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Arrivederci e Buon Anno

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Carissimi amici lettori , seguaci e curiosi passeggeri. Il mio blog cambia di nuovo e diventa tutto mio.
Lascio con grande nostalgia il mio caro amico Marco Conti che ha gestito il sito per un tempo ormai lunghissimo.

Lui si è chiamato ad altri impegnativi progetti e io divento padrona del mio spazio, totalmente. Cambio anche un po’ la dicitura del titolo : mi sembra giusto che il nome di Jonas Kaufmann sia più evidente , visto che parlo continuamente di lui .

Da gennaio a dicembre ho pubblicato ben 99 pezzi e questo è l’ultimo dell’anno.

Di questi 37 (più di un terzo) sono esclusivamente dedicati a lui che è in effetti il filo conduttore dei miei viaggi , delle mie esperienze musicali e di conseguenza anche degli incontro con altri artisti, primo fra tutto Antonio Pappano .

Poi ci sono gli incontri con altri cantanti e di alcune nuove realtà italiane che seguo con affetto e curiosità.
Molti dei pezzi sono comunque provocati , come in una reazione a catena, proprio da Jonas.

Gli eventi tragici di questo anno hanno fatto sì che nel mio blog abbiano trovato posto alcune mie emozioni forti : a cominciare dall’attentato a Charlie Hebdo per finire con la terribile vicenda del Bataclan.

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Ho parlato un po’ di tutto anche se il mio filo conduttore è sempre lo stesso, pure parlando di libri la musica fa sempre capolino nei miei interessi.

Ho guardato con curiosità il diverso numero di visitatori tra la mia pagina Facebook e il mio sito in rete .

Un andamento ondivago , qualche volta i visitatori di Fb superano quelli del blog , qualche volta ( anzi sempre più spesso ) succede il contrario tanto che il blog piano piano è diventato il mio diario, anche senza entrare nella sfera più intima è qui che mi racconto e devo dire , con molta curiosità e orgoglio mi sono accorta di avere molti amici nel mondo che mi leggono anzi oserei dire che praticamente mi seguono.

Continuate a farlo , ve ne prego : Io sono molto orgogliosa delle mie tante amicizie , nel nome di Jonas Kaufmann soprattutto , ma anche di un piccolo filo di affinità elettive che ci unisce.

Buon 2016 a tutti !

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La Tebaide di Emanuela

Quando ero una giovane studentessa di Arte nella mia bella Firenze andavo spesso agli Uffizi perché allora era facile entrarci perché non esistevano le code di turisti , le prenotazioni , le visite programmate a tempo. Si entrava , si facevano i nostri giri abituali e poi ci si fermava davanti alle opere che in qualche modo ci sembravano più nostre. Io avevo una particolare predilezione per una piccola tavola : la Tebaide dello Starnina. Mi incantavo ogni volta lì davanti a guardarne tutti i particolari , le storie che quelle immagini mi raccontavano , quel paesaggio rude e tanto toscano con tutti quegli angioli e quegli eremiti sui cucuzzoli mi affascinavano in modo particolare. Mi è sempre rimasto nel cuore quel piccolo dipinto e facendo più tardi anche delle ricerche storicamente più approfondite ho scoperto che alcuni lo hanno anche attribuito al Beato Angelico .

Starnina, Gherardo (1354-<1413): The Thebaide. Florence, Galleria degli Uffizi *** Permission for usage must be provided in writing from Scala. ***

Starnina, Gherardo (1354-<1413): The Thebaide. Florence, Galleria degli Uffizi *** Permission for usage must be provided in writing from Scala. ***

