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Aida a Monaco

Non avevo mai amato l’Aida che per me era sempre stata il ricordo delle palme e delle colonne kitch dell’allestimento tipico dell’Arena di  Verona. Poi la folgorazione : l’Aida a Roma in forma di concerto . Il cast eccezionale , la direzione stellare di sir Tony Pappano e tutt’ ad un tratto ho capito gli amici melomani colti che mi spiegavano le raffinatezze della partitura, la trama intimista messa a fuoco dalle sublimi arie anche troppo note che mi avevano fatto perdere la perfezione verdiana. Con queste premesse sono partita per Monaco , ovviamente per risentirmi il mio amato JK , ma convinta che il BSO mi avrebbe dato una versione  magari minimalista e forse un po’ provocatoria alla tedesca , ma comunque valida. Evidentemente non è un buon momento per la Germania : mi delude la garanzia assoluta di serietà della Volkswagen , mi crolla il mito della serietà tedesca e mi trovo ad assistere ad un’ Aida che in certi momenti non esiterei a definire imbarazzante.

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La regia di  Christof Nel comincia quasi bene , durante il preludio, dietro in velatino, i guerrieri in mezza luce,  mi sembrano un po’ fuori tempo , ma non è male come visione. Il velatino si alza e comincio a distinguere meglio : tra i guerrieri in fila c’è ovviamente Radames con orribile semi.pentola di alluminio sulla testa , la corazza , si fa per dire , che accentua  l’effetto barattolo , pantaloni a zampa d’elefante , scarpe bianche da ginnastica. Ovviamente perfetto canta la sua aria tanto attesa : Se quel guerrier io fossi . Sublime , intonatissimo , voce squillante , finale in diminuendo poi crescendo poi diminuendo ,  gli piace anche variare , beato lui che può permetterselo , si diverte anche a variare sennò si annoia, sono parole sue. Ma alla fine il teatro non crolla nell’applauso . Cosa è successo ? Manca il miracolo , quel feeling magico tra la scena  e il pubblico, non scatta il brivido . Kaufmann è  distratto e lo si sente , purtroppo soprattutto per chi lo conosce e lo ama come me.

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La scena si illumina in una scatola scenica rotante , buona per tutte le stagioni , ci puoi allestire qualsiasi opera in calendario . E’ un allestimento non nuovo , una sola settimana di prove , un direttore, Dan Ettinger, assolutamente modesto. Il coro fatica a prendere gli attacchi , c’ è un certo disagio tra i figuranti che spesso si devono guardare per trovare un minimo di sincronia  per i movimenti. Le trombe , ahimè scroccano pericolosamente nella marcia trionfale , stando centrali alla platea si vede lateralmente e in controluce intravedo addirittura Kaufmann ridere mentre stanno per bendarlo(?) per l’iniziazione guerriera. Eppure le voci , tutte , sono di altissimo livello , niente da dire dal punto di vista vocale . Oltre al caro Radames l’Aida della Stoyanova e Amneris di Smitova sono assolutamente ineccepibili . Vassallo è un Amonasro che fa rimpiangere la parte troppo breve , Spotti su improbabili trampoli è comunque una garanzia vocale. Anche il basso , altissimo e bello Ramfis ,Christophoros Stamboglis, una sostituzione last minute, è perfetto. Ma la prima parte si chiude in un imbarazzato applausino , delusione totale . Nel trionfo e nelle danze Radames si aggira , braccia incrociate , finto severo , entra ed esce dalla scatola girotondo e ho la netta sensazione che stia contando i minuti alla fine . Solo ad un certo momento lo vedo muovere a tempo impercettibilmente la testa , sembra quasi che senza accorgersene stia dirigendo il direttore. Commenti un po’ imbarazzati nel foyer , ovviamente le groupies numerosissime non accennano a ipotesi  di critica , ma il teatro nel suo insieme non ha quell’aria magica e felice di tanti straordinari allestimenti che questo teatro mi ha regalato nel tempo. Poi comincia la seconda parte e la musica , non solo letteralmente cambia . Si susseguono le grandi arie che tutti amiamo  Aida , Amneris , Amonasro , Aida e finalmente Kaufmann è sceso dal suo annoiato aggirarsi senza scopo .

