanco di cantare due opere a distanza ravvicinata e mi ha risposto: tanto muoio tutte le sere!

In effetti sia Edgardo della Lucia che Lensky dell’Onegini fanno tutt’e due una fine tragica.
Ci unisce anche la comune conoscenza con un amico italiano che vive a Vienna e che è un suo tenacissimo ammiratore, molte bellissime foto del’affascinante tenore sono opera sua.

Appartiene alla schiera di quelli che non se la tirano e il suo sito Facebook è pieno di foto di casa, della sua mamma, del suo giardino, delle sue vacanze.

Adesso è in Australia e si diverte a farsi selfie con tutti gli sfondi possibili di Sidney.

Una bella carriera, una voce che si rinforza e un po’ si scurisce, prevedo un successo duraturo per questo simpatico e bravo cantante che purtroppo ancora non mi pare abbia mai cantato in Italia.

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Una divina poco diva

unnamedProseguo a parlare dei miei cantanti preferiti e anche questa volta l’input mi viene da un bel documentario pomposamente intitolato Diva Divina.

Ebbene se c’è una cantante tanto poco diva è proprio Diana Damrau, una persona solare, felice di cantare con la quale ho avuto modo di parlare dietro le quinte in una serata dopo la sua Lucia di Lammermoore.

Avendola incrociata qualche giorno prima molto gentilmente si era ricordata del mio nome (Adriana è un nome che nella lirica si memorizza facilmente) e con un certo stupore da parte mia la sera dopo presentandomi alla porta degli artisti avevo constatato che lei si era ricordata di me, eccome!

Una grande voce , una tecnica impeccabile e una carica umana di notevole spessore.
Poi , ma questo la rende anche più simpatica, possiede anche una vis comica naturale che la aiuta nei suoi ruoli “leggeri”.

Quando le ho fatto i complimenti, sinceri, per la sua linea ritrovata mi ha anche confessato che quando si doveva vestire per la infausta Traviata scaligera prima di vestirsi le veniva quasi da piangere!
In questi giorni canta al Met nei Pescatori di perle e ovviamente nel nostro strampalato paese… patria della lirica non si riesce a trovare un cinema che riprenda lo streaming per il quale in altri paesi la gente mette su FB anche la conquista di un biglietto di sala.

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Veramente i nostri melomani parrucconi non hanno capito che anche al cinema si può godere di certi spettacoli che se non hanno il fascino dell’esserci hanno comunque la particolarità di essere comunque riprese in contemporanea.

Un distributore mi diceva che siccome ci sono gli intervalli veri e negli intervalli le interviste sono in inglese i nostri poveri melomani italiani non capiscono e ..si annoiano: povere patria!

Ma, digressione a parte, torno dalla bravissima e simpatica diva/non diva Diana.
Mi si può domandare perché io abbia questa predilizione per alcuni cantanti tedeschi. E vero, la lista è lunga: li trovo molto preparati, molto serii e nel caso della Damrau, ma non solo, dotati da una perfetta tecnica vocale e anche di una preparazione musicale completa.

Comunque prometto che di questi miei piccoli ritratti ne farò anche di cantanti di altra nazionalità.

La lista dei miei preferiti è lunga…

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Un diavolo per tutte le stagioni

10933898_10152942231250395_1058069525775565887_nQuesta volta abbandono Jonas per parlare di un altro grande cantante tedesco che amo: René Pape.

Qualche giorno fa passava su Classica un Faust di Gounod , edizione ROH, molto tradizionale e molto sovraccarica di orpelli vari con un Grigolo “carino” e smorfioso e una Gheorgiu inguardabile con chioma bionda e gestualità da feuilleton.
Ma c’era un prezioso Mefistofele di Renè, un genio di humor e un cantante dotato di una vocalità eccellente.

Credo che essendo forse un mattacchione nella vita il ruolo del diavolaccio gi piaccia proprio.
Pur essendo io legata ad una edizione del Faust del Met ( una meraviglia al confronto di questa nella quale lo stesso Pape affiancava Kaufmann nel ruolo di Faust) il grande basso interpretava perfettamente e con la stessa carica di ironia il suo personaggio .

Grandissimo anche nel Mefistofele di Boito a Monaco , il suo fisico possente ben si presta a questo ruolo nel quale riesce sempre a dare un guizzo di humor con i suoi occhi celesti e quel naso all’in su che un po’ contrastano con la figura del diavolo.