La settimana scorsa sono passata rapidamente da Firenze e nel salotto di mia sorella ho visto il suo presepe già fatto per il Natale. Lungo lungo su uno scaffale basso della libreria , metri di racconto , si snodava una storia di pastori e di angioletti . Mia sorella mi dice : la mia Tebaide e mi comincia a raccontare con affetto tutta la storia cominciando ad indicarmi una sorta di percorso immaginario partendo dalla destra. Con calma , la sua mano mi indica via via i particolari : sai, mi ha detto è un presepe molto appenninico e toscano: da qui scendono i pastori , qui si fermano a bere alla fontanella ( con acqua vera che scorre ) , poi qui si scaldano al fuoco  che brilla davvero ; poi qui si riposano , qui il babbo pastore con il figliolino aspettano l’agnellino stanco e via via siamo arrivati alla capanna. Poi dolcemente , sempre indicandomeli garbatamente con la mano i personaggi sull’altro lato risalivano fino al dirupo scosceso di capre.

Tutto minuscolo , la lanternina sulla casetta , le figurine più antiche , quelle risalenti al vecchio presepio di famiglia , gli angeli qua e là. Nella mensola di sotto i Re Magi sono in attesa del loro turno per entrare nella scena , quelli arriveranno dopo , mi spiega. Mi è venuta nel cuore una infinita tenerezza , questa mia sorella lontana non sapeva quanto quella sua Tebaide mi riportava ad un mio bellissimo ricordo di gioventù. Anche io faccio il presepio , lo faccio con figurine tanto più grandi : è nato su un primo nucleo della Sacra Famiglia che fu regalato da un sacerdote alla mia bambina che non c’è più da tanto tempo. Ma lo faccio sempre uguale , con poca logica e poco spazio .

Scenograficamente non è male , ho pure qualche pezzo di cartapesta comprato a Piazza Navona e una barchetta di San Gregorio degli Armeni, forse questo approccio diverso spiega anche le nostre vite differenti. Ora che siamo abbastanza anziane tutt’e due i nostri due presepi forse ci raccontano molto di più di noi più di quanto lo possano fare le nostre storie personali. Il presepe di Emanuela , la sua Tebaide ha una spiritualità in più, un amore per quelle piccole immagini nelle quali  ho ritrovato con il profumo dei miei anni fiorentini insieme al ricordo del presepe della mamma. Quello che, quando lo riponeva, ci scriverà sopra S.D.V (se Dio vuole) ad indicare la speranza per poterlo rifare l’anno successivo.

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Frammenti di una conversazione

Nell’auditorium della Fondazione Puccini a Torre del Lago siamo in attesa dell’arrivo dell’ospite annunciato.La sala è un incrocio tra un dopolavoro aziendale e una sala parrocchiale e mi sembra impossibile l’arrivo di Jonas Kaufmann. Il ritardo comincia ad allungarsi , ma dopo un’ora buona nella quale Enrico Stinchelli ci intrattiene con l’evidente scopo di frenare il protestare dei presenti , finalmente appare il nostro amatissimo tenore. Elegante, in nero . Poi a distanza ravvicinata vedrò che è anche un ennesimo tessuto damascato , evidente  predilezione D&G. Entra sorridente e si scusa con tanto garbo e tanti sorrisi da farsi perdonare molto di più di una sola ora di ritardo. Comincia a parlare , ma non di tutte le cose scontate che dice nelle sue interviste fotocopia.

Si vede chiaramente che è a suo agio con la lingua , gli scappa anche un : Madonna! del tutto naturale su una domanda un po’ più difficile. Parla delle regie di opere con la libertà che gli viene dal fatto di poterselo permettere , ma dice anche con molto garbo che non spesso gli è concesso , arrivando una settimana prima della prima, di potere incidere più di tanto nelle scelte . Fa paragoni con l’arte moderna , ci racconta dei suoi studi umanistici e senza fare nessuno sforzo come il classico pifferaio di Hamelin ci porta tutti dietro il filo della sua conversazione. Quando parla di Puccini lo fa con amore sincero, non lo cita ma so che la famosa frase che gli disse Van Karajan sull’estasi controllata è sicuramente alla base di questo amore per il canto pucciniano. Eroicamente la mia amica gentile è riuscita a registrare due frammenti del lunghissimo intervento .