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La sua voce calda , dolce e potente riempie i cuori , la Stoyanova perfetta ( ma anche a lei hanno negato l’applauso a scena aperta dopo la sua grande aria ) , sicuramente tutto prende quota , ce ne importa un po meno se i sacerdoti giudici arrivano con delle borse legali e poi si mettono il cappuccio da beati paoli , ormai l’ Aida c’è , Kaufmann c’è ! Come griderebbe un cronista sportivo durante  una gara di moto…Resta la sensazione di un’allestimento imbarazzante nel suo pressappochismo che avrei male tollerato anche nei nostri scassatissimi teatri di provincia italiani. Da uccidere scenografo e costumista sadico con le povere cantanti , specialmente la oversise Smirnova massacrata da un vestitino bianco ammazza tori e la parrucca ridicola  modello scopa di saggina messo in testa alla povera Aida. Che dire , va bene che c’è l’Oktoberfest , che l’ Aida è un titolo nazional-popolare , ma siamo a Monaco , mica nella profonda provincia squattrinata italiana. Non c’ era backstage e alla fine il divino non è riuscito a salutare il gruppetto di fedelissime e fedelissimi che comunque in religiosa attesa volevano perlomeno un suo sorriso . Va bene che anche lui e’ un po’ vittima di tale sconcertate caduta di stile , ma forse proprio per questo l’autografo poteva regalarlo sul Dvd Aida che gia’ tutti avevano in mano e che fortunatamente mi aspetta a casa spedito da Amazon alla fine di questa settimana. Ovviamente ne parlerò , recupererò la magia delle foreste imbalsamente e mi illanguidirà sulla fatal pietra, Verdi vince sempre ovunque.

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I like Facebook

Una riflessione sui “social “ e sull’uso che se ne può fare  e cosa ricavarne di positivo.

Non sono di quelli che non vanno su Facebook perché hanno paura di compromettersi.

Non sono di quelli che invece ci stanno sopra continuamente tanto che qualche volta , vista la velocità delle risposte penso che stiano davanti al monitor tutta la vita.

Non sono di quelli che pensano siano pericolosi e che influenzino negativamente coloro che invece li frequentano.

Non sono di quelli che mettono un Like sotto a tutto tanto per far vedere di esistere , perlomeno a livello di web.

Non sono di quelli che hanno paura di venire derubati di foto , idee , informazioni generali sulla propria vita. Nessuno ci obbliga a metterci cose se non si vuole esserne derubati!

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Sono grata invece ai social (tutti e in particolare a Facebook) che mi ha fatto trovare tante persone nel mondo con cui condividere alcuni comuni interessi. Mi ha fatto rinfrescare l’uso delle lingue straniere , oggi leggo e rispondo molto più velocemente alle notizie in francese ed in inglese di quanto facessi qualche anno fa . Per il tedesco devo dire onestamente che spesso mi devo ancora aiutare con il traduttore. Mi ha fatto capire molto di più del mio prossimo di quanto il mio prossimo stesso voglia dire di sé: si va da chi mette le foto di famiglia , a chi mette le foto degli animali ( di casa e non ) , a chi mette i piatti di cibo ( sono il sottogruppo dei mangiatori ),a chi mette tutte le frasi saggie che trova in giro , a chi mette le foto d’arte . Per non parlare dei gruppi dedicati e monotematici : lì si comincia a rasentare la patologia , ma su quelli ritorno più approfonditamente in seguito. Mi fa risparmiare tempo per la lettura dei quotidiani . Le notizie arrivano quasi sempre in tempo reale , qualche volta battono anche i telegiornali in velocità di informazione diretta. Mi sento libera di starci e di non starci , aspetto il tasto Dislike che qualche volta veramente sarebbe stato utile invece di essere costretta a eliminare o peggio a commentare dove il silenzio sarebbe stato d’oro. In definitiva l’apertura mattutina del contatto via web mi apre una finestra sul mondo , probabilmente sul mondo che ho scelto di frequentare attraverso l’accettazione di amici a me affini e sono grata a chi riportandoci le notizie del mondo senza tanti filtri mi consente di indignarmi , commuovermi , irritarmi , annoiarmi , scandalizzarmi e soprattutto informarmi.

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Un discorso a parte meritano i gruppi di fans. Ahimè ci sono dentro anch’io e la voglia di cancellarmi diventa ogni giorno più forte, qui la patologia da web rasenta la paranoia , il gioco si è fatto tanto ripetitivo quanto banale. Certo che se frequentassi gruppi di cacciatori parleremmo solo di caccia , se frequentassi gruppi di cuochi sarebbe tutta una ricetta  e così via per ogni interesse particolare . Stando dentro a gruppi di fanatici acritici e sfacciatamente curiosi della vita privata dei loro idoli si rischia di diventare scemi. Probabilmente sono arrivata alla overdose: meno Fb e più web : Il  mio blog è  sicuramente lo spazio più giusto per cominciare la disintossicazione , almeno qui le mie osservazioni  restano davvero tra coloro che hanno scelto di seguirmi , mi sento tutto sommato molto più a casa. E ringrazio l’amica berlinese che mi dice di tutta la musica che si può ascoltare in quasi tutta l’Europa , ringrazio  l’amico gentile che mi informa delle belle mostre nel mondo , ringrazio l’amico intelligente che dalla sua isola mi mette ogni giorno attraverso il suo pensiero TUTTO MAIUSCOLO una goccia di cultura nel mare magno delle banalità, ringrazio gli amici che mi mettono tanti bei brani di musica rara e di musica generalmente  poco ascoltata. Non ringrazio i commentatori politici , sono perlopiù dei banali qualunquisti che sfogano le loro poche e male approfondite idee , si dovrebbe trovare la voglia di rispondere con argomentazioni serie , ma qui devo dire che ormai mi manca la spinta a controbattere, preferisco cancellarli , anzi no , preferisco tacere , mi diverte di più.

