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Va’ pensiero

Nel fiume di inevitabile retorica che ha accompagnato la cerimonia di commemorazione delle centotrenta vittime del terrore nella notte del 13 novembre scorso che si è svolta nel grande cortile de Les Invalides e che molto per caso ho seguito distrattamente c’è stato un momento molto particolare , assolutamente passato sotto silenzio nei commenti e che invece nel nostro paese avrebbe dovuto essere rimarcato con più emozione.

Alla fine del discorso di Hollande , del quale ho molto amato un piccolo inciso : “la libertà non va vendicata , la libertà va servita”, è stata suonata la Marsigliese e fin qui tutto mi è sembrato dovuto. Poi mentre piano piano la folla della tribuna d’onore cominciava ad allontanarsi la banda ha attaccato alcune note  ( ovviamente il commentatore italiano non le ha riconosciute. anzi ha detto che era l’Ouverture della Forza del destino) invece si è levato chiaro e solenne il coro del Nabucco cantato in uno splendido italiano.

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Quel Va pensiero mi ha talmente colpito, quelle parole così esatte per chiudere la cerimonia, evidentemente scelte da chi della grande cultura europea sa bene il valore , mi hanno detto più di tante vuote parole sul senso di essere europei. Non è che i francesi non avessero dalla loro tante pagine musicalmente memorabili, ma avere scelto di chiudere la mesta cerimonia con la grande aria di Giuseppe Verdi mi è sembrato bellissimo.Ovviamente il fatto è passato nell’indifferenza dei media e invece io nel mio piccolo spazio del blog voglio proprio sottolinearlo.

Sono questi i gesti che restano, peccato che in modo particolare gli italiani  non lo abbiano sottolineato abbastanza.

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La civiltà vincerà sulla barbarie

Cosa mi colpisce oramai…un verso staccato dal contesto poetico , un verso che mi attraversa la mente , un tuffo al cuore mentre guardo sullo schermo della televisione un’immagine : una gondola scivola veloce sull’acqua del Canal Grande. I quattro gondolieri nella loro divisa chiara trasportano la bara di Valeria Solesin. Solo chi come me ha vissuto a Venezia sa quanta dolcezza e quanta bellezza c’è in un funerale in laguna, l’eleganza dei gesti veloci dei remi , lo scivolare lento sull’acqua… la bara chiara coperta di fiori. Un tuffo al cuore è forse l’unica espressione possibile e mi sono ritrovata a piangere questa giovane vita spezzata di cui anche io come molti ormai sappiamo tanto : il suo impegno , la sua vita di ricercatrice , il suo sorriso pulito. E le parole di quel padre , così ferme anche nel tremito , quel messaggio di amore e di speranza per tutti i giovani europei che seguitano a vivere le loro vite in questa Europa che è la nostra patria , in questa Venezia laica e nobile che saluta questa sua figlia nel modo più semplice e ad un tempo importante.

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Poi il pensiero corre a quel muro di fiori di fronte al Bataclan , tra quei fiori bagnati da una triste pioggia in questa  mattinata parigina dove c’è  anche le bandiera italiana degli amici di Valeria. Il terrorismo ha subito la sua più grave sconfitta , colpendo quei giovani sereni , in una serena serata al bistrot , al concerto , nei viali di Parigi. Anch’ io ho un nipote a Parigi che studia in una di quelle alte scuole di specializzazione francesi , anche io quindi dovrei tremare di paura . Invece ho nell’anima solo l’orgoglio di essere una piccola parte di questo grande paese che si chiama Europa , l’ abbiamo costruita  attraverso tante guerre  che ci hanno diviso nei secoli e che oggi ci deve accogliere tutti con lo stesso senso di appartenenza. Posso solo accompagnare col pensiero quell’ultimo viaggio di Valeria verso l’isola di San Michele , riposerà accanto al nonno , ma credo che difficilmente la sua memoria si cancellerà dai nostri cuori.

I terrorismi , tutti i terrorismi saranno sconfitti . La civiltà vincerà sempre sulla barbarie.