Nel secondo parla soprattutto ai giovani dell’Accademia di canto pucciniana e senza risparmiarsi praticamente  regala a tutti i presenti  una sorta di masterclass. Non canta , la cerbera sbracciante che lo accompagna fa gesti inconsulti al povero Stinchelli che magari un pochino ci prova e Jonas spiega che viene da una serata pesante a Parigi con lo streaming in diretta e che lo aspetta la ultima replica della Damnation. Si capisce chiaramente che anche lui avrebbe voglia di cantare , chissà quanti lacci contrattuali lo legano e alla fine , ignorando le tante tirate di giacca che ì’accompagnatrice gli fa si diletta a fare selfie con tutti , saluta per una buona  mezz’ora e ad ogni passo che lo avvicina alla porta si riferma di nuovo , una piccola vendetta personale contro lo star-system che lo vuole bello e intoccabile. L’anima del sor Giacomo aleggiava contenta , complimenti comunque al maestro Veronesi che è riuscito nella straordinaria impresa di portare in questo angolo di Toscana il maggior tenore del mondo senza avere i tanto ventilati…mila euro necessari all’impresa.

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Kaufmann a Torre del Lago

Forse qualcuno potrebbe pensare che passare una serata in un auditorium con il piû grande tenore del mondo senza sentirlo cantare ed essere testimoni di una serata indimenticabile possa sembrare impossibile. Invece questa sorta di miracolo per pochi eletti é avvenuto a Torre del Lago in una umida e piovosa serata d’inverno in un luogo lontano dal mondo e davanti ad una platea di pochi , fortunati eletti.

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Jonas Kaufmann é venuto a ritirare il Premio Giacomo Puccini intrattenendo , garbatamente sollecitato da Enrico Stinchelli , un pubblico formato perlopiû di addetti ai lavori : cantanti , musicisti , critici musicali. Con il suo dolce e fluido italiano  , musicale come la sua voce morbida ha parlato generosamente , garbatamente e non rifiutando di dichiarare tutta una serie di personali pensieri sul mondo della lirica. É arrivato in ritardo , la sua pazzesca giornata era cominciata a Parigi con un incontro di sponsor, ci ha poi raccontato anche di essere stato da un grande collezionista di arte contemporanea, tutto detto con naturalezza e senza nessun compiacimento, anzi questo gli é servito per spiegarci attraverso il paragone che anche la musica , come l’arte contemporanea ha il diritto di evolversi e di avere il suo spazio nel mondo artistico.

Si é scusato con garbo per il suo ritardo , non abituale per lui che comunque pur essendo un tedesco “anomalo” questa abitudine proprio non ce l’ha. Ha parlato senza mezzi termini delle sue perplessità di fronte a certe regie , diciamo cosî , difficili , ma ha anche ammesso che non é sempre facile capire in anticipo se una messinscena potrà funzionare o no. In parte lo ha attribuito al fatto che pur essendone parte essenziale spesso la sua resta una visione parziale , dall’interno e quindi non ne riesce a percepire  totalmente l’impatto  per il risultato finale.  Inoltre qualche  volta capita che un progetto innovativo  e valido  sulla carta si riveli sbagliato e che anche un progetto più tradizionale e sicuro nel momento di realizzarsi si riveli molto meno apprezzabile.In fondo non diceva altro che quello che io penso da sempre: che il teatro é  magia e il teatro lirico lo è ancora di più . Il miracolo avviene o non avviene a prescindere dalla straordinaria somma di elementi che lo compongono. Nella seconda parte del suo lunghissimo colloquio , dopo essersi garbatamente seduto in platea ad ascoltare i cinque giovani cantanti dell’ accademia di canto pucciniana che si sono esibiti in una piccola sintesi dell’ultimo atto della Boheme ha tenuto ai giovani , e a noi , una magistrale masterclass. É risalito sul palco , ci aveva garantito che non sarebbe fuggito nel frattempo ed ha ammesso di essersi come sempre emozionato ascoltando la pagina mirabile della morte di Mimì. Cosa che comunque era successa a tutti noi , anche se i ragazzi erano tanto trepidanti e l’accompagnamento del solo pianoforte non ci regalava tutta la magia dell’orchestra . Ma tant’è , ciascuno aveva , lui compreso , la sua musica nel cuore. Largo di consigli, preciso nella enunciazione tecnica non si é sottratto ancora per un tempo lunghissimo a parlare con i giovani cantanti che lo guardavano rapiti e lui   diceva “quando ero giovane” , dall’alto dei suoi splendidi quarantasei anni!