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L’elisir d’amore alla Malpensa

Un pomeriggio di domenica , il messaggio di un amico fidato  : scaricatelo. Io non ho voglia di scaricare un’Elisir d’amore , dall’aeroporto poi! Però non ho molto da fare e mi metto  a guardarlo . Comincio a divertirmi subito perché contrariamente a quanto accade in Italia ci sono due commentatori  garbati  e  intelligenti : Neri Marcorè , che sa anche parlare le lingue e la mitica presentatrice di Arte  Annette Gerlach, berlinese poliglotta e tutt’e due non dicono le  stupidaggini tipiche dei presentatori e presentatrici che inflazionano e rovinano i rari momenti in cui nel nostro paese si presenta la lirica. Mi accomodo meglio sulla sedia e mi diverto , mi diverto davvero per due ore, non tanto per l’idea non nuovissima di fare l’Opera all’aeroporto . Pereira è uno che di queste  e spero di altre altrettanto valide  idee ne ha davvero. Mi colpisce la qualità dei giovani cantanti , si muovono sicuri davanti alle telecamere , forse solo il giovanissimo baritono  Mattia Olivieri cerca un po’ troppo il monitor ma la Eleonora Buratto e soprattutto Vittorio Grigolo sono fantastici e naturalissimi.

Appartengono finalmente ad una generazione di cantanti attori che fino ad ora scarseggiava in Italia. Ovviamente mattatore Michele Pertusi , una garanzia di successo anche oltralpe. Il maestro Fabio Luisi bravissimo a padroneggiare orchestra e cantanti , deve avere avuto anche un bel caldo con la cuffia in testa per tutto il tempo , ma la riuscita è ottima . L’orchestra della Scala è una vera orchestra capace di suonare anche seguendo “solo” il gesto del direttore , come alla fine farà notare proprio Luisi. C’è una bella e appropriata recensione di Roberta Pedrotti sull’Ape Musicale che analizza meglio di me la parte puramente tecnica della riuscita dell’operazione. Io sono una spettatrice , niente di più  e quando mi diverto , lo ripeto volentieri mi diverto a sentire e vedere l’ennesimo Elisir della mia vita vuol dire che lo spettacolo funziona. Assai carino è l’arrivo di Belcore alla Leonardo Di Caprio contornato dalle hostess, fantastica la Furtiva lacrima dopo il controllo al Gate, divertente il saltare dal realismo iniziale al fantastico per poi tornare al realismo nel finale . Ottima idea del regista Grisha Asagaroff che ha mosso il coro con competenza confondendolo abilmente tra figuranti e spettatori veri e divertiti. I nuovi metodi di ripresa affidati a tecnici straordinari , la serietà dell’impresa mi hanno fatto pensare addirittura che non si trattasse di un prodotto italiano .Siamo europei , come ha detto giustamente la Gerlach . Meno male una volta tanto questa affermazione trova un senso anche nella collaborazione artistica : se continua così la Rai forse mi rivedrà tra i suoi spettatori.

© Photo: Julian Hargreaves / Sony Classical

The Puccini Album

Il doveroso pezzo sull’arrivo ufficiale del CD Nessun dorma di Kaufmann, precisamente il giorno 15 perché Amazon è una cosa seria e ti racconta anche il tracciato della spedizione , non lo faccio . Il mio blog non è così banale , ma lo faccio invece sul numero di “esperti” pucciniani che l’arrivo del  desideratissimo cd ha provocato. Chilometri di analisi , pezzo su pezzo che spiegano quello che ogni melomane di media cultura sa da una vita . Le analisi per solito sono curate da garbate signore che conoscevano  sicuramente la Bohème , Butterly e Tosca e  che ora ci spiegano con dovizia ( ?) di particolari la gestazione dell’Edgar e delle Villi perlopiù in tedesco , ma anche le francesi non scherzano in quanto a saggi pucciniani. Mi colpisce semmai l’età media molto abbassata delle fans new-entry.