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Non è solo guerra di religione

Una settimana fa , soltanto : ero a Londra , gli attentati di Parigi nello sguardo sgomento di tutti . Poi ancora un giorno e sono tornata a casa , attaccata alla tv per quanto mi era possibile per seguire sia le affannose ricerche del commando terrorista che per vedere la lenta e difficile ripresa della vita parigina, i terroristi identificati , o meglio i loro resti, gli strani  e per me falsissimi passaporti ritrovati vicino ai resti irriconoscibili . La caccia al nucleo nascosto, il blitz a St. Denis e ancora ne manca uno ancora in fuga. La televisione riesce a far sembrare una fiction anche la realtà più tremenda , poi ieri le immagini dell’attentato al Radisson nel Mali . Ovviamente tutto più lontano . Il numero degli ostaggi vittime ritorna ad essere molto meno drammatico , ma i fatti sono gli stessi.Mi rifiuto di pensare a cambiare vita ; tra una settimana andrò a Firenze a presentare il mio libro : quindi treni , stazioni, città d’arte.

Poi a metà dicembre Parigi , sì proprio Parigi : ho già in tasca il mio biglietto del volo , il biglietto del teatro e dalle notizie recenti pare proprio che sarà proprio lo spettacolo che spero di vedere. Ho una famiglia numerosa : nipoti sparsi per il mondo , figli che lavorano  in luoghi pubblici. Possiamo fermare tutto questo per la paura? Questa metastasi del terrore che non voglio chiamare Isis perché non gli riconosco la dignità di uno stato la voglio chiamare Daesh: so che a loro non piace questa dizione e la uso deliberatamente, in arabo assomiglia ad un epiteto e comunque vuol dire “portatori di discordia”. Le guerre di religione ci sono sempre state, ma questa non è soltanto una guerra di religione .

E’ il tentativo di un sovvertimento di valori in nome di un dio nel quale non si riconoscono neppure i suoi più miti seguaci. Cosicché in un mondo sempre più piccolo in cui le distanze sono diventate terribilmente corte, in cui le informazioni arrivano tutte in tempo reale non sarà facile superare la tensione che ognuno di noi prova appena esce dalla porta di casa. Per combattere questo terrorismo è necessario agire come sempre si è fatto per arginare la deriva: i terrorismi , tutti , si combattono levando loro la loro fonte di sussistenza: il denaro .mIl pesce nuota nell’acqua , questo nuota nell’oro nero , si rifornisce di armi importanti , viaggia comodamente in voli di linea , su navi passeggeri . Accetto volentieri tutte le noiose restrizioni al trattato di Schengen , tutti i controlli aumentati anche per noi europei , ma finché non si chiuderanno i rubinetti importanti sarà molto difficile cantare vittoria.

Personalmente non gliela darò vinta , seguiterò a fare la mia vita di sempre semmai avrò il cuore più stretto per tutti i miei cari in giro per il mondo ma spero che i cosiddetti grandi della terra si accorgano che non è soltanto con le strette di mano davanti alle telecamere che riusciremo a rendere questo piccolo  mondo meno infernale . La mano sulla coscienza se la mettano i grandi finanzieri, i grandi venditori di armi , i trafficanti di petrolio al nero ( e non è un gioco di parole). La pallida Europa impaurita , sempre più piccola nello scacchiere del mondo ha il diritto di chiedere  in nome dell’unica cosa preziosa che abbiamo nel DNA , la democrazia, che il nostro pianeta ritrovi la strada della sopravvivenza , anche nella consapevolezza che in questo  nuovo  millennio non saremo più protagonisti.

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I viaggi sono una cosa meravigliosa

Dai  che a Londra comunque ci sono sempre belle cose da vedere! L’amica anglofila cerca di tirarmi su e in effetti perlomeno un paio di cose belle le ho viste e anche la visione fuori tempo dei soldati a cavallo , poi dei soldati che finita la sfilata si rimpinzano di birra in un bellissimo e antico pub tutti agghindati in gonnellino scotch non è male . La tipica pioggerellina londinese non impedisce di correre in Tshirt ai coraggiosi , le strade lucide , gli addobbi natalizi e il London Eye illuminato con i colori francesi ,  perché’  è comunque un giorno speciale , questo 14 novembre  e c’è come un brivido nell’aria che contamina tutti .