Fortunatamente la mia amica Silvia ha generosamente tenute alte le braccia brandendo il mio Ipad quindi abbiamo il tesoro di due frammenti della sua conversazione. Generoso di sé anche alla fine ha avuto parole e pazienza con tutti . Il re del selfie sembrava davvero divertito e si seguitava a sottrarre ad una specie di cerbero italiano mascherato da bavarese in gonnella che lo voleva portare via ad ogni costo. Mi piace ricordare una volta tanto anche i nomi delle poche fortunate amiche , alcune dotate anche di marito che hanno condiviso la magica serata: Paola , Silvia , Serena ,Cristiana ,  Emanuela …e tutta una serie di cantanti rapiti dalla semplicità , intelligenza e cultura di un uomo davvero eccezionale.

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Mi piace ricordare anche un nuovo incontro , una nuova deliziosa amica che si era fatta da sola in macchina tutta la strada da Bari , Antonella  a cui devo un bellissimo ritratto di Jonas in casa Puccini. Dopo una notte passata in una improbabile pensione Butterfly all’alba sono andata a salutare la statua del sor Giacomo sulla riva del lago di Massaciuccoli. Qui tutto parla di lui: villa Puccini non era piû illuminata a giorno come la sera prima  , un mondo ovattato in un pacato silenzio invernale rotto solo solo dal  crocchiare delle anatre nel lago , Jonas é ripartito per Parigi per l’ultima replica della Dannazione. La musica di Puccini nei nostri cuori , il ricordo di una serata indimenticale nella mente e queste poche note per condividere la memoria con i miei manzonianamente affezionati venticinque lettori.

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Epater les bourgeois ?

Ormai si è già  detto tutto il male possibile di questa messinscena della Damnation che sembra , come si suol dire , di sparare sulla Croce rossa. In effetti l’idea di partenza non sarebbe male , cercare di dare un filo conduttore ad una serie di scene  pensate in forma di oratorio , vale a dire non  pensate come  un’opera lirica , poteva essere un tentativo provocatorio ma comunque a buon diritto plausibile e non é un caso che spesso infatti  l’opera di Berlioz sia data in forma di concerto o al massimo in forma semiscenica. Non mi addentro sui tagli di questa produzione , non ne ho la competenza musicale necessaria. Ma non mi convince l’idea che comunque una ottima compagnia di canto sia sottoutilizzata ai fini registicamente provocatori del signor Hermanis che evidentemente in questo caso ha cercato soprattutto di  “épater les bourgeois”.

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Forte del fatto che comunque la straordinaria squadra di canto avrebbe garantito la riuscita commerciale dell’operazione  non ha fatto i conti con quel fattore impercettibile , magico che si chiama teatro , a quel brivido che c’è o non c’è e se non c’è il pubblico se ne accorge sempre. Si consuma così quel rito frustrante che i melomani residuali tenacemente cercano di difendere, sapendo benissimo che se si seguiteranno a proporre regie aberranti , non solo i giovani che all’opera non ci vanno proprio, ma anche i vecchi affezionati finiranno per desistere e preferiranno rivedersi vecchie registrazioni che fortunatamente cominciano ad abbondare. Un altro fattore ha ispirato la regia : la paura del vuoto e allora ci ha messo di tutto : centinaia di ballerini , maxi proiezioni ispirate alla natura  animale , vegetale , minerale, box in vetro rotanti , fissi , vuoti , pieni , tipo serra.