Scoprono la bellezza della Fanciulla del West ( grazie!) e della stupenda drammaticissima aria del Tabarro . Onestamente cantata da dio. Spiegano anche al colto e all’inclita perché manca Suor Angelica , per  me poteva anche provare a cantare la Contessa , sarebbe piaciuto lo stesso . E’ che non gli piacciono i personaggi troppo antipatici , infatti solo uno striminzito Fiorito asil dalla Butterfly ( aria aggiunta per contentare il tenore ) perché Pinkerton non lo ritiene abbastanza affascinante per le sue caratteristiche di affascinatore perenne. Ma un’aria mi ha fatto ahimè quello sgambetto sentimentale che ormai da vecchia kufmanniana pensavo di avere superato : Non piangere Liù …il tuo piccolo cuore …Ebbene se riunisci i due gran ruffiani  (detto in senso buono ) Puccini e Kaufmann si scioglie qualunque muscolo cardiaco . Anche  l’aria di Rinuccio  del Gianni Schicchi  assolutamente non adatta alla sua vocalità e per me neppure tanto a quella di Pappano mi ha toccato una corda nascosta : sentigli dire  che Firenze è come un albero fiorito e sei una fiorentina in esilio da secoli ,ebben sia pur…arriva la commozione!

La maestra Anna Loforese, mia mamma

Il primo giorno di scuola

La scuola è cominciata e su facebook leggo messaggi di insegnanti che salutano gli allievi e gli ex allievi , leggo di amici non più giovani che rievocano la “loro” scuola di un tempo e soprattutto vedo tante foto perlopiù in bianco e nero con le file ordinate dei banchi , i ragazzini con i grembiuli : in Toscana bianchi e neri , nelle Marche a quadrettini bianco-rosa e bianco-celeste. Ovviamente aria di nostalgia , soprattutto penso per le proprie infanzie lontane , per un tempo lontano millenni da quello che vivono i ragazzini di adesso. Ci si alzava all’ingresso dell’insegnante , si diceva la preghiera prima di cominciare la lezione , si stava sull’attenti se entrava un ospite e  le classi erano rigidamente maschili e femminili. Non era una scuola migliore , era la scuola di un tempo lontano , oggi impensabile, certamente si è trattato  di una mutazione quasi genetica e velocissima .

La maestra Anna Loforese, la mia mamma

La maestra Anna Loforese, la mia mamma

Non credo che ci fosse molta differenza tra la scuola nella quale insegnava mia nonna e quella nella quale insegnava mia madre. Ma la nonna aveva cinquanta ragazzi in classe . C’è una foto incredibile di questa donnina piccola con tutti quei ragazzi , alcuni più grandi di lei sulla scala fuori della scuola  rurale  e la mamma che di scolari ne aveva già meno erano sempre più di trenta nelle foto di classe alla scuola Mazzini di Firenze. Non c’erano le faccettine colorate dei bambini che vengono da paesi lontani , non c’erano i tablet che fanno arrivare i bambini a scuola già digitalizzati e campioni del taglia e incolla.

La maestra Anna Loforese, la mia mamma

La maestra Anna Loforese, la mia mamma

Anche le mie due  sorelle sono state insegnanti , solo io che ho insegnato di tutto , dalla vela , al catechismo , al teatro. non sono mai stata ufficialmente della categoria. E’ per questo che oggi anch’io ho avuto voglia di scrivere questo benvenuto al nuovo anno scolastico con un saluto alle molte amiche che ancora insegnano e a quelle che pensionate sentono la nostalgia dei propri allievi. Ho mangiato pane e gessetto  ho detto tante volte ed è vero che magari pur standone fuori ho l’odore della scuola nel naso e quando ci vado per vari motivi ho sempre quasi un moto di nostalgia.Questo è il mio piccolo omaggio all’inizio dell’anno scolastico . Un solo rimpianto : che non ci siano più i maestri , come nella famiglia anche nella scuola le figure maschile e femminile erano utili . Io poi per i maestri ho avuto sempre una passione particolare , non che fossero più bravi  ma erano comunque l’altra metà del cielo ( con uno slogan rovesciato) anche nella scuola.

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Il ritratto di JK

Devo confessarmi : ebbene si , una volta ci ho provato anch’io! Forte del fatto di avere frequentato un liceo artistico , di avere disegnato costumi teatrali per gran parte della mia vita , insomma considerandomi capace di tenere una matita e/o un pennello in mano ho tentato di fare un ritratto di Jonas Kaufmann. Impresa assurda e fallimentare : Kaufmann il bello , Kaufmann l’istrione non è per niente catturabile in un ritratto . Ben lo sa l’artista americana che per fargli un ritratto commissionato dal Bayeriche Staatsoper ha finito per fare un disegnino quasi astratto che comunque poco coglie della personalità dell’artista . Da qui il mio annoiato sguardo su tutti i tentativi di ritrarlo che , magari con amore o per lucro , vedo regolarmente pubblicati su Facebook.