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Primo step alla mostra di ritratti del Goya alla National Gallery . Non è il Goya sconvolgente delle pintura nigra , dei disegni feroci . Qui siamo nella committenza aristocratica , tutti quei fieri nobili che mi guardano dall’alto dei secoli non mi dicono tanto anche se  la duchessa d’Alba da sola merita la visita . Poi la cronologia della storia spagnola sembra cambiare anche nel tratto del pittore , i suoi ultimi ritratti sono percorsi da un brivido di cambiamento e lo straordinario autoritratto del pittore morente con il suo medico accanto non lo dimenticherò facilmente. La mostra è esaustiva , molto ben documentata , posso sinceramente dire che tutto sommato non valeva le sedici sterline , più due di donazione che ho generosamente fatto sentendomi la parrocchia che aiuta la cattedrale. Invece la tappa successiva alla Courtlauld Gallery ( e un riconoscente grazie a Paola che me ne ha caldeggiato la visita ) è veramente una di quelle esperienze che giustificano il viaggio.

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Un piccolo museo in una casa privata , mi ricorda tanto il Museo Benaki di Atene. Dalla prima sala con i quadri italiani , dubbio su un Giovanni Bellini e tanti cassoni nuziali che evidentemente erano la passione del collezionista.Sala successiva : Adamo ed Eva di Cranack e soprattutto una serie di splendidi Rubens tra i quali spicca il ritratto della famiglia di Breugel il vecchio. Sala di ritratti inglesi , vari Gainsborough con una regina Carolina che assomiglia tanto ad una vecchia amica  di Ancona.

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Ancora avanti e arrivo al clou : gli impressionisti francesi e di che qualità!   Perle assolute la Loge  di Renoir , un déjeuner sur l’erbe di Manet e.  trionfalmente in mezzo a tutto la venditrice al banco delle Folie Bergeres  dello stesso pittore. Quel quadro misterioso dalla strana  prospettiva con quell’uomo nell’ombra  e le  splendide arance sul tavolo mi rende  felice di averne fatto la conoscenza ravvicinata. Poi mi colpisce anche un Seurat piccolo piccolo , come avrebbe detto in tempi lontani un mio amico , un quadro da mettere in camera. Scendo la scale dell’antica casa patrizia veramente felice e , devo dire a onor del vero , che questa volta l’ingresso non era neanche tanto caro!

Nel cortile della imponente patrizia Somerset House hanno montato una pista di pattinaggio sul ghiaccio , già aria natalizia. E  ultimo tocco di allegria , passa un mezzo militare blindato ma i soldati seduti dentro hanno tutti in testa il cappello di Babbo Natale. La depressione è passata , i viaggi sono ancora una cosa meravigliosa.

 

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E’ strano…

E’ strano , ma mi sembra di provare una  sensazione di noia , come se mi si fosse rotto un giocattolo. Comincia ad annoiarmi la trafila del treno , albergo , aeroporto , attese orribili delle low-cost .

L’imbecillità di avere dovuto mettere la borsa nella valigia e poi di poterla togliere quasi subito quando il mio bagaglio è stato messo in stiva.

Ho giocato per un po’ di anni a fare la vecchia signora sola in giro per i teatri , ma , scherzi da prete a parte , avevo già deciso una rinuncia a Madrid a gennaio , eppure si trattava di una Liederabend e tutto sommato non mi veniva a costare troppo.

Ma durante la notte mi sono fatta mentalmente tutte le tappe e poi Madrid mi sembrava difficile, si fa per dire…e ho rinunciato . Brutto segno confermato dall’irritazione di questo mio andare a Londra .

Mi dispiace , ma forse il gioco è già durato abbastanza. Si avvicinano pericolosamente gli ottanta e forse , con già i tanti progetti in corso , penso si avvicini l’ora di tirare i remi in barca.