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Personalmente ho trovato lo spettacolo decisamente noioso , soprattutto nella prima parte. Alla quarta rappresentazione il pubblico non ha contestato , sinceramente però mi pare di potere affermare che il pubblico parigino abbia digerito la provocazione e l’abbia accettata per quello che è . Dunque per salvare l’umanità si parte per colonizzare  Marte : il dottor Faust , filosofo pensieroso con occhiali e jeans si aggira lentamente , il palcoscenico se lo fa tecnicamente avanti e indietro un numero notevole di volte. Il Maligno piuttosto bonario di Bryn Terfel si mette il camice bianco per essere più credibile come scienziato , la povera Marguerite verde vestita (punizione estetica) canta la sua leggenda del re di Thule mentre sul capo le scorrono immagini di balene e lo scienziato Stephen Hawking si aggira perennemente nella sua carrozzella di malato spastico , neanche molto carino se vogliamo vederla sotto il profilo del politicamente corretto. La storia cantata , ovviamente contraddice spesso le immagini e il megamessaggio ecologico , resta li, come i piccoli embrioni in placenta che volteggiano sulla testa del diavolo.

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Alla fine si parte per Marte , Faust firma la sua condanna a restare in un mondo di stracci a guardare in una specie di maschera video qualcosa di terrificante che lo deve turbare molto visto che sugli stracci ci crolla miseramente. Marguerite parte mimetizzata nel gruppo , lo scienziato si alza dalla sua sedia ed essendo uno stupendo ballerino di Pina Bausch sulle note della redenzione celeste si salva e si mette in piedi . Faust finisce al suo posto in carrozzella. Amen. Jonas Kaufmann , meravigliosamente ispirato nel suo canto di invocazione alla natura mi ha regalato i quattro minuti e mezzo d’incanto per cui tutto  . sommato è valsa la pena del viaggio e so  che  ha dichiarato che gli piace provare tutti i tipi di vocalità che il personaggio gli offre, un vero peccato sottoutilizzare la sua grande vena di attore consumato . Accomuno Bryn Terfel e Sophie Koch nell’essere anche loro vittime di una regia dal loro punto di vista abbastanza frustrante . Grandi voci per un modesto risultato. Ovviamente ottimo il coro , la lettura musicale di Philippe Jordan mi è sembrata corretta , qualche finezza in più non sarebbe stata sgradita alle mie orecchie che di Damnation ne hanno sentite di maggiormente raffinate. Chi è corso a vederlo al cinema mi conferma che la visione in streaming migliorava decisamente lo spettacolo. Peccato essere andati a teatro quindi

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Carmen e Giovanna

Siamo arrivati alla fine dell’anno e il blog tace . Fra un paio di giorni andrò a Parigi per l’ultima trasferta musicale dell’anno. So già quanto sarà perlomeno interessante  questa Damnation che mi incuriosisce molto  e non voglio essere preda di pregiudizi . Certo che la stampa ha praticamente demolito la messa in scena di Hermanis , regista che mi aveva suscitato già delle perplessità con il Trovatore di Salisburgo, ma hanno detto molto bene degli interpreti e non poteva essere altrimenti. Vedremo .