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Non è un soggetto facile . Ci sono tante , troppe foto che lo ritraggono , tantissimi frames dei suoi video , ma i disegni no , i disegni sia quelli patetici di vecchie signore che magari hanno frequentato un corso di acquarello per ingannare il tempo che quelli più ambiziosi di chi pensa di recargli in questo modo omaggio ottengono solo il risultato di farlo sorridere quando trionfalmente gli vengono consegnati all’uscita dei teatri o che belli incorniciati possiamo ammirare tutti in bacheca , magari contornati di fiorellini. Dove finiscano certi “capolavori“ non lo so , penso in qualche cestino girato l’angolo dietro il teatro. Sono più interessanti le elaborazioni grafiche di foto , ma anche quelle ormai sono inflazionate , oltretutto ormai ci pensa la Sony a photoshopparlo in tutte le salse . Lui , quando gli vengono consegnati si limita a dire , quando gliene va : ma non mi somiglia , più spesso da grande “mercante“ di se stesso li accetta con un sorriso . Fine della trasmissione. Nell’epoca della fotografia lo vedrei bene ritratto da un vero grande fotografo , di quelli seri che magari ci mettono settimane per una posa. Ma bisogna fare presto se non si vuole ritrarre un signore piacente ma inevitabilmente segnato dal tempo che passa. A questo punto mi appaga di più sentire la sua voce e ricordarmelo come l’ho visto nel tempo , sui palcoscenici del mondo o nei filmati d’epoca che lo ritraggono lungochiomato e magari orribilmente malvestito nella sua stagione zurighese.

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Dovrei anche parlare dell’ultima notte dei Proms ma ho un piccolo problema a farlo: dotata di satellite Astra ho seguito in diretta la seconda parte, la prima via radio con molti inserti già su Facebook e fin lì tra abbigliamento e arie stavamo sul sicuro. I Proms sono una festa popolare molto british, un po’ carnevale , un po’ humor anglosassone . Poi è arrivata la televisione.  Adeguarsi o perire ? Dal risultato dell’abbigliamento del nostro amato tenore direi  meglio perire che affidarsi a Dolce & Gabbana . Poi a sua parziale discolpa ho anche pensato che lui si maschera sempre in scena anche se  senza alcun dubbio il suo abito di scena della Manon di Monaco era infinitamente più elegante della redingote londinese. Insomma , noi italiane sopravviveremo anche  se questa volta non ce l’abbiamo proprio  fatta a digerire certe mises . Speriamo in un’Aida minimalista!

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Discorsi faticosi

Abbiamo già metabolizzato  il video assurdo della ineguagliabile Petra Lazlo  chiamata a fare il suo lavoro di cameraman alla frontiera ungherese mentre fa un deliberato sgambetto al povero migrante che  con una bambina in spalla corre per sottrarsi ad una carica della polizia. Gesto gratuito e cretino ma che rivela sentimenti profondi in cui poco ha a che vedere la logica e invece molto l’istinto primordiale della cattiveria umana. Però in fondo preferisco quel gesto gratuito ( di cui spero vivamente abbia pagato le conseguenze , anche se probabilmente si saranno limitati a far finta di licenziarla per placare l’onda di ribrezzo che il video ha provocato ) al continuo delirante e strombazzato comizio perenne dei vari xenofobi , da Salvini alla Le Pen che martellano con argomentazioni tutte risibili  e bugiarde le menti dei poveri ignoranti che li seguono e ne ripetono le giaculatorie. Si va dal parrucchiere che intrattiene le clienti alle eleganti signore che non leggono un tubo ma che sedute nei salotti pontificano sullo scandalo dell’assegno ai migranti ( invece di coprire le buche della città!), dalle famose chiacchiere da bar ( quanto è meglio se si limitano a fare la loro formazione ideale di ogni squadra di calcio!) fino ahimè alle sale consiliari degli enti locali dove non manca mai l’intervento imbecille del leghista e/o grillino di turno.

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Sono stanca , non rispondo più , tanto quelli/quelle le argomentazioni serie sul dramma biblico che non si ferma di intere popolazioni disperate e migranti  non vogliono analizzarlo davvero. Le colpe antiche dell’Europa coloniale , le colpe recenti di governi che hanno protetto dittatori per garantirsi equilibri economici in aree petrolifere , le colpe ancora più recenti di quando non capendo i difficili equilibri di aree tormentate hanno distrutto quelle dittature e sono stati capaci solo di lasciare intere zone del Medio Oriente e dell’Africa nel caos. I discorsi seri sono faticosi , bisogna essere minimamente documentati per farli, si devono accantonare le logiche di parte  o meglio di partito preso e si straparla allegramente mentre alle nostre spalle sui nostri schermi televisivi  scorrono le immagini di treni, di binari su cui camminano popoli in fuga , di  gommoni stracolmi di persone terrorizzate da quel mare che spesso ne inghiotte tanti nel silenzio , di mani alzate a pregare , magari anche a ringraziare chi arriva a raggiungerli prima delle tante tragedie raccontate.