Sono stata bulimica  , ho cercato di recuperare tanto di quello che mi ero perso negli anni precedenti , la scoperta  di Jonas Kaufmann  è stata una specie di motore di spinta . Adesso penso che  mi dedicherò di più a seguire cose domestiche , con la dovuta eccezione di quello che seguita a divertirmi molto in area germanica.

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Viaggio a Londra per Carmen

Avevo scelto questa Carmen , in questo  periodo perchè mi sarebbe piaciuto vedere  ricostituita la coppia della Scala . In fondo è da li che era partita la sfolgorante carriera di Anita ed è  stato da quel momento che  avevo cominciato ad amare quello straordinario ragazzo bavarese per il quale avrei fatto in seguito tante follie e tutto sommato mi avrebbe anche regalato tante nuove esperienze di viaggio che senza lo stimolo di andarlo a sentire , alla mia età  , non avrei più fatto. Ma proprio quello straordinario ragazzo mi avrebbe insegnato anche  di non dire mai quattro…Se si tratta di lui . Infatti puntualmente ecco di nuovo  la sensazione molto frustrante di sapere  poche ore  prima della partenza la sua ennesima defezione . Questa volta però grazie ad una preziosa amica romana avevo anche programmato un piccolo incontro con Anita , in fondo sono anni che la seguo e ancora non le avevo dedicato niente sul mio blog.

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Quindi Anita mi aspetta per un backstage che magari sarebbe stato piu interessante con Jonas , ma che mi si tinge di nuova curiosità per un giovane tenore italiano chiamato alla ardua impresa di sostuituire tanto nome. Questo viaggio si tinge poi di tante sensazioni diverse ,  terribili fatti di Parigi lo fanno diventare una cosa diversa e quando finalmente arrivo alla ROH tra la folla londinese del sabato  sera mi sembra di avere attraversato un lungo ponte da quando avevo cominciato a scrivere queste note. Ce lo ricorda anche il piccolo discordo del direttore dell’opera Kasper Holten invitandoci ad alzarci per un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi . E’ un minuto lunghissimo ,io guardo intorno questo popolo inglese così fermo nei propri valori di libertà e sento che la partecipazione è cosi vera e così forte da sembrare un inno. Poi per fortuna la musica di Bizet , così familiare ci riporta alla Siviglia di maniera del vecchio allestimento. Lo conosco a memoria e certamente non è un bene . L’effetto pericoloso del “deja vu” non aiuta inizialmente a valutare la nuova compagnia di canto . Ma la Carmen di Anita Rachvelishvili è mirabile , la sua potenza , la sua vertiginosa capacità di volare leggera sulle note della Habanera fino alla tragica e per me straordinaria aria delle carte  , mi resteranno ben fisse nella memoria . Non avevo mai sentito così forte Il senso della tragedia  nella ” carte impitoyable repondera…la mort”.  Qui Anita è stata sublime, poi in camerino mi ha detto che le piace molto questa Carmen e si capisce da come rende sua la impetuosa figura della sigaraia.

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Accanto a lei un debuttante qui a Londra , italiano e decisamente teso all’inizio Andrea Carè. Lo capisco e me lo confessa più tardi , non ha avuto neanche il tempo di fare una vera generale. Ma la parte la conosce bene e piano piano , soprattutto dopo l’aria  della Fleur lo sento più rilassato , nel finale poi si è ripreso tutta la carica adrenalinica che Bizet regala a questo potentissimo personaggio. Stupenda davvero la Micaela di  Sonya Yoncheva e abbastanza “physique du rôle” Escamillo dell’ungherese Gabor Bretz.

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Resta comunque  per me difficile valutare serenamente  questa messa in scena , troppi fantasmi mi aleggiavano nella testa e penso che otto anni pesino molto anche per uno spettacolo felice, il rischio è grande e un po’ mi consola il fatto che neppure Jonas avrebbe avuto più il codino iniziale con i ricci trattenuti da tante forcine . Il tempo passa per tutti , ma Carmen resta li , perfetta nella sua  scansione  temporale, nella sua tragica e già annunziata nell’ouverture , spirale di morte.Il pubblico caloroso e appagato lo conferma , non a caso  credo che la Carmen sia l’opera più rappresentata al mondo.