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Intanto , per farmi del male guardo la Carmen dal San Carlo di Napoli , grande spolvero televisivo nazionalpopolare . Il teatro è bellissimo , la Carmen se mi tolgono l’audio la canto a memoria . Ma l’allestimento mi fa quasi tenerezza nel suo tentativo di ammodernare alla maniera d’oltralpe facendo invece una cosetta che resta sempre banalissima , anche con le spade laser di Darth Water…. Non esiste regia di cantanti  , si salva solo Eleonora Buratto che si avvia ad essere , oltre ad una grande voce anche una deliziosa interprete. Su di lei punto decisamente per il futuro . Zubin Metha dirige con raffinatezza , le sue mille Carmen le ha dirette per il mondo e si sente la qualità preziosa , forse solo un po’ rallentata nei tempi. Il resto è silenzio , come direbbe Amleto. Per disintossicarmi chiudo la visione e mi riguardo su My Sky il finale della Carmen di Emma Dante , così mi addormento in pace con me stessa e con Bizet.

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E visto che un commento bisogna farlo , magari a bocce ferme , anche sulla Santa Giovanna scaligera  devo dire che comunque lì si respirava un’aria decisamente più positiva , soprattutto per le voci della grandissima Anna Netrebko (quanto gli è piaciuto il ruolo!) e di Francesco Meli che se non lo camuffavano da Ferrero Rochè era meglio…ma qui entriamo nel discorso registico e l’entusiasmo cala . Forse non era proprio sbagliata l’idea di fare dell’orripilante libretto un gioco di slittamento : la povera ragazza è pazza…e si crede la pulzella di Orleans. Poi invece i “due registi due”  non ce l’hanno fatta e le loro trovate registiche : scena storta , coro sacrificato nei buchi , ridicoli statue equestri a saliscendi hanno rovinato quello che sulla carta poteva essere un gioco intelligente . Si sono anche esibiti in un poco elegante turpiloquio finale . Credo che Pereira abbia la necessità di dimostrare tutta la sua abilità  diplomatica e competenza professionale onde evitare in futuro queste spiacevoli farse registiche. Ritorno all’inizio del discorso , anche se correttamente lo farò dopo avere visto con i miei occhi lo spettacolo parigino . Ma alla luce di due o tre ultimi allestimenti del povero Kaufmann comincio a pensare che forse piantare un po’ di più i piedi e cercare di non essere sempre quasi una ciambella di salvataggio operistico  sarebbe un bene per lui e per il futuro della lirica in generale.

 

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Il mio bellissimo gatto grigio

Sembra cretino , ma si soffre anche per la dipartita degli animali di casa. Ho avuto tanta compagnia a quattro zampe nella mia vita e quindi cerco sempre di non enfatizzare questi avvenimenti che rientrano nella sfera più intima e meno comprensibile ai più. Questa volta però la fine ha avuto un risvolto così strano , per non dire tragico che non posso tenermela dentro . Il mio gatto grigio bellissimo era l’ultimo di una bella cucciolata nata a casa mia ed aveva anche un fratellastro più vecchio di lui , nero , un errore di gioventù della sua mamma che peraltro era morta giovanissima forse anche per le gravidanze precoci. Si chiamava Doge e da un mese aveva deciso di non mangiare più , di ritirarsi , negli angoli bui , di non cercare neppure la compagnia dell’amato fratello .Quindici anni , tantissimi per un gatto di razza pura , quasi un record pensando che della cucciolata variamente collocata sapevo che era di gran lungo l’ultimo sopravvissuto. Ho accettato senza torturarlo il suo lento allontanarsi dalla vita sociale e non l’ho portato dal veterinario . La mia è una scelta quasi filosofica , non amo l’accanimento terapeutico per gli umani , figurarsi per un animale. Lentamente , lentamente ha smesso di mangiare , di muoversi , ma restava bello di pelo , con i suoi bellissimi occhi di ambra che ancora brillavano quando si decideva di aprirli.