Io voglio smettere di ascoltare i troppi cretini , cerco di accontentarmi dell’immagine del bambino biondo con carrettino dei suoi giocattoli che divide i suoi vecchi giochi col bambino infreddolito che scende dal treno . Quel popolo che ha tanto da farsi perdonare oggi si sta finalmente comportando bene come del resto fa il nostro scalcinato paese nella sua faticosa accoglienza a chi arriva dal mare.Ho centotrenta seguaci , cinquecento amici , un piccolo blog . Il mio contributo è una goccia nel mare dell’informazione , ma sento di dovere seguitare a scrivere nella speranza moltiplicatrice del pensiero civile.

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Nessun dorma

La massiccia campagna mediatica che anticipa l’uscita del CD Nessun dorma di Jonas Kaufmann/Pappano , oltre tutto una corsa contro il tempo perché nel frattempo la Decca , riesumando vecchie registrazioni pucciniane sta battendo sul mercato la prevendita e si gode di un successo insperato , ha spinto la Sony addirittura ad anticipare le date di vendita annunciate. Fremiti nel mondo delle fans , soprattutto sul mercato di lingua tedesca e grande dispiego di mezzi. Tra le anticipazioni spiccano i video Vimeo di presentazione e me ne arriva , addirittura dalla Polonia , una versione in italiano nella quale il nostro poliglotta dice le stesse cose delle altre versioni  : su Puccini , sulle opere che gli piacciono tanto , su Roma.

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Normalmente Kaufmann parla un delizioso italiano fluido , canta in un italiano dolce e sonoro , addirittura quasi perfetto se non fossero qualche raddoppio di erre che non riesce a trattenere. Invece nel video Vimeo chiaramente legge un testo scritto , cioè lo stesso testo che  avevo sentito nella versione inglese e anche in quella tedesca , che come al solito è quella che mi piace di più. Ebbene nella versione italiana , ma solo chi è italiano e che ha parlato con lui tante volte se ne accorge , la sua voce risulta opaca , addirittura mi ha fatto l’effetto di un robot digitale. D’altra parte basta ritornare alle sue due giornate di registrazione alla Barcaccia , il suo italiano è fluido , i suoi errori ( pochi ) sono  divertenti : mirabile e ferreamente logico dire “centina “ invece di centinaia perché si dice diecina quando ci si riferisce a dieci e quindi…per uno che parla una lingua ferreamente logica l’errore è divertente. Non so se chi gli sta vicino e lo consiglia se ne sia accorto , ma il risultato del video italiano è quasi controproducente . Alla fine dell’ascolto sono corsa a risentirmi la vera voce italiana di Jonas , voce calda e affabile , voce che mi piace anche quando non canta e , credetemi , è tutta un’altra cosa! Siamo abbastanza poche ad amarlo in Italia e quindi il suo video “italiano” divertirà le ammiratrici del resto del mondo , quanto a me credo che non lo ascolterò più , una scivolata mediatica pazzesca di cui forse lui non si è neanche reso conto , chi invece cura per lui la sua immagine dovrebbe cercare di rimediare lasciandolo libero di parlare senza leggere un testo “precotto” in una lingua che lui padroneggia bene anche senza copione.

Leggo una ben articolata  e diligente analisi del disco fatta da un’amica che lo ha avuto “prima”. Vale a dire che il CD è stato messo in vendita a Salisburgo ( ma non la sera della prima del Fidelio ) perché intanto l’altro CD tarocco della Decca si vendeva a vagonate , il poster col bel tenebroso e la scritta Puccini troneggiava ad ogni angolo di strada , da qui la fretta della Sony di anticipare anche ogni tipo di prevendita dell’altro disco sicuramente più valido. L’analisi “prima della prima “ evidenzia una cosa per me sicuramente condivisibile : Kaufmann canta con più emotività i personaggi che ha già interpretato sulla scena e in modo particolare Des Grieux e Il bandito Ramerrez ( Dick Jonsohn da Sacramento ) della  Fanciulla. Tutto Puccini gli è congeniale , ma i personaggi che ha più nel cuore sono quelli che ha fatto suoi vestendone i panni in scena . Ovviamente non tralasciando Cavaradossi , ormai interpretato tante volte e noi sappiamo che a Kaufmann piace cambiare…perchè sennò si annoia  ( e sono parole sue!) In ogni caso essendo io una di quelle poche che ha ordinato il disco da Amazon alla metà di luglio dovrò  aspettare diligentemente la data ufficiale per la consegna . Poi ne riparleremo . Forse.