Dark weekend

Nel tardo pomeriggio di ieri camminavo per una Londra tiepida , tra la folla del venerdì sera . Nel distretto teatrale e ad un tratto , strano , mi è venuto in mente un bel film , parlava di una madre alla ricerca della figlia , qui a Londra . E’ una storia che riguarda l’attentato nella metropolitana del 7 luglio e ho pensato quanto è fragile l’occidente civile e indifeso di fronte alla follia.

Non sono di un buon umore evidentemente. Rientro in albergo . Prima mi arriva una triste notizia molto privata che riguarda una cara amica, domani ne dovrò parlare con Anita e poi … poi mi arriva la rassicurazione di mio nipote che vive a Parigi : sto bene , sono in camera. Accendo la tv.

Ho passato gran parte della notte a vivere l’angoscia della notte parigina .

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Eugène Delacroix, La liberté guidant le peuple

Le prime persone che facevano colazione avevano le stesse facce livide , il cielo è livido e molti elicotteri girano sopra di noi.

Oggi farò tutte le cose che avevo programmato di fare . Mostra , museo , teatro.

Di tutto l’orrore voglio ricordare quel gruppo di tifosi che uscendo dallo stadio di Parigi cantano la Marsigliese. È l’unico modo che abbiamo per combattere il terrore e la follia , non si è più sicuri in nessun luogo nel mondo , certo che Londra non mi pare proprio il più tranquillo!

Ringrazio il fotografo Angelo Tabocchini

Antonio Pappano e Luigi Piovano al Teatro Lauro Rossi

C’è come un alone di gioia intorno alla figura di sir Tony Pappano quando lui fa musica . Se a questo aggiungi una bellissima notte di questo tiepido autunno in una bella città antica nell’entroterra delle Marche e un bellissimo teatro , uno dei più belli di Italia : il Lauro Rossi di Macerata , opera del Bibbiena , capisci di stare vivendo un momento di quella gioia autentica di chi ama ascoltare in un ambiente straordinario della grande musica. In compagnia di due cari amici arrivo nella affollatissima piazza centrale . Macerata vive la sua febbre del sabato sera con allegria. Nella piccola  folla che si avvia al teatro sento la contentezza e l’orgoglio dell’evento. Si apre la stagione concertistica di Appassionata , associazione musicale e un piccolo logo all’interno del programma ci richiama alle civilissime origini cittadine : Società civile dello Sferisterio , eredi dei cento consorti.

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Ringrazio il fotografo Angelo Tabocchini

Il concerto inaugurale del cartellone prevede un duo eccezionale : Luigi Piovano violoncello e sir Tony Pappano al pianoforte , accompagnatore di lusso . Avevo già sentito il duo negli anni felici delle Muse di Ancona e so che ascolterò musica preziosa. Il concerto si apre con un Adagio in do minore di Giovanni Battista Cirri , un autore della seconda metà del Settecento che ebbe una grande carriera e che fu ascoltato anche da Mozart . Questo suo  breve adagio mette in evidenza l’aspetto più commovente della cantabilità del violoncello. A seguire  la sonata per violoncello e pianoforte n.3 in la maggiore opera 69 di Ludwig van Beethoven e qui comincio a guardare il modo di accompagnare del grande maestro : la sua arte di direttore la cogli tutta nel gesto allargato del braccio , nel ritmare del pedale (ho la fortuna di essere molto centrale nella fantastica bomboniera azzurra) e posso godermi ogni gesto dei due virtuosi. Dopo il breve intervallo una meditazione funebre di Gaetano Braga , autore ottocentesco e violoncellista in cui  la straordinaria padronanza dello strumento di  Piovano è nuovamente messa in luce.