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Ogni tanto poi sembrava ritrovare una di quelle sette vite che hanno i gatti , beveva il latte , usciva al sole , poi ripiombava nel suo spegnersi dignitoso. L’altro ieri mi è scomparso , ma per quanto grande sia la casa poi sono riuscita a scovarlo nascosto in un angolino del bagno di servizio. Fermo , ma ancora lentamente respirava : verso le undici ho aperto la finestra di cucina per fare uscire il fratello vivace e ho lasciato la finestra aperta : lui si è alzato veloce (!) ed è uscito al seguito per andarsi a nascondere dietro una siepe . Poi ha bevuto da una ciotolina che gli ho messo sotto il naso e lui ha anche tentato un bello struscio di saluto al fratello che però non voleva più saperne di lui. Gli animali sentono molto forte l’odore della morte e ne rifuggono. Sono rientrata in casa e ho preso l’Iphone per fargli una foto, così , per abitudine. Poi sono rientrata e in una manciata di secondo l’ho perso di vista: quando sono tornata fuori non c’era più ! Ho girato col batticuore il mio giardino , tutte le siepi , poi sono rientrata in casa ; Niente , volatilizzato!Impossibile , deve essere da qualche parte . Il mio giardino ha un muro alto sopra una scarpata inaccessibile , verso il panorama : ci buttiamo le foglie secche,ci volano i rami spezzati. .

Per una strana idea mi sono affacciata : il mio bellissimo gatto grigio era laggiù tra le foglie rosse e gialle , si era buttato dal muro  per nascondersi definitivamente . Una palla grigia immobile nel fogliame autunnale

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Anteprima giovani all’Opéra Bastille

Ho un giovane nipote che studia a Parigi in una prestigiosa scuola di ingegneria e fisica . Tempo fa mi aveva detto che avrebbe potuto andare all’Opera Bastille per la “primina giovani” dell’inaugurazione della Damnation , aggiungendo con un sorrisino : c’è l’amico tuo che canta. Non avevo osato sollecitarlo anche perché so che Kaufmann canta spesso al minimo sindacale e non ero sicura che lui ci fosse all’anteprima giovani . Invece c’era , guardo le foto di Istangram nelle quali si vede quella specie di impiegato di mezza età nei saluti finali e fatico un po’ a capire che si tratti proprio di Jonas. Ma tant’è. Il ricordo di quel bellissimo Faust della Monnaie è troppo lontano per fare paragoni . Anche io nel 2002 ero sicuramente più presentabile .

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A casa di mio figlio ci colleghiamo col nipote via Skype . Sei stato a teatro ieri sera? Si , si , ero in quarta fila centrale! Cercando di essere neutra domando: e com’era ? Risposta : bello , ma non era un’opera! Qui devo dire che mio nipote , contrariamente a molti suoi coetanei di opere ne ha viste molte con la sua nonna , sia a Jesi che ad Ancona e soprattutto a Macerata . Ho un ricordo delizioso di lui piccolissimo e attento che seguiva in piedi (dalla poltronissima non vedeva bene ) tutti i Contes d’Hoffmann in una bella messinscena di Pierluigi Pizzi e ha ben resistito ben oltre la mezzanotte. Il sullodato nipote suona anche il piano ed ha una bella predilizione per Chopin, quindi il suo giudizio mi era particolarmente caro.

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La mia curiosità si fa quindi più pressante : si , lo so che non è proprio un’opera , ma ti è piaciuto? Risposta calzante: molto interessante l’idea per attirare i giovani con un allestimento strano e moderno …e qui si tace ancora . Io incalzo : ma i cantanti , la musica ? Mi è piaciuto molto l’orchestra , bella . Dei cantanti mi è piaciuto molto il diavolo e anche lei… il tuo amico si sentiva meno , non mi è sembrato granché. Io : ma ho letto della standing ovation dei giovani : si , le ragazze applaudivano  di più perché è molto famoso . Poi , da ragazzo serio com’è , mi ha detto che nelle pause studio si leggerà anche il libretto programma che ha preso , aggiungendo : per capirci meglio. Ovviamente questa non è una recensione , il 17 di dicembre provvista del mio prezioso biglietto ottenuto grazie ad una amica francese gentile , sarò all’Opera Bastille : Il caro Lissner è riuscito nella mirabile impresa di rendere difficilissimo l’acquisto di biglietti in maniera normale : prima i sostenitori , poi gli abbonati e infine la plebe che magari vorrebbe venire anche da fuori.