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Eppure la volta che mi strappò un applauso da loggionista fu in un ruolo serio: fu alla fine dell’aria “Ella giammai m’amò “nel ruolo di Filippo secondo nel Don Carlo a Monaco di cui resta su YouTube anche uno splendido frammento dell’aria sul corpo di Posa “chi rende a me quest’uom” che poi Verdi avrebbe ripreso nel Lacrimosa del Requem.

Pape è anche un grande Gurnemanz nel Parsifal , un grande lunghissimo ruolo del quale una volta lui disse con notevole understatement che la cosa più importante per farlo era avere un paio di scarpe comode.

Tedesco venuto dall’Est riempie di foto spiritose il suo sito , saluta festosamente i fans con acconciature fantasiose e fu il primo a scrivere sul suo sito Je suis Charlie , evidentemente non è un divo lontano dal mondo in cui viviamo.

Ha una famiglia e spesso le sue foto casalinghe acccompagnano gli auguri che rivolge ai suoi affezionati seguaci dalle pagine di Facebook.

Moglie , figlia e anche la mamma fanno capire , molto più di articoli su interviste fotocopia, quanto questo cantante sia anche un uomo decisamente agganciato al mondo reale.

Antidivo per eccellenza ogni volta che lo ascolto , dal vivo o sul tubo non posso fare altro che ammirarne , oltre alla voce possente , la sua carica umana notevole.

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Ballata Madrilena

IMG_0103 (1)Per una volta la stanchezza aveva avuto il sopravvento : la mia fantastica agenzia mi aveva proposto un concerto di Lieder a Madrid con il solito amato tenore e io avevo detto no.
Troppo recente l’ ennesima delusione per la Carmen di Londra, quando avevo sperato nella ricostruzione della coppia scaligera con Anita Rashcevisvili e troppo vicina la trasferta parigina sotto Natale per la Damnation.

Poi le festività natalizie, il portafoglio decisamente svuotato a fine anno, tutti fattori che mi avevano provocato un no ..addio senza rancore…

Poi via via che i giorni passavano mi rimontava una strana voglia : avevo saputo che si trattava della serata inaugurale dei festeggiamenti del bicentenario del teatro Real e soprattutto avevo preso la visione del programma!

Britten, Mahler, Strauss, una specie di sfavillante combinazione, il più bel programma degli ultimi anni e anche con alcune preziosità che non avevo mai sentito dal vivo.
In più mi giungeva d’oltre Manica un appello di una persona nota che rivendeva un bellissimo biglietto in seconda fila nonchè la visione del pulmann che porta da Ancona all’aeroporto e che quasi per caso vedevo passarmi davanti ogni giorno mi sembravano un’insieme di messaggi subliminali.

C’era poi la storia pubblicata dalla stampa madrilena di un Kaufmann giovanissimo corso a sostituire un certo tenore che mi ero trovata davanti in una fatidica replica sine Jonas a Monaco e mi veniva da ridere pensando che questa volta il bidone glielo avrei data io non andandolo a sentire ….

Insomma alla fine ho ceduto : ho scritto il messaggio alla signora di Londra con l’intenzione di comprare il biglietto.
E’ tardi ormai … come disse Violetta perchè il biglietto era stato ceduto il giorno prima e allora arrendendomi alla F.d. D ( innominata opera verdiana ) ho finito per accettare la mia iniziale decisione di rinuncia.

Teatro_Real_de_Madrid_-_02Grandi messaggi augurali alla cara amica bavarese che invece ci andava, la speranza di recuperare il programma nei concerti a venire, così mi ero anche detta che una volta tanto si può sopravvivere senza correre dietro a Kaufmann in ogni occasione.

Poi, ma all’inizio non credevo ai miei occhi, la notizia che il povero tenore sta male e che salta questo importante concerto. Mi dispiace per lui, mi dispiace per la festa mancata, mi dispiace un po’ meno per me perchè, come o quando non lo so, se questo concerto lo recupera io questa gita madrilena non me la farò scappare di sicuro.

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Delle luci e dei presepi

Delle luci…

Si spengono le luci natalizie e non abbiamo più i babbi natali di pezza disperatamente appesantiti dalla pioggia e dalla nebbia penzolanti e indifesi fuori dalle finestre : fortunatamente sono passati di moda.

Ripensando però a quello che si vedeva in giro ne ho tratto una riflessione e cioè che le luci di Natale non sono più le luci di una volta .