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Ringrazio il fotografo Angelo Tabocchini

L’ultimo pezzo di un concerto che mi è volato come sempre succede quando tutto è perfetto   è la Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 in fa maggiore opera 99 di Johannes Brahms. Mentre Luigi Piovano, veramente un virtuoso eccellente ,si perde nella melodia del suo strumento mi diverto a vedere l’illustre accompagnatore che suona dirigendo nel suo stile , praticamente se la canta tutta con quel suo ritmare che va dall’alzata della mano fino al gesto energico del pedale . Fortunatamente in questo ultimo pezzo non abbiamo avuto i fastidiosi applausi fuori luogo che hanno accompagnato la fine dei tempi beethoveniani. Si vede che finalmente i giovani hanno letto il programma e hanno capito che non si applaude nel mezzo di una sonata . Lo dico sorridendo perché il teatro era  pieno di giovani che purtroppo poco sono abituati al silenzio delle sale da concerto . Non è colpa loro , anzi tutto sommato preferisco le faccie giovani e inesperte  alle teste incanutite che affollano abitualmente i nostri teatri . Credo che la politica intelligente dei prezzi abbia aperto maggiormente all’ascolto anche una parte del pubblico meno invogliato alla partecipazione  di queste preziose manifestazioni.

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Ringrazio il fotografo Angelo Tabocchini

Dopo il concerto vado a salutare il Maestro in compagnia del mio amico , critico musicale che lo omaggia di un prezioso cd del teatro delle Muse.In attesa davanti al camerino anche  il sindaco della città , orgogliosamente sorridente della riuscita dell’evento . Io mi limito a fargli firmare il mio cd di Aida che si impreziosisce del suo autografo. E come scrivevo ai tempi dei miei temi di ragazzina torniamo a casa nella tiepida notte marchigiana felici e contenti della bella serata trascorsa.

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L’altra metà della musica

Una normale serata davanti alla tv , prova d’orchestra di Karl Bohm  al Musikverein di Vienna . Sono le cose che mi divertono di più , un vecchio documentario dei primi anni ’70: si prova il  Don Juan  di Strauss, opera 20. Fortunatamente ci sono  i sottotitoli che mi fanno capire meglio la scrupolosità del maestro , il suo è un tedesco molto chiuso per le  mie orecchie di principiante . Poi il documentario cambia , la ripresa è quella della serata che segue le prove. Bellissima la sala illuminata , seguo con interesse ed a un tratto ho come un pensiero fastidioso che non riesco a tradurre rapidamente. C’è qualcosa  che non mi piace e non so cos’è : poi capisco : non c’è neanche una donna in orchestra! Negli anni settanta i Wiener avevano ancora la regola del non ammettere le donne in orchestra, mi sembra veramente preistoria .

Qualche sera dopo dal  Palazzo delle Nazioni di Ginevra concerto della West-Eastern Divan Orchestra, direttore Baremboim. Ebbene l’intero settore dei  legni era femminile e gli archi erano sicuramente metà e metà. Non che la qualità delle orchestre sia migliore se ci sono le donne , ma il segno epocale del cambiamento mi fa piacere , in fondo al cuore sono una vecchia femminista e anche se tante conquiste delle donne non è che poi abbiano portato grandi miglioramenti alla qualità della vita nel mondo l’avere sanato certe discriminazioni mi fa un sottile piacere , come quello di una piccola battaglia vinta. Piccola notazione malevola , anche al palazzo delle Nazioni unite c’è stato lo sprovveduto che ha battuto le mani alla fine del primo tempo della Jupiter ,mi scandalizzavo di certe forme di ignoranza ai concerti nostrani , evidentemente l’ignoranza musicale è universale.