Il sistema Scala se lo è portato dietro , spero che gli frutti bene , con le idee grandiose che ha.

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Ebben ne andrò a Firenze

Firenze è come un albero fiorito…

Forse sarebbe meglio dire era, nel senso di frustrazione  che mi prende uscendo dalla stazione di Santa Maria Novella . Possibile che l’Italia sembri sempre di piu un paese mediorentale? Per fortuna o per disgrazia il turismo latita , tanti i taxi in fila , anche se a parole il mondo dice che il terrorismo non ci fermerà in realtà non avevo mai vista Firenze così vuota di turisti . Pazienza , io a Firenze ci vengo perché  è casa mia e poi ho uno scopo preciso . In  un delizioso piccolo negozio , meglio uno spazio culturale pieni di libri , libretti , dvd e tutto quello che può desiderare un melomane vero ho un piccolo impegno personale. Il negozio Si chiama Dischi Fenice ed è grazie ad una amica fiorentina che ha fatto da tramite  che ho combinato li una presentazione del mio ultimo libro. Lo spazio “incontri ” è piccolissimo , penso con terrore che se venisse molta gente staremmo veramente molto stretti . In realtà il raccolto uditorio di cari amici si rivela decisamente giusto per la mia chiacchierata e mi sento contenta di raccontare le mie piccole storie ad un pubblico tanto attento che mi mette quasi in imbarazzo. Alla fine c’è pure una specie di rinfresco offerto dalla casa…lascio i miei libri rimasti  e devo dire molto graditi alla libreria , tanto a casa per fortuna mi aspetta la ristampa appena confermata. Mi sento decisamente a casa.

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 Anche se tanto diversa la mia Firenze rispunta dietro i vetri della casa di mia sorella , i putti robbiani brillano nei tondi dello Spedale degli Innocenti , il cupolone in fondo a Via dei Servi è sempre un fondale mozzafiato e poi faccio una visita straordinaria al rinnovato Museo dell’Opera del Duomo. La nuova stupenda sistemazione delle sale è  di per se un evento culturale che prevede una  nuova collocazione  di capolavori assoluti come la Maddalena di Donatello , la Cantoria di Luca della Robbia vis a vis con la Cantoria di Donatello , la galleria mozzafiato delle formelle e delle statue del campanile di Giotto sono tutti capolavori maggiormente valorizzati perché’ sono stati  portati ad altezza del nostro sguardo . La ricostruzione della facciata medioevale  di Santa Maria del Fiore nella realizzazione di Arnolfo di Cambio , con la visione delle porte del Battistero del Ghiberti  di fronte ricrea quello spazio del ‘Paradiso’ cosi definito da Michelangelo e che veramente ricostruisce una dimensione di bellezza pura. E alla fine del percorso la drammatica  ultima Pietà di Michelangelo, vista gia tante volte , ma adesso valorizzata in solitudine in una luce calda che ne consente la visione a tutto tondo . Non ci sono le masse di visitatori , i gruppi di anziani attenti alle guide si possono dribblare facilmente , la visita è decisamente godibile.

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Il biglietto multiplo mi consente anche una rapida visita al restaurato Battistero di San Giovanni . Mi sento orgogliosa perché so che io sono stata battezzata proprio li dentro , una volta era possibile. Di fuori è bianco di marmi come non lo avevo mai visto e dentro i mosaici brillano quasi di luce propria , Mi avvio felicemente ad essere preda della sindrome di Stendhal…… Scrivo in treno e guarda caso su tutti i sedili del Frecciarossa c’è la foto della Pietà vista stamattina . Dentro un dotto articolo intervista al direttore che si chiama  Timothy Vernon , se i direttori stranieri sono cosi bravi e innamorati della nostra arte ben vengano a valorizzare le nostre bellezze italiche.