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Il Festival Adriatico Mediterraneo

Il Festival Adriatico Mediterraneo , arrivato miracolosamente alla nona edizione ha chiuso i battenti con la classica serata di festa in tanti luoghi della città. Una città strana , che dice di non accorgersi di un festival che invece trova spazio anche sulla stampa nazionale , un festival che nacque dalle radici di un festival  con musiche klezmer , con un padrino d’eccezione, Moni Ovadia, che si è talmente radicato nella nostra realtà da divenire uno dei momenti culturali di questa fine  agosto , un appuntamento atteso e al tempo stesso quasi snobbato con il tipico understatement anconetano. Tanti , tantissimi eventi in questa edizione : in alcuni momenti abbiamo pensato che fossero anche troppi. Io ci ho messo un po’ di giorni anche a districarmi nel fittissimo programma .

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Dicevo di una città strana che mi ha fatto riflettere sulla natura carsica della nostra gente che sembra uscire da un particolare letargo quando a fronte di quattro eventi culturali contemporanei in quattro luoghi diversi si è avuto sempre ovunque il pienone. Il bisogno di cultura alta , la curiosità di ascoltare scrittori , giornalisti e poeti , di sentire musiche diverse tra loro ma collegate tutte all’idea di questo mare , con la   necessità di costruire  e di traversare  tutti i ponti necessari alla convivenza civile tra i popoli rivieraschi ha spinto comunque la città a partecipare , a riempire ovunque le sedie , ad ascoltare in piedi quando i posti a sedere erano finiti. Ci sono state iniziative di ogni tipo . Per mia natura e forse anche per mio  numero di anni amo un po’ meno le serate chiassose musicalmente ma  c’erano anche i bei concerti della sera per chi volesse un po’ di quiete con   meno fracasso nelle orecchie , diciamo che c’è stato posto per tutti. Mi piace ricordare particolarmente il momento importante dell’assegnazione del premio che viene dato ad una personalità della cultura che esprima meglio lo spirito del nostro festival . Quest’anno è stato premiato Paolo Rumiz , nella stupenda sede della cittadella del Sangallo dove ha sede la Macroregione Adriatico-Jonica : un premio prestigioso per una persona vera, curiosa , coltissima. Poi gli incontri con gli autori ugualmente stimolanti. A me hanno sempre dato le postazioni più problematiche, mi sono divertita lo stesso ma è anche vero che nelle biglietterie non si vedessero molti spettacoli.

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Però una sera mi sono davvero divertita : dopo l’incontro ho avuto l’onore di fare da accompagnatrice al professor Franco Cardini  a cena. Un tète a tète che mi potrà bastare per un po’… a proposito di nutrire l’anima , come diceva il bello slogan del Macerata Opera. Oggi è la festa del mare : regata , barche nel mare azzurrissimo , in Cattedrale oltre al nostro Cardinale Menichelli che ha impartito il sacramento della confermazione a cinque adulti (mirabile la frase ad una cresimanda che si toccava la fronte dove l’alto prelato aveva fatto la croce col crisma): guardi che non le si sciupa il fard! sono rimasta ad un’altra messa ufficiale: davanti a tutte le autorità celebrava padre Georg Ganswein, insomma questa piccola città vede in questi giorni di settembre tante personalità da bastarle per tutto l’anno , poi ritorneremo nelle nostre grotte carsiche delle nebbie adriatiche invernali.

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Mi permetto anche di chiudere  oggi con una nota felice che non c’entra niente con il festival , ma che c’entra eccome con i miei ultimi pezzi. Scritti di notte , tornando da questa specie di lavoro che è stato il mio impegno festivaliero quando aprendo la televisione vedevo le terribili immagini della stazione di Budapest , quando sul mio iPad mi è saltata davanti l’immagine di Ayal adagiato  sulla riva a Bodrum, ebbene ieri sera e soprattutto stamattina ho visto le immagini della Hauptbahnhof di Monaco con i bavaresi che battevano le mani all’arrivo dei poveri coraggiosi siriani che arrivavano stanchissimi e bagnati finalmente in terra di Germania. Li hanno accolti con l’Inno alla gioia , ebbene con tutta la retorica che mi trovo addosso ho voglia di gridare viva la Baviera … So benissimo che hanno molto da fare per far dimenticare una piccola stazione vicina che si chiama Dachau , oggi però la Germania tutta comincia a dare quella risposta europea che per troppo tempo abbiamo dovuto dare da soli , noi poveri popoli mediterranei e con questo bel giro ritorno al mio Festival e al mio Adriatico Mediterraneo. Devo chiudere con una confessione : oggi mi sento di  di amare tutti i bavaresi , non un bavarese solo che comunque è sempre il dedicatario del mio blog.