Guardando il panorama vedevo sui balconi delle case e sulle finestre tanti giochi di luce : colorati e alternanti si rincorrevano con effetti affascinanti ma che mi ricordavano molto più una discoteca della riviera romagnola che un segno di festa religiosa.

Una volta le luci ci raccontavano la stella cometa , la slitta di babbo natale , una capannuccia , un abete o addirittura i re magi .

Unknown-1Niente di tutto questo si trova più nella rutilante e pacchiana giostra multicolore delle nostre case.Per cercare qualche foto da mettere sul blog ho digitato : “luci di natale” e sono venuti fuori interi cataloghi di mirabolanti effetti Led offerti da ditte specializzate in illuminotecnica . Evidentemente anche in questo campo c’è
stata una evoluzione.

Dalle dolci decalcomanie con i fiocchi di neve appiccicati ai vetri alle luci a intermittenza tipo discoteca .

Dalle immagini sacre fatte magari con una fila di lampadine ai multicolori effetti Led.

Indubbiamente la festa del Natale si è laicizzata anche nelle sue forme più ingenue . Qualche volta studiare anche questi mutamenti serve a capire di più sul mondo che cambia che ponderosi trattati di sociologia.

..e dei presepi…

Una volta si parlava di presepi napoletani e ancora sopravvive per fortuna la tradizione a san Gregorio degli Armeni , almeno lì si possono trovare le preziose statuine sempre uguali e sempre piene di fantasia .

Anche a Roma a Piazza Navona ci sono ancora le stesse capanne di cartapesta incastrate negli stessi ruderi romani ,le stesse colonne ed archi che hanno ingentito i presepi per molte generazioni.

In Toscana si trovano ancora , uguali nel tempo, le stesse figurine di cartapesta che un tempo venivano fatte dagli artigiani della lucchesia.

UnknownMa a parte la sempre più ridotta categoria di quelle famiglie nelle quali si fa ancora il presepio in tutte le case ha vinto la presenza globalizzata dell’albero
di natale , vero segno di festa universalmente riconosciuto.

Però anche per il presepe si apre una nuova via : è diventato un affare , al pari della gita al centro commerciale si moltiplicano i presepi viventi , i presepi meccanici , i presepi da gita turistica.

Male che vada per le famigliole in festa ci potrà essere un barlume di ricordo della tradizione e per un attimo ripensare a Betlemme e a quel bambinello nella mangiatoia che comunque la si pensi portò nel mondo una vera parola rivoluzionaria.

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Un Sovrano Infelice

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Tempo di feste, tempo di giornate più raccolte , tempo di letture .
Mi piace parlare di un piccolo libro prezioso che merita una segnalazione.
Credo che ormai si sia capita la mia predilizione per una certa musica , una certa letteratura e il piccolo racconto di cui voglio parlare è proprio in tema: amo Wagner e amo Monaco di Baviera . Amo la Baviera e amo Ludwig , amo Thomas Mann e amo anche il suo difficilissimo figlio Klaus.
Di lui ho letto quasi tutto , il quasi sta nel fatto che non tutto è tradotto e lo amo da tempi lontani quando lessi il suo libro autobiografico La svolta che addirittura era uscito prima nella versione in inglese .
Questo figlio tormentato di tanto padre si è sempre rivolto nella scrittura a personaggi la cui sessualità era perlomeno ambigua , certamente un modo di raccontarsi attraverso i suoi personaggi : il cognato e grande attore Gustav Gründgens alias Mephisto , Tchiaikowsky, Alessandro il grande ..e Ludwig.
Questo piccolo racconto esce adesso in una bella versione elegantemente rilegata : Intitolato Prigione con le sbarre e narra degli ultimi giorni di vita dell’infelice sovrano bavarese.
Settanta stringatissime pagine , disperatamente realistiche , scritte in modo mirabile .
Quando durante le mie trasferte musicali vado nella amatissima Monaco entro sempre nella chiesa in Neuhauserstrasse, la Michaelkirche nella cui cripta riposa il povero ragazzo che si vestiva anche come Walther von Stolzing e con quel costume si era presentato a Wagner a Tribschen.

Lo scorso anno Jonas Kaufmann cantava nel concerto della prima domenica di Avvento proprio in quella bellissima chiesa e io non potevo fare a meno di pensare che nella cripta riposava il bel sovrano infelice.