Leggo la pubblicità di un libro “Occhio alle orecchie “ di Nicola Campogrande. Conosco questo barbuto e garbato signore che tiene una rubrica musicale su Classica e corro in libreria a comprare il libro . Fra l’altro leggo nelle note biografiche che dietro tutta quella barba c’è un uomo molto più giovane di quello che sembra in tv e leggo anche tutte le sue attività di compositore ( ma questo lo sapevo già ) e quelle di esperto musicale . Il libro lo leggo molto velocemente , mi piace molto la prima parte , quella diciamo più divulgativa , più parlata.. Ci riconosco il garbato intrattenitore della tv: poi ci sono le pagine che , in teoria dovrebbero essere le più belle , cioè le note che accompagnano i pezzi scelti per argomentare , penso , le sue scelte personali musicali . Qui riprovo lo stesso senso di frustrazione che accompagna sempre le mie letture dei programmi di sala dei concerti : possibile che nel nostro paese i musicisti parlino solo fra di loro ? Gli anglosassoni in questo sono molto meno seriosi , per una povera ascoltatrice amante della musica ma non corredata di appositi studi accademici certe note ai programmi sono veramente difficili . Mi perdo dietro le raffinate spiegazioni che in realtà non mi spiegano nulla . Dichiaratamente appartengo agli ascoltatori “ passivi”  romantici , quelli che cercano le emozioni e quasi sempre poi in realtà le trovano anche senza capire tanto delle dotte spiegazioni del programma. Infatti la frase più bella del libro e che ho fatta subito mia  è :…avete mai osservato il sorriso di chi entra in una casa dove c’è qualcuno che sta suonando un pianoforte?

Questo in definitiva è quello che conta.

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Ti abbraccio stretta stretta

Giorni di riordino dentro casa : lo faccio con fatica perché ogni cassetto che si apre mi riporta memorie , ogni busta che  apro mi riporta indietro , anche troppo. Infatti è una sorta di lavoro che faccio sempre meno spesso , mi difendo dalla malinconia come posso. Ma qualche giorno fa , gettando forsennatamente via tante , troppe memorie serbate ho aperto una busta con una lettera della mia mamma e ho trovato una cosa preziosa …

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…ho accanto a me sul comodino la mia vecchia radiolina che trasmette da Radio Montebeni musica classica 24 ore su 24. Annunciano : Requiem tedesco di Brahms , diretto da Von Karajan (inciso, io lo ricordavo!) Così…ecco l’inizio cupo del coro , dolente quanto invitante  ad un ingresso senza paura.

E cresce , cresce ( voci del coro stupende )

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Attacca il 2° tempo ed ecco..c’è il corteo funebre , ma ( lo ricordavo tanto!) s’alza – tra tanta solennità dei timpani la voce dolce d’amore , messaggio di consolazione –“non piangere , di qua hai trovato la luce , la pace”. E’ quella della madre dell’autore (infatti scrisse questo Requiem dopo la morte di quella mamma. Aveva sposato   , più anziana molto  un musicista , ma rimase tanto sola .. con quell’unico figlio bellissimo e tanto dotato. E quella dolcissima voce s’alza , s’accenna più e più volte sul volume del corteo ( di morti , di vivi?) che procede sul ritmo morbido, ma continuo dei timpani , segnanti l’andare…Nel terzo tempo sorgono le “voci”  dei cantanti : baritono  (stupendo) che , penso , esprime la solennità irremovibile di ciò che è dopo la precaria , dolente vita terrena.

Poi…una stupenda soprano (la voce ricorda quella della mia mamma) che intercede e c’è luce e amore in lei. Nel 4° e finale tutto è cosmico , vita e morte, morte e vita..di un’umanità  che è passata e passa ( se puoi compra questo disco). In questo quarto tempo e poi nel finale sento la terribilità dell’eterno , come in quella del Requiem di Verdi ma questa è trascendente (a me piace di più). Io lo sento come se venisse dalle sfere che ruotano nei Cieli , infiniti e tremendamente lontani…da noi più piccoli di un granellino di sabbia o di polvere.

Miserere , miserere ripete e ripete il coro…

***

La mamma scriveva nel 1987 , aveva 81 anni , avrebbe vissuto ancora qualche anno.

Non so bene perché ho serbato solo questa lettera , fra le tante che la mamma mi scriveva , ma leggerla oggi mi ha fatto capire perché non si nasce alla musica da soli , si arriva sempre da molto lontano . Ho tanto amato questo Requiem riascoltato al Musikverein due anni fa , non ricordando assolutamente questa lettera della mammma che finiva : Ti abbraccio stretta stretta , Mamma (vecchia , ma ancora troppo pensante ).

La pace : quando , come, Dove?