Voi che vivete tranquilli nelle vostre tiepide case

L’ho messa e l’ho levata tante volte : quella fotografia , anzi quelle fotografie di Aylan  a pancia sotto che sembra dormire lambito dalle onde sulla spiaggia di Bodrum, un paese di vacanze sulla costa turca , mi tormentava e ho capito che questa volta il mio dovere era di condividerla con tutti. A Bodrum ci sono stata nel secolo scorso , quando il mondo pur nella sua perenne atrocità ci sembrava avesse superato l’orrore delle ultime guerre e dei genocidi . Ho attraversato a vela il braccio di mare che separa Bodrum da Kos , conosco quel mare così bello d’estate , così peno di memorie , di bellezza e di storie.

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Aylan e il fratello Golip. Anche Golip è rimasto ucciso durante la traversata verso l’isola di Kos

Oggi c’è solo la fotografia di Aylan addormentato dolcemente, il poliziotto che lo raccoglierà è li vicino .
C’è anche un fotografo che forse farà la sua fortuna con quella immagine. Dopo tanti tentennamenti ho deciso di condividerla sul mio profilo senza commentarla. Anche qui sul blog  non aggiungo altro , oggi è il bambino che ci parla , che ci urla il suo diritto alla vita che solo per il fatto di essere nato oggi in Siria gli è stato negato. A quei tanti imbecilli che si fatto le magliette con le frasi provocatorie contro i migranti rispondo con questa immagine . Vorrei che milioni di immagini del dolcissimo Aylan urlassero da tutti i nostri schermi.Non ho altri modi per combattere la barbarie che ci circonda .
…voi che vivete tranquilli nelle vostre tiepide case…

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Quasi una parabola

Presentazione di un libro per strada , forse qualche persona di più si ferma ad ascoltare persone che invece di appiattirsi davanti alla tv aprono ancora un libro o hanno la curiosità di farlo. Non folle oceaniche , ma le sedie sono tutte piene e ci sono anche dei curiosi in piedi che si fermano ad ascoltare. Poi succede una cosa evidentemente sgradevole ai più : una povera mendicante che tutti hanno visto accovacciata per terra per il Corso si è alzata e strisciando arriva con la mano tesa verso il gruppo di ascoltatori . Vestita di un cencio nero cammina piegata a novanta gradi , se riuscisse a tirarsi su , cosa che io dubito , forse arriverebbe a un metro. Tipico modo di mendicare dei balcanici , ferma , accovacciata per terra , generalmente le si passa davanti come ad una specie di arredo urbano . Stasera si muove e viene con la mano tesa verso il gruppo.

Io che faccio una specie di servizio d’ordine di volontariato per il Festival che organizza l’evento cerco velocemente nel portafoglio una moneta da darle con l’evidente scopo di allontanarla garbatamente . Purtroppo non ho quasi mai monete , ormai pago tutto col Bancomat! Riesco a trovare qualche centesimo e glielo metto in mano ottenendo anche il risultato di vederla allontanare strisciando sulle sue ciabatte di cencio . E qui avviene che una signora , che avevo notato seduta sugli scalini della libreria ripassarsi il rossetto mi si avvicina con fare amichevole e mi dice : hai sbagliato , non dovevi darle l’elemosina.

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Francois Andre Vincent – Belisario, cieco e mendicante, riceve l’elemosina da uno dei suoi soldati

A parte che non mi pare di essere intima della signora da consentirle un colloquiale tu le rispondo garbatamente che era anche per farla allontanare da chi forse poteva venire turbato da quella presenza mentre devotamente ascoltavano la relatrice del progetto/libro . No , non si deve fare l’elemosina a quelli ! Allora cosa dovremmo fare chiedo io , incuriosita. Prima il lavoro per noi ! prima il lavoro agli italiani ! Allora l’ho guardata meglio e mi sono  resa conto di non avere davanti una squilibrata col rossetto fiamma . In realtà era Matteo Salvini in persona. A  questo punto mi sono  domandata quante menti deboli riesca a catturare la Lega con questi slogan anche abbastanza cretini come nel caso in questione . Il mio far play di addetta alle pubbliche relazioni stava per saltare completamente , poi per fortuna la mia veneranda età mi ha consentito di fingere un sorriso idiota di circostanza. Tutto questo è avvenuto in una tranquilla città di provincia , di una tranquilla regione italiana con un porto che guarda ad Oriente nel quale ogni tanto scopriamo qualche cadavere di migrante nascosto nei Tir che vengono dalla Grecia.