Spero vivamente di trovare il biglietto per il prossimo appuntamento wagneriano con Jonas nei Maestri Cantori di Norimberga , proprio nelle vesti di quel Walther von Stolzing con cui si era mascherato Ludwig.
Probabilmente sarà una versione moderna , ce ne faremo una ragione , ma nella mia testa le note suoneranno molto romanticamente ottocentesche, mi piacciono i girotondi della memoria.

Il piccolo libro , che consiglio a tutti i miei lettori wagneriani è edito da il Saggiatore , non faccio pubblicità , invito solo a leggerlo a chi come me ama la triste infelice fine del bel Louis e se vogliamo metterci un altro bel riferimento basta pensare a Visconti e alla bellissima Romy Schneider nella parte di Sissi.

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Capodanno e Dintorni

imagesSono certa che quasi tutti i miei amici lettori abbiano vissuto l’esperienza di un trasloco, quel terribile momento in cui si impacchetta tutto , si gira tra scatoloni pieni di cose di cui non si ricorda più il contenuto , poi lo sguardo triste davanti alle stanze vuote che sembrano sempre più grandi di come erano quando c’erano dentro le nostre cose .
Poi l’esperienza nella casa nuova , le scatole da riaprire , la sensazione di non ricordare affatto cosa ci sia dentro ogni scatolone che minaccioso ci guarda , la sicurezza che tutto quanto abbiamo là dentro di sicuro non entrerà nei nuovi locali.
In italiano si dice traslocare , a Firenze sgomberare , ad Ancona addirittura scasare
Ma nessuno dei miei lettori credo abbia mai vissuto l’esperienza abbastanza scioccante di traslocare un blog.
La stessa sensazione di angoscia , la stessa paura di perdere qualcosa , la stessa ansia nel momento del trasferimento:
dalle mani del mio amico Marco a quelle del mio amico Matteo .
Seguitavo a dirmi che ero in buone mani , che non avrei perso niente , ma il mondo dell’informatica , per quanto sia diventata abbastanza brava , per molti versi resta per me ancora molto misterioso.
In più dovevo trasferire anche la pagina Facebook e le cose qui mi si stavano in effetti complicando.
Pare che alla fine ce la abbiamo fatta , già molti amici mi stanno mandando messaggi di solidarietà , ma qualcosa ancora non funziona a dovere . Per esempio sulla pagina Facebook non ci sono le fotografie , come dire che ancora non ho attaccato i quadri in tinello.
Non erano foto da poco : tutte immagini di Jonas Kaufmann mentre parlava a Torre del Lago , quindi immagini di mia proprietà , che è anche un problema di diritti quando le immagini non siano proprio nostre .
Non so se in futuro i miei pezzi saranno così ricchi di immagini , la ricerca iconografica non mi pare sia nelle corde del nuovo collaboratore , che oltre a tutto è molto informato di cose misteriose per me ,ma non altrettanto del magico mondo della musica classica e della lirica in particolare .
Una cosa però ho conquistato , sono a casa mia e quando avrò finito anche di attaccare i quadri mi sentirò decisamente meglio.

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Per finire questo mio primo pezzo del 2016 mi pare necessario anche raccontare quanta stupidaggine ci sia ancora nel mondo a proposito dei “botti” di Capodanno.
Nonostante i divieti , le raccomandazioni e i sequestri i “botti “, perlomeno qui ci sono stati e anche molti.
Me ne stavo tranquilla a sentire il Concerto di San Silvestro da Berlino ( per la verità non è che la scelta del programma di Sir Simon Rattle mi piacesse moltissimo) quando con regolarità allucinante sono cominciati gli scoppi intorno a casa mia.
Scanditi dalle mie molte benedizioni sono proseguiti per tutto il Concerto ed oltre: verso le undicie mezzo addirittura hanno cominciato a tremare i vetri della mia camera , sembrava che alcuni petardi mi scoppiassero dentro.
Poi il grande momento dei bengala in tutta la città, abitando in collina mi era venuta la voglia di andarmeli a vedere in terrazzo.
Per fortuna non l’ho fatto! Stamattina proprio nel mezzo del medesimo c’era una specie di proiettile esploso e un paio di grossi bastoni annneriti.
Se fossi uscita forse la vostra blogger non sarebbe in grado di raccontare il delizioso aneddoto intitolato “della stupidità costosa” , anche perché quegli oggetti pericolosi costano pure cari